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ALKI ZEI ESORDISCE CON LA FIDANZATA DI ACHILLE, IN UNA PARIGI DOVE SI CONFRONTANO GLI ESULI, NOSTALGICI E INCAPACI DI INTEGRARSI CON I COMPATRIOTI

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Contributi
Alki Zei
La fidanzata di Achille. L'eroe in lotta contro «i perigliosi varchi della Storia»
di Valeria Consoli

Alki Zei
Esiste una forte consonanza tra la letteratura neogreca e quella latino-americana: un retaggio del passato glorioso, una Storia contrassegnata dalla permanenza della dominazione straniera e, più recentamente, l'avvicendarsi di sanguinose dittature. Tutto questo concorre all'autoreferenzialità della letteratura neogreca del secondo Novecento e alla sedimentazione di un background di cui anche il cinema si è impossessato con il lavoro di alcuni importanti registi. Amore, consapevolezza e rimpianto di un passato tanto glorioso quanto irrecuperabile.
Tra gli autori greci che non si discostano da questo modello, nel 1987 esordisce Alki Zei con La fidanzata di Achille, un lungo romanzo apparentato al filone ‘balcanico – picaresco’, che interessa quasi un trentennio.
«...gli eroi di oggi non devono lottare contro draghi e fortezze turrite ma contro i perigliosi varchi della Storia che determina la sorte, scandisce anche i comportamenti erotici, plasma o offusca il bagliore degli uomini» (Marcheselli Loukas).
Alki Zei ci descrive una Parigi, diversa dalle immagini della Ville lumière, aprendoci piuttosto scorci di quotidianità in quella dimensione di periferia urbana in cui si confrontano gli esuli, gli oppositori dei regimi dittatoriali, provenienti dall’Est, dai Paesi del Mediterraneo, da nazioni d'oltremare (Cile, l’Argentina...), con l’ambiguità del loro sguardo nostalgico, con cui rivisitano il passato, i luoghi dell’infanzia, la patria lontana.
Questo contributo fa parte di un'articolata analisi che, insieme a Fausta Cialente, Hella Haasse, Gertrud Kolmar, Helga Schneider e Karin Boye Valeria Consoli allarga ad abbracciare alcune figure femminili significative della letteratura europea del Novecento.

el corso dell’incontro dedicato al bel libro di Pavlos Matesis Madre di cane(1), tenutosi a Milano nel 2004, (2) con una tesi forse un po’ ardita ma estremamente suggestiva, Donatella Bisutti aveva sostenuto che esiste una forte consonanza tra la letteratura neogreca e quella latino- americana (quella dei romanzi alla Gabriel Garcia Marquez, per intenderci), forse perchè entrambe queste due culture sono come ‘sospese a mezz’aria’: fra il mito, retaggio del passato glorioso dell’Ellade nonchè di quello ‘leggendario’ delle civiltà precolombiane, cui farebbe da contrappunto una realtà, spesso dolorosa e caotica, per ciò che ha come oggetto la Storia recente, contrassegnata dalla lunga permanenza sul rispettivo suolo della dominazione ottomana e dei conquistadores spagnoli e portoghesi.

Il lungo avvicendarsi poi di sanguinose dittature – il più delle volte di destra – e di golpe militari, avallati dagli Stati Uniti quasi lungo tutto l’arco del Novecento, ha fatto il resto.

Costa-Gavras, Z.
E’ difficile in effetti riscontrare, almeno nell’ambito europeo, una letteratura più autoreferenziale sebbene non del tutto refrattaria alle sollecitazioni provenienti da altri contesti – della letteratura neogreca del secondo Novecento: i drammatici eventi, che dal 1941 – anno in cui i nazifascisti invadono la Grecia(3) - portano all’occupazione di Atene da parte degli Inglesi nel ’44; lo scoppio della Guerra Civile nel ’47 tra l’esercito dei Nazionalisti, spalleggiato dalla Monarchìa, e il disciolto Partito Comunista , decretato del tutto fuorilegge alla fine del conflitto, peraltro risoltosi con la vittoria dei Nazionalisti e la conseguente diaspora dei fuoriusciti, per lo più nei Paesi del ‘blocco comunista’; infine, dopo un lungo periodo di relativa bonaccia seguita alla ‘normalizzazione’, il Colpo di Stato dell’Aprile 1967 capeggiato da una ‘Giunta militare’, che solo nel 1974 consente alla Grecia, anticamente culla della Democrazìa, il ritorno definitivo alla libertà - hanno inciso profondamente le coscienze dell’intellighentia del Paese, favorendo così la sedimentazione di un background, che da questi fatti non può più prescindere e di cui anche il cinema si è impossessato, soprattutto a partire dalla fine degli Anni Sessanta: Z, l’orgia del potere di Costa – Gavras(4), La recita di Theo Anghelopulos(5) e Anni di pietra di Panthelis Voulgaris(6) sono solo alcuni esempi di questo amore, il più delle volte non disgiunto dalla consapevolezza e dal rimpianto di un passato tanto glorioso quanto irrecuperabile.(7)

Certo non sono mancati, specie in quest’ultimo decennio, i cultori del ‘giallo’ (ambientato soprattutto nel Medioevo di Bisanzio)(8), ma anche in un’Atene multietnica e afosa dove personaggi come il Commissario Kostas Charitos - quasi un emulo del nostro Montalbano uscito dalla penna di Andrea Camilleri(9)- ha regalato al suo autore Petros Markaris una larga notorietà(10) o autrici cult come Ioanna Karistiani con il suo lungo racconto L’isola dei gelsomini(11), Ziranna Zateli dalle trame magico – visionarie di E alla luce del sole ritornano(12) e l‘esilarante comicità della giovane Maira Papathanassopoulou con il suo Giuda baciava da Dio.(13)

E’ in questo contesto che Alki Zei(14), nota autrice di racconti per l’infanzia e per l’adolescenza, esordisce nel l987 con La fidanzata di Achille,(15) un lungo romanzo dalla struttura articolata e composita, che racchiude nell’arco della sua narrazione quasi un trentennio di Storia patria.

Apparentato nell’impianto al filone ‘balcanico – picaresco’, che da Nikos Kazanztakis, (Zorba Il Greco) porta a Panait Istrati(16) (Kyra Kyralyna) e a Stratis Haviaràs, l’autore de L’età eroica,(17) avente come protagonista un adolescente iniziato alle esperienze della vita nel corso della Guerra Civile del ’47, così questo romanzo viene commentato da Lucia Marcheselli Loukas, che ne è anche l’ottima traduttrice:

    «Come iniziare a scrivere, come terminare? Una narrazione meravigliosa, erotica, grandiosa».
    Pensi a quei romanzi cavallereschi con grandi amori, avventure, quando gli amanti si perdono di vista e si cercano percorrendo il mondo intero. Così certo anche Elena giunge agli estremi confini della terra per ricongiungersi con il suo mitico fidanzato.
    Solo che gli eroi di oggi non devono lottare contro draghi e fortezze turrite ma contro i perigliosi varchi della Storia che determina la sorte, scandisce anche i comportamenti erotici, plasma o offusca il bagliore degli uomini.
    (18)

Fernando Solanas,
Tangos, l'esilio di Gardel
Il narrato si articola a due livelli: in terza persona, allorchè Elena, la protagonista, è in esilio a Parigi, dove assieme a un gruppo di connazionali (anche loro espatriati dopo il golpe) lavora per circa otto giorni come comparsa in un film di infimo ordine; quindi in prima persona, allorchè si lascia prendere dal filo dei ricordi – l’invasione nazista della Grecia nell’aprile del 1941, la nascita nel Paese delle prime organizzazioni resistenziali dell’EAM(19), indi la militanza politica nel corso della quale conosce ‘Achille’(il cui nome vero non rivelerà mai), il kapetanios, di cui diventa l’eterna fidanzata: così infatti d’ora in poi Elena – il cui nome reale è Dafne - verrà sempre ricordata da tutti, non solo ad Atene ma anche nell’Unione Sovietica, dove in veste di consorte legittima segue Achille dopo lo scioglimento e la messa fuori legge del Partito Comunista greco, dopo la nascita della piccola Dafnula, quindi – dopo il breve soggiorno in Grecia – nel suo esilio parigino, dove ormai disinnamorata di Achille, che nel frattempo è rientrato clandestinamente in patria, dove lo hanno nuovamente arrestato – medita ormai la separazione da quello che in realtà è per lei quasi un estraneo.

