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Davide Rondoni è continuamente in viaggio, e il senso dellandare si fonde con il timbro di gran parte delle poesie scritte proprio in viaggio o nel ricordo e nellimmaginazione del viaggio. Da questo punto di vista, in chiave personale e probabilmente inconsapevole, Rondoni segue unesperienza che ha permeato la migliore cultura occidentale da sempre, proprio tra viaggio e poesia (si pensi a Omero, a Pindaro, a Ulisse, a Shelley, a Byron). La necessità dinterrogarsi nellanima di gente che si dibatte soffocata e minacciata da un lento dipanarsi del giorno, nellaffaccendarsi dei riti lavorativi, nelle pause di un osservatorio vasto, spinge Rondoni a leggere luomo contemporaneo nei tram, nei bar, negli autogrill, dove si passa e non ci si ferma, dove laria che si respira è la fluttuazione del mondo, dove le esplorazioni non sono in un altrove incantato, in un rifugio visionario o in una sorveglianza mentale. No, Rondoni è tutto dentro la febbre del giorno perfino anonimo, in dialoghi ininterrotti di un uomo con altri uomini, come ha scritto Paolo Lagazzi: è luomo del supermarket, del condominio e della metropolitana. «Pioggia anche la mattina / giù dai vetri larghi al supermarket, / acqua sentita per un istante, / una stretta nel cuore alluscita / dalle porte a cellula di luce / e giù la testa, di corsa / fino allentrata confusa nellauto / tra lodore dei vestiti bagnati / e la carezza gelida del cellophàn». Il poeta è continuamente alla ricerca di un momento azzeccato che colga il mondo e non i sogni, come egli stesso dice, proprio a significarci che il suo essere nel bar del tempo è essere nelle sere e nelle notti, nelle albe e nei primi mattini, lì seduto o in piedi, in uneco tutta visibile, a portata di mano. Il tuffarsi nella vita per percepire una verità che possa essere di tutti, tramuta la luce reale delle percezioni di Rondoni in quella felicità che un poeta cattolico sa essere custodita in fatti e identità nei quali credere, punti fermi, inamovibili. Lirismo e realismo convivono, scrive Giuseppe Conte nella bandella de Il bar del tempo, e la fede di questo poeta raramente metafisico, è la testimonianza di un eterno raggiunto nel volto e negli oggetti delle piazze che sempre ritornano familiari, dei viali, delle stazioni, di questo grande bar che non chiude mai, emblema di un tempo e di un destino sovrastanti nella piccolezza del nido di provincia, Forlì, o in qualsiasi altra città dove non manca mai il bar che si radica come un presagio per chiunque ci entri («Ogni tanto ricompari / seduto al tuo bar / davanti alla stazione. / Come allora non hai / grandi cose da dirmi, / ancora e solo quel saluto»). Ha ragione Daniele Piccini nel sostenere che in questa poesia emerge a più riprese, come un vero e proprio cardine, lamore per il mondo, la bruciante ferita del doverlo attraversare, guardare, custodire. Mistero e piena confidenza con la grana minima dellesistenza, movimento cosmico e umile vivere di uomini comuni, lunità di terreno e divino, sono le componenti di un gesto interno come pienezza dellesistere, dellesperienza. Davide Rondoni scrive in una tensione profonda e che affiora in superficie, che coglie lemozione colloquiale del discorso poetico, con la parola indicativa di una vera presa diretta. La parola è lelemento più caratterizzante lapproccio testuale alle poesie, quando viene estrapolata dal linguaggio dialogico, proprio per esprimere la cognizione comune di un incontro qualsiasi («Guarda le nubi sul mondo / e su questa piazza che dilata / dove tutto in fretta si disperde / Restano i baristi sulla soglia / davanti ai tavolini vuoti / e alle sedie disordinate / a veder che battono i lembi alle tovaglie / e a scambiarsi, tranquilli, due cazzate»). Anche Vasco Rossi o Tina Turner, amati dalle nostre generazioni, sono nellorecchio della gente, quella musica in sottofondo che assume unevidenza sonora per chi si incontra, per chi rimane nel ricordo di una canzone pop che identifica, per una volta, un luogo, una notte. Davide Rondoni non si lascia mai catturare da intellettualizzazioni facili, ma congegna una forma rapida per calarsi nel mondo, e lo sguardo limpido sulla realtà costruisce un senso che tiene insieme autobiografia e mutamenti perfino epocali. Una conversazione