ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

CONTRIBUTI
Louvre Parigi

La magia del Louvre

Una collezione di circa 30.000 pezzi, tra cui alcuni capolavori assoluti.

(Elena Marocchi)

*
Perché si parla di indiscussa magia? Perché tanto mistero trapela dalla galleria del Louvre? Considerato uno dei musei più importanti e “imponenti” del mondo, per la ricca quantità di opere dal valore inestimabile e raro, unico per ciascuna di esse, l'arte che vi è raccolta è “raccontata” dalla sua stessa bellezza.

*

on a caso coloro che lo hanno frequentato solo quest’anno sono stati oltre 6.000.000. E così mediamente ogni anno che passa. Non a caso Dan Brown ci ambienta quello che è stato il suo punto di partenza (e non di arrivo!) firmando la stesura del best seller dell’anno, Il Codice da Vinci.

Fondato nel 1793 dalla Repubblica francese, il Louvre costituisce uno dei principali musei europei e del mondo. La fama museale di cui il Louvre gode da secoli a livello internazionale ha fatto però spesso dimenticare che la sua prima destinazione fu quella di palazzo residenziale, poi traformato, dal Medioevo all’età moderna, dall’intervento di architetti e decoratori che vi hanno apposto il loro sigillo, ma che hanno tuttavia dimostrato, pur all’interno di una stratificazione architettonica che accusa via via il classicismo italianizzante, la magniloquenza seicentesca, il neoclassicismo del Primo Impero, poi quello ridondante ed eclettico del Secondo Impero, una certa capacità nel salvaguardare l’unità complessiva dell’insieme.

Nato, per l’appunto, dal nucleo di collezioni reali, fu incrementato da Napoleone Bonaparte, il vero riformatore del museo.

Strutturalmente l’imponente palazzo del Louvre è organizzato in nove dipartimenti e ciò che lo rende eccezionalmente importante è il fatto che le sue collezioni coprono un arco cronologico straordinario, dalla nascita delle grandi civiltà antiche del bacino mediterraneo sino all’epoca moderna: tra reperti archeologici, pitture e sculture, il Louvre possiede oggi circa 30.000 pezzi, vantando capolavori assoluti.

*

L’excursus che intendo presentare vuole individuare le opere magne che hanno testimoniato maggiormente la storia dell’arte europea, non privando assolutamente di importanza e di bellezza le opere non citate.

Il Sarcofago degli sposi (Sarcophage des èpoux), datato 520 a.C., è da considerarsi il mio punto di partenza per l’analisi cronologica delle opere che vengono proposte.

Si tratta di un cinerario appartenente ad una famosa serie di urne fittili di età arcaica con figure di defunti sdraiate proveniente da una tomba della ormai indiscussa “città dei morti” di Caere (oggi Cerveteri). Rappresenta un punto di partenza ideale per lo studio dell’arte etrusca. Lo scultore è principalemte interessato alla resa decorativa dei particolari e alla differenziazione delle volumetrie. Di notevole maestria la lavorazione delle teste, espresse con il consueto allungamento dei crani, la sporgenza del naso e del mento, il taglio metallico degli occhi e del profilo.

Nike di Samotracia (Victoire de Samothrace), datata 190 a.C., rappresenta il lascito di maggior prestigio dell’antichità greca e fu recuperata nel 1863 in migliaia di frammenti sull’isola di Samotracia. Nelle mani impugnava una tromba, con la quale comunicava il trionfo di una battaglia.

Questo corpo poderoso ed eroico non esprime contenuti lievi e virginei: la veemenza del movimento, al contrario, evoca “promontori e tempeste” (Bianchi Bandinelli). Le dimensioni di questa famosissima statua sono di poco superiori a quelle umane, ed è soltanto la carica vitale che le conferisce questa eroica grandezza, messa in rilievo con la privilegiata collocazione, in cima allo scalone progettato da Hector Lefuel, assegnatele dal 1883 al Louvre.

Schiavo ribelle e Schiavo morente (Esclave rebelle et Esclave mourant), datati 1513-1516 circa, sono le magnificenze di Michelangelo, imponenti sculture mai terminate, destinate, si pensa, al progetto del monumento funebre di papa Giulio II della Rovere.

>Modellato come il suo pendant sulla statuaria classica, lo Schiavo ribelle evoca uno dei più celebri gruppi dell’antichità, il Laocoonte (Musei Vaticani), recuperato nel 1506 durante uno scavo nella Domus Aurea, a cui Michelangelo aveva direttamente assistito.

