ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE
ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE
AUTORI - OPERE - INTERVISTE - DOSSIER - RIVISTA - POSTA - UFFICIO STAMPA

PATRIZIA VALDUGA – I SOGNI E LA RAGIONE

Intenational
Opere A-ZAutori A-ZArchivio
IntervisteMappe letterarieDossierContributiIle de France
Il lato oscuroScriversi addosso
RegistratiNotizie ItaliaLibri
Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!

Nuove acquisizioniNovità in libreriaLa mia libreriaCalendario
Chi siamoRedazione Virtuale
Ufficio stampaLa posta di Dora
Progetto UGOLink






Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org

Interviste
Patrizia Valduga

«Sono poeta pochi giorni all'anno... Il meglio di me lo do sulle pagine di «laRepubblica». Lì sento che esisto per gli altri e non solo per me stessa»
(di Paolo Di Paolo)

Ufficio stampa
Patrizia Valduga
ara Patrizia, amo, come Lei, il piacere sensuale che dà «una ripetizione ordinata di suoni e di ritmi», ed è per questo che mi sono accostato alla Sua poesia. Se la tendenza della poesia contemporanea è il verso libero, Lei è sempre andata in controtendenza, ricuperando le forme della tradizione: sonetti, madrigali, sestine, ottave, terzine dantesche, quartine. Risuscitandole miracolosamente, facendole rivivere, con quel «sovraccarico di tensione» e quella incredibile «urgenza di dire e di dirsi» rilevata massimamente, in pagine esemplari, da Luigi Baldacci, che troppo presto se n’è andato via. Credo anch’io, come lei, che «costringersi in una prigione formale è il massimo della libertà». Lo diceva anche Proust, mi pare. Lei lo dice benissimo nello scritto inserito nella Seconda centuria. Bello come quello che lei lesse in un convegno su Giacomo Debenedetti, a Roma, tempo fa. Era un interrogarsi martellante e sensuale sui perché più nascosti della poesia. Oggi la poesia ha un pubblico, in Italia? O è scarso o molto silenzioso. Certo è che il bisogno di poesia emerge spesso qua e là, e sorprende. Forse c’è un inconsapevole necessità di poesia nei giovani che ripetono a memoria sotto un palco le parole del loro idolo cantante. Peccato che poesia e canzonetta siano due cose ben diverse. Non in conflitto, ma diverse. Parlando una volta con Luzi, ho notato che a questa distinzione, lui, tiene molto. E ci tiene anche Lei. Me lo disse una volta al telefono, facendo esplodere la sua insofferenza per la banalità delle canzonette che qualcuno vorrebbe addirittura introdurre nei manuali di letteratura contemporanea. Cominciamo da qui?

D. Per chi scrive?

Posso dirle perché scrivo. Per cavare un po’ di piacere dalla lingua quando non mi riesce di cavarlo altrove. Allora scrivo per me. Ma se provo piacere io, penso che possa provarne anche qualche lettore.

D. Molti giovani rifuggono dalla letteratura dopo l’esperienza scolastica. Lei dice di avere odiato Manzoni, grazie alla scuola. Ma poi l’ha riscoperto. È possibile “iniziare” qualcuno alla poesia? e come bisognerebbe farlo?

I lettori di poesia, diceva Foscolo, sono creati dalla natura. Non è possibile far scoprire il piacere della poesia a chi non ha l’orecchio sensibile. E chi ce l’ha, lo scopre da solo.

D. Il poeta – lei dice – «è lo scienziato della parola come pensiero-emozione». Può qualcosa, la poesia, contro il progressivo appiattimento del linguaggio? «… vogliono assassinare l’italiano! / Lo vogliono svilire, impallidire … Vogliono che si rantoli in inglese!».

La poesia ha proprio questo compito, preservare la lingua dall’imbarbarimento.

D. La scienza della parola come pensiero-emozione è una scienza esatta, credo. Con massima esattezza va applicata nel lungo e laborioso processo di trasformazione di una lingua in un’altra: la traduzione. Lei ha molto tradotto: Shakespeare, Donne, Molière, Mallarmé, Valéry, Cocteau, Céline… Non so quanto possa essere valida la netta distinzione crociana tra “bella infedele” e “brutta fedele”. Lei come opera? E quali emozioni prova  nel tradurre?

La fedeltà alla forma come unica forma di fedeltà. Cominciavo così, tanti anni fa, la mia nota di traduzione a Mallarmé. La forma letteraria si riduce a quattro tipi di figure (metaplasmi, metatassi, metasemismi, metalogismi): identificarle e riprodurle nel migliore dei modi nella mia lingua. Questo cerco di fare quando traduco.

D. Il teatro. Molti suoi testi sono molto teatrali, il monologo Donna di dolori (messo in scena da Ronconi), ma anche Corsia degli incurabili e le stesse Quartine, dove la voce monologante talvolta sembra esplodere da un proscenio. E poi l’ammirazione e l’amicizia per Taduesz Kantor, la scoperta di Beckett… Insomma, che posto occupa il teatro nella sua formazione e nella sua vita?

Non ci vado quasi più a teatro. Ho amato Kantor. Ho amato il primo Nekrosius. Adesso lo leggo e lo vedo con l’immaginazione.

D. «Lascia che guardi più addentro al mio cuore, / lasciami vivere del mio passato, / lascia che cerchi quel bacio mai dato …». La «donna di dolori» si volta indietro. Un po’ come la moglie di Lot, ma non ha paura di diventare una statua di sale. Lei che ha rapporto ha con il passato, con i ricordi? Pascoli diceva che la letteratura non è altro che memoria. Ma nei suoi versi non si incontrano molti riferimenti all’infanzia, a tempi più lontani di quelli della maturità. Ha un rapporto conflittuale con la sua infanzia?