L’incipit del narrato riecheggia quasi la cadenza di una scrittura filmica:

    IL TRENO E’ IN PARTENZA. ELENA STA IN PIEDI DAVANTI AL FINESTRINO e guarda fuori.
    Cioè deve stare in piedi e guardare. E’ la prima volta che viaggia in vagone letto. Porta una camicia da notte rosa con i pizzi. L’ha comprata alle svendite al supermercato. Le sue si sono scolorite a forza di lavarle alla lavanderia automatica del quartiere. Non si puà viaggiare in vagone letto con la camicia da notte scolorita! In piedi vicino a lei Evghenios. Il pigiama che porta gliel’ha prestato Manos, che è il doppio di lui. I pantaloni glieli ha adattati Elena con una spilla sul di dietro, ma la giacca gli balla addosso desolatamente.
    (20)

Al ricordo della patria lontana – ma non irrimediabilmente perduta nel loro immaginario, che anzi serpeggia nel gruppetto composto da Elena, Panos, Evghenios (già compagni di battaglia durante la Guerra Civile) e dai più giovani Anna e Stefanos la speranza che la Giunta militare di Atene venga al più presto abbattuta – si affianca quello di Liza, la madre di Elena/Dafne, che tutti quanti – compresi i figli – chiamano sempre e soltanto ‘LIZA’(!): Liza, animosa, bella ed elegante, che dopo la morte in guerra del marito si arrabatta come può in un’Atene ormai occupata dagli Inglesi, facendo la corrispondente per una rivista di moda(21); che con borsa e scarpe in tinta riesce a distribuire volantini ai ribelli aggirando indisturbata i posti di blocco(22); Liza, che lascia sempre al suo passaggio un scìa di profumo Chanel n.5(23), perfino nel corso delle frequenti visite ai ‘Transiti’ , le carceri dove Elena subisce gli arresti nel corso della Guerra Civile; che dopo avere procurato un passaporto falso alla figlia e alla nipotina per l’espatrio a Parigi, riempie la loro valigia di bei vestiti, «perchè non si facessero commiserare»(24) Liza, che non avrà la gioia di assistere al ritorno della figlia in Grecia ed al ripristino della Democrazia, in quanto di lì a poco verrà stroncata da un male incurabile.

Il tema dell’esilio, vecchio quanto il mondo, si connota nel corso di quasi tutto lo scorso secolo – pur non mancando in altre epoche le fughe di massa, specie nell’ambito della diaspora ebraica e dei pogrom - per l’apporto indiscriminato e non elitario (come poteva essere nel Risorgimento) di numerosi oppositori di vari regimi dittatoriali, provenienti sia dall’Est europeo sia da alcuni dei Paesi del Mediterraneo, quando non da nazioni oltremare come il Cile e l’Argentina(25).

Maria Zambrano
Già due grandi figure di intellettuali del Novecento – la spagnola Maria Zambrano, pensatrice e filosofa allieva di Ortega y Gasset e la russa Marina Cvetaeva, poetessa e scrittrice dal genio non comune – avevano espresso l’ambiguità, che spesso causa la condizione dell’esule: Maria Zambrano, vissuta per un lungo periodo a Roma insieme alla sorella Araceli(26), quasi in un ossimoro esprime il fatto che ci sia una ‘bellezza’ nell’esilio’: alludendo forse con tale definizione a quello sguardo nostalgico, a volte indulgente a volte persino commosso, con cui l’esule ama rivisitare il passato, specie quello che l’ha legato indissolubilmente a certi luoghi, come quelli dell’infanzia. Marina Cvetaeva, che pure aveva in larga misura condiviso le sorti dei diversi nobili russi espatriati dopo la Rivoluzione di Ottobre, mentre a Praga riesce in qualche modo a contenere la nostalgìa per la Russia (anche a causa della contiguità dell’anima slava) si sente ‘doppiamente’ esule a Parigi: quasi una sradicata, in quanto non solo le manca la patria lontana ma non riesce ad integrarsi nemmeno nella pur numerosa comunità di compatrioti presente nella capitale francese, di cui non sopporta il provincialismo e certi aspetti del carattere.

Anche Alki Zei, che l’esilio ha sperimentato di persona, soprattutto dopo il golpe dei colonnelli, per il tramite di Elena, che è un po’ il suo alter ego, ci descrive non a caso una Parigi, che ben poco ha da spartire con le immagini fascinose della Ville lumière, aprendoci piuttosto scorci di quotidianità in una dimensione di grigia periferia urbana:

