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PER ROBERTA DE MONTICELLI L'EUDAIMONIA IN FONDO A TUTTI NOI , NELL'ORDINE DEL CUORE MOLTIPLICA GLI ORIZZONTI DEL SENTIRE E CI FA CRESCERE

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Dossier

L'etica del sentire pone l’accento sull’afficere del sentire, come un essere affetti dalle cose e insieme un reagire affettivo sulle cose, appunto, con il cuore. Ne ha parlato Roberta De Monticelli il 1 febbraio 2005, nell'ambito del ciclo Il giardino d'inverno, organizzato a Milano dall'Associazione ItaliaLibri «Org.»
(di Roberto Caracci)


Roberta De Monticelli
Roberta De Monticelli
(foto © ItaliaLibri)
Roberta De Monticelli è nata nel 1952. Esperta di filosofia fenomenologica, si è occupata di logica, filosofia del linguaggio, filosofia della mente ed estetica. E' Professore Ordinario di Filosofia della persona (Teoretica), Università Vita-Salute San Raffaele. Dirige a Ginevra la scuola dottorale interfacoltà "La personne: philosophie, épistémologie, éthique", che ha fondato. Fra le sue pubblicazioni: Dottrine dell'intelligenza (1982); Leibniz, Kant e la logica modale (1984); Il richiamo della persuasione. Lettere a Carlo Michelstaedter (1988); Le preghiere di Ariele (Poesie,1992); L'ascesi filosofica (1995); La conoscenza personale (1998); La persona, apparenza e realtà - Testi fenomenologici 1911-1933 (2000); Dal vivo (2001); L'ordine del cuore - Etica e teoria del sentire (2003); L'allegria della mente. Dialogando con Agostino (2004).
SINTESI
Cuore è una figura metonimica, dietro cui dobbiamo intendere ‘sensibilità’, sensazione, percezione, capacità di visione-ascolto della realtà: da una parte la nostra - fatta di stati d’animo, affetti, emozioni, sentimenti e passioni - dall’altra la realtà delle persone, degli individui, ossia degli altri.
L'approccio fenomenologico di Roberta De Monticelli parte dal principio dell’andare verso le cose e lasciarle essere quello che sono. Rispettarle, esercitando su di esse la fondamentale virtù dell’Attenzione, pur non accontentandosi della loro pura apparenza. Il rispetto è rispetto dell’ulteriorità o del trascendente dell’altro, rispetto per quello che è, anche attraverso quello che Appare. In questo rispetto verso la totalità e la trascendenza dell’altro si configura anche un universo di valori accettati e condivisi.
L'etica del sentire pone l’accento sull’afficere del sentire stesso, come un essere affetti dalle cose e insieme un reagire affettivo sulle cose, appunto, con il cuore. Il discorso è prima di tutto etico-fenomenologico, non religioso o sacrale. Il principio della Trascendenza, di Roberta De Monticelli, sottolinea l’ulteriorità della persona. Il suo sembrare è il suo modo di manifestare una prospettiva di quell’intero che la persona è. Il principio di Evidenza definisce la necessità di rispettare quanto appare ed essergli anche Fedele.
Il male consiste nel vedere l’altro soltanto come parte e giudicarlo da quella, oppure nell’inserire questa parte in un ordine seriale, universale, uniforme, non più legato a una propria trascendenza, ma cosa fra le cose, universale in re, confondibile con gli altri della sua serie e interscambiabile. Il male è banale perché è incapacità di sentire, di sentire soprattutto l’altro.
L’amore favorisce la crescita del sentire e dunque anche quella personale. Secondo Roberta De Monticelli noi cresciamo quando l’orizzonte del nostre sentire si espande. L’eudaimonia, il buon demone che alberga in fondo a tutti noi, nell’ordine del cuore moltiplica gli orizzonti del sentire.

1. DALL’ORDO AMORIS ALL’ORDO CORDIS

l cuore ha un suo ordine, un suo ordo, come quello dell’amore nella definizione di Agostino ripresa da Max Scheler (ordo amoris). Quest’ordine non è un semplice comando, un ordinare come imporre, ma una forza strutturatrice, formatrice, anche generatrice se vogliamo: una matrice di senso e di valore. E’ quella voce che dovremmo ascoltare, a cui invece siamo spesso sordi, come filosofi e come uomini. Dietro la parola ‘cuore’ però c’è molto di più di quanto questa parola accattivante e un po’ abusata può suggerire. Cuore qui è solo una figura metonimica, dietro la quale dobbiamo intendere ‘sensibilità’, sensazione, percezione, capacità di visione-ascolto della realtà, e in particolare di quella realtà che è da una parte la nostra- fatta di stati d’animo, affetti, emozioni, sentimenti e passioni- e dall’altra la realtà delle persone, degli individui, ossia degli altri.

