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LINEA LOMBARDA, UN'ETICHETTA CHE DI "SCUOLA" HA POCO, CHE RAPPRESENTA UN MONDO IN RE, NELLE COSE, NELLA REALTA' CONCRETA, NELLA SITUAZIONE...

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Dossier

Tre note sulla Linea Lombarda, analizzata da Tiziano Rossi a Il giardino d'inverno, ciclo d'incontri organizzato a Milano dall'Associazione ItaliaLibri «Org.», il 26 novembre 2004
(di Roberto Caracci)


Tiziano Rossi

Tiziano Rossi

Tiziano Rossi

Tiziano Rossi
(foto © ItaliaLibri)
Tiziano Rossi è nato nel 1935 a Milano, dove risiede e dove si è laureato in Letteratura italiana presso l’Università Statale. Ha lavorato nell’editoria (F. Vallardi, Feltrinelli, Garzanti) e vi lavora tuttora (Elemond-Einaudi Scuola). Ha collaborato a «L’Unità» (pubblicandovi soprattutto dal 1964 al 1971, articoli di argomento linguistico), a «Rinascita» e a varie riviste letterarie. L’esperienza del reale, sorretta da una forte esigenza etica, caratterizza la sua poesia, vicina alla cosiddetta “linea lombarda”. Ha curato un’antologia di opere del Foscolo (Club del Libro, 1965) e con E. Krumm, l’antologia Poesia italiana del Novecento (Skira). La sua opera poetica è pubblicata da Garzanti: Gente di corsa, Miele e no, Il movimento dell'adagio, Pare che il paradiso, riunite nella raccolta Tutte le poesie (2003). In ambito filologico ha pubblicato Il Codice parigino latino 788.1. Iliade di Omero tradotta in latino da Leonzio Pilato con le postille di Francesco Petrarca, (Malavasi 2003).
1. UNA POESIA IN RE

ll’interno nel vasto panorama della poesia italiana del Novecento, l’esperienza della cosiddetta Linea Lombarda va considerata a sé e insieme in relazione alle esperienze che l’hanno preceduta e accompagnata.

Oggi Linea Lombarda resta un'etichetta, come ha sottolineato Luciano Erba in una recente intervista, e come tutte le etichette può apparire semplicistica, angusta, oltre che datata. Come è noto, fu Luciano Anceschi, nella sua antologia intitolata Linea lombarda del 1952 a battezzare con questa dicitura una sorta di famiglia di poeti- che di scuola comunque aveva poco.- accomunati da taluni tratti tipici di un'indole, un temperamento, un modo di vedere e rappresentare il mondo, tipicamente ‘lombardi’. Lo stesso Luciano Erba, uno dei poeti che Anceschi aveva inserto nella Linea Lombarda, insieme a Sereni, Risi, Orelli eccetera, racconta come questa poesia rappresentasse il mondo in re, – nelle cose, nella realtà concreta, nella situazione – e non ante rem, come quella che proiettava sulle cose idee e sentimenti, o post-rem, come la poesia neorealistica. Eppure anche questa, ribadisce Erba nell’intervista, è solo una etichetta, nella quale lui stesso non si riconosce pienamente: anche se argutamente aggiunge che dietro tutte le semplificazioni e le stesse banalità si nasconde un grammo di verità.

2. UNA FAMIGLIA A SE’ NELLA POESIA DEL NOVECENTO, MA NON UNA SCUOLA

atta questa premessa, e sottolineato che i poeti della cosiddetta Linea Lombarda non sono in fondo assolutamente in linea, non formano alcuna scuola fin dagli anni sessanta, e godono di una splendida solitudine creativa pur essendo lombardi come i loro affini, si può aggiungere alle parole di Erba che da allora – ossia dall’epoca dell’antologia di Anceschi – molte cose sono cambiate, e soprattutto ad una prima ondata di poeti lombardi se ne è aggiunta una seconda, che conta oggi molti artisti per fortuna ancora vivi (piangiamo ancora adesso la recente morte di Raboni). La famiglia si è quindi molto allargata negli ultimi vent’anni e conta nomi come Giudici, Neri, Cucchi, Maiorino, Pusterla, e lo stesso Tiziano Rossi, la cui opera completa è stata recentemente pubblicata dalla Garzanti (2003).

