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DOSSIER
Altiero Spinelli

L’europeista Altiero Spinelli

Nel centenario della nascita (1907-1986)

(Michele F. Venturini)

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Precoce politico, visionario, Altiero Spinelli fu messo in carcere dal regime fascista, dove studiò storia e filosofia. Dal confino scrisse insieme a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni il Manifesto di Ventotene, base del Movimento Federalista Europeo. Dopo la guerra aderì al Partito d'Azione, contribuì alla costruzione della Comunità Europea, ora Unione Europea, di cui fu rappresentante fino alla morte. Gli scenari che videro Spinelli protagonista di questo cambiamento sono oggi brevemente ricordati. Una breve sintesi di una grande storia.

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ltiero Spinelli nasce a Roma il 31 agosto del 1907. È stato uno scrittore e politico italiano molto attivo nel dopoguerra. Viene ricordato come il padre fondatore dell’Europa e in effetti fu così: influenzò notevolmente il panorama politico riguardo all’unificazione europea nel periodo post bellico.

Secondo la sua biografia, Spinelli inizia molto giovane a fare politica, seguendo la dottrina del padre socialista, nel muovere i primi passi, poi a 17 anni si iscrive al PCI. Perseguitato dal regime fascista sin dal 1927, subisce la condanna del tribunale speciale per la sicurezza dello Stato. Fu amico e collaboratore di Umberto Terracini e di Leo Valiani. Di lui Camilla Ravera scriverà nel 1973 in Diario di trent’anni, 1913-1943, parlando sulla scuola di Roma dove Gramsci insegnava: «Mi suggeriva di affidare a Spinelli il lavoro di tradurre o di riassumere qualche documento tratto dal materiale informativo e utile…». Perseguitato dalle leggi speciali sulla politica interna del regime fascista fu detenuto per dieci anni dal 1927, quindi fu condannato a sei anni di confino politico come fiancheggiatore del PCI, sebbene fosse uscito una prima volta dal Partito Comunista nel 1937, apportando un disegno personale di revisionismo della critica marxista in chiave federalista, contrario alle correnti imperialistiche leniniste.

Fu arrestato il 3 giugno 1927 a Milano e portato a Roma per essere processato dal tribunale speciale e qui condannato a 16 anni e 8 mesi di carcere. Trascorse un primo periodo di circa un anno nella prigione romana di Regina Coeli, poi a Lucca, a Viterbo e infine a Civitavecchia dal 1932, insieme ad altri esponenti dell’antifascismo.

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Durante la carcerazione Spinelli si dedica allo studio delle lingue straniere, della storia e della filosofia, studiando Kant ed Hegel, e distanziandosi dalle visioni marxiste dell’epoca. Fu diverso da Gramsci, e per questo temuto dal fascismo, che vedeva in lui un rivoluzionario, pronto ad essere seguito ed emulato, con un forte potere di comunicazione.

Uscirà di prigione e sarà attivo nell’antifascismo in Svizzera, per rientrare in Italia e combattere tra le fila partigiane nel 1944, fino al gennaio 1945, aderendo al Partito d’Azione. Sarà a più riprese nel PCI e nel 1960 uscendone per un altro decennio. La sua opera è il Manifesto per un’Europa Libera e Unita, conosciuto come Manifesto di Ventotene, per il nome dell’isola su cui con altri antifascisti era confinato e dove fu formulato il Manifesto, insieme a fuoriusciti come Ursula Hirshmann, a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni. Questo Manifesto sarà adottato come programma del Movimento Federalista Europeo, che Altiero Spinello fondò a Milano nell’agosto del 1943.

Nel 2007, in Settembre, si è tenuto a Ventotene, Latina, il venticinquesimo seminario di formazione federalista, tenuto dall’Istituto Altiero Spinelli. Il Manifesto di Ventotene si dimostra essere subito il fondamento di una politica nuova e innovativa: vi si dichiara che la lotta per la federazione europea è una lotta da iniziare subito, in modo da creare una «linea di divisione tra i partiti progressisti e i partiti reazionari»,: Si traggono importanti indicazioni strategiche: la necessità di creare un Movimento Federalista Europeo, esperienza che avrebbe dovuto essere estesa su scala sopranazionale.

Il Manifesto di Ventotene si ispira alle letture di Spinelli sui federalisti inglesi del 18° Secolo. Questo Manifesto traduce gli ideali di grandi pensatori europei, contemporanei e del passato, in un programma politico di ampio respiro. Tratta di come la civiltà moderna abbia posto come fondamento il principio della libertà secondo il quale l’uomo è un autonomo centro di vita.

Dichiara che le Nazioni hanno l’eguale diritto di organizzarsi in stati indipendenti e questa ideologia ha portato il progresso. La Nazione ora non è più un prodotto storico della convivenza degli uomini che trovano nello Stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro della società umana.