Ci sono, ci sono i ‘riferimenti all’infanzia’. «E il viso di mia madre dal di sotto / Ho fatto i compiti? Le tabelline». Non parlerei di conflittualità, e neppure di rapporto: ciascuno è anche la sua infanzia, punto e basta.

D. «Pascoli amato, e tu, Clemente mio, / tornatemi alla mente che qui io / ho un tal bisogno di grande poesia!». L’eco di Pascoli ritorna spesso nei suoi versi. Quali sono gli altri grandi poeti della sua formazione? Immagino che «Clemente» sia Rebora, grande assente anche dai programmi scolastici, oltre che dalla memoria collettiva. Perché?

Io amo tutti i poeti italiani da San Francesco a Rebora. Sa che ho nel cassetto un’antologia che s’intitola La morte nella lirica italiana da San Francesco a Rebora?

D. «Tutti gli adolescenti segaioli, / con l’acne che gli dà le depressioni, / adorano Leopardi, lune e duoli». Potrebbe spiegarmi la “razionalizzazione” della sua antipatia per Leopardi? E da dove deriva questa antipatia?

Ho un’ammirazione sconfinata per Leopardi prosatore e filosofo. Il poeta non mi piace, i suoi versi più riusciti sono di altri, le immagini e il lessico sono di Vincenzo Monti (l’ha scritto Contini quarant’anni fa!), insomma è il più amato dagli italiani perché gli italiani non amano la poesia.

D. Ispirandosi a certe suggestioni leopardiane – o semplicemente “romantiche” – molti giovani prendono carta e penna e scrivono versi. I giornali scolastici ne sono pieni. Paesaggi e frasi che lasciano di stucco per quanto sono logori e banali. Qualcuno ha annoverato queste opere giovanili nel filone “poesia brufolosa”. La poesia brufolosa la amo poco. Perché è fatta il più delle volte di insipienza e di improvvisazione. All’improvvisazione in letteratura non credo molto. E neppure alla divina ispirazione. La letteratura è lavoro di precisione – anche molto faticoso. Lei che ne pensa?

«La poesia è un sogno fatto in presenza della ragione», diceva un matematico nel 1706. Bisogna avere i sogni, una certa struttura psichica dove la lingua ha un ruolo fondamentale, e bisogna avere la ragione, una competenza linguistica, retorica, metrica, letteraria.

D. L’amore. L’eros. La morte. Sono tre presenze fisse nella sua opera. Se – lei dice – la poesia è «esposizione rituale alla morte» perché è il «congelamento della vita», l’amore pure si congela? Sembrerebbe di no, a leggere le due centurie di Quartine, dove il tumulto dei sensi esplode in maniera furiosa. Su una quarta di copertina, si parla del suo «latino del desiderio». Le pare azzeccata come definizione?

Si scrive prima o dopo l’amore. Quando si ama, si vive, mica si scrive. Se il latino è inteso come lingua del rito, è azzeccatissima.

D. Tornando a Baldacci, mi sembra perfetta e bellissima questa sua affermazione: «Il poeta è allora un personaggio che, per aver saputo troppo leggere, non sa più scrivere: tuttavia non so trovare o vedere, oggi, un linguaggio poetico che sia più linguaggio di questo». Scrivendo ti accorgi che alcune immagini e alcune parole altrui sono talmente parte di te che si fanno vive e presenti nel testo anche inconsapevolmente. Dov’è il limite tra l’uso e l’abuso delle citazioni letterarie (comprese quelle meno evidenti)?

Daniello Bartoli insegna che bisogna rubare con “avvedimento e riverenza”. Altro non saprei aggiungere.

D. «I poeti non sono sani di mente, sono capricciosi, incivili, selvatici, rabbiosi. Essere poeti è una sfiga, altro che anime belle!», lei ha detto. E ha confessato di scrivere per non  ammattire. Com’è la giornata di un poeta? Com’è la sua giornata?

Sono poeta pochi giorni all’anno. Anzi, questi ultimi tre anni non sono mai stata poeta. Quando lo sono, scrivo il mattino presto e rileggo il mattino presto.

D. Lei inorridisce di fronte alla “non-cultura” televisiva, e alla spazzatura che circola anche sotto forma di libro. Ma le istituzioni, i politici (tranne qualche eccezione) sembrano molto poco interessati alla cultura. E di conseguenza alla scuola, che è sull’orlo del disfacimento. Lei è convinta che il poeta debba essere sempre impegnato sul piano civile, e che ha il compito di guardare anche al presente, di trasmettere segnali. Patrizia Valduga come giudica questo presente? e come lo vive?

In questo momento ci sono cose molto più importanti della cultura nelle scuole. Troppe vite vengono annientate con le armi, le malattie, la fame. È immorale non sentirsi responsabili, non prendere posizione, non manifestare. Io scrivo sulle pagine milanesi di «laRepubblica», lì do il meglio di me, lì sento che esisto anche per gli altri e non solo per me.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 6 novembre 2002
© Copyright 2002 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di Patrizia Valduga
|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




Rivista
Dossier
Contributi
Interviste




| (AUTOBIOG)RAFIE | ARTE | CONVENZIONI | EPICA | FANTASCIENZA | FILOSOFIA | FOTOGRAFIA | GIALLI & NOIR | MANUALI | METALETTERATURA | NARRATIVA | POESIA | RAGAZZI | REPORTAGE | ROSA | SAGGISTICA | STORIA | TEATRO | VIAGGI |





Novità in libreria...


IN ALTO
AUTORI - OPERE - INTERVISTE - DOSSIER - RIVISTA - POSTA - UFFICIO STAMPA


http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Sab, 20 mag 2006

Autori | Opere | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy