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ALKI ZEI ESORDISCE CON LA FIDANZATA DI ACHILLE, IN UNA PARIGI DOVE SI CONFRONTANO GLI ESULI, NOSTALGICI E INCAPACI DI INTEGRARSI CON I COMPATRIOTI
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Tra gli autori greci che non si discostano da questo modello, nel 1987 esordisce Alki Zei con La fidanzata di Achille, un lungo romanzo apparentato al filone balcanico picaresco, che interessa quasi un trentennio.«...gli eroi di oggi non devono lottare contro draghi e fortezze turrite ma contro i perigliosi varchi della Storia che determina la sorte, scandisce anche i comportamenti erotici, plasma o offusca il bagliore degli uomini» (Marcheselli Loukas).Alki Zei ci descrive una Parigi, diversa dalle immagini della Ville lumière, aprendoci piuttosto scorci di quotidianità in quella dimensione di periferia urbana in cui si confrontano gli esuli, gli oppositori dei regimi dittatoriali, provenienti dallEst, dai Paesi del Mediterraneo, da nazioni d'oltremare (Cile, lArgentina...), con lambiguità del loro sguardo nostalgico, con cui rivisitano il passato, i luoghi dellinfanzia, la patria lontana.Questo contributo fa parte di un'articolata analisi che, insieme a Fausta Cialente, Hella Haasse, Gertrud Kolmar, Helga Schneider e Karin Boye Valeria Consoli allarga ad abbracciare alcune figure femminili significative della letteratura europea del Novecento. |
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Il lungo avvicendarsi poi di sanguinose dittature il più delle volte di destra e di golpe militari, avallati dagli Stati Uniti quasi lungo tutto larco del Novecento, ha fatto il resto.
Costa-Gavras, Z. |
Certo non sono mancati, specie in questultimo decennio, i cultori del giallo (ambientato soprattutto nel Medioevo di Bisanzio)(8), ma anche in unAtene multietnica e afosa dove personaggi come il Commissario Kostas Charitos - quasi un emulo del nostro Montalbano uscito dalla penna di Andrea Camilleri(9)- ha regalato al suo autore Petros Markaris una larga notorietà(10) o autrici cult come Ioanna Karistiani con il suo lungo racconto Lisola dei gelsomini(11), Ziranna Zateli dalle trame magico visionarie di E alla luce del sole ritornano(12) e lesilarante comicità della giovane Maira Papathanassopoulou con il suo Giuda baciava da Dio.(13)
E in questo contesto che Alki Zei(14), nota autrice di racconti per linfanzia e per ladolescenza, esordisce nel l987 con La fidanzata di Achille,(15) un lungo romanzo dalla struttura articolata e composita, che racchiude nellarco della sua narrazione quasi un trentennio di Storia patria.
Apparentato nellimpianto al filone balcanico picaresco, che da Nikos Kazanztakis, (Zorba Il Greco) porta a Panait Istrati(16) (Kyra Kyralyna) e a Stratis Haviaràs, lautore de Letà eroica,(17) avente come protagonista un adolescente iniziato alle esperienze della vita nel corso della Guerra Civile del 47, così questo romanzo viene commentato da Lucia Marcheselli Loukas, che ne è anche lottima traduttrice:
«Come iniziare a scrivere, come terminare? Una narrazione meravigliosa, erotica, grandiosa».
Pensi a quei romanzi cavallereschi con grandi amori, avventure, quando gli amanti si perdono di vista e si cercano percorrendo il mondo intero. Così certo anche Elena giunge agli estremi confini della terra per ricongiungersi con il suo mitico fidanzato.
Solo che gli eroi di oggi non devono lottare contro draghi e fortezze turrite ma contro i perigliosi varchi della Storia che determina la sorte, scandisce anche i comportamenti erotici, plasma o offusca il bagliore degli uomini.(18)
Fernando Solanas,
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Lincipit del narrato riecheggia quasi la cadenza di una scrittura filmica:
IL TRENO E IN PARTENZA. ELENA STA IN PIEDI DAVANTI AL FINESTRINO e guarda fuori.
Cioè deve stare in piedi e guardare. E la prima volta che viaggia in vagone letto. Porta una camicia da notte rosa con i pizzi. Lha comprata alle svendite al supermercato. Le sue si sono scolorite a forza di lavarle alla lavanderia automatica del quartiere. Non si puà viaggiare in vagone letto con la camicia da notte scolorita! In piedi vicino a lei Evghenios. Il pigiama che porta glielha prestato Manos, che è il doppio di lui. I pantaloni glieli ha adattati Elena con una spilla sul di dietro, ma la giacca gli balla addosso desolatamente. (20)
Al ricordo della patria lontana ma non irrimediabilmente perduta nel loro immaginario, che anzi serpeggia nel gruppetto composto da Elena, Panos, Evghenios (già compagni di battaglia durante la Guerra Civile) e dai più giovani Anna e Stefanos la speranza che la Giunta militare di Atene venga al più presto abbattuta si affianca quello di Liza, la madre di Elena/Dafne, che tutti quanti compresi i figli chiamano sempre e soltanto LIZA(!): Liza, animosa, bella ed elegante, che dopo la morte in guerra del marito si arrabatta come può in unAtene ormai occupata dagli Inglesi, facendo la corrispondente per una rivista di moda(21); che con borsa e scarpe in tinta riesce a distribuire volantini ai ribelli aggirando indisturbata i posti di blocco(22); Liza, che lascia sempre al suo passaggio un scìa di profumo Chanel n.5(23), perfino nel corso delle frequenti visite ai Transiti , le carceri dove Elena subisce gli arresti nel corso della Guerra Civile; che dopo avere procurato un passaporto falso alla figlia e alla nipotina per lespatrio a Parigi, riempie la loro valigia di bei vestiti, «perchè non si facessero commiserare»(24) Liza, che non avrà la gioia di assistere al ritorno della figlia in Grecia ed al ripristino della Democrazia, in quanto di lì a poco verrà stroncata da un male incurabile.
Il tema dellesilio, vecchio quanto il mondo, si connota nel corso di quasi tutto lo scorso secolo pur non mancando in altre epoche le fughe di massa, specie nellambito della diaspora ebraica e dei pogrom - per lapporto indiscriminato e non elitario (come poteva essere nel Risorgimento) di numerosi oppositori di vari regimi dittatoriali, provenienti sia dallEst europeo sia da alcuni dei Paesi del Mediterraneo, quando non da nazioni oltremare come il Cile e lArgentina(25).
Maria Zambrano |
Anche Alki Zei, che lesilio ha sperimentato di persona, soprattutto dopo il golpe dei colonnelli, per il tramite di Elena, che è un po il suo alter ego, ci descrive non a caso una Parigi, che ben poco ha da spartire con le immagini fascinose della Ville lumière, aprendoci piuttosto scorci di quotidianità in una dimensione di grigia periferia urbana:
La via Conflans è deserta. Non perchè sia presto, è quasi sempre deserta. E raro incontrare anima viva. Pare quasi che tutti i suoi abitanti vadano e vengano per i loro affari invisibili come fantasmi.
Questo è il tuo metrò , le aveva detto Marie Thérèse quando laveva portata a vedere la casa che le aveva trovato in via Conflans.
Metrò LIBERTE, una parola che ha perso il suo significato. Questo è il tuo metrò. Questa è la mia liberté, la mia LIBERTA aveva pensato.
Poco oltre, allangolo del Viale LIBERTE, cè il Caffè LIBERTE.
Quante volte è corsa lì come una matta a telefonare, specialmente i primi tempi in cui era arrivata a Parigi e ogni giorno sperava che in Grecia succedesse qualcosa. Che novità?. Niente.
Quella gelida mattina di dicembre era corsa allalba, appena il caffè aveva aperto. Il giorno prima il re aveva tentato un colpo di mano. Che novità?. Il re è scappato, con Anna Maria e tutto. (...)
Se il re avesse cacciato la Giunta e loro fossero potute tornare a casa! Laveva sperato la sera prima. Aveva dimenticato tutto e le era rimasta una cosa sola: tornare a casa. Quanti altri lunghissimi anni aveva aspettato il ritorno quando era profuga politica in Unione Sovietica! Non aveva neanche fatto in tempo a goderselo, il suo ritorno. Solo un po di tempo e poi di nuovo in esilio. Come le sembra diversa adesso Parigi, dalla prima volta che ci era passata, tredici anni prima, quando andava a incontrare Achille. Allora laveva presa in consegna Marie Théresè, inviata del Partito comunista francese. Era fiera di presentarla. La fidanzata del Kapetanios.
(...) Adesso Parigi è una città estranea. Non ci sono Kapetanios che possano avere fidanzate. Estranea Charenton(27) e la Via Conflans, estranei anche i vicini che non ti dicono buongiorno.
