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CONTRIBUTI
Marco Balzano

La farfalla dalle ali bruciate

Un senso problematico e sofferto della natura

(Roberto Caracci)

*
Nella raccolta 'Particolari in controsenso' Marco Balzano osserva la realtà nel suo rovescio, nella sua controtendenza. Una visione della vita e della natura dove al senso si rinuncia; una visione disincantata e talvolta amara del tempo.

*

titoli delle due sezioni Particolari in controsenso e Note a margine indicano già un percorso lirico che si orienta verso il dettaglio delle cose più che verso la loro totalità.

1. TRA I DETTAGLI DI UNA TOTALITA’ NUOVA

Una poesia in tonalità minore, per così dire, caratterizzata da un minimalismo lirico che con delicatezza di tocco e cautela di voce guarda ad aspetti apparentemente secondari. Ma proprio facendo leva su quegli aspetti, la realtà viene osservata nel suo rovescio, nella sua controtendenza.

    «Se non ti aspetti il contrario dalla terra/ancora non hai capito niente/ - così mi diceva un contadino analfabeta….»

E non si tratta di sineddochi che rinviano alla totalità, ma che la smentiscono, la contraddicono, e la lasciano morire in vista di qualcos’altro, una totalità diversa ma ancora non bene visibile all’orizzonte.

2. QUANDO I SEMI NON PORTANO ALLA VITA

Il rovescio della realtà è il suo limite, quel limite che dischiude significato, così come il rovescio della natura è il suo morire, il suo atrofizzarsi, per lasciar balenare una natura altra, che l’uomo è costretto a curare e nutrire – come una pianticella alimentata solo dalla sua voglia di vivere – dentro se stesso. Vi sono immagini di una natura vegetale che ripiega su se stessa, al limite dell’aborto e dell’entropia – in Balzano. Gerani e basilico nei vasi che vanno continuamente liberati dalle erbacce e dagli insetti, forse protagonisti della vera natura selvaggia che si vorrebbe sterilizzare (come quella violenta e darwiniana del famoso orto dello Zibaldone leopardiano); patate marce che «fanno farfalle»; semi che non portano alla vita; un vaso di menta abbandonato all’ombra di un davanzale, che si spera cresca anche senza sole.

*

    «A ch’è servito? a che serve/il seme che non porta/ alla vita che rinasce/ma su se stesso si contorce in nuova morte?»

3. LA NATURA CHE FA IL SUO CORSO, TRA SVILUPPO ED ENTROPIA

La cura della natura, di cui le piante domestiche sono solo un aspetto, oscilla tra il senso di colpa di chi, nella trascuratezza, fa poco per lei e il suo sviluppo, e la convinzione disincantanta che essa comunque fa il suo corso, di crescita, di morte o di rinascita, indipendentemente da noi e dalla nostra mano amorevole.

    «… e io mi chiedo se vale la pena/per qualche giorno di geranio e l’aroma di un basilico che non profuma/lottare con tutti i germogli gli steli armarsi di bisturi contro le foglie/ se l’erbaccia che straccia la mano non è la natura che mi appartiene di più.

Fa il suo corso invece l’edera, che «si abbarbica fino all’ultimo piano», ma anche lei una volta arrivata al tetto, «ripiegherà verso il prato». Balzano osserva una natura che cresce e si sviluppa solo in vista del proprio declino, metafora forse di una vita destinata a scontare il proprio slancio, come l’ente anassimandreo che paga la propria autonomia dall’infinito e «ripiega» su se stesso e il nulla da cui proviene.

4. LA FARFALLA DALLE ALI BRUCIATE

Vale per gli animali ciò che vale per le piante, dove permane l’idea di una natura troppo vicina all’uomo per poter essere rappresentata come idilliaca o sacra o immortale. Così l’uccello liberato dalla gabbia vola sbilenco e non sa che farsene della libertà ritrovata

    Ha spiccato senza voglia un mezzo volo/dopo molto/inoltrato fino alla casa del vicino. /Sbilenco si è poi impennato indietro; in un momento/ zampe al ferro come unghie al vetro

Il merlo scappa annoiato dal davanzale con le ali «ammollate»; il gatto non ha la forza di saltare sui bidoni dove razzolano i topi; la farfalla va a «crepare» con il suo volo nel calore della fiamma

    «…l’ingorda di gioia si getta in volo rapace precipita non pensando di andare a crepare nel fuoco

*

Il piccione sperduto termina il suo volo nella canna fumaria della cucina. E sono soprattutto gli animali più liberi del creato, uccelli e farfalle, a ripiegare le ali, bruciarle o ‘rinnegare i volo’. Sono questi i particolari controsenso di una natura che – leopardianamente - promette molto più di quanto mantiene, e fornisce ali che non servono o non vengono pienamente utilizzate, come quelle di tutte le bestie – dai cigni agli animali da cortile - che preferiscono il guado al volo. Non molto diversamente dall’albatro di Baudelaire che trascina nel fango le sue sontuose ali.

5. PER UN CONTROVIALE DEL SENSO

Questi particolari in controsenso recuperano un loro senso solo in una visione della vita e della natura dove al senso si rinuncia. La realtà è in Balzano – come accenna Giampiero Neri nella nota introduttiva al libro - più articolata e mimetica di quanto appaia, e più contraddittoria. E la ricerca del suo senso passa forse attraverso un controsenso, un ‘controviale’, o una via per lo meno obliqua. Così come la ricerca dell’universale passa attraverso l’osservazione disincantata del ‘particolare’ che lo rinnega.

6. L’INCERTA CHIUSURA DEI BILANCI

Del resto, anche le schegge del passato che emergono nelle Note a margine della seconda sezione sono dettagli da osservare con uno sguardo obliquo e contro-senso, capace di favorire da una parte l’uscita dalla giovinezza in direzione di «altra porta…altro sentiero… altra vita.. altro desiderio», dall’altra l’incerta chiusura dei ‘bilanci’: con la consapevolezza che è più difficile andare da qualche parte che «stringere la matassa aggrovigliata della vita», soprattutto quando il vuoto che ti circonda ti insegna a salire

    «scale senza ringhiera/ senza l’appiglio/ di un’anche minima religione.»

7. I FALSI DECOLLI

Tracce leopardiane traspaiono qua e là non solo nel senso problematico e sofferto della natura, ma anche in una visione disincantata e talvolta amara del tempo («guardati allo specchio, lo vedi che non sai/se quella faccia è ancora giovinezza…») della dispersione, della noia e soprattutto di ciò che sembra crescere senza raggiungere la propria entelechia, ripiegandosi e implodendo in se stesso. Il silenzio di deserto che accompagna ogni volta le ricadute dell’esperienza, questi voli abortiti o questi falsi decolli - ecco ciò da cui ogni volta bisogna ripartire, la base e piattaforma di partenza e di atterraggio. Sono note a margine, ma ciò che forse non è marginale è proprio quel vuoto, dove

    «tutto torna silenzio di deserto»

La totalità è altrove, ai confini del deserto, nella direzione dell’orizzonte. E verso quell’orizzonte si tratta di ricominciare a marciare.

*


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NOTE



BIBLIOGRAFIA
Marco Balzano, Particolari in controsenso, LietoColle 2008

Milano, 2008-10-06 14:10:04

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