| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
La formazione letteraria di Pier Vittorio Tondelli nellomaggio che chiude la prima edizione di Altri libertini. |
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Tuttavia, alcuni autori del tutto estranei a tali fenomeni, vuoi per palesi ragioni cronologiche, vuoi per peculiari scelte di scrittura, spiccano tra i referenti più rilevanti dell'opera tondelliana. A questi autori Tondelli tributa un diretto omaggio nei ringraziamenti che chiudono la prima edizione di Altri libertini (è il caso di Arbasino e Celati) ma per gli altri occorre ipotizzare una presenza più silenziosa e ritratta, intima per così dire, legata alle comuni ascendenze regionali (Delfini e D'Arzo) o a percorsi troppo diversi e che, pure, proveremo a considerare vicini (Testori).
Nel Delfini dei Diari, molto più che nell'autore de Il ricordo della Basca, Tondelli riconosce il suo particolare percorso di memoria, giocato sul lasciar trasparire quella malinconia sotterranea che molto spesso è la molla della sua scrittura. Una malinconia speciale che ben conoscono gli autori emiliani: in Delfini, in D'Arzo come in Tondelli la scrittura è intima e privata e conserva tale natura anche negli éxploits più vivaci della loro produzione, benchè riveli la sua autentica fibra solo con il procedere degli anni. Questi tre autori, accomunati da un'identica origine regionale, condividono analoghi percorsi di scrittura: le tessiture fantastiche e settecentesche di D'Arzo, le immagini visionarie e simboliste di Delfini, la giovanile, corporea e gergale scrittura di Tondelli posseggono un'analoga matrice che, per ciascuno di questi autori, torna in superficie con il procedere degli anni ed il maturare della loro pratica letteraria. Delfini approda ai suoi Diari rifuggendo una scrittura pubblica e narrativa; Silvio D'Arzo (Reggio Emilia 1920-1952), nella sua breve e folgorante carriera (simile in ciò a Tondelli), passerà dalle esili fantasmagorie d'epoca alla realtà intima e tragica, quasi neorealista nei temi sebbene non nello stile, di Casa d'altri; e Tondelli, dopo gli esordi "espressionistici" e aggressivi, dove la parola aggredisce il reale, di Altri Libertini, Pao Pao e Rimini, opta per una scrittura creata per gli amici, prodotta per la memoria e per il cuore con Biglietti agli amici, scrittura che rimarrà tale, sia pur dispiegandosi in un'ampia macrostruttura, nel successivo Camere separate. La linea emiliana ha in questo ripiegamento sentimentale - mai involutivo, piuttosto meditativo e di approfondimento - una sua continuità: autori calati in condizioni storico - letterarie diverse vi aderiscono in eguale maniera. Non meraviglia, dunque, la curva intimista della scrittura tondelliana se ne consideriamo non solo l'ascendenza emiliana ma anche il diretto rapporto con la "scrittura di movimento" e con le necessità da essa espresse, quali l'assenza di teorizzazione dell'opera, il flusso della scrittura privata, al limite dell'invisibile e del silenzio. Parimenti, l'esperienza della guerra, della frammentazione del tessuto sociale e l'eco degli sconvolgimenti politici degli anni '30 e '40, contribuiscono ad accentuare quella condizione di "outsiders" di due autori come Antonio Delfini e Silvio D'Arzo, entrambi "irregolari" della letteratura, ma tanto politicamente impegnato il primo quanto schivo il secondo, l'uno attivo e longevo, l'altro timido e presto scomparso. Per Delfini la letteratura è rivalsa, intreccio passionale con la vita, «riscatto da un esistenza compressa, senz'amore, tragica e risibile»; per D'Arzo scrivere è amare «le parole, come creature o ricordi», esistere solo in loro. Ma per entrambi l'essere emiliani, conoscere quell'atmosfera di pianura e di provincia, colma dei "vapori d'inverno nelle campagne emiliane", resta l'impronta originaria di ogni spinta a scrivere, esattamente come per Tondelli: Modena, Correggio, Reggio Emilia sono tre punti di una topografia "sentimentale" che lega strettamente questi autori fra loro tanto diversi. In Delfini l'assenza di ogni accademismo letterario, l'ironia e l'autoironia sono parte irrinunciabile della scrittura: è «così poco scolastico, anche quando è ribelle (...) da farci dimenticare completamente che la letteratura è passata tra le sue pagine». L'autoironia di Delfini investe spesso la sua stessa condizione di modenese, irrisa e cosciente, con una grazia ed un lirismo che improntano tanto le sue prime prove quanto la sua poetica "disumana" degli ultimi anni. La memoria, la cronaca, l'ideologia sono spesso deformate e stravaganti, pregne dell'atmosfera surrealista che Delfini respirò nelle sue numerose collaborazioni con riviste come «Il Mondo, «L'illustrazione italiana», «Il Caffè» e che lo avvicina per certi versi all'esperienza di "surrealismo metafisico" di Tommaso Landolfi. Ma se tutti questi aspetti della scrittura delfiniana trovano un parallelo con la parabola autoriale di Tondelli, nell'uso ironico e autoironico della pagina, nell'assurdo e nell'antiaccademico che pure sono cifre del post-moderno, è la velocità, il dinamismo dell'autore de Il ricordo della Basca che costituisce, a nostro avviso, una premessa fondamentale al flusso plurilinguista e pluristilista di Altri libertini e di Pao Pao in particolare: più ancora, alla velocità in Delfini si somma la transitorietà che spesso gli fa prediligere quali scenari dei suoi racconti "luoghi di transito e confine", portici, stazioni. Il paragone con il Posto Ristoro in cui è ambientato il primo racconto di Altri libertini, con le infinite stazioni e gli innumerevoli treni da cui sale e scende il protagonista di Pao Pao, i viaggi e le soste che intessono entrambi i romanzi, diventa così inevitabile, ma il parallelo va anche oltre se si considera la dialettica Ricordo/Amnesia che Delfini "teorizza" nell'Introduzione all'edizione del 1956 de Il ricordo della Basca («Mentre i ricordi si affollano alla mia mente di rivoluzionario e di reazionario, di scrittore un po' mancato, e di amante fallito, il ricordo che ho dei ricordi che sopraggiunsero allora intorno al mio cuore smarrito in una comoda amnesia (...)»), una dialettica del tutto analoga alle modalità rammemorative di Leo, il narratore-protagonista di Camere separate. (1/3 continua» 2/3)
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I quesiti
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«Ma la vera letteratura non é quella che lusinga il lettore, confermandolo nei suoi pregiudizi e nelle sue insicurezze, bensì quella che lo incalza e lo pone in difficoltà, che lo costringe a rifare i conti col suo mondo e con le sue certezze»
(Claudio Magris, Danubio |
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«Nel segno del Tao e di Mercurio, distruggiamo la regia più autoritaria e autoreferenziale che ci sia: quella dellEgo.» Capire non vuol dire circoscrivere il senso di un testo. Paolo Lagazzi ripropone unermeneutica che rispetti Hermes in ogni senso, e il testo con lui. Una critica mimetica che trova il suo esponente più acuto in Pietro Citati. Lautore-critico porta dentro di sé due archetipi: il Saltimbanco baudelairiano, che viaggia sulla corda sospesa, e lillusionista o il Mago, che riesce a tirare fuori dal reale quello che è nascosto, ma anche quello che non cè, che non esiste, e gioca sul filo del mistero tra realtà e apparenza é caratteristiche che Lagazzi indica in scrittori come Barilli, Bontempelli e Zavattini. (di Roberto Caracci)
Insieme a Satura rappresenta il "laboratorio creativo" in cui Eugenio Montale mette in mostra gli strumenti della sua opera. ItaliaLibri intervista Francesca Ricci, autrice della prima opera di esegesi del Diario del 71 e 72 (di Roberta Andres). |
Il realismo sub-limimare, ovvero, il film dell'impossibile Carlo Cassola, che ha creato alcuni personaggi femminili straordinari, riesce a infondere in ogni gesto quotidiano, anche il più banale, il senso profondo della vita. Tutta la sua lÕopera ne illustra lÕinesauribile bellezza e il fluire lungo la strada della poesia. Nelle storie di gente della borghesia contadina tipiche della Toscana, l'autore descrive la loro verità, la loro umanità poetica, che non esplode nella grandi emozioni, matura nella semplicità del vivere quotidiano. La verità che ne scaturisce è che nella vita tutto è memorabile e tutto è indifferente. Ed è liindifferenza, vera o simulata, l'unica via di scampo, medicina infallibile per curare le ferite che la vita ci procura. (di Roberto Izzo)
Il travagliato rapporto dell'Occidente con la propria essenza Negli anni, numerosi autori si sono impegnati in Europa a individuare percorsi culturali che permettono di attingere a un bagaglio filosofico e storico vastissimo, per orientarsi e per prepararsi a una lettura collettiva della nuova Costituzione Europea Arbasino, Bassani, Cacciari, Castronovo, De Giovanni, Magris, Reale, Romano, Spinelli, Tabucchi |
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La storia dalla parte di quelli che non vincono mai Che cosa lega gli storici avvenimenti che si sono succeduti recentemente, dall11 settembre e il Risorgimento Italiano? Cosa significa collegare lEroe dei due Mondi allo Sceicco del Terrore? Alcune opere letterarie che propongono una interpretazione della Storia dalla parte di quei diseredati qui, un secolo fa, come là, oggi che non hanno speranza. (Consolo, De Roberto, Fenoglio, Tomasi di Lampedusa, Verga...)
Ne La pietra lunare, di Tommaso Landolfi, i sensi appuntiti generano parole tese, levigatissime, preziose, talvolta arcaiche, assolute. «Landolfi si innamora delle parole», scrive Natalia Ginzburg. (di Paolo Di Paolo) |
«Il passato è quello che siamo»
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