Cè anche Marie Thérèse che porta pacchi, scarpe con la punta aguzza e i tacchi a spillo, cappotti fuori moda con mantelline e maniche a prosciutto per i profughi dalla Grecia. E rimasta amareggiata quando Elena le ha detto che non ne hanno bisogno. Non riesce a capirlo, Marie -Thérèse, come si faccia a essere esuli e a non volere abiti nuovi e caldi, sia pure passati di moda.
Elena se ne accorge che la delude. Sia lei sia Dafnula sia tutti gli altri non corrispondono allimmagine dellesule che ha in testa Marie-Thérèse.
Noi in Grecia ci vestiamo bene! , le spiega spesse volte Elena, che improvvisamente si ricorda della teorìa di Liza: più sei giù, meglio ti devi vestire. Liza, prima che partisse, aveva comprato un sacco di vestiti a Elena. Per non farti commiserare,(28)le aveva detto.
Lultimo saluto di Liza.
(...) Tornare a casa! Magari anche col re! Tornare e fare come se quei sei mesi di Parigi fossero stati solo un brutto sogno.(29)
Marina Cvetaeva |
Marie Thérèse era venuta sabato per portarla, insieme con Dafnula, nella sua casa di campagna in Normandìa. Si trova in un vecchio fondo isolato. Il paese più vicino è a un quarto dora di macchina. (...) Elena, tutta quella tranquillità la sconvolge. E proprio perchè tuttintorno è silenzio, non smette di rimuginare.Che cosa succede giù in Grecia? Che cosa facciamo noi allestero? Perchè i giovani ci accusano di non voler fare la Resistenza? Perchè la gente in Grecia non scende nelle strade? Che ne è dellorganizzazione clandestina? Sono spariti tutti? Non cè nessun diciottenne, magari un cane sciolto, capace di ammainare sullAcropoli, come allora, la bandiera della nuova occupazione? E noi a Parigi a fare congressi (...) e poi via da capo.
Vi porto a fare un giro in paese? dice Marie-Thérèse Ha smesso di piovere
Il paese vicino si pronuncia Ri e Dafnula ride del nome e canta una canzoncina che le cantava Achille quandera molto piccola: Tachtirì pou pas, marì? Ston tsopani ghià tirì
(...) Il rumore dei loro tacchi risuona sul selciato.
MADAME BOVARY. Dafnula legge linsegna su una locanda ristorante. Marie Thérèse spiega loro che quella era la casa di Madame Bovary, e che in realtà il paesino di Rit era il posto dove viveva con suo marito. Come faceva a non voler scappare da questo paese noioso? pensa Elena.
(...) Emma aprì la porta posteriore, che dava su un viottolo, e se ne andò con lintenzione di non tornare più a casa . Dice Marie Thérèse con voce dolce, come se raccontasse Cenerentola.
Magari anche Elena potesse scappare da una porta posteriore...e per andare dove? (30)
Il senso di sradicamento di chi sa di non avere più una patria non riesce però, il più delle volte, a trasformarsi in vera e propria nostalgìa per i luoghi, che si sono lasciati alle spalle: di fronte alle immagini di una Grecia vacanziera e solare per lei rievocata da Didier, un aitante sceneggiatore, che le fa una corte assidua, Elena non riesce ad allontanare i fantasmi, che la tormentano...
«La punzecchiavano tutti, Elena, per Didier, che veniva spesso alle riprese. Era un conoscente dellaiuto aiuto regista, un conoscente di Stefanos, e aveva messo le mani anche lui sulla sceneggiatura del Treno dellorrore. (...) Un giorno aveva incontrato Didier da sola, al bar, e si era sentita sollevata che non ci fossero gli altri.
Avevano bevuto il caffè insieme, e lui le aveva parlato della Corsica, dove andava destate, che somiglia alla Grecia. Non le aveva chiesto neanche una parola della Giunta, nè della Resistenza e dei carcerati, le aveva solo parlato di Santorini, dovera andato un anno prima. (...) Didier parla della retsìna, che ha assaggiato la prima volta a Santorini. Non va giù in nessun modo, a meno di berla vicino al mare con un piattino di polpo e tzatziki.
Quanta nostalgìa devi averne!
