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CONTRIBUTI
Galleria Nazionale

Il tempio inglese dell'arte italiana

All'avanguardia nella valorizzazione e nella conservazione dell'Arte

(Elena Marocchi)

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Inaugurata nel 1824 a Londra, è stata la prima pinacoteca ad ingresso gratuito. La ristrutturazione post-bellica consentì di ammodernare l’edificio di Trafalgar Square, che ospita un laboratorio permenente di restauro. Oggi la National Gallery vanta una delle più ricche collezioni di pittura europea.

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l 10 maggio 1824, al numero 100 di Paul Mall, a Londra, venne inaugurata la National Gallery. Istituita da un decreto del parlamento, che stanziò 57.000 sterline per l’acquisto di trentotto quadri, fu la prima pinacoteca al mondo gratuitamente aperta al pubblico, in base al principio, allora del tutto all’avanguardia, della “pubblica utilità”.

Nel 1938 la pinacoteca fu trasferita a Trafalgar Square. La nuova sede, di ispirazione classicheggiante, domina ancora oggi, con i suoi colonnati e la sua caratteristica cupola, la centralissima piazza londinese, ristrutturata e resa pedonale nel 2002.

Durante la guerra tutte le opere del museo furono nascoste in una serie di vani scavati nei monti del Galles. Alcuni di questi ambienti erano dotati di aria condizionata per far fronte all’umidità del sottosuolo. Le opere rimasero così illese, mentre il palazzo fu danneggiato dai bombardamenti.

La ristrutturazione post-bellica consentì di ammodernare radicalmente l’edificio (1946), che fu ampliato e dotato di aria condizionata (per l’illuminazione al fluoro bisognerà attendere il 1961). Tutte le opere inglesi comprese tra Hogarth e Turner furono lasciate nella sede di Trafalgar Square, mentre le altre confluirono nella Tate. Si istituirono uffici con competenze specializzate, tra cui un laboratorio permenente di restauro – con funzioni di ricerca e di conservazione – e, finalmente, un apposito dipartimento incaricato dei rapporti con il pubblico.

Così riorganizzata, la galleria dispose i mezzi per continuare l’acquisizione delle opere dell’Ottocento francese: tra il 1950 e il 1953 furono spostate dalla Tate alla sede centrale le opere di Monet, Manet e Pissarro, a cui si aggiunsero due capolavori di Degas. Opere di Courbet, Daumier, Delacroix e Rousseau si sarebbero aggiunte ancora alle collezioni di Trafalgar Square dalla Tate Gallery nonostante questa, nel 1956, godesse di una piena indipendenza amministrativa.

Gli anni Sessanta segnarono una ripresa delle acquisizioni, grazie anche all’aumento della sovvenzione governativa annuale, che raggiunse le 100.000 sterline. Il grande evento di quegli anni si realizzò quando nel 1962, strappandolo al British Museum, la National Gallery acquisì il cartone di Leonardo raffigurante la Madonna col Bambino, sant’Anna e san Giovannino. Il prestigio del museo, costantemente all’avanguardia per soluzioni espositive e concezioni amministrative, continuò ad aumentare fino all’inaugurazione della Sainsbury Wing, il più recente ampliamento della galleria, edificata sul lato orientale (dove in passato sorgeva un grande magazzino distrutto dai bombardamenti, il cosiddetto Hampton Site), grazie ai fondi elargiti da lord Sainsbury e dai suoi fratelli nel 1985.

Nelle nuove sale grande attenzione fu riservata ai criteri espositivi. Il problema principale fu individuato dagli allestitori dell’illuminazione, che si voleva fosse il più possibile naturale. A tale scopo si studiarono lucernari in grado di direzionare e catalizzare la luce del giorno, attraverso doppi vetri che fungessero anche da filtro per i raggi ultravioletti.

La National Gallery vanta ai nostri giorni una delle più ricche collezioni di pittura europea del mondo, con circa 2000 quadri di altissimo livello, dal tardo Medioevo fino all’Impressionismo e al Postimpressionismo.

Frequentata da oltre 3.000.000 di visitatoti all’anno, la pinacoteca è aperta sette giorni alla settimana; l’accesso alle collezioni permanenti del museo rimane gratuito.

Masaccio – Polittico di Pisa, Madonna in trono col Bambino e quattro angeli (1426)

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Ogni commento a Masaccio non può che partire dalla conquista della terza dimensione, dello spazio e della profondità. Nella tavola londinese l’artista distribuisce le figure su tre piani diversi: gli angeli musicanti, la Vergine col Bambino e gli altri due angeli che stazionano dietro il trono. Masaccio, in tal modo, si conferma il vero continuatore delle conquiste spaziali di Giotto, grazie al costante rapporto che intratteneva con Donatello e con Brunelleschi, autore della cupola del duomo di Firenze. Non a caso il trono presenta elementi di architettura brunelleschiana (nelle colonne e nelle cornici classiche) e la Madonna ha un’imponenza di derivazione scultorea. Il motivo ondulato alla base del trono è invece forse suggerito da quei sarcofagi romani da sempre visibili nel cimitero di Pisa. Rispetto alla poderosa Sant’Anna metterla degli Uffizi (1425) l’artista evolve verso una plasticità più consapevole, dedicando maggiore attenzione agli aspetti emotivi, come dimostra lo sguardo assorto e consapevole della Madonna, mentre Cristo si succhia le dita dopo aver mangiato l’uva, simbolo della Passione.

Sandro Botticelli – Natività mistica (1500)

La metà del millennio si stava avvicinando con le consuete ansie religiose, raccolte dalla predicazione del domenicano Girolamo Savonarola che, da Firenze, tuonava contro la corruzione e i mali del mondo. Botticelli fu fervente sostenitore del frate e ne visse con apprensione la condanna a morte sul rogo (1498). La Natività di Londra, unica opera firmata e datata dall’artista, è generalmente interpretata alla luce della predicazione di Savonarola. Attorno alla capanna gli angeli festanti invitano i pastori ad adorare il Salavatore; anche il Paradiso si apre in un cerchio di luce dorata, particolare assai insolito nella rappresentazione della Natività. Il simbolismo assai misterioso spinse gli studiosi a chiamare l’opera Natività mistica; una recente interpretazione riconosce nella scena allusioni alla tradizione medievale della “Seconda venuta” di Cristo sulla terra poco prima della fine del mondo, un soggetto ricorrente nei periodi di crisi come questo. L’apertura del Paradiso consente a Cristo di tornare sulla terra e portarvi una nuova pace, mentre l’iscrizione in greco fa riferimento all’anno 1500 e ai “torbidi” che scuotevano l’Italia in quel periodo. È il crollo della fiducia in un mondo perfetto che aveva caratterizzato il primo Rinascimento. Dopo la certezza, sembra dirci Botticelli, all’uomo rimane solo l’attesa.

Michelangelo – Deposizione nel sepolcro (1500-1501)

L’incompiuta Deposizione londinese è uno dei rari esempi di pittura non murale di Michelangelo; oltre a questa attualmente si conoscono solo il Tondo Doni degli Uffizi e la controversa Madonna di Manchester, conservata anch’essa alla National Gallery.

La stessa paternità michelangiolesca dell’opera non è sicura, anche se alcune evidenze stilistiche sembrano ricondurre alla mano dell’artista: le forme possenti e la sensibilità scultorea con cui sono trattate le figure trovano esempi paralleli solo nella Cappella Sistina. Al centro della scena campeggia il gruppo che depone Cristo nel sepolcro, con san Giovanni, in rosso, a sinistra, Giuseppe d’Arimatea alle spalle di Cristo e una figura femminile, una delle tre Marie, a destra, in posizione speculare a quella di san Giovanni. La Madonna doveva occupare lo spazio lasciato vuoto sulla destra. Alle sue spalle un’altra delle tre Marie portava verosimilmente nella mano incompiuta i chiodi della Passione. Al Louvre è conservato un disegno preparatorio per la figura seduta a sinistra, probabilmente la Maddalena, che tiene in mano una corona di spine.

Le figure occupano tutta la superficie del dipinto, relegando ai margini lo scarno paesaggio; il centro della ricerca artistica di Michelangelo, contrariamente agli interessi di Leonardo, è sempre stato l’uomo.

Caravaggio – La cena in Emmaus (1601)

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Dipinta per la nobile famiglia romana dei Mattei, l’opera chiude la prima fase della carriera di Caravaggio.

In quest’opera l’artista tratta il soggetto dando il massimo risalto ai gesti, focalizzando sul momento in cui i discepoli riconoscono il Maestro e manifestano il loro stupore. Il braccio di Cristo che avanza verso di noi sembra chiamarci a partecipare all’evento, proiettando lo spazio della tela in quello reale. È una tecnica che l’artista affinerà ulteriormente con il tempo, creando episodi di una religiosità inedita e, spesso, poco compresa dai mittenti stessi. La veridicità dell’evento rappresentato è ribadita dal naturalismo con cui sono dipinti gli oggetti sul tavolo, vere nature morte, superbamente culminanti nel cesto di frutta in bilico sul bordo del piano. Qui è già pienamente realizzata quella sensibilità luministica che più caratterizza l’arte di Caravaggio: una luce proveniente da una fonte precisa squarcia il buio, dando la massima evidenzia ai gesti e agli oggetti, metafora della Salvezza divina che, superando le tenebre del Male, offre una nuova vita alle cose. L’artista fu spesso criticato per aver inserito poveri e straccioni in episodi sacri; ma la Salvezza, come la luce. Tocca ugualmente ricchi e poveri, una luce che fece della pittura di Caravaggio uno degli episodi capitali della religiosità seicentesca.

Tra gli artisti italiani presenti alla National Gallery è inoltre possibile ammirare opere di Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Raffaello, Giovanni Bellini, Giorgine, Tiziano, Bronzino, Parmigianino, Tintoretto, Veronese, Canaletto.

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NOTE



BIBLIOGRAFIA
The National Gallery, ed. Rizzoli-Skira.

Milano, 2007-04-24 16:05:17

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