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Cima delle nobildonne è il grande gioco di metempsicosi e metamorfosi di Stefano DArrigo |
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Come si spiega questo omaggio così decisivo da parte di Stefano DArrigo al libro italiano più famoso nel mondo? La ragione sta nel fatto che Pinocchio, sotto quella sua picaresca leggerezza e rapidità (tanto care a Calvino, che non a caso era un grande ammiratore del libro di Collodi), è una straordinaria ricapitolazione laica di una serie infinita di miti, favole e archetipi della cultura occidentale, come dimostrano le innumerevoli riletture antropologico-culturali, mitologiche, religiose, psicoanalitiche ecc. cui è continuamente sottoposto [20]. In tal senso, il riferimento ad esso nella chiave appena vista consente a DArrigo di aprire ulteriori porte sul giardino dei sentieri che si biforcano della mappa totale della nostra memoria e delle nostre radici culturali. Tanto per dire, la Bildung di Pinocchio (a un certo punto asino, oltre che burattino) sotto la guida della Fata Turchina ha fatto pensare a un tipo di iniziazione che ha un preciso parallelo nel rapporto tra lasino Lucio e la dea Iside nellundicesimo libro delle Metamorfosi di Apuleio, e questo basta a far riapparire lombra dei misteri egizi che si estende pure su Cima delle nobildonne, come abbiamo visto (e per un parallelismo di tal fatta si potrebbero anche aggiungere, alle coppie Lucio/Iside e Pinocchio/Fata, le coppie darrighiane Ndrja Cambrìa/Ciccina Circè e Mattia Meli/Irina Simiodice). Ma per rimanere a un aspetto della fabula di Pinocchio che qui ci interessa più da vicino, basti pensare allepisodio del Pesce-cane, che costituisce una ripresa in grande stile di un topos mitico che attraversa diverse epoche e culture, da quella ebraica (Il libro di Giona) a quella greca (la Storia vera di Luciano), per giungere fino allEuropa moderna (Gargantua e Pantagruel e Le avventure del Barone di Münchhausen). A loro volta, queste diverse figure dello stesso mito, compresa quella che rivive nell«Attila dei pesci e dei pescatori», comè chiamato il Pesce-cane di Pinocchio nel capitolo XXXIV, sono riprese tutte insieme in Horcynus Orca, e in particolare nellepisodio in cui, per spiegare il mistero dellOrca/Orco che improvvisamente si mette a donare agli affamati pescatori di Cariddi la manna sotto forma di cicirella, la maga Cristina Schirò sostiene che nellOrca si è reincarnata lanima del Noé dei cariddoti Ferdinando Currò (suicidatosi in mare con altri pellisquadre), oppure che, a limite, dopo che il valoroso e sconfitto Ferdinando Currò si abbandonò alle onde dello Scille Cariddi, lOrca «se lincamerò nella panciona, nel senso che laddèntro vive come Giona nella balena» (p. 684). Laspetto forse ancora più interessante dellomaggio di DArrigo a Collodi sta però nellincredibile doppia allusione occulta che si cela dietro il nome Melampo. Questo nome, infatti, ha un duplice riferimento nelluniverso della mitologia greca, ed entrambi i portatori omonimi del nome hanno molte cose in comune con la trama ermetica di Cima delle nobildonne che qui abbiamo messo in luce. Innanzi tutto, Melampo, come riassume Robert Graves, «fu il primo mortale cui vennero concessi poteri divinatori, il primo che praticò larte della medicina, il primo che edificò templi a Dioniso in Grecia e il primo che tagliò il vino con lacqua» [21]. A questa figura oggi poco nota, menzionata già in Omero [22], le fonti antiche dedicano molto spazio e la storia che la riguarda, variamente e parzialmente ripresa da diversi compilatori e poeti [23], è narrata per esteso dallo scoliasta di Omero e soprattutto da Apollodoro [24]. In tempi moderni, Frazer ha dedicato a Melampo unintera appendice del suo commento alla Biblioteca di Apollodoro [25], e Graves gli ha dedicato lintero capitolo 72 nei suoi Miti greci [26]. Ora, rileggendo la storia di Melampo alla luce di Cima delle nobildonne, si scoprono notevoli analogie tra lantico medico guaritore conoscitore dei culti egizi, il cui nome, Melampodes (= dai piedi neri), secondo Graves [27], era quello con cui nei tempi classici si designavano comunemente gli Egiziani stessi, e Mattia, medico iniziato alla teologia teriomorfa dellantico Egitto dal suo professore di Placentologia. La più sorprendente analogia riguarda il fatto che anche Melampo ha a che fare con un cane, linsuperabile guardiano della mandria di Filaco (altro che il Melampo di Pinocchio!). Da indovino, Melampo sa che, non essendo Ercole, non potrà rubare le giovenche con la forza e che il cane lo azzannerà e lo farà catturare e rinchiudere per un anno in prigione; e tuttavia si farà mordere e imprigionare, ben sapendo che otterrà la libertà e le giovenche direttamente da Filaco come ricompensa per la guarigione magico-omeopatica della sterilità di suo figlio Ificlo. E non è un caso che Mattia, quando confessa a Irina che purtroppo non ha un cane, evochi proprio la metafora della prigione allorché si rende conto che la donna lo avrebbe legato a sé affidandogli la cura della propria cagna: «fu a partire da quel purtroppo che gli sembrò dessersi messo colle sue mani in una situazione alla quale mancavano solo le sbarre per rivelarsi una prigione. Ma quelle ormai ci avrebbe pensato la signora ad alzargliele intorno» (p. 137). La seconda allusione occulta riguarda laltro portatore del nome Melampo. Nella mitologia, infatti, Melampo è un altro cane (e non cè ragione di dubitare che lo stesso Collodi lo abbia scelto proprio per questo), e in particolare è il nome di uno dei cani di Atteone, cui è riservato il primo posto nel catalogo di Ovidio, poi ripreso e ampliato da Igino [28]. Ora, se è vero che quello di Mattia è un percorso iniziatico che comincia con levocazione di un cane letterario (p. 137), comporta la compagnia imprescindibile della cagna Margot e culmina nel desiderio di trasformarsi in un cane (Margot? Melampo?), questo riferimento al mito di Atteone, già interpretato simbolicamente nellegiziano libro undicesimo delle Metamorfosi di Apuleio (dove Iside si identifica, tra laltro, con la Diana dei cretesi, abili arcieri [29]) e poi ampiamente sfruttato in chiave sapienziale nei ben più egiziani Eroici furori di Bruno, non può essere casuale. Tra laltro, lidentificazione bruniana dei mastini e dei veltri di Atteone con le volizioni e i pensieri dell«intelletto intento alla caccia della divina sapienza» [30], trova un preciso riscontro in alcuni passi di Cima delle nobildonne riferiti alla bastardina Margot, «cagna segugia bassottoide di razza Drever»: i suoi occhi hanno «una luce ferma e agguerrita» e il suo aspetto «viveva in unimpressione di forza, di scatto e di coraggio» (p. 146), e a un certo punto «a Mattia dette limmediata impressione, se non era troppo dirlo, che pensasse» (p. 162) e che fosse «una creatura superiore nel suo genere» (p. 161) [31].
A questo punto, morta Margot e raggiunto il culmine della discesa iniziatica agli inferi, Mattia pensa di farsi morto al volgo e di raggiungere una redenzione spettacolare insieme privata e pubblica [34], per quanto vergognosa agli occhi di Belardo, nella metamorfosi canina, invocata come sacrificio e dono damore per linavvicinabile Irina. Sicché, come nota giustamente Gioviale, «lo scioglimento di Cima delle nobildonne resta un grande atto di fede, profondamente umanistico, laico, religioso» [35].
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«Il 2 febbraio, primo giorno della settimana grassa, una bruegeliana animazione ruppe la quiete solenne, l'impettita albagia neoclassica della città di Pietro.»
(Serena Vitale, Il bottone di Puskin |
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