    La via Conflans è deserta. Non perchè sia presto, è quasi sempre deserta. E’ raro incontrare anima viva. Pare quasi che tutti i suoi abitanti vadano e vengano per i loro affari invisibili come fantasmi.
    “Questo è il tuo metrò” , le aveva detto Marie – Thérèse quando l’aveva portata a vedere la casa che le aveva trovato in via Conflans.
    Metrò LIBERTE’, una parola che ha perso il suo significato. “Questo è il tuo metrò”. Questa è la mia liberté, la mia LIBERTA’ aveva pensato.
    Poco oltre, all’angolo del Viale LIBERTE’, c’è il Caffè LIBERTE’.
    Quante volte è corsa lì come una matta a telefonare, specialmente i primi tempi in cui era arrivata a Parigi e ogni giorno sperava che in Grecia succedesse qualcosa. ‘Che novità?’. “Niente”.
    Quella gelida mattina di dicembre era corsa all’alba, appena il caffè aveva aperto. Il giorno prima il re aveva tentato un colpo di mano. “Che novità?”. “Il re è scappato, con Anna Maria e tutto.” (...)
    Se il re avesse cacciato la Giunta e loro fossero potute tornare a casa! L’aveva sperato la sera prima. Aveva dimenticato tutto e le era rimasta una cosa sola: tornare a casa. Quanti altri lunghissimi anni aveva aspettato il ritorno quando era profuga politica in Unione Sovietica! Non aveva neanche fatto in tempo a goderselo, il suo ritorno. Solo un po’ di tempo e poi di nuovo in esilio. Come le sembra diversa adesso Parigi, dalla prima volta che ci era passata, tredici anni prima, quando andava a incontrare Achille. Allora l’aveva presa in consegna Marie Théresè, inviata del Partito comunista francese. Era fiera di presentarla. “La fidanzata del Kapetanios”.

    (...) Adesso Parigi è una città estranea. Non ci sono Kapetanios che possano avere fidanzate. Estranea Charenton(27) e la Via Conflans, estranei anche i vicini che non ti dicono buongiorno.
    C’è anche Marie Thérèse che porta pacchi, scarpe con la punta aguzza e i tacchi a spillo, cappotti fuori moda con mantelline e maniche a prosciutto per i profughi dalla Grecia. E’ rimasta amareggiata quando Elena le ha detto che non ne hanno bisogno. Non riesce a capirlo, Marie -Thérèse, come si faccia a essere esuli e a non volere abiti nuovi e caldi, sia pure passati di moda.
    Elena se ne accorge che la delude. Sia lei sia Dafnula sia tutti gli altri non corrispondono all’immagine dell’esule che ha in testa Marie-Thérèse.

    “Noi in Grecia ci vestiamo bene!” , le spiega spesse volte Elena, che improvvisamente si ricorda della teorìa di Liza: più sei giù, meglio ti devi vestire. Liza, prima che partisse, aveva comprato un sacco di vestiti a Elena. “Per non farti commiserare”,(28)le aveva detto.
    L’ultimo saluto di Liza.
    (...) Tornare a casa! Magari anche col re! Tornare e fare come se quei sei mesi di Parigi fossero stati solo un brutto sogno.
    (29)

Marina Cvetaeva
Neanche alcune giornate diverse – come il week end in Normandìa, nella vecchia casa di campagna di Marie – Thérèse – riesce a distrarla da quello che per lei è quasi un pensiero ossessivo: la fine della dittatura e il conseguente ritorno in Grecia della democrazia...

    ‘ Marie – Thérèse era venuta sabato per portarla, insieme con Dafnula, nella sua casa di campagna in Normandìa. Si trova in un vecchio fondo isolato. Il paese più vicino è a un quarto d’ora di macchina. (...) Elena, tutta quella tranquillità la sconvolge. E proprio perchè tutt’intorno è silenzio, non smette di rimuginare.Che cosa succede giù in Grecia? Che cosa facciamo noi all’estero? Perchè i giovani ci accusano di non voler fare la Resistenza? Perchè la gente in Grecia non scende nelle strade? Che ne è dell’organizzazione clandestina? Sono spariti tutti? Non c’è nessun diciottenne, magari un cane sciolto, capace di ammainare sull’Acropoli, come allora, la bandiera della nuova occupazione? E noi a Parigi a fare congressi (...) e poi via da capo.
    Vi porto a fare un giro in paese? – dice Marie-Thérèse – Ha smesso di piovere
    Il paese vicino si pronuncia Ri e Dafnula ride del nome e canta una canzoncina che le cantava Achille quand’era molto piccola: “Tachtirì pou pas, marì? Ston tsopani ghià tirì”
    (...) Il rumore dei loro tacchi risuona sul selciato.
    ‘MADAME BOVARY’. Dafnula legge l’insegna su una locanda ristorante. Marie – Thérèse spiega loro che quella era la casa di Madame Bovary, e che in realtà il paesino di Rit era il posto dove viveva con suo marito. “ Come faceva a non voler scappare da questo paese noioso?” pensa Elena.
    (...)” Emma aprì la porta posteriore, che dava su un viottolo, e se ne andò con l’intenzione di non tornare più a casa “. Dice Marie Thérèse con voce dolce, come se raccontasse Cenerentola.
    Magari anche Elena potesse scappare da una porta posteriore...e per andare dove?”
    (30)

