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PATRIZIA VALDUGA I SOGNI E LA RAGIONE
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D. Per chi scrive?Posso dirle perché scrivo. Per cavare un po di piacere dalla lingua quando non mi riesce di cavarlo altrove. Allora scrivo per me. Ma se provo piacere io, penso che possa provarne anche qualche lettore.D. Molti giovani rifuggono dalla letteratura dopo lesperienza scolastica. Lei dice di avere odiato Manzoni, grazie alla scuola. Ma poi lha riscoperto. È possibile iniziare qualcuno alla poesia? e come bisognerebbe farlo?I lettori di poesia, diceva Foscolo, sono creati dalla natura. Non è possibile far scoprire il piacere della poesia a chi non ha lorecchio sensibile. E chi ce lha, lo scopre da solo.D. Il poeta lei dice «è lo scienziato della parola come pensiero-emozione». Può qualcosa, la poesia, contro il progressivo appiattimento del linguaggio? « vogliono assassinare litaliano! / Lo vogliono svilire, impallidire Vogliono che si rantoli in inglese!».La poesia ha proprio questo compito, preservare la lingua dallimbarbarimento.D. La scienza della parola come pensiero-emozione è una scienza esatta, credo. Con massima esattezza va applicata nel lungo e laborioso processo di trasformazione di una lingua in unaltra: la traduzione. Lei ha molto tradotto: Shakespeare, Donne, Molière, Mallarmé, Valéry, Cocteau, Céline Non so quanto possa essere valida la netta distinzione crociana tra bella infedele e brutta fedele. Lei come opera? E quali emozioni prova nel tradurre?La fedeltà alla forma come unica forma di fedeltà. Cominciavo così, tanti anni fa, la mia nota di traduzione a Mallarmé. La forma letteraria si riduce a quattro tipi di figure (metaplasmi, metatassi, metasemismi, metalogismi): identificarle e riprodurle nel migliore dei modi nella mia lingua. Questo cerco di fare quando traduco.D. Il teatro. Molti suoi testi sono molto teatrali, il monologo Donna di dolori (messo in scena da Ronconi), ma anche Corsia degli incurabili e le stesse Quartine, dove la voce monologante talvolta sembra esplodere da un proscenio. E poi lammirazione e lamicizia per Taduesz Kantor, la scoperta di Beckett Insomma, che posto occupa il teatro nella sua formazione e nella sua vita?Non ci vado quasi più a teatro. Ho amato Kantor. Ho amato il primo Nekrosius. Adesso lo leggo e lo vedo con limmaginazione.D. «Lascia che guardi più addentro al mio cuore, / lasciami vivere del mio passato, / lascia che cerchi quel bacio mai dato ». La «donna di dolori» si volta indietro. Un po come la moglie di Lot, ma non ha paura di diventare una statua di sale. Lei che ha rapporto ha con il passato, con i ricordi? Pascoli diceva che la letteratura non è altro che memoria. Ma nei suoi versi non si incontrano molti riferimenti allinfanzia, a tempi più lontani di quelli della maturità. Ha un rapporto conflittuale con la sua infanzia?Ci sono, ci sono i riferimenti allinfanzia. «E il viso di mia madre dal di sotto / Ho fatto i compiti? Le tabelline». Non parlerei di conflittualità, e neppure di rapporto: ciascuno è anche la sua infanzia, punto e basta.D. «Pascoli amato, e tu, Clemente mio, / tornatemi alla mente che qui io / ho un tal bisogno di grande poesia!». Leco di Pascoli ritorna spesso nei suoi versi. Quali sono gli altri grandi poeti della sua formazione? Immagino che «Clemente» sia Rebora, grande assente anche dai programmi scolastici, oltre che dalla memoria collettiva. Perché?Io amo tutti i poeti italiani da San Francesco a Rebora. Sa che ho nel cassetto unantologia che sintitola La morte nella lirica italiana da San Francesco a Rebora?D. «Tutti gli adolescenti segaioli, / con lacne che gli dà le depressioni, / adorano Leopardi, lune e duoli». Potrebbe spiegarmi la razionalizzazione della sua antipatia per Leopardi? E da dove deriva questa antipatia?Ho unammirazione sconfinata per Leopardi prosatore e filosofo. Il poeta non mi piace, i suoi versi più riusciti sono di altri, le immagini e il lessico sono di Vincenzo Monti (lha scritto Contini quarantanni fa!), insomma è il più amato dagli italiani perché gli italiani non amano la poesia.D. Ispirandosi a certe suggestioni leopardiane o semplicemente romantiche molti giovani prendono carta e penna e scrivono versi. I giornali scolastici ne sono pieni. Paesaggi e frasi che lasciano di stucco per quanto sono logori e banali. Qualcuno ha annoverato queste opere giovanili nel filone poesia brufolosa. La poesia brufolosa la amo poco. Perché è fatta il più delle volte di insipienza e di improvvisazione. Allimprovvisazione in letteratura non credo molto. E neppure alla divina ispirazione. La letteratura è lavoro di precisione anche molto faticoso. Lei che ne pensa?