attiva si mantiene inalterata per tutta la lettura del libro più rappresentativo, Il bar del tempo, che è la continuazione e in parte la rivisitazione dei precedenti, da La frontiera delle ginestre (Forlì, Forum/Quinta Generazione, 1985) fino a Nel tempo delle cose cieche (Forlì, Nuova Compagnia Editrice, 1993). Rondoni è stato anche il libero interprete dei Salmi riproposti attraverso la versione poetica Poesia delluomo e di Dio (Genova, Marietti, 1998), unopera nella quale il linguaggio lirico moderno si addentra nella forza di altissimi testi di invocazione e lode al Signore. Limmedesimazione con i Salmi, come lo stesso poeta ha scritto in un abbozzo di studio e di giustificazione sul suo lavoro, inizia non nella mente o nel cuore. Inizia, per un poeta cattolico, con la voce. Un cuore, quindi, che di rimando non teme di seguire, di obbedire al passo, al gesto di un altro uomo. Come succede con i suoi versi più intensi, anche nella versione dei Salmi Rondoni da del tu al mondo e a Dio, un modo forte per rompere lestraneità tra gli uomini. I Salmi non fanno paura, ma anzi sono la lotta con le parole e la preghiera alla trascuratezza della grande tradizione religiosa. Un testo biblico è anche una delle più grandi raccolte poetiche dellumanità, e Rondoni ci restituisce questa eredità con estrema dimestichezza, senza pensare che siamo di fronte a qualcosa di intoccabile. Sia che parli di Dio, sia che parli di un autogrill, come intuisce Luca Doninelli, Rondoni ci fa capire che tutto è poesia, che quel qualcosa in più è lessenza viva della poesia. Ritornando ai testi di questo infinito bar del tempo, lio meditante che leggiamo è nella quotidianità di attimi concatenati, in esterni che si stagliano come tante tavolozze, dove scivola velocemente lo stimolo di sopravvivenza del mondo, in ogni direzione si vada. Si può anche morire al banco del bar - - Si può lasciare andar tutto (mi fai tremare il cuore, Si può essere cortesi Questo poeta del viaggio non esce mai dai suoi schemi, non ricerca uno sprazzo di fuga, né tanto meno di veggenza. Non cerca neanche lignoto, ma una dimensione accessibile alluomo reporter, fotografo della vicenda umana, relativa e assoluta allo stesso tempo. Perché Dio è anche sui gradini di una piazza, nella tangenziale alluscita di unautostrada, dove un angelo può aspettare di vederLo. Nel giugno del 2003 è uscita la raccolta Avrebbe amato chiunque (Parma, Guanda), dove con spietata e dolce limpidezza, Rondoni si inoltra nel duro presente sempre ben percepibile. Ne esce fuori luomo, non solo il poeta, nella saldezza figurativa e nella sofferenza dellanimo, nellinterrogazione autocoscienziosa, inconfondibile. Dallantologia Lirici e visionari (Ancona, il lavoro editoriale, 2003)
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«Non potrà assumere alcuna autentica autorità chi parla-decide solo a proprio nome; parlare a proprio nome, infatti, non è che rivelarsi senza-nome, poiché il nome, sempre, ci viene dato: Noi siamo chiamati per nome.»
Massimo Cacciari, Arcipelago |
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Una riflessione sull'ambiguità dell'animo umano Ne I falsi redentori, storia di un matrimonio in crisi, ricompare il paesaggio veneto di Guido Piovene. In esso si svolge una tragedia, ampiamente prevista, che cotrappone tre uomini a una donna, in nome di un non ben definito ideale ultraterreno. Dalla caratterizzazione psicologica dei personaggi emerge un senso di colpa che grava su tutta la vicenda. La capacità di andare oltre la realtà razionale per cogliere anche l'emozione profonda dell'io resta fondamentale, ma, sembra dirci l'autore, non deve trasformarsi in ossessione (di Davide De Maglie) E lo «spirito aristocratico»...?
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Tra i critici prevale l'opinione che Gertrud Kolmar sia estranea ad ogni corrente poetica e letteraria Una delle più grandi e più intense voci della lirica tedesca del Novecento berlinese, il suo nome appare di rado nelle antologie tedesche ed è quasi sconosciuta altrove. Sotto un profilo esistenziale, la sua vicenda può ricordarci quella di Etty Hillesum, l'intellettuale e pensatrice di origine olandese (di Valeria Consoli). |
Il nostro niente che reclama amore
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