|
|
|||
|
|||
MARIO LUZI OFFRIRE VERSI CON SIMPATIA - DE ANDRE' E LA POESIA - IL RUOLO DELLA SCUOLA
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() |
Notizie ItaliaLibri ![]() Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
|
Bisogna fargliela conoscere, proporgliela, fargliela leggere, ai giovani, la poesia. Bisogna creare occasioni di scoperta e di novità. Non si può dire che, soprattutto in questi ultimi anni, non lo si faccia. Ma lesito è comunque incerto.D. Non è forse dalla scuola che bisognerebbe partire?Sì, la scuola dovrebbe andare in questa direzione perché possa rappresentare il momento più importante, il momento fondamentale nella iniziazione dei giovani alla letteratura. La poesia deve però essere presentata in maniera accattivante, in maniera simpatica, direi. Insomma bisogna saper farla amare. E non tutti gli insegnanti ci riesconoD. Eppure a volte sembra che i giovani mostrino un inconsapevole bisogno di poesia. Lo rivela il loro avvicinamento alle canzoni. Forse le parole dei cantanti hanno sostituito, nellimmaginario giovanile, quelle dei poeti?È un sospetto e anche un indizio verosimile. Spesso il poetico di una canzone fa pensare di essere a contatto con la poesia, che è però unaltra cosa, non certo in conflitto. Questo è un tema che si è molto discusso. Io ho avuto un ripensamento su questa differenza tra poesia e canzone, non necessariamente incolmabile, riguardo a De André. Fabrizio De André è uno chansonnier, e lo è nel senso più vero: il senso in cui la poesia, il testo letterario e la musica convivono necessariamente. Una cosa non avrebbe senso senza laltra: né la musica senza le parole, né le parole senza la musica. In questa sua realtà di chansonnier raggiunge delle invenzioni che possono essere considerate realmente interessanti ed eloquenti.D. E lei come ha scoperto la poesia? Su un banco di scuola?Sì, mi ricordo che nei miei anni di scuola avevo un libro, unantologia di poeti del primo Novecento. I professori in classe non ce le hanno mai fatte leggere, anche perché non erano preparati. Lho scoperto da me, innamorandomene. Credo che quel vecchio libro di scuola sia stato fondamentale per il mio avvicinamento alla poesia. Ecco, questo tipo di incontri non possono essere pianificati. Sono avventure del singolo, di uno studente, che so, di un lettore per caso. Si dovrebbe forse parlare di destini segnati? Chissà. Certo è sempre possibile creare un momento propizio per lincontro con le parole di un poeta, e accendere la scintilla.A cura della Redazione Virtuale de La Libreria di DoraMilano, 11 dicembre 2002
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
|
| | | | | | |
I quesiti
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
|
|||||||
Il romnzo di formazione Se lOdissea è considerata larchetipo del romanzo occidentale, è proprio perché Ulisse è il primo personaggio nellepica antica ad invecchiare, il primo che mostra di sentire su di sé il peso dellesperienza e la responsabilità della memoria. (Berto, Bevilacqua, Moravia, Nievo, Nove...)
Una vita ispirata all'Arte L'Estetismo che accomuna i romanzi di Oscar Wilde, Gabriele D'Annunzio e Joris-Karl Huysmans è ispiratore di una vita vissuta sul filo della bellezza, come un'opera d'arte, ma estranea a qualsiasi valore morale. Dissoluta e decadente, essa porta a un finale catastrofico, ma, sul piano estetico, altrettanto spettacolare (di Rosanna Giovinazzo). |
Storia di una ribellione
![]()
L'autore ospite de Il giardino d'inverno Nellultimo libro di racconti, Corpo, è persino il titolo, mentre nella originale guida, Venezia è un pesce, l' esplorazione è condotta con tutte le parti del corpo, dai piedi alle orecchie. Se il corpo solitamente è il non detto, il presupposto, lintelaiatura schiava del logos, qui il logos è al suo servizio. (di Roberto Caracci). |
||||||
|
|
«Ci limiteremo dunque a ricordare che questo nostro tentativo di storia del romanzo cerca le sue ragioni di legittimità e di coerenza nel proporsi come una storia del personaggio narrativo, di quello che abbiamo convenuto di chiamare il personaggio-uomo, cioè il rappresentante di una particolare specie zoologica, non classificata né registrata dalla storia naturale, perché è reperibile solo in un folto, intricato continente, del quale non si trova cenno o figura in nessun atlante, o libro di geografia, dal momento che a formarlo concorrono unicamente le pagine dei romanzi e dei