Le conclusioni tratte dall’Autore, e dai coautori Eugenio Colorni e Ernesto Rossi affermano che occorre creare un solido stato internazionale che si sostituisca ai singoli stati nazionali, dei quali deve contrastare le tendenze espansionistiche; c’è già il progetto di una moneta unica, e di una linea comune sulla politica estera ed economica e sulla difesa militare.

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Il Manifesto idealizza una Europa federata basata sul completo appoggio dei popoli che con il loro consenso la sostengono.

La sua visione politica è critica nei confronti del concetto di stato-nazione; Spinelli ritiene che la Federazione europea, nel periodo del secondo dopoguerra diventi il fulcro dell’antagonismo politico; capisce che gli Stati europei nel raffrontarsi creano una frizione e si distinguono tra coloro che concepiscono come fine essenziale della missione politica la conquista del potere politico nazionale e quelli che desiderano uno stato sopranazionale, che dove dopo aver conquistato il potere nazionale, per mezzo delle forze popolari, si volge a realizzare una unità internazionale. Successivamente al periodo della Resistenza antifascista in Italia ci si accorgerà che i movimenti di Resistenza non stanno apportando particolari contributi all’unificazione sotto il segno del federalismo europeo.

La maggior parte dei combattenti per la Resistenza fanno parte, finita la guerra, dei partiti di massa nel proprio paese e non sono propensi ad impegnarsi per un’Europa unita; in questo scenario i singoli problemi nazionali appaiono molto più urgenti. Inoltre questi movimenti di resistenti sono apertamente nazionalistici, e votati all’idea di nazione.

Il Partito d’Azione italiano già durante la guerra clandestina si configura come un partito europeista.

Occorre dire che la fine della seconda guerra mondiale vede la possibilità di uno scontro tra i paesi capitalisti e l’Unione Sovietica, che non ha smobilitato le sue truppe, mantenendo una forte guarnigione in Germania. Il primo ministro inglese di allora, Winston Churchill, in due discorsi nel 1946, sottolinea la necessità dell’Europa di unirsi contro una possibile minaccia sovietica; Churchill fonda l “United Europe Movement”, che insieme a movimenti simili, partecipa ad un comitato internazionale che si riunisce all’Aja, in Olanda, nel 1948. Successivamente nasce l’Unione dell’Europa Occidentale e viene approvato il Piano Marshall, un programma di aiuti economici e finanziari all’Europa. Nel 1954 crea un mandato costituente per l’Assemblea comune della Comunità Europea di Difesa che non passa per opposizione della Francia. Ritroviamo Altiero Spinelli nel 1984, interventista a Strasburgo in difesa del progetto di Trattato per l’Unione europea approvato il 14 febbraio dello stesso anno. E’ stato membro della Commissione Europea dal 1970 al 1976, e si è occupato soprattutto di ricerca e sviluppo industriale. Il 14 febbraio 1984 la Commissione produce il Trattato dell’Unione ratificato da 237 voti favorevoli e 31 contrari

Spinelli muore nel 1986 dopo aver tracciato il percorso di costruzione dell’attuale Unione Europea, che verrà poi creata a Maastricht nel 1992.

Il 21 giugno 2007, per celebrare il centenario della sua nascita, che cade il 31 agosto, presso la sede del Parlamento Europeo a Roma, la sua città natale, Altiero Spinelli è stato ricordato con un annullo filatelico del francobollo commemorativo, del valore di 0.60 Euro.

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I libri di Altiero Spinelli sono editi da diverse Case editrici italiane; Come ho tentato di diventare saggio, stampato da Il Mulino nel 2006 racconta la vita di Spinelli, già un rivoluzionario a vent’anni, e per questo condannato dal Tribunale Speciale fascista. Intorno ai 35 anni ideava un federalismo europeo, e nei riguardi di se stesso Spinelli nutriva ad un tempo timore e orgoglio, e negli ultimi anni scrisse questo libro, che racconta la sua storia fino al primo dopoguerra. Sempre nel 2006, questa volta per Mondatori, esce Il Manifesto di Ventotene, già disponibile anche da CELID (2004).


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NOTE



BIBLIOGRAFIA
Norberto Bobbio: “A. Spinelli, il Manifesto di Ventotene”, il Mulino, Bologna, 1991.

Milano, 2007-06-26 23:00:10

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Ugo


«Il soggiorno in questo piccolo paese, il contatto con la gente primitiva, l'incontro con questa ragazza mi riconducono a me stesso, quale ero quindici anni fa. In questa bellissima Cristina ritrovo molti tratti della mia adolescenza, quasi, direi, un ritratto di me stesso, certo un ritratto abbellito e idealizzato, una versione femminile, ma in sostanza, uno specchio di quello che allora anch'io sentivo e pensavo: la stessa infatuazione d'assoluto, lo stesso ripudio dei compromessi e delle finzioni della vita ordinaria, anche la stessa disponibilità al sacrificio.»

(Ignazio Silone, Vino e pane)

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