«La poesia è un sogno fatto in presenza della ragione», diceva un matematico nel 1706. Bisogna avere i sogni, una certa struttura psichica dove la lingua ha un ruolo fondamentale, e bisogna avere la ragione, una competenza linguistica, retorica, metrica, letteraria.D. Lamore. Leros. La morte. Sono tre presenze fisse nella sua opera. Se lei dice la poesia è «esposizione rituale alla morte» perché è il «congelamento della vita», lamore pure si congela? Sembrerebbe di no, a leggere le due centurie di Quartine, dove il tumulto dei sensi esplode in maniera furiosa. Su una quarta di copertina, si parla del suo «latino del desiderio». Le pare azzeccata come definizione?Si scrive prima o dopo lamore. Quando si ama, si vive, mica si scrive. Se il latino è inteso come lingua del rito, è azzeccatissima.D. Tornando a Baldacci, mi sembra perfetta e bellissima questa sua affermazione: «Il poeta è allora un personaggio che, per aver saputo troppo leggere, non sa più scrivere: tuttavia non so trovare o vedere, oggi, un linguaggio poetico che sia più linguaggio di questo». Scrivendo ti accorgi che alcune immagini e alcune parole altrui sono talmente parte di te che si fanno vive e presenti nel testo anche inconsapevolmente. Dovè il limite tra luso e labuso delle citazioni letterarie (comprese quelle meno evidenti)?Daniello Bartoli insegna che bisogna rubare con avvedimento e riverenza. Altro non saprei aggiungere.D. «I poeti non sono sani di mente, sono capricciosi, incivili, selvatici, rabbiosi. Essere poeti è una sfiga, altro che anime belle!», lei ha detto. E ha confessato di scrivere per non ammattire. Comè la giornata di un poeta? Comè la sua giornata?Sono poeta pochi giorni allanno. Anzi, questi ultimi tre anni non sono mai stata poeta. Quando lo sono, scrivo il mattino presto e rileggo il mattino presto.D. Lei inorridisce di fronte alla non-cultura televisiva, e alla spazzatura che circola anche sotto forma di libro. Ma le istituzioni, i politici (tranne qualche eccezione) sembrano molto poco interessati alla cultura. E di conseguenza alla scuola, che è sullorlo del disfacimento. Lei è convinta che il poeta debba essere sempre impegnato sul piano civile, e che ha il compito di guardare anche al presente, di trasmettere segnali. Patrizia Valduga come giudica questo presente? e come lo vive?In questo momento ci sono cose molto più importanti della cultura nelle scuole. Troppe vite vengono annientate con le armi, le malattie, la fame. È immorale non sentirsi responsabili, non prendere posizione, non manifestare. Io scrivo sulle pagine milanesi di «laRepubblica», lì do il meglio di me, lì sento che esisto anche per gli altri e non solo per me.A cura della Redazione VirtualeMilano, 6 novembre 2002
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I quesiti
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Voci materne nelle pagine di autrici italiane La voce egoista e perentoria della signora Finizio, finemente descritta da Anna Maria Ortese; una voce allegra e canterina come quella che racconta, di sua madre, Natalia Ginzburg; la voce spezzata, dolente o ironica di Lalla Romano che narra il suo amore sbagliato; la voce «dal sapore tenero di gola e di saliva» di una madre perduta, voce vagheggiata e ricordata amaramente nellultimo disperato romanzo di Elsa Morante e poi la madre perduta del romanzo di Simona vinci. Madri della letteratura contemporanea che raccontano le madri, non solo le proprie, ma anche le madri degli altri, inventate, cioè scoperte, rinvenute nella realtà e quindi tanto più vive e vere. (A cura di Paolo Di Paolo) (Morante, Ginzburg, Romano, Ortese, Rasy, Vinci). Un perenne giuoco di specchi
Tra i critici prevale l'opinione che Gertrud Kolmar sia estranea ad ogni corrente poetica e letteraria Una delle più grandi e più intense voci della lirica tedesca del Novecento berlinese, il suo nome appare di rado nelle antologie tedesche ed è quasi sconosciuta altrove. Sotto un profilo esistenziale, la sua vicenda può ricordarci quella di Etty Hillesum, l'intellettuale e pensatrice di origine olandese (di Valeria Consoli). |
Il nostro niente che reclama amore
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«Il sogno è una costruzione dellintelligenza, cui il costruttore assiste senza sapere come andrà a finire.»
(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 22 luglio 1940) |
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