San Sebastiano (Saint Sèbastien), datato 1482-1485 circa, è una delle numerose magnificenze firmato Andrea Mantegna. L’opera è coerente con lo sviluppo formale del maestro, che enfatizza la figura del santo conferendole un effetto monumentale, raggiunto utilizzando un punto di vista ribassato. Legata al rudere di una colonna, dipinta con descrittivismo minuto, con rami e foglie che coprono la pietra in parte frantumata, la figura del martire occupa il centro della scena e sprigiona un forte patetismo che lo accomuna al famoso Cristo morto.

*

La Vergine delle rocce (La Vierge aux rochers), datata 1483-1486, dipinta dal celeberrimo Leonardo da Vinci, rappresenta un importante punto d’arrivo del famoso artista. Seduta sotto le rocce insieme a due bambini nudi e a un angelo, la Madonna cinge dolcemente con la destra san Giovannino, e distende il palmo della mano opposta sopra la testa di Gesù Bambino, in segno di protezione. Questi è raffigurato mentre benedice il cugino Giovanni, indicato dall’angelo. La vista si apre sulla sinistra della tavola e lascia intravedere una regione desolata e scoscese formazioni rocciose, pittoricamente caratterizzate dallo sfumato peculiare del maestro.

La Gioconda (Portrait de Monna Lisa, La Joconde), datata 1503-1504 circa, è il grande emblema delle collezioni pittoriche del Louvre, proposto da Leonardo da Vinci. Molte ipotesi sono state fatte sull’identità dell’effigiata. Oggi, dopo una recente ricerca dell’Archivio di Stao di Firenze, si ritorna ad accogliere l’indicazione di Vasari che identifica la donna in Lisa Gherardini, moglie del ricco setaiolo fiorentino Francesco Del Giocondo, fornitore dei Medici e cliente di ser Piero, padre di Leonardo. Il ritratto, uno dei più copiati al mondo, fu collocato dapprima alle Tuileries, nella camera da letto di Napoleone e nel 1804 passò alla Grande Galerie, dove gli fu assegnato un posto d’onore, divenendo uno dei più famosi dipinti del museo e un’icona dell’arte occidentale.

La morte della Vergine (La Mort de la Vierge), datato 1604, è lo splendido capolavoro di Caravaggio, tanto magno quanto criticato. Il gran rifiuto dell’opera dai primi storici era dovuto al fatto che il pittore lombardo avrebbe ritratto nella figura della Madonna la figura gonfia del cadavere di un’annegata. Il rifiuto dell’opera è facilmente spiegabile: Caravaggio ritrasse un vero cadavere, e scelse di conferire all’ambiente una connotazione di desolata povertà. La tragedia del trapasso come scomparsa fisica potrebbe perciò negare la speranza di un futuro oltre la vita terrena. È però da escludere che il lombardo volesse conferire alla tela una connotazione blasfema; è invece verosimile che egli, riflettendo sui gravi eventi della propria vita, intendesse rifarsi allo spirito di umiltà e di serena accettazione della morte conforme alla dottrina di san Filippo Neri. Seguendo tale interpretazione, è stato in seguito riconosciuto come il “quadro più profondamente religioso dell’arte italiana del Seicento” (Venturi).

Amore e Psiche giacenti (Psychè ranimèe par le baiser de l’Amour), datato 1793, è il capolavoro di uno degli artisti da me considerati magni della storia dell’arte di ogni tempo, Antonio Canova. Il Neoclassicismo che il Maestro propone è quello della raffinatezza delle linee e dell’eleganza dei movimenti, in un connubio di profonda sensualità rappresentativa e rilevante semplicità descrittiva.

Preparato con alcuni disegni e con almeno due bozzetti di terracotta di notevole potenza e vivacità espressiva, il gruppo esprime una perfetta cadenza ritmica impostata sull’armonioso incrocio delle diagonali formate dalle ali di Amore e dalla gamba di Psiche. Il punto più coinvolgente della composizione è rappresentato dalle due bocche che stanno per baciarsi, in un ritmo lento e sensuale, animato soltanto dallo scatto repentino delle ali di Amore. L’opera risvegliò un appassionato slacio poetico di Gustave Flaubert:

    «Non ho guardato nulla del resto della galleria; ci sono ritornato in diverse riprese e, l’ultima, ho baciato sotto l’ascella la donna in deliquio, che tende verso l’amore le lunghe braccia di marmo. E il piede! E la testa! E il profilo! Mi si perdoni, dopo molto tempo è stato il mio solo bacio sensuale; era qualche cosa di più ancora, baciavo la bellezza stessa.»