Inoltre, da un punto di vista critico-storiografico, possiamo aggiungere che la Linea Lombarda è nata in un contesto storico in cui essa ha dovuto prendere le distanze, sia per la sensibilità dei singoli poeti che per l’ambiente e l’epoca in cui si è sviluppata, da correnti poetiche molto influenti in Italia. Innanzitutto l’ermetismo e il post-ermetismo, anche se taluni di loro, a partire da Sereni, possono da certi critici essere considerati nipoti dell’ultimo ermetismo o di un certo Montale; poi il neorealismo, che c’entra poco con la Linea Lombarda, malgrado il realismo indiscutibile di molta di questa poesia. In terzo luogo, la Linea Lombarda, pur avendola sfiorata con poeti come Porta, Pagliarani ecc., sembra prendere sempre più, già dagli anni sessanta, le distanze, dall’esperienza della Neoavanguardia – quella dei Novissimi e del Gruppo 63, nel senso che lo sperimentalismo in questi poeti o viene abbandonato o influenza soltanto l’aspetto sintattico e metrico delle liriche (il terremoto fra significante e significato teorizzato, praticato dai Novissimi non scuote più di tanto oramai la sobrietà di questo stile lombardo poco tellurico). E’ ovvio che se siamo lontani dalle neoavanguardie anni sessanta, lo siamo a maggior ragione dalle Avanguardie futuristiche, o surrealistiche o dadaistiche, per ovvie ragioni. Resta una corrente del primo novecento come il crepuscolarismo, di cui qualcuno ha visto ramificate influenze nella poesia lombarda. Anche se bisogna ricordare che i due maggiori poeti crepuscolari italiani sono l’uno di Roma (Corazzini) e l’altro di Torino (Gozzano), e che quel velo di crepuscolarismo che tuttora permea certa poesia lombarda non giunge mai a quella sorta di autocompiacimento da ‘povero poeta sentimentale’ o certi aspetti di depresso narcisismo dell’io riflesso pur ironicamente nello specchio della propria malattia, tipici del crepuscolarismo storico.

3. IL VOLO BASSO DELLA POESIA LOMBARDA

fiorate in qualche modo le differenze che distinguono la Linea Lombarda da altre correnti del Novecento, possiamo ora considerare talune caratteristiche proprie a questa sorta di grande famiglia allargata.

1. Inanzitutto l’Antilirismo: ossia una posizione nei confronti della realtà rappresentata che non vede l’oggetto porsi in posizione di voce proiettiva, dal punto di vista emotivo, ideale, o sentimentale, sulla realtà.

2. Poi l‘aderenza alle Cose (o poesia in re): ossia si tratta di una poesia che rifiuta di allontanarsi dalla realtà di tutti i giorni, del quotidiano, e si sofferma talvolta con una sguardo da entomologo o minimalistico su aspetti anche marginali del reale (vedi Erba) o su realtà metropolitane assolutamente anti-liriche o elegiache.

3. Un atteggiamento per così dire antiidealistico e di Disincanto nei confronti dell’epoca, dell’ambiente, del contesto storico e della stesa vita quotidiana. Si tratta insomma di poeti che non si fanno illusioni, che non coltivano ideali d’alta quota, che trattano il mondo dei valori con una cauta e pudibonda discrezione (vedi Rossi) e che non si lasciano appunto ‘incantare’ più dal mondo.

4. La quotidianità, spesso metropolitana, sia delle situazioni che del linguaggio, del lessico, del parlato, esso stesso sommesso, piano, sobrio, a volo basso- come direbbe Rossi.

5. Il linguaggio franto a talvolta prosastico, con la presenza assidua dell’altro che ascolta- lettore o alter ego- e viene interpellato in un fitto dialogo (come in Giudici) o viene comunque presupposto.

E’ ovvio che questi sono tratti generici, che si distribuiscono in forma diversa e diversamente assemblata nei vari artisti.

Pur essendo uno il clima o la temperie, la poesia lombarda conta fisionomie artistiche estremamente diverse e tuttora feconde di sviluppo.

Tiziano Rossi resta ad esempio un modello di poeta che pur vicino, secondo la storiografia critica, alla Linea Lombarda, con la lucida forza insieme sommessa e icastica dei propri versi, sfugge per primo a questa e ad altre etichette.


NOTA SULL'AUTORE
Roberto Caracci
Roberto Caracci e Tiziano Rossi
(foto © ItaliaLibri)
Roberto Caracci, laureato in Filosofia e in Lettere moderne, abita, lavora e scrive a Milano, dove insegna Materie letterarie in un liceo scientifico.Ha pubblicato un volume di racconti, L'ingorgo, 1984, e testi narrativi su varie riviste. Oltre che di narrativa, si occupa di poesia, in qualità di saggista e critico. È redattore della rivista di poesia «Il monte analogo». Si occupa inoltre di filosofia e psicanalisi. Ha tenuto conferenze a Milano sulla Narratologia del sogno, una lettura narratologica del mondo onirico, fra letteratura e psicanalisi. Dal 1990 dirige un cenacolo letterario, il Salotto Caracci, che ospita poeti, narratori, filosofi , psicanalisti e raccoglie una discreta comunità di simpatizzanti.

Milano, 27 novembre 2004
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