Guido Morselli, sconosciuto al pubblico sino alla morte, pubblicato postumo

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Guido Morselli
La tardiva pubblicazione ha impedito che la sua opera condizionasse il suo tempo
Di Sara D'Arienzo

Guido Morselli

edizione dell'opera omnia di un autore rappresenta in qualche modo l'attestato di raggiunta 'classicità', è il riconoscimento di una legittimità letteraria e storica, sancisce la necessità e insostituibilità di quel percorso artistico e soltanto di quello. Si ricostruisce un iter quindi, enfatizzando delle tappe, condensando dei risultati, individuando delle linee di percorrenza, nella seducente infatuazione della linea obbligatoria, della direttrice. Discorso che diventa ancora più affascinante, proprio perché all'apparenza paradossale, per un autore come Morselli che sembra legarsi non tanto alla storia quanto al salto della storia, alla messa in parentesi, al volo lungo il tempo. Sconosciuto al pubblico sino alla morte, pubblicato postumo e al di fuori di un progetto cronologico, presentato sempre come fuoriclasse, cultore di monadiche e numerose e bizzarre esperienze letterarie non è certo scrittore che ha potuto incidere sul proprio tempo né presentare al pubblico l'essenza di una propria peculiare temporalità.

Ecco allora l'edizione che viene non a correggere ma a 'risarcire' quasi il danno, presentando un percorso di maturazione, seguendo i passaggi, accompagnando passo passo l'autore nella crescita, svelando finalmente la storia, la storia compositiva delle singole prove letterarie (da Uomini e amori a Incontro col comunista a Il comunista; da Un dramma borghese all'inedito Brave borghesi), e quella esistenziale di un pensatore-scrittore che della assenza, del sentimento di estraneità e lontananza - dal tempo, dal dibattito culturale, dalle grandi querelle del dopoguerra, dalla repubblica italiana delle lettere, dalla vita stessa - ha fatto il suo crisma.

C'è un'immagine infatti, che è poi anche un oggetto sintattico e interpuntivo topico nella scrittura morselliana, che in qualche modo rappresenta tutto Morselli: la parentesi. Parentesi come interspazio, come piega altamente significativa della realtà, come 'zona' pregnante, come luogo alternativo, ma non per questo peregrino, alla storia ufficiale. È da questa postazione privilegiata e esclusiva che lo scrittore deve osservare puntando il proprio riflettore sugli avvenimenti, estrapolandone brandelli e modelli dell'esistenza tutta, commentando e intrecciando fatti e parole, avvenimenti e commenti, ricostruendo la frattura antica tra res cogitans e res extensa. Una sorta di 'terza dimensione' da cui è possibile scorgere il grande respiro dell'esistenza senza mischiarsi ad essa, nell'illusione perenne dell'esclusione.

Leggendo le opere nell'ordine cronologico di composizione, e approfondendo grazie al supporto dei documenti autografi le tappe della scrittura, dall'avantesto, dalla prima idea catturata dall'appunto sino al testo che si affina stesura dopo stesura, correzione dopo correzione, è possibile riconoscere in Morselli non l'outsider colto e stravagante spesso dipinto da una critica sensazionalista quanto un vero 'artigiano' della scrittura che sapeva costruire e poi limare, riservando attenzione tanto all'infinitamente grande - la struttura portante - quanto all'infinitamente piccolo - la variante lessicale. Mestiere e genio, ma soprattutto grandissima capacità di leggere nelle cose, intelligenza, (proprio nel senso etimologico), lungimiranza, quello stile misurato che diventa etica stilistica senza rinunciare all'affondo nella contemporaneità.

Si è detto infatti all'inizio che Morselli ha eluso, forse suo malgrado, la storia; la mancanza di un contatto, costantemente ricercato però, con pubblico e critica ha impedito un salutare scambio: la storia letteraria ha per sempre perso la possibilità di confrontarsi con uno dei suoi esponenti più significativi, di rimodellarsi, Morselli non ha potuto mano a mano 'mettere al mondo' i numerosi libri che andava scrivendo, rompere cioè il cordone ombelicale con la sua produzione, liberarla e liberarsene. Tuttavia questo non significa che ci troviamo di fronte a una scrittura senza tempo: la parentesi, ecco che ritorna, non è una interruzione delle regole, ma è al contrario un potenziamento smisurato del loro campo d'azione, una radicalizzazione. Ogni romanzo morselliano risente in questo senso del segno dei tempi, e contenutisticamente e stilisticamente; caso mai lo scrittore si spinge oltre, a cercare motivazioni intrinseche, non di moda, ai cambiamenti del costume e della parola, a legittimare narrativamente, all'interno dell'universo della scrittura, motivazioni altre e esterne. A ben guardare ogni stimolo creativo è una risposta a un fatto avvenuto altrove. Un altrove al romanzo che diviene romanzo dell'altrove.

Prendendo in mano l'edizione e leggendo cronologia, introduzione, romanzi e note ai testi (concepite come una guida alla lettura attraverso la ricostruzione compositiva) un senso di soddisfazione si mischia all'amarezza: sebbene la storia non sempre sappia riconoscere e accogliere i propri migliori lettori, la testimonianza è di quelle cose che restano.

Guido Morselli, Romanzi I, "LA NAVE ARGO", Adelphi, Milano, 2002 a cura di Elena Borsa e Sara D'Arienzo, introduzione e cronologia di Valentina Fortichiari e con la partecipazione di Paolo Fazio.


Sara D'Arienzo è nata a Monopoli (Bari) il 14 12 1971 e risiede a Pavia. Laureata a Pavia nel 1995 in "Storia della lingua italiana" con una tesi sull'Epistolario di Baldassar Castiglione. Ha collaborato tra il 1196 e il 1998 con il Centro di Ricerca sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia occupandosi dellla schedatura e organizzazione del fondo Morselli Ha concluso nel marzo 2000 il Dottorato in Italianistica a Venezia con una tesi sulla "Dissipatio H. G." di Guido Morselli Ha collaborato per tutto l'anno 2000 all'edizione nazionale delle opere del Manzoni (Scritti linguistici). Attualmente ha un contratto di collaborazione con il Centro di Ricerca sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia e cura il Carteggio Saluzzo -Manzoni per l'Edizione Nazionale delle opere di Manzoni. Altri autori di cui si è occupata: Laura Pariani, Elsa Morante

18 aprile 2001
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«Io per esempio ho un amico scrittore, che una volta andò in aereo sino a Pechino, nel Catai, come dicevano gli antichi. Eppure, siccome è uno scrittore serio, tornando non si è mica messo a parlare dei cinesi! Al contrario, ha continuato a parlare dei cecinesi, e fa bene, perché quelli li conosce davvero.»

(Luciano Bianciardi, La vita agra)



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