VIAGGIO NEL MONDO DI THOMAS MANN- LA MORTE E' ANTAGONISTA DELLA VITA

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE







Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!



Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org

Viaggio nel mondo di Thomas Mann

Nei suoi scritti, la crisi del romanzo moderno
Di Annamaria Fabiano

La morte è antagonista della vita, così come lo spirito contrasta la natura e l’arte, l’impegno pratico-borghese-costruttivo.Per comprendere, o tentare di comprendere, la complessa vicenda di Thomas Mann, è necessario tenere presenti le antinomie da cui egli deriva e attraverso cui egli si forma, nel tentativo di cercare il loro punto d’incontro e quindi la loro filosofica umana giustificazione.

Thomas Mann con la famiglia sulla spiaggia di Nidden (1930)
l problema della morte è parte integrante del tessuto narrativo di Thomas Mann: la seduzione, il sottile fascino che emana da tutto ciò che è ombra, da tutto quello che, in un modo o nell’altro, richiama, con profonda forza rievocatrice, il regno delle ombre, là dove tutto è inconsistenza e tutto appare voluttuosamente lecito. La morte non è solo dissolvimento organico, essa è simbolicamente spiritualità decadente, estranea al ritmo vitale dell’azione, della lotta impegnata, degli ideali concreti. La morte è, può essere, antagonista della vita, così come lo spirito contrasta la natura e l’arte, l’impegno pratico-borghese-costruttivo.

Sono questi i binomi fondamentali che stanno alla radice della vicenda culturale di Mann e che si possono riassumere con le parole di Cremonte «da un lato la nostalgia per una borghesia che è per lui sinonimo di vita semplice, chiara, dignitosa; dall’altro il fascino decadente per tutto ciò che è disordinata e morbosa avventura spirituale. Il dissidio può assumere atteggiamenti diversi, ma resta sostanzialmente identico» (Lelio Cremonte, I motivi artistici. L’Ambiguità manniana)

Per Cremonte l’ambiguità manniana consiste nella mancanza di soluzione ai problemi che egli pone: se questo è vero, altrettanto vero è che Mann trasfonde nei suoi scritti, volgendola al positivo, la crisi del romanzo moderno, traducendo in simboli tutta la complessità del reale. Se i personaggi sono poveri, carenti di individualità precisa, ciò è proprio perché essi sono simboli di idee, e i rapporti che si creano tra l’uno e l’altro, fra tutti loro e la società, è proprio il mondo delle idee, complesso, vario e sempre meno precisabile.

Mann, come sostiene Checconi, è critico prima che narratore, il suo stesso far nascere contraddizioni da contraddizioni è la chiave per interpretare il suo tempo, è il suo tentativo di speculare l’umano, sospeso tra vita e morte.

Appare dunque spesso ambiguo. Ambiguo e contorto e a volte pesa sul tutto la sua robusta erudizione, fatta di musica e medicina, scienza e letteratura, così come pesa il suo sofferente essere tedesco. Non vediamo infatti, forse, in Mann la sofferenza del cittadino tedesco per gli orrori e i crimini di cui si è macchiato il suo popolo? Ritengo fra gli altri ci sia anche, e forse soprattutto, questo profondo contrasto: l’amore per il suo popolo, per la sua cultura che lo porta a difenderne ogni aspetto e ogni tipicità, cadendo molto spesso nell’ambiguo in senso negativo, nel sofistico vedere sempre il lato opposto di ogni teoria, in un moltiplicarsi cervellotico e snervante di particelle di pensiero; ed il rancore violento per i tedeschi che hanno distrutto la propria immagine nel mondo, capovolgendo il messaggio dei loro grandi uomini ed estorcendone gratuitamente la possibilità di creare falsi miti di presunta superiorità, come quello delle «bestie belle e bionde».

Ogni essere umano è determinato dal suo gruppo etnico di appartenenza, ma anche da un patrimonio genetico e l’esistenza di Thomas Mann è la sintesi di due nature opposte: quella paterna – un borghese protestante tedesco – e quella materna – una brasiliana dal temperamento fantastico e musicale – sintesi che generò un artista borghese, destinato a soffrirne le più intime contraddizioni.

Nella lettera che Tonio Kroger invia all’amica Lisaveta Ivanovna dal gelido Nord, si delinea nettamente il dualismo derivante dalla diversità etnica dei genitori di Mann stesso.

«Mio padre, sapete, era un temperamento nordico; riflessivo, scrupoloso, puritanescamente diritto e incline alla malinconia; mia madre, invece, l’indefinito sangue esotico, bella, sensuale, spontanea, a un tempo indolente e appassionata, spensieratamente impulsiva. Senza alcun dubbio era questa una mescolanza che racchiudeva in sé straordinarie possibilità e straordinari pericoli. Ed ecco che cosa ne risultò: un borghese sviatosi nell’arte, un bohemien pieno di nostalgie per la buona educazione, un artista con rimorsi di coscienza. Perché appunto la mia coscienza borghese è quella che in tutto ciò che è arte, genio ed eccezione mi fa scorgere alcunché di profondamente ambiguo, profondamente dubbio, profondamente sospetto, è essa che mi riempie di quell’amorosa debolezza per il semplice, per il candido, per il piacevolmente normale, insomma per l’antigenialità e la costumatezza». ( Thomas Mann, Tonio Kroger).