Il senso di sradicamento di chi sa di non avere più una patria non riesce però, il più delle volte, a trasformarsi in vera e propria nostalgìa per i luoghi, che si sono lasciati alle spalle: di fronte alle immagini di una Grecia vacanziera e solare per lei rievocata da Didier, un aitante sceneggiatore, che le fa una corte assidua, Elena non riesce ad allontanare i fantasmi, che la tormentano...

    «La punzecchiavano tutti, Elena, per Didier, che veniva spesso alle riprese. Era un conoscente dell’aiuto – aiuto – regista, un conoscente di Stefanos, e aveva messo le mani anche lui sulla sceneggiatura del Treno dell’orrore. (...) Un giorno aveva incontrato Didier da sola, al bar, e si era sentita sollevata che non ci fossero gli altri.
    Avevano bevuto il caffè insieme, e lui le aveva parlato della Corsica, dove andava d’estate, che somiglia alla Grecia. Non le aveva chiesto neanche una parola della Giunta, nè della Resistenza e dei carcerati, le aveva solo parlato di Santorini, dov’era andato un anno prima. (...) Didier parla della retsìna, che ha assaggiato la prima volta a Santorini. Non va giù in nessun modo, a meno di berla vicino al mare con un piattino di polpo e tzatziki.

    Quanta nostalgìa devi averne!

    Che cosa può dire a uno straniero che la vuole nostalgica? La sua nostalgìa, quella che non si poteva misurare in nessun modo, e che faceva male da tutte le parti, è passata. C’era quando viveva in Unione Sovietica. La nostalgìa di adesso sembra slavata. Non ha fatto in tempo a vivere così bene in Grecia da averne tanta nostalgìa. Solo un anno e mezzo. A Santorini poi non c’è mai andata, e non si è lasciata dietro neppure tante cose che hanno lasciato gli altri.

    Poi la perdita di Liza aveva spazzato via tutte le nostalgìe residue.

    Didier la vuole piccola profuga con gli occhi inondati di nostalgìa. (...) La “Closerie des Lilas” (31)la soffoca, la sonata di Chopin adesso le sembra dolciastra, magari laggiù ne hanno arrestati altri, bisogna trovare qualcuno che possa portare ad Achille un abito pulito, qualcosa da mangiare.
    Kasimis(32) ha promesso di mandare un avvocato.
    Dove vaga la tua mente, mia nostalgìa? – Didier la distoglie dai suoi pensieri – Ti chiamerò Nostalgìa. –

    Elena lotta di nuovo coi bottoni del paltò. La prossima volta organizzerà tutto meglio, lo promette a Didier. Avrà tempo. Adesso deve tornare a casa. La bambina aspetta. (33)

Theodoros Angelopoulos
La recita
Kostas Kasimis, che lei ha conosciuto da ragazza col nome di battaglia di Nikitas e che da anni vive a Parigi dopo il conseguimento di una borsa di studio, è adesso un uomo sulla quarantina, elegante e raffinato, che vive a Neuilly, uno dei più famosi arrondissement parigini: la sua casa è ora un punto di incontro per i fuorusciti greci, vecchi e nuovi: Caratterizza spesso queste serate una mondanità, che poco si attaglia a delle riunioni politiche...:

    ‘Tutti loro sono invitati da Nikitas. Deve stare attenta a non chiamarlo un’altra volta Nikitas. Si ricorda del suo stupore, i primi tempi che era a Parigi, quando aveva scoperto che il Kostas Kasimis di cui tutti parlavano era Nikitas. Non lo vedeva dal ’45. Avevano fatto insieme la fila, al cinema Attikòn, per vedere l’Arcobaleno, il primo film sovietico che davano in Grecia, e pareva la fine del mondo. Poi Nikitas era partito con una borsa di studio per Parigi, e non ne aveva più sentito parlare. Evghenios dice che si era estraneato con una specie di furia da tutto quanto riguardava la Grecia. (..) Però ha aperto la sua casa ai vecchi compagni e anche ai nuovi. Dà soldi perchè alcuni suoi colleghi francesi vadano in Grecia a seguire i processi che si tengono ad Atene.

    (...) Come non somiglia a Nikitas, Kostas Kasimis. A Nikitas con i bottoni perennemente mancanti: gliene erano rimasti solo due per abbottonare il suo cappotto grigio spinato.
    Ora porta un completo azzurro, una camicia di seta e una cravatta di Lanvin. Abita in un appartamento a Neuilly con una sala enorme, tutta colonne e quadri alle pareti. (...)
    Elena sorride a disagio. Kasimis la lascia per ricevere altri che stanno arrivando. Lei si fa da parte per lasciarlo passare e si appoggia a una colonna. Da lì riesce a osservarli tutti, a uno a uno. Se fosse il regista dal cappello a larghe tese, fermerebbe l’obiettivo su Anna circondata da giornalisti.
    Uno della televisione olandese le domanda delle torture che le hanno fatto alla polizia. Anna si tira indietro i capelli e risponde con frasi secche, nervosa. (...)

    Davanti a lei c’è un gran divano. Un’altra sequenza. (Scena – piano – ripresa) Lida sta seduta con le lunghe gambe tese. Ha i capelli tinti color bronzo. Porta un vestito argentato, così scollato davanti che ti aspettti che, se fa un movimento di troppo, le salta fuori il seno. E’ circondata da altri giornalisti. (...)
    Lida è arrivata a Parigi con un passaporto falso. Aveva fatto due mesi di prigione ma al processo era stata assolta. Panos dice che ha uno sguardo magnetico e che deve aver stregato perfino i suoi giudici. Elena la trova falsa e si domanda come abbia fatto l’organizzazione a darle la minima fiducia. (...)

    Al gruppo adesso si avvicinano Stèfanos e Angelos. “Venite, che v’insegno una canzone” diceva allora Anghelos, che era sceso dalla montagna pochi giorni prima della Liberazione. Si erano radunati in uno dei quartieri liberi di Atene. La cantavano pian piano, perchè poco più in là, nel quartiere vicino, i tedeschi non se ne erano ancora andati:

    Libertà, bella fanciulla,
    è discesa giù dai monti,
    tutto il popolo l’abbraccia
    va danzando e la festeggia.
    EAM, EAM, EAM, (34)
    Grido di popolo ,
    arriva fino agli astri in ciel...

    La canzone s’interrompe, tutti voltano la testa verso il punto da cui si sono sentite battere le mani.
    Dietro Kostas Kasimis compare un cameriere con una torta enorme. Sopra c’è scritto, con roselline di zucchero rosa: ABBASSO LA GIUNTA.’
    (35)

Atene, l'Acropoli
Ma le immagini della Guerra non sono le uniche, che - come nella sequenza di un film tragico ma appassionante –
Motore – Azione – Stop
(sarebbe proprio il caso di dire con Elena!) fanno scaturire nella protagonista il flusso dei ricordi legati alla terra d’origine, la Grecia, e ad uno dei periodi più tormentati della sua storia: anche il periodo trascorso nell’Unione Sovietica (quell’Unione Sovietica, per cui Elena avrebbe fatto ‘carte false’ pur di raggiungere – siamo ormai nel ’53 - il suo Kapetanios in esilio!), prima a Taskent , nel cuore dell’Asia Centrale, che è uno dei più grossi centri di raccolta dei fuoriusciti greci, all’indomani della messa fuori legge del Partito Comunista in terra ellenica, quindi a Mosca dove Achille, diventato ormai uno dei quadri dirigenti dello stesso, viene successivamente trasferito, non può non far parte del bagaglio dei suoi ricordi: questo, malgrado il loro rapporto, nel frattempo allietato dalla nascita della piccola Dafnula – non senza un motivo ‘Elena’ ripropone alla figlioletta il suo vero nome (!) - non ha più retto agli anni della lontananza forzata:

    “ Può darsi che, in quanto uomo, abbia avuto bisogno di andare con una donna, ma non avrei mai messo nessuna al tuo posto”. Certo, Achille non ha mai messo nessuna al mio posto, ma mi domando se adesso non sono anch’io la donna con cui va, quando ne ha bisogno in quanto uomo...
    (...). Non è il ricordo di Jean Paul(36), e nemmeno il ricordo della “ragazza col pruno”(37), ad allontanarmi da lui. Mi sono innamorata di lui a sedici anni, come a tredici mi ero innamorata di Nelson Eddie, e davo altre cinque “stelle del cinema” alle mie amiche per avere in cambio una sua fotografia.’(38)

    ‘Sto in piedi, davanti alla finestra della cucina. Fuori cadono fiocchi di neve fitti fitti.
    Nadia(39)è seduta tutta rattrappita nello slittino di Dafnula e Seriosa(40) la trascina. Porta il berretto di pelliccia a pelo lungo. (...) Ridono così forte che sento le loro risate attraverso i doppi vetri. Mi fanno cenno. Dicono qualcosa, ma non sento. Vedo solo le loro labbra muoversi, i fiocchi di neve sono cessati, il cortile è tutto pieno di neve morbida (...) Sento un’altra volta le risate di Seriosa e di Nadia. Mammaaa.

    Apro gli occhi. Mi vedo davanti Dafnula e Liza. Che ore sono?Com’è che Dafnula non è andata a scuola? Le vacanze di Pasqua cominciano lunedi. “Alzati! Alzati! “ E’ Liza che lo dice. (...) Mi spavento. Che cos’è successo? LA DITTATURA.
    Venerdì, 21 aprile. Lunedi saremmo partite, io e Dafnula, per un viaggio a Mosca!’
    (41)

Solo una volta terminate le riprese del film, allorchè la compagnìa si scioglie ed anche Elena e gli altri riprendono la loro grigia vita di esuli (ma per quanto tempo ancora?), si rende conto che in realtà quegli eventi, così decisivi, non l’hanno affatto cambiata e che il suo futuro, comunque le cose vadano, sia a Parigi come ad Atene - avrà sempre un solo ed unico nome : LA FIDANZATA DI ACHILLE.

    ‘Le mani di Evghenios sono sottili, con dita lunghe e unghia rosa ovali. Le guardo mentre le tiene appoggiate sul bordo del finestrino.Voleva diventare un chirurgo. Non ha fatto in tempo. Nessuno della nostra generazione ha fatto in tempo. Sono arrivate prima altre cose. Guerra, Dicembre, guerra civile, dittatura. State sempre lì a ricordarvi del passato. Sono stufi di noi. Non ci decidiamo a dimenticarlo. E’ tutta la nostra vita. Quante volte abbiamo deciso di ricominciare daccapo? Non è stata la forza a mancarci. (...) E quando la dittatura se ne andrà...va bene, quando li cacceremo..., con te, vedi,non mi darà fastidio, perchè lo so, appena farò per svestirmi, mi si vedrà sulla schiena, come il timbro con l’aquila bicefala che stampavamo sul dolce di Capodanno, inciso per sempre: la fidanzata di Achille’

    motore - stop(41)

BIBLIOGRAFIA

La tigre in vetrina, (Ed. greca, Atene, KEDROS, 1963), trad. Di M.Aboaf Lorenzi, Einaudi, 1° ediz. 1978, a cura di C. Minoia, 2° ed. 1989.

Storia di Petros, (Ed. greca, Atene, KEDROS, 1971), trad. F.Cavattoni, Mondadori, (coll. Super Junior, 21), 1989.

Vicino ai binari. Infanzia in Lituania, (traduzione ed apparato didattico di M.Gabriella Marinelli), Torino, Petrini,1991.

Scarponcini e décolleté, (Ed. greca, Atene, KEDROS, 1975), trad. Di Luigina Giammatteo, in Rose di Grecia,Racconti di scrittrici greche, Roma, Ed. e/o, 1997.

La fidanzata di Achille, ( Ed. greca, Atene, KEDROS, 1987) , trad. e Postfazione di Lucia Marcheselli Loukas, Milano, Crocetti (Collana Aristea), Milano, 1998.