2. GLI OCCHI APERTI SULLE COSE. IL VEDERE E IL SENTIRE

approccio fenomenologico della De Monticelli parte dal fondamentale principio dell’andare verso le cose e lasciarle essere quello che sono: vederle, ascoltarle, sentirle, non travisarle, non fraintenderle, non giudicarle in base a parametri esclusivamente gnoseologici, ontologici o metafisici, ma lasciarle semplicemente essere. Per lasciarle essere occorre rispettarle e affinare in noi la capacità di vederle, toccarle, sentirle. E’ il principio fenomenologico del tenere gli occhi sempre aperti, per maturare una visione chiara e luminosa delle cose, quella visione che in noi uomini è perfettibile, graduale, ma accompagna passo passo la nostra maturazione, le tappe e i processi della nostra formazione umana e spirituale.

Ripartire dunque dalla sensibilità, dal Sentire: dalla purificazione del nostro approccio sensoriale alle cose, dall’abbattimento dei diaframmi concettuali o valutativi che ci dividono dalle cose, o da una loro retta visione.

Perché noi siamo già nel mondo, tra le cose, e si tratta solo di crescere con loro, accogliendole per quello che sono –in una retta visione, in un giusto ascolto- ma soprattutto con la fondamentale virtù dell’Attenzione.

3. L’ATTENZIONE E I SUOI NEMICI

uesta dell’attenzione è una qualità dell’approccio fenomenologico che sta alla base di molte altre. Si contrappone alla distrazione, al divertissment, e a quello che Agostino definiva curiositas, figlia della cura, dunque del tendere ansioso alle cose, dell’appetere. L’attenzione è poi anche rispetto della dimensione temporale più vicina a noi, quella del presente: dell’essere presso l’ente che siamo e si sviluppa nel tempo con tutto il suo tesoro di affetti, emozioni ed esperienze.

Aprire gli occhi sulle cose e sulla realtà è tutt’uno con l’abitare, per così dire, la soglia dell’attenzione, che è altro dalla tensione, dal conatus o dal tendere, e si imparenta piuttosto alla quiete di uno spirito in riposo (vedi Agostino).

4. L’AFFICERE COME STARE TRA LE COSE

etica del sentire pone l’accento sull’afficere del sentire stesso, come un essere affetti dalle cose e insieme un reagire affettivo sulle cose. E’ un essere toccati e insieme toccare, attivo e passivo, su cui si fonda quel libero e mutuo scambio tra noi e il mondo che passa al di sotto o al di sopra della mera intelligenza, del conoscere o sapere, perché ha a che fare con le regioni dell’affettività, appunto, e del cuore.

5. CONTRO IL RAZIONALISMO E L’EMPIRISMO

Roberta De Monticelli
Roberta De Monticelli
(foto © ItaliaLibri)
a conoscenza del mondo non è un sapere di qualcosa che è oltre il mondo stesso, noumenicamente, né è l’imposizione al mondo di parametri che nulla hanno a che fare con la vera sostanza delle cose (come nel razionalismo), né un mero rimanere nel fluido caos di percezioni e sensazioni atomizzate (come nell’empirismo).

Alla base della conoscenza c’è un aver a che fare con il mondo sensitivo (più che sensoriale) preliminare, che riguarda il colore e il tenore stesso dell’esperienza affettiva con cui lo viviamo.

6. OLTRE L’APPARENZA ATTRAVERSO L’APPARENZA

a fenomenologia va verso le cose, ma non si accontenta della loro apparenza. Eppure l’apparenza è per il fenomenologo tutto o quasi tutto (qui è il quasi che importa), ossia il contrario di una platonica copia di una realtà archetipica o ideale altra, o di un velo di Maia che nasconda l’assoluto. L’apparenza non è altro che il modo in cui si manifesta la realtà delle cose, ma non è certo una falsa maschera di cui sospettare, un inganno o una menzogna da abbattere per raggiungere il nocciolo vero della verità. Le apparenze sono il modo attraverso cui la verità delle cose si manifesta: il fenomenologo va oltre le apparenze attraverso le apparenze. Le filosofie del sospetto hanno per troppo tempo suggerito una visione della realtà come qualcosa da demistificare, laddove il fenomenologo dice che ciò che appare, proprio perché appare alla luce e si manifesta, è l’apparenza reale di qualcosa di reale, che va rispettato come apparenza e come realtà.

Il modo di essere delle cose è il loro manifestarsi a noi, il loro apparire: è questo che va depurato dallo sguardo aperto del fenomenologo, il quale parte sempre dalle apparenze per procedere oltre e tendere alla loro origine. L’apparenza è già realtà.

Qui c’è da aggiungere che lo sguardo ad occhi aperti sulla realtà che si manifesta a noi va sostenuto da una virtù ontologicamente insostituibile (ancora prima che eticamente), cioè quella del rispetto, un riguardare che presta e ripresta attenzione alle cose.

7. LA PERSONA E LA SUA ULTERIORITA’

a il sentire ci rapporta, oltre che a noi stessi e alle cose, a quei particolari enti che sono gli individui, le persone, gli altri. E’ qui che il discorso sul rapporto tra apparenza e sostanza, va rivisto. Gli altri appaiono a noi, si manifestano alla nostra sensibilità, col loro volto, le loro emozioni, i loro affetti, stati d’animo, sentimenti e passioni. Questo è fondamentalmente il loro modo di apparire a loro, questo è per così dire il loro corpo visibile. Ma non si può certo dire che quest’apparenza sia solo maschera, altrimenti la stessa espressione dell’emozione, il volto, il linguaggio del corpo sarebbero maschere di qualcosa di rimosso, celato, sepolto. Anche questa considerazione dell’apparenza fisica ed emotiva degli altri come persona-maschera favorisce la scuola del sospetto e non un proficuo rapporto con la realtà del mio simile. Le persone sono – e sono anche – il loro modo di apparire a loro. Ma ciò che soprattutto importa è che la persona non solo è ciò che sembra, quello che appare, il suo modo di manifestarsi: è sempre Altro. Il principio della Trascendenza, così coniato da Roberta De Monticelli, sottolinea proprio l’ulteriorità della persona rispetto a se stessa e al suo apparire a noi. Questo è solo una parte di quel tutto che è l’individuo, universo troppo complesso per essere racchiuso nelle modalità del suo circostanziato apparire a noi- fenomenico e sensitivo-affettivo. La persona è sempre altro da ciò che sembra, ma il suo sembrare rivela comunque se stessa, è il suo modo di manifestare una fetta di quell’intero che la persona è. Il rispetto è anche in questo caso rispetto dell’ulteriorità o del trascendente dell’altro. Il principio di Trascendenza si aggiunge a quello di Evidenza, che definisce la necessità di rispettare quanto appare ed essergli anche Fedele (regola della fedeltà). Fenomenologicamente il lasciar essere quell’ente che è la persona si traduce nel principio etico del rispetto per quello che lei è, anche attraverso quello che lei Appare.

8 PERSONOLOGIA, NON PERSONALISMO

n'etica del sentire è soprattutto un etica del giusto rapporto alla Persona. Una personologia che la De Monticelli tiene a differenziare dal personalismo delle scuole cattoliche più o meno francesi di primo novecento. Il discorso qui è prima di tutto etico-fenomenologico, mentre l’approccio religioso o sacrale interviene se mai solo in un secondo momento.

9. SENTIRE E TENDERE. CONSENTIRE ALLA REALTA’

l sentire, che sta alla base della conoscenza degli altri ma anche di quella di noi stessi (e delle cose) e che riguarda l’intera sfera dell’affettività, della emotività e dei sentimenti di una persona, è ben lontano da un Tendere (dunque da tutto quello che si riferisce a concetti come pulsione, appetitio, o volontà). Nel sentire non c’è il telos del dominio della realtà o del suo controllo, ma solo della sua accoglienza, del retto sguardo e del retto suo ascolto. Il sentire è un consentire e nel rapporto con gli altri tocca quello che genericamente viene definita Empatia, un sentire-con, un condividere la sostanza emotiva-affettiva dell’altro oltre che rispettare la sua trascendenza e la sua ulteriorità.

10. L’INDIVIDUO COME INTERO. TOTALITA’ ULTERIORE

uesto rapportarsi alle persone attraverso il sentire o consentire, il rispetto, l’ascolto e l’attenzione, guarda agli individui come degli interi, pur non potendo vedere che una parte. Della persona si rispetta e si ama non solo ciò che si vede- la parte, l’aspetto contingente o parziale- ma lo stesso assoluto unitario, globale e omogeneo che non si vede: l’enigma della sua totalità, la parte dell’iceberg sommerso che è la maggiore. In questo rispetto verso la totalità e la trascendenza dell’altro si configura anche un universo di valori – di assiologie – insieme accettate nella loro differenza e Condivise. Accettate nella loro differenza perché l’ordine del cuore è matrice di una totalità di senso che ogni persona porta con sé, anche quella che appare vile o delinquenziale, una totalità sempre individuata, radicata, unica e diversa: non è gemello uguale al suo gemello. Condivise, perché nel momento stesso i cui io accetto l’ulteriorità dell’altro, come lui accetta la mia, mi inserisco in un ordine di valori che già fanno di questa conoscenza o di questo rapporto qualcosa di proficuo, di fecondo, di assiologicamente produttivo.