*


Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato su questo autore:



NOTE



BIBLIOGRAFIA

Milano, 2007-04-24 15:44:35

© Copyright italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net

Google
Web www.italialibri.net www.italialibri.org

AUTORI A-Z
A B C D E F G
H I J K L M N
O P Q R S T U
V W X Y Z

OPERE A-Z
A B C D E F G
H I J K L M N
O P Q R S T U
V W X Y Z

SBN & RICERCHE...
Iccu
NOTIZIEITALIALIBRI
Notizie ItaliaLibri
Registrati!
Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!

PROGETTO U.G.O.
Ugo


PERSONA SECONDA

[...] Cercando la verità nel paradosso
lo scrittore di provincia guardava
alla figura di Giuda.
Progettava un’opera teatrale
ne aveva in mente la scenografia.
In principio – diceva –
si sentirà il rumore del mare. [...]

(Giampiero Neri, Poesie 1960-2005)

AUTORI A-Z
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W X Y Z

OPERE A-Z
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W X Y Z

PAROLE NUOVE

Il ritorno di Hermes nella critica letteraria
«Nel segno del Tao e di Mercurio, distruggiamo la regia più autoritaria e autoreferenziale che ci sia: quella dell’Ego.»
Capire non vuol dire circoscrivere il senso di un testo. Paolo Lagazzi ripropone un’ermeneutica che rispetti Hermes in ogni senso, e il testo con lui. Un’ermeneutica critica ‘nel tempo’, nel divenire. Una critica mimetica che trova il suo esponente più acuto in Pietro Citati. L’autore-critico porta dentro di sé due archetipi: il Saltimbanco baudelairiano, che viaggia sulla corda sospesa, e l’illusionista o il Mago, che riesce a tirare fuori dal reale quello che è nascosto, ma anche quello che non c’è, che non esiste, e gioca sul filo del mistero tra realtà e apparenza, caratteristiche che Lagazzi indica in scrittori come Barilli, Bontempelli e Zavattini. (Roberto Caracci)
Vertigine da infinito
Critica: il 'metodo Citati'
In questa intervista, Pietro Citati ripercorre il Novecento animato dall’interesse per l'infinità del 'senza limite', suggestione che, fin dai tempi dell’Ulisse dantesco, ha affascinato l’umanità. (Pierluigi Pietricola)
La maschera grottesca del nulla e della morte
Le parole e lo scrivere di Tommaso Landolfi tra letteratura e tavolo da gioco
L'opera e la vita di Tommaso Landolfi sono entrambe governate dall'arbitrarietà del caso, che influenza dispoticamente le azioni degli uomini e i loro accidenti, secondo un capriccio imperscrutabile e bizzarro (Pasquale Vitagliano)

Luna Calante
Addio ai campi
Lo sviluppo incontrollato non produce solo scarti di materie, ma anche scarti umani. Nel senso che lo sviluppo crea lavori e professionalità che non hanno necessariamente bisogno del bagaglio di competenze e di valori acquisti nel tempo e trasmessi a chi viene dopo. Lo sviluppo crea professioni vincolate allo stretto orizzonte dei suoi progetti. Poi, finito il lavoro, finito il lavoratore. Prova ne è la distruzione del lavoro agricolo e della relativa cultura, per far posto ad una industrializzazione che ha snaturato il passato della gente. (Alessandro Pirovano)
Come Dio comanda, di Niccolò Ammaniti
Il punto di vista del criminale
Vincitore del premio Strega 2007, Come Dio comanda, è un'opera epica che si svolge nell'interland di una megalopoli italiana e ha per protagonisti un gruppo di emarginati nel loro cammino attraverso il crimine e alla ricerca della verità , costantemente attratti e storditi dai richiami ambigui di una sirena enigmatica e irresponsabile di nome Dio. (Redazione Virtuale)
Il caso e la necessità
La straordinaria avventura di un uomo-ragno
Tommaso Landolfi si laurea all'Università di Firenze in lingua e letteratura russa. Traduttore quindi di importanti autori russi, i suoi primi testi compaiono sulle riviste letterarie del tempo. Nobile aristocratico, ironico e indifferente, affascinato dai ragni, dal tappeto verde della roulette e dal caso, in cui crede dubitandone, ci ha lasciato una vasta opera letteraria, delle più pregevoli e raffinate, al di fuori del tempo, a livello dei maggiori protagonisti della sua incredibile epoca. (Redazione Virtuale)


ALTROVE






Pubblica annunci su ItaliaLibri
Pubblica annunci Google AdWords su ItaliaLibri
http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008