Milano, 6 aprile 2006
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NOTE
1. Pavlos Matesis, Madre di cane, Ed. Nicola Crocetti, Milano, 1990.
2. Incontri con l'autore, PALAZZO DUGNANI, Via Manin 2, 11 febbraio 2004
3. v. V. Consoli, Karin Boye, Il sacrificio volontario, ItaliaLibriNET, Febbraio 2006
4. Tratto dal romanzo di Vassilis Vassilikos, Z anatomia di un omicidio, Feltrinelli, Milano, 1969, con Yves Montand, J.Louis Trintignant, Renato Salvadori, Irene Papas, rievoca la vita e l'assassinio di Grigoris Lambrakis, deputato della Sinistra greca ucciso nel 1963, creando in questo modo un terreno fertile per la dittatura del '67.
5. (O thiassos) '1975 I fatti narrati da Eschilo nell'Orestea rivivono attraverso le vicissitudini di una famiglia di tetranti di provincia sullo sfondo di una Grecia insanguinata dalla Seconda Guerra indi dalle lotte intestine del '47..
6. Storia di una Penelope del nostro tempo, che le vicende politiche della Grecia hanno allontanato dall'uomo che ama e da cui ha avuto un figlio. Il ritorno della Democrazia nel 1974 ne vedrà premiata la fedeltà
7: Richard Clogg, Storia della Grecia moderna, Bompiani, Milano,1998.
8. Maro Duka, Il berretto di porpora, Crocetti, Milano, 1999 e V. RoptÚpulos, La Papessa Giovanna, Crocetti, Milano, 2002.
9. V. Consoli, Giallo mediterraneo, ItaliaLibriORG, Ottobre 2003.
10. Petros Markaris, Le ultime della notte, Bompiani, Milano, 1995 e Difesa a zona, Bompiani, Milano, 2001..
11. FI. Karistiani, L'isola dei gelsomini, Crocetti, Milano, 2000 .
12. Z. Zateli, E alla luce del sole ritornano, Crocetti, Milano, 2004
13. M.Papathanassopoulou, Giuda baciava da Dio, Sonzogno, 2002.
14. Nata ad Atene nel 1925, esordisce nel 1944 con alcuni racconti su un periodico studentesco. Dal 1954 al 1964 vive in Unione Sovietica, dove frequenta l'Istituto Cinematografico di Mosca. In seguito al Colpo di Stato dei colonnelli in Grecia, Ë esule a Parigi dal 1967 al 1974. Traduce dal russo e dall'italiano.
15. A. Zei, La fidanzata di Achille, Crocetti, Milano, 1998.
16, V. Consoli, Fausta Cialente, opera omnia, ItaliaLibriNET
17. S. Haviaras, L'età eroica, Feltrinelli, Milano, 1987.
18. A. Zei, La fidanzata di Achille, v. risvolto di copertina, Crocetti, Milano, 1998.
19. Gr.) EthnikÚ ApeleftherotikÚ MËtopo. Fronte Nazionale di Liberazione.
20. A. Zei, La fidanzata di Achile, Crocetti, Milano, 1998, p.9.
21. op.cit., p.58/59.
22. op.cit., p.9
23. op.cit. ,p.202.
24. op. cit.,p.45.
25. v. a questo proposito il bel film di Fernando Solanas, Tangos, l'esilio di Gardel (Francia/Argentina, 1985), che racconta le vicende di un gruppo di attori del Teatro Nazionale di Buenos Aires, che nel corso del loro esilio parigino (dal 1976 al 1983) per sfuggire alla dittatura del generale Videla, allestiscono una tanghedia, vale a dire la 'tragedia' della dittatura al ritmo del Tango e accompagnata dal suono del bandoneon.
26. A lei si era ispirata Elsa Morante per la stesura di Araceli, il suo ultimo libro.
27. Il sobborgo della banlieu parigina dove si trova la via Conflans.
28. nota n. 23.
29. Pp. 43/45.
30. pp. 90/92.
31. Locale elegante di Parigi, dove Didier l'aveva portata una sera.
32. Kostas Kasimis, anche lui ex - militante comunista da tempo trapiantato a Parigi ed ora attivista impegnato nella lotta contro la Giunta militare. (v. Alki Zei, La fidanzata di Achille, pp. 95/98.)
33. pp. 102/104.
34. v .nota n. 19.
35.Pp. 95/100.
36. Un giovane pittore ginevrino, con cui Dafne - che non a caso torna a farsi chiamare con il suo vero nome - vive una breve ma intensa storia d'amore nel periodo 'romano' del suo esilio, in realtà per lei vissuto come una lunga 'vacanza' dalla militanza politica. (v. Alki Zei, La fidanzata di Achille, Postfazione a cura di Lucia Marcheselli Loukas).
37. Intenso ritratto eseguitole da Jean Paul e che lei conserva come ricordo del periodo di vita a Roma.
38. Op.cit. p. 188.
39. Una cara amica russa che fa la regista teatrale.
40. Un giornalista, da lei conosciuto in Grecia durante la guerra e che ha avuto una parte importante riguardo al suo espatrio nell'Unione Sovietica, cui Elena resterà legata da tenera amicizia fino alla morte improvvisa di lui , mentre lei è esule a Parigi (v. op. cit. p 92.).
41. op.cit. pp.234/235.
42. Op.cit. pp. 235/236.

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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 12 mag 2006

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