La formazione letteraria di Pier Vittorio Tondelli nell’omaggio che chiude la prima edizione di Altri libertini.

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Pier Vittorio Tondelli

Un'analisi della sua scrittura, attraverso i precedenti di Silvio D'Arzo, Antonio Delfini, Alberto Arbasino, Giovanni Testori, Gianni Celati
Di Antonella Cilento
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nche gli esiti ultimi della scrittura di Delfini (Modena 1831. Città della Chartreuse, 1962) nella loro pretesa filologica mostrano in sostanza un'adesione della letteratura al sogno, che nasce dal continuo attrito di Ricordo ed Amnesia e dagli spazi fantastici che l'interruzione di tale lotta schiude.

La scrittura emiliana di Delfini, di D'Arzo, di Tondelli, nasce in provincia e alterna un forte desiderio di emancipazione ed allontanamento, di sprovincializzazione, ad un opposto desiderio di permanenza e isolamento.

Di questa sprovincializzazione Delfini ha fatto teoria, ma l'esito più visibile e moderno della sua scrittura è in questo suo essere "sognatore di sogni", che lo avvicina tanto anche al Tondelli di Un Weekend postmoderno, romanzo critico, testimonianza filologica degli Ottanta, ma, soprattutto, Sogno di Sogni, percorso erratico del sognatore che sogna la musica, il teatro, le città, i luoghi e le persone di un intero decennio, così come in Delfini «la scrittura romanzesca non rappresenta l'arabesco asimmetrico di un sogno, ma ha luogo là ove un potere sognante si sovrappone a un altro sogno per giungere infine (quasi in modo omeopatico) al reale».

E che la "sprovincializzazione" sia una marca della scrittura emiliana lo si legge molto bene in Tondelli, in uno dei racconti di Altri libertini, significativamente intitolato Viaggio, dove alle fughe in Belgio, ai sognati tours in India, alla Amsterdam giovanile e internazionale, si oppone il ritorno a casa, nell'agosto torrido, dove non è possibile restare a lungo se non in solitudine, per meglio percepire la propria solitudine.

Una cultura nomadica si contrappone ad una cultura sedentaria, come è stato giustamente notato, in questo primo libro di Tondelli ed un inesausto viaggio di allontanamento e di ritorno sembra essere la cifra del suo intero percorso di scrittura, fino all'approdo intimista degli ultimi scritti.

In Silvio D'Arzo una difficile condizione familiare e il bisogno di uscire dai ristretti confini della provincia (Reggio Emilia) sono la spinta a praticare una letteratura «umanistica e totalizzante», che esplora le potenzialità del romanzo internazionale (il più lontano, quindi, dalla realtà padana dell'autore) da James a Stevenson, a Conrad ad Hemingway: il paragone con Tondelli, chiuso anch'egli in una provincia asfittica e isolato dalla propria condizione omosessuale, è lampante, visto che, mutati i tempi, la predilezione di Tondelli per la letteratura straniera resta fortissima.

Come per Delfini e per D'Arzo la condizione di "outsider" non ha favorito una fama locale di Tondelli ed il suo allontanamento da Correggio ne è conferma: vi torna solo a metà degli anni '80, per la presentazione del suo terzo libro, Rimini, come per una sorta di rivalsa nei confronti della sua terra.

E non si tratta di condizioni isolate e circoscritte: in qualche modo, sin dal secondo dopoguerra, in Emilia, da Modena a Reggio Emilia, è mancata una condizione favorevole al costituirsi di una humus letteraria disponibile ed omogenea: è solo Bologna a raccordare, specie dagli anni '60, con i fermenti dei "novissimi", le neoavanguardie prima e i movimenti studenteschi dopo.

Altri scrittori emiliani avevano vissuto questa schiacciante eppure prolifica realtà di provincia: per primo, Renato Serra, che, ad inizio secolo, del provincialismo fa la sua bandiera e dell'abbandono della centralità cittadina il suo programma.

É altresì significativo che gli "irregolari" emiliani, come Serra stesso fu, autori che per impegno letterario, per scelte poetiche e di vita hanno sempre vissuto in modo antagonistico raggruppamenti, movimenti, équipes letterarie e che nella stessa scelta dei temi hanno prediletto argomenti e personaggi "liminari" (folli, lunatici, stralunati: ultimi, ma solo in ordine di tempo, i personaggi di Ermanno Cavazzoni, giustamente prediletti dal conterraneo Fellini).

É altresì significativo che questi autori si ricolleghino, alla fine, tra loro, formando ciò che con i loro contemporanei non hanno potuto o voluto costituire: una linea, un fronte della scrittura e dell'immaginario.

Picari e lunatici in un coro polifonico che attraversa la Via Emilia e l'intera Bassa sono i protagonisti della «follia padana» di Cavazzoni e della filmografia felliniana, ma anche delle corse notturne del narratore tondelliano che viaggia «pensierando», descrivendo e narrando la strada che attraversa la pianura.

Il ruolo protagonistico che svolge la Via Emilia nella letteratura degli anni '80 è sottolineato dalla pubblicazione di Esplorazioni sulla via Emilia. Scritture nel paesaggio, iniziativa multidisciplinare promossa dalla rivista «Quindi» nel 1986 e sostenuta proprio da Ermanno Cavazzoni e da Gianni Celati, e che si avvale di una prefazione di Italo Calvino agli scritti degli stessi Cavazzoni e Celati, ma anche di Corrado Costa, Daniele Del Giudice, Antonio Faeti, Tonino Guerra, Giorgio Messori, Giulia Niccolai, Beppe Sebaste e Antonio Tabucchi, nonché di una antologia di resoconti di viaggi lungo la via Emilia dal XVI sec. ad oggi.

A queste stesse osservazioni si collegano Narratori delle pianure, Quattro novelle sulle apparenze, e Verso la foce, libri in cui Gianni Celati riassume la valenza di quel patrimonio simbolico, nutrito di oralità, di vita quotidiana e di marginalità, orientando la scrittura verso uno spaesamento sempre più accentuato quanto più cresce la distanza tra luoghi narrati, la via Emilia, la Bassa e i suoi abitanti, e le intrusioni della modernità in questo paesaggio.

Al pittore Menini, protagonista del racconto Condizioni di luce sulla via Emilia (in Quattro novelle sulle apparenze), interessa «Capire come appaiono le cose che stanno ferme, quando sono toccate dalla luce»: ma questo è l'ultimo approdo di una scrittura che ha scelto di vivere le radici della propria terra e che, in precedenza, ne ha indagato le storie, il movimento, le avventure e le assurdità.

Il Celati che Tondelli cita apertamente nel suo libro d'esordio, nello stesso racconto (Viaggio) in cui cita anche Céline, Rabelais e Daniel Defoe, è ancora interessato al "romanzo di frontiera", è il Celati delle Avventure di Guizzardi, de La banda dei sospiri e di Lunario del Paradiso: Celati è la premessa alle avventure, agli "scazzi", al "menarsela e contarsela" che i personaggi di Tondelli, specie nelle prime prove, conducono lungo la via Emilia e le direttrici che da essa si dipartono verso l'Europa.

La sintassi frammentaria e sgrammaticata, composta di improvvisi arresti avverbiali che elidono il verbo, di frequente paratassi, di elencazioni eccedenti e iperboliche, tutte rabelaisiane, che in Celati è asservita all'esplicitarsi della condizione semianalfabeta e marginale di Guizzardi, ad esempio, torna mescolata ai gerghi giovanili in Altri libertini, per comporre un diverso tempo, musicalmente parlando, di scrittura che tuttavia assona con la sua matrice.

Il movimento della scrittura di Tondelli permane anche nei successivi romanzi, mentre l'osservazione degli spazi e delle micro-modificazioni diventa la cifra dell'assurdo scelta da Gianni Celati: tuttavia, è ancora in Condizioni di luce sulla via Emilia che queste due scritture si incontrano e quasi si spiegano.

Il pittore Menini fornisce in poche frasi un'epigrafe della scrittura emiliana, della scrittura "di pianura" per così dire, che rende conto del movimento che la attraversa e del contemporaneo bisogno di solitudine che la pervade, così com'era stato per Silvio D'Arzo, viaggiatore settecentesco in Penny Wirton e sua madre e All'insegna del Buon Corsiere e silenzioso e accorato osservatore in Casa d'altri, per Antonio Delfini autore dei Diari, e per Tondelli, viaggiatore instancabile, libertino e amante solitario.

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«Questo saggio è stato ricavato da uno dei capitoli della mia tesi di laurea con cui nel 1999 ho vinto il Premio istituito dalla Fondazione Tondelli e dal Comune di Correggio. Sono lieta che in occasione del decennale della scomparsa di Pier Vittorio Tondelli mi sia data l'opportunità di ricordarlo come persona e come autore.» Antonella Cilento ha pubblicato Il cielo capovolto (Avagliano, 2000, Bertelsmann, 2002), è di prossima uscita Una lunga notte (Guanda, 2002) collabora con «Il Corriere del Mezzogiorno» e con «L'Indice dei libri del mese», ha collaborato con RAI Radio Tre («Cento Lire», a cura di Lorenzo Pavolini), è stata segnalata dal Premio Calvino 1997 per il romanzo inedito Ora d'aria e ha vinto il Premio Tondelli 1998 con la sua tesi di laurea da cui è tratto questo saggio. Un suo manuale dedicato alla scrittura creativa è stato pubblicato da Simone Editore nel 2000: A. Cilento e A. Piedimonte, Scrivere. Guida ai mondi della parola scritta. E' presidente dell'ass. cult. Aldebaran Park con la quale organizza convegni, rassegne autoriali, spettacoli. Ha scritto numerosi testi per il teatro. Coordina la mailing-list SudCreativo: scritture creative del Mezzogiorno e il portale di scrittura www.lalineascritta.it.

14 dicembre 2001
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