Che cosa può dire a uno straniero che la vuole nostalgica? La sua nostalgìa, quella che non si poteva misurare in nessun modo, e che faceva male da tutte le parti, è passata. Cera quando viveva in Unione Sovietica. La nostalgìa di adesso sembra slavata. Non ha fatto in tempo a vivere così bene in Grecia da averne tanta nostalgìa. Solo un anno e mezzo. A Santorini poi non cè mai andata, e non si è lasciata dietro neppure tante cose che hanno lasciato gli altri.
Poi la perdita di Liza aveva spazzato via tutte le nostalgìe residue.
Didier la vuole piccola profuga con gli occhi inondati di nostalgìa. (...) La Closerie des Lilas (31)la soffoca, la sonata di Chopin adesso le sembra dolciastra, magari laggiù ne hanno arrestati altri, bisogna trovare qualcuno che possa portare ad Achille un abito pulito, qualcosa da mangiare.
Kasimis(32) ha promesso di mandare un avvocato.
Dove vaga la tua mente, mia nostalgìa? Didier la distoglie dai suoi pensieri Ti chiamerò Nostalgìa.
Elena lotta di nuovo coi bottoni del paltò. La prossima volta organizzerà tutto meglio, lo promette a Didier. Avrà tempo. Adesso deve tornare a casa. La bambina aspetta. (33)
Theodoros Angelopoulos
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Tutti loro sono invitati da Nikitas. Deve stare attenta a non chiamarlo unaltra volta Nikitas. Si ricorda del suo stupore, i primi tempi che era a Parigi, quando aveva scoperto che il Kostas Kasimis di cui tutti parlavano era Nikitas. Non lo vedeva dal 45. Avevano fatto insieme la fila, al cinema Attikòn, per vedere lArcobaleno, il primo film sovietico che davano in Grecia, e pareva la fine del mondo. Poi Nikitas era partito con una borsa di studio per Parigi, e non ne aveva più sentito parlare. Evghenios dice che si era estraneato con una specie di furia da tutto quanto riguardava la Grecia. (..) Però ha aperto la sua casa ai vecchi compagni e anche ai nuovi. Dà soldi perchè alcuni suoi colleghi francesi vadano in Grecia a seguire i processi che si tengono ad Atene.
(...) Come non somiglia a Nikitas, Kostas Kasimis. A Nikitas con i bottoni perennemente mancanti: gliene erano rimasti solo due per abbottonare il suo cappotto grigio spinato.
Ora porta un completo azzurro, una camicia di seta e una cravatta di Lanvin. Abita in un appartamento a Neuilly con una sala enorme, tutta colonne e quadri alle pareti. (...)
Elena sorride a disagio. Kasimis la lascia per ricevere altri che stanno arrivando. Lei si fa da parte per lasciarlo passare e si appoggia a una colonna. Da lì riesce a osservarli tutti, a uno a uno. Se fosse il regista dal cappello a larghe tese, fermerebbe lobiettivo su Anna circondata da giornalisti.
Uno della televisione olandese le domanda delle torture che le hanno fatto alla polizia. Anna si tira indietro i capelli e risponde con frasi secche, nervosa. (...)
Davanti a lei cè un gran divano. Unaltra sequenza. (Scena piano ripresa) Lida sta seduta con le lunghe gambe tese. Ha i capelli tinti color bronzo. Porta un vestito argentato, così scollato davanti che ti aspettti che, se fa un movimento di troppo, le salta fuori il seno. E circondata da altri giornalisti. (...)
Lida è arrivata a Parigi con un passaporto falso. Aveva fatto due mesi di prigione ma al processo era stata assolta. Panos dice che ha uno sguardo magnetico e che deve aver stregato perfino i suoi giudici. Elena la trova falsa e si domanda come abbia fatto lorganizzazione a darle la minima fiducia. (...)
Al gruppo adesso si avvicinano Stèfanos e Angelos. Venite, che vinsegno una canzone diceva allora Anghelos, che era sceso dalla montagna pochi giorni prima della Liberazione. Si erano radunati in uno dei quartieri liberi di Atene. La cantavano pian piano, perchè poco più in là, nel quartiere vicino, i tedeschi non se ne erano ancora andati:
Libertà, bella fanciulla,
è discesa giù dai monti,
tutto il popolo labbraccia
va danzando e la festeggia.
EAM, EAM, EAM, (34)
Grido di popolo ,
arriva fino agli astri in ciel...
La canzone sinterrompe, tutti voltano la testa verso il punto da cui si sono sentite battere le mani.