Per comprendere, o tentare di comprendere, la complessa vicenda di Thomas Mann, è necessario tenere presenti le antinomie da cui egli deriva e attraverso cui egli si forma, nel tentativo di cercare il loro punto d’incontro e quindi la loro filosofica umana giustificazione.

(1/4 continua––» 2/4)


Questo saggio si compone, oltre al presente, di altri tre articoli: L'ambiguità di Thomas Mann; Dai Buddenbrook a La morte a Venezia; La montagna incantata; Il romanzo pedagogico.

Milano, 29 giugno 2002
© Copyright 2000-2001-2002 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Thomas Mann

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori



I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!

«La fame di storia esprime nelle nostre società un bisogno analogo a quello per cui si ricorre sempre più; spesso alle pratiche psicanalitiche per la ricostruzione della nostra personalità individuale: un recupero delle nostre identità collettive perdute, della cui coscienza abbiamo bisogno per sopravvivere e per poter confrontarci con altre identità»

(Paolo Prodi, «laRepubblica», 27-09-2004)



AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

Novità in libreria...








AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
PAROLE NUOVE

Chi decide della dignità di un nano?
Ovvero, la libertà di liberarsi da alcune libertà fondamentali

Un sano pragmatismo fondato sulla alleanza tra scienza laica e filosofia permea Il lancio del nano, accanto a una tenace, puntigliosa, divertita curiosità per quelli che sono i veri e falsi dilemmi e i paradossi della morale moderna. Le forze oscurantiste ostacolano la risoluzione di tali dilemmi. Armando Massarenti inquadra la diatriba fra una cultura arroccata sul giustificazionismo a-storico, e una cultura aperta alla comprensione del nostro tempo, alla complessità dei suoi problemi, alle sfide della scienza e del sapere filosofico, e soprattutto ai mutamenti che le trasformazioni sociali impongono ai codici etico-morali. (di Roberto Caracci)
La strada percorsa in mezzo alle parole
Un cammino per incontrare altre persone, più che per ritrovare se stessi
Intervista con Paolo Di Paolo, giovane letterato, concentrato sulla lettura, sulla scrittura, sui personaggi, sugli scrittori, sugli esseri umani che incontra, sulle esperienze personali, autore di Nuovi cieli, nuovissime carte e di due libri-intervista con Dacia Maraini e Antonio Debenedetti.

Una realtà da scontare
Le anguste vicende della piccola borghesia nelle pagine di Maria Messina (1887-1944)
Dimenticata dalla storia letteraria del Novecento, tratta dall’oblio grazie all’attenzione di Leonardo Sciascia, Maria Messina apre le porte di un mondo mediocre, chiuso nel proprio egoismo e refrattario ad ogni mutamento, un mondo piccolo-borghese la cui unica preoccupazione è di salvare la faccia di fronte alla comunità. A questo universo ristretto e spesso meschino non è facile sfuggire, soprattutto per chi, come le donne che lei racconta, non riesce ad esercitare la propria libertà interiore. Le prigioni che descrive, che rinserrano tanto le vittime quanto i persecutori, sono i cerchi chiusi dentro i quali le protagoniste si vedono vivere. Nella rinuncia, nella resa, nell’accettazione di quello che è ritenuto ineluttabile non v’è debolezza o ignavia, ma il segno di una realtà da scontare. (di Anna Maria Bonfiglio)
E lo «spirito aristocratico»...?

Dal romanzo antistorico all'antistoria

Tre romanzi storici che si concentravano sulle contrapposizione tra vecchia e nuova classe dirigente, a confronto con un noir dei nostri giorni.
De Cataldo, De Roberto, Lampedusa, Pirandello...


ALTROVE

Il grafico della febbre
La malattia ci presenta l’evidenza oggettiva del nostro esistere. E attraverso la celebrazione del malessere, implicitamente ci appare anche la possibilità di una perduta, leggendaria condizione felice.
(Bufalino, Gadda, Svevo, Tobino, Volponi...)


A.Spinelli
Il Manifesto di Ventotene
Il documento che ha ispirato l'idea di Unione europea

Nel 1941, sull’isola di Ventotene, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, tre intellettuali confinati dal regime fascista, stendono una carta rivoluzionaria che parla di uguaglianza sociale e di Unione sovranazionale europea. Documento ancor oggi di straordinaria attualità, il Manifesto di Ventotene, viene considerato una delle fonti di ispirazione per l’Unione (a cura di Diego Farina).

Fra cronaca e letteratura
C.Marchelli
Uno spazio dove la realtà trova lo spazio per accomodarsi
Chiara Marchelli, autrice del romanzo Angeli e cani, si racconta e ci racconta il proprio rapporto con la cronaca che si trasforma in letteratura, con la scrittura, che diventa urgenza, necessità, lavoro, disciplina, la difficoltà di diventare adulti, la possibilità di operare scelte libere, non vincolate da necessità, paura, convenzioni. (a cura di Marina Giardina)


Tra viaggio e poesia
D.Rondoni

Davide Rondoni è il poeta italiano contemporaneo più di ogni altro dentro la contemporaneità. Le sue opere rivelano un poeta originale nel panorama odierno, che cita Vasco Rossi e Don Giussani liberamente, come sentori che penetrano una realtà da diversi, inaspettati punti di vista. (di Alessandro Moscè)






http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 14 dic 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy