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Cima delle nobildonne è il grande gioco di metempsicosi e metamorfosi di Stefano DArrigo |
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Metamorfosi e reincarnazione, esplicitamente evocate in relazione rispettivamente a Margot e allEmiro, come visto, coinvolgono un po tutti nel romanzo e in particolare esplodono in una sorta di fuoco dartificio caleidoscopico con Planika e soprattutto con Mattia. Morte, reincarnazione e nostalgia dellOrigine (la madre, o la premadre, cioè la placenta, che è la fonte e il sicario della vita) segnano la vita del Professor Amadeus Planika, sin dalla nascita: «Amadeus, non sapeva da quando, sentiva di non farcela più a resistere al richiamo del suo gemello monocoriale, che ancora a sessantanni lo tratteneva a uno stato di fetalità che era tuttuno stadio di fatalità. Perché, fra i due gemelli, luno, Wolfgang, primo nato, anche se nato morto, anzi proprio per questo forse, tirava a sé da tutti quegli anni laltro, il nato vivo, Amadeus, e questo, col suo rimorso di sopravvissuto che mai gli dava tregua, si offriva docilmente, inertemente, come cosa sua, del fratellino, a farsi tirare verso il suo stato di morto, accanto a sé, in quella minuscola tomba del Cimitero ebraico di Praga» (pp. 95-96). Ma che relazione cè tra il rimorso del sopravvissuto di Planika per il fratello gemello nato morto e il suo culto magico e scientifico per la placenta? La risposta a questa domanda relativa al vissuto privato di un uomo giace nel fondo della memoria antropologico-culturale degli uomini, nel loro stesso inconscio collettivo popolato di miti e credenze magiche di ogni sorta. Essa, poi, è chiaramente leggibile nelle pagine del Ramo doro (§ 3 del III capitolo delledizione ridotta in volume unico del 1922) cui lo stesso Planika allude allorché, mostrando agli studenti del suo corso di Placentologia «un grande volume rilegato in rosso fiamma» (p. 27), cioè The human placenta di Boyd e Hamilton (1970), ricorda di passaggio lespressione «External Soul» usata da Frazer per indicare la placenta (cfr. p. 28). Scrive infatti Frazer: «I Baganda [popolo dellAfrica centrale] credono che ogni persona nasca con un doppio, e identificano questo doppio con la placenta, che considerano un secondo figlio» [14]. E dopo unulteriore carrellata sulle più svariate pratiche magico-simpatetiche relative alla placenta (alcune delle quali citate indirettamente nel romanzo: cfr. p. 33), Frazer conclude: «Le credenze e le abitudini relative alla placenta ( ) presentano un notevole parallelismo con la diffusa dottrina dellanima trasferibile o esterna ( ). È più che lecito, quindi, supporre che queste analogie non siano dovute a pura e semplice coincidenza, ma che il cordone ombelicale o la placenta ci forniscono una base materiale (non necessariamente lunica) per la teoria e la pratica dellanima esterna» [15]. Lanima esterna, quindi, va custodita, ed è dal tipo di cura che se ne ha che, secondo certe credenze, dipende il destino del nato. Ecco perché, secondo Planika, la mummificazione da parte del padre della placenta di Narmer è «un monumento dellintuizione umana» dellimprinting, cioè di «qualcosa che sarebbe stato scoperto millenni e millenni dopo» (p. 26). Ed ecco perché il padre di Planika, tramite lostetrico dottor Eliah, aveva consegnato la placenta del tragico parto gemellare della moglie al dottor Lazarik, lo sfortunato ricercatore praghese (destinato a essere deportato dai nazisti e a finire in una fossa comune ceca) impegnato nel vano tentativo di scoprire, attraverso lo studio delle placente, il Chorion Frondoso o Albero della Vita, cioè l«abbozzo precursore e capostipite della placenta» (p. 28. Cfr. pp. 98-99).
Ma è un gesto inutile, perché la placenta è sempre lì, trionfante, e la sua personalità, come lo ammonisce un passo degli Excerpta Medica di Psychiatria riemerso dalle «buie profondità della [sua] mente» (p. 81), è stata ormai trasformata in un torso, cioè in unopera mutilata, dalla delusione. Non gli resta, allora, che abbandonarsi alle visioni allegoriche e oniriche, scorgere, ad esempio, nel suo destino una ripetizione per metempsicosi di quello dei due atleti americani, e infine cedere alla morte per infarto. Toccherà a qualcun altro, al suo allievo, riscattare e redimere il suo ricordo e la sua opera. E così, come Planika aveva dato senso e compimento al destino di Lazarik inventando e coltivando il ricordo di una cosa mai avvenuta in quel vecchio laboratorio di Praga «situato fra un argentiere e un orologiaio» (p. 98), cioè la scoperta da parte del povero scienziato della «struttura a stampo dalbero» (p. 99) del Chorion Frondoso, allo stesso modo Mattia darà senso e compimento al sogno di gloria della placenta coltivato dal Professore per tutta la vita, sognando di essere suo padre e di assistere commosso al suo trionfo a Hierakonopolis nel ruolo del Faraone Narmer e sotto la quarta Insegna della Dinastia rappresentata dalla sua stessa placenta (cfr. pp. 167-168). Ma è con Mattia che il gioco delle metamorfosi e delle reincarnazioni raggiunge il suo culmine. Mattia è il protagonista del romanzo non perché è il personaggio principale ma perché svolge la funzione narrativa di raccordo tra i tre grandi quadri staccati e indipendenti (nel senso proprio dei nove quadri da cantastorie in cui si svolgevano le lunghissime due parolette di Caitanello al figlio Ndrja in Horcynus Orca) che costituiscono la scena principale del romanzo. Questi tre quadri sono: lOspedale (in cui il romanzo comincia e finisce), lIstituto di Placentologia e la casa di Irina. Mattia, infatti, è lunico personaggio ad avere possibilità di accesso alle tre scene (la metafora teatrale è esplicita e più volte ripresa nel corso della narrazione, a cominciare dallincipit, allorché siamo avvertiti che Mattia, lEmiro, le sue tre Mogli Anziane e una diecina di studenti assistono allintervento «dallanfiteatro sopra la sala operatoria»): è allOspedale durante lintervento sia in quanto medico e amico del chirurgo, sia perché deve incontrarsi con lEmiro per dargli una risposta definitiva sulla sua proposta di dirigere la Placentateca nel Kuneor; è allIstituto con Planika e gli altri giovani medici perché è allievo del Professore; incontra Irina allOspedale e va a casa sua con Margot perché Planika, che lui trova morto nel suo appartamento dellIstitito, gli lascia un misterioso messaggio su una lavagnetta in cui lo informa che una certa Irina Simiodice, sua connazionale (in realtà sua amante e «compagna di pattinaggio», pp. 166-167), lindomani sarebbe stata operata di intervento radicale da Belardo. Il viaggio circolare di Mattia attraverso queste tre scene è insieme... 2/3
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«Ahi, serva Italia, di dolore ostello,/
nave senza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di provincie, ma bordello.» (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.) |
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