Dietro Kostas Kasimis compare un cameriere con una torta enorme. Sopra cè scritto, con roselline di zucchero rosa: ABBASSO LA GIUNTA.(35)
Atene, l'Acropoli |
Può darsi che, in quanto uomo, abbia avuto bisogno di andare con una donna, ma non avrei mai messo nessuna al tuo posto. Certo, Achille non ha mai messo nessuna al mio posto, ma mi domando se adesso non sono anchio la donna con cui va, quando ne ha bisogno in quanto uomo...
(...). Non è il ricordo di Jean Paul(36), e nemmeno il ricordo della ragazza col pruno(37), ad allontanarmi da lui. Mi sono innamorata di lui a sedici anni, come a tredici mi ero innamorata di Nelson Eddie, e davo altre cinque stelle del cinema alle mie amiche per avere in cambio una sua fotografia.(38)
Sto in piedi, davanti alla finestra della cucina. Fuori cadono fiocchi di neve fitti fitti.
Nadia(39)è seduta tutta rattrappita nello slittino di Dafnula e Seriosa(40) la trascina. Porta il berretto di pelliccia a pelo lungo. (...) Ridono così forte che sento le loro risate attraverso i doppi vetri. Mi fanno cenno. Dicono qualcosa, ma non sento. Vedo solo le loro labbra muoversi, i fiocchi di neve sono cessati, il cortile è tutto pieno di neve morbida (...) Sento unaltra volta le risate di Seriosa e di Nadia. Mammaaa.
Apro gli occhi. Mi vedo davanti Dafnula e Liza. Che ore sono?Comè che Dafnula non è andata a scuola? Le vacanze di Pasqua cominciano lunedi. Alzati! Alzati! E Liza che lo dice. (...) Mi spavento. Che cosè successo? LA DITTATURA.
Venerdì, 21 aprile. Lunedi saremmo partite, io e Dafnula, per un viaggio a Mosca!(41)
Solo una volta terminate le riprese del film, allorchè la compagnìa si scioglie ed anche Elena e gli altri riprendono la loro grigia vita di esuli (ma per quanto tempo ancora?), si rende conto che in realtà quegli eventi, così decisivi, non lhanno affatto cambiata e che il suo futuro, comunque le cose vadano, sia a Parigi come ad Atene - avrà sempre un solo ed unico nome : LA FIDANZATA DI ACHILLE.
Le mani di Evghenios sono sottili, con dita lunghe e unghia rosa ovali. Le guardo mentre le tiene appoggiate sul bordo del finestrino.Voleva diventare un chirurgo. Non ha fatto in tempo. Nessuno della nostra generazione ha fatto in tempo. Sono arrivate prima altre cose. Guerra, Dicembre, guerra civile, dittatura. State sempre lì a ricordarvi del passato. Sono stufi di noi. Non ci decidiamo a dimenticarlo. E tutta la nostra vita. Quante volte abbiamo deciso di ricominciare daccapo? Non è stata la forza a mancarci. (...) E quando la dittatura se ne andrà...va bene, quando li cacceremo..., con te, vedi,non mi darà fastidio, perchè lo so, appena farò per svestirmi, mi si vedrà sulla schiena, come il timbro con laquila bicefala che stampavamo sul dolce di Capodanno, inciso per sempre: la fidanzata di Achille
motore - stop(41)

BIBLIOGRAFIA
La tigre in vetrina, (Ed. greca, Atene, KEDROS, 1963), trad. Di M.Aboaf Lorenzi, Einaudi, 1° ediz. 1978, a cura di C. Minoia, 2° ed. 1989.
Storia di Petros, (Ed. greca, Atene, KEDROS, 1971), trad. F.Cavattoni, Mondadori, (coll. Super Junior, 21), 1989.
Vicino ai binari. Infanzia in Lituania, (traduzione ed apparato didattico di M.Gabriella Marinelli), Torino, Petrini,1991.
Scarponcini e décolleté, (Ed. greca, Atene, KEDROS, 1975), trad. Di Luigina Giammatteo, in Rose di Grecia,Racconti di scrittrici greche, Roma, Ed. e/o, 1997.
La fidanzata di Achille, ( Ed. greca, Atene, KEDROS, 1987) , trad. e Postfazione di Lucia Marcheselli Loukas, Milano, Crocetti (Collana Aristea), Milano, 1998.
Milano, 6 aprile 2006
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Uno sguardo dal basso, tra le macerie di un paesaggio devastato |
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«Se ha paura del padre (o della madre), ha paura del mondo».
(Ottiero Ottieri La linea gotica) |
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