11.VEDERE L’ALTRO COME PARTE O COME UNIVERSALE SERIALE

iceversa il male consiste proprio nel vedere l’altro soltanto come parte e giudicarlo da quella- indipendentemente dalla totalita’ ulteriore- oppure nell’inserire queste parti stesse, una volta staccate dal contesto, in un ordine seriale, universale, piattamente uniforme, per cui io non guardo più all’individuo come inconfondibilmente legato a una sua propria trascendenza, ma come a una cosa fra le cose, universale in re, confondibilissimo con gli altri della sua serie e interscambiabile. Il male è banale perché è una incapacità di sentire, e di sentire soprattutto l’altro.

Anche una passione separata dal Sentire si dà, e può dar luogo al demoniaco.

12. LA CRESCITA DELLA PERSONA ATTRAVERSO GLI ORIZZONTI DEL SENTIRE

a questo – l’odio o il male – accade quando la propria sensibilità rientra in sé e si atrofizza. Mentre l’amore è matrice strutturante di valori, nel senso che favorisce la crescita del sentire e dunque anche quella personale, l’odio tagliando fuori l’altro e dividendolo in parti o universalizzandolo, è la conseguenza di un meno di capacità di sentire (così come il male agostinianamente è una deficienza di essere).

Tutto questo perché secondo la De Monticelli la crescita, la formazione e la maturazione di un uomo sono proporzionali alla crescita dei suoi orizzonti percettivi, sensitivi e dunque anche assiologici e affettivi (che è lo stesso perché bene e valore sono tutt’uno). In altre parole noi cresciamo quando l’orizzonte del nostre sentire si amplia, si dilata e si moltiplica. Come nell’amore, laddove io ad esempio vedo di più, ascolto di più, sento di più- sempre però in direzione delle cose a cui rimanere fedele e della trascendenza delle persone da rispettare.

13. L’UOMO COME INIZIO. CAUSE E MOTIVAZIONI

uomo è agostinianamente colui che ha il potere di iniziare, dunque di creare. Ma egli crea sempre sulla base delle motivazioni e non è libero da esse. Le motivazioni sono diverse dalle cause: l’uomo non può essere valutato in base a cause, altrimenti la questione del libero arbitrio si risolverebbe nella solita trappola deterministica; ma l’uomo non è neanche libero da se stesso e dalle motivazioni che fanno tutt’uno con il suo quadro affettivo-emozionale. L’uomo non è libero come un angelo, ma è libero di dare inizio, cioè di decidere trasformando le motivazioni in scelte, dunque di creare.

14. PICCHI: RISVEGLI E DEPRESSIONI

a vita è fatta di amore e odio, ma soprattutto di picchi ascendenti o discendenti che vanno dai grandi risvegli – dove ad esempio l’amore attiva tutte le forze strutturanti e generative che la gioia dà – alle grandi depressioni, che sono come detto legate a un crollo del sentire. I picchi segnano un po’ la mappa della nostra vita, e la trascinano fra senso e non senso, felicità o dolore.

15. EUDAIMONIA E SENTIRE

ra la capacità di sentire (le cose, gli altri) e quella di essere felici c’è una biunivoca relazione, nel senso che da una parte l’ampliamento degli orizzonti del sentire intensifica quella di essere felici e dall’altra l’eudaimonia, il buon demone che alberga in fondo in tutti noi è matrice e attivatore di capacità di sentire e nell’ordine del cuore moltiplica gli orizzonti del sentire.


NOTA SULL'AUTORE
R.Caracci
Roberto Caracci e Roberta De Monticelli
(foto © ItaliaLibri)
Roberto Caracci, laureato in Filosofia e in Lettere moderne, abita, lavora e scrive a Milano, dove insegna Materie letterarie in un liceo scientifico.Ha pubblicato un volume di racconti, L'ingorgo, 1984, e testi narrativi su varie riviste. Oltre che di narrativa, si occupa di poesia, in qualità di saggista e critico. È redattore della rivista di poesia «Il monte analogo». Si occupa inoltre di filosofia e psicanalisi. Ha tenuto conferenze a Milano sulla Narratologia del sogno, una lettura narratologica del mondo onirico, fra letteratura e psicanalisi. Dal 1990 dirige un cenacolo letterario, il Salotto Caracci, che ospita poeti, narratori, filosofi , psicanalisti e raccoglie una discreta comunità di simpatizzanti.

Milano, 8 febbraio 2005
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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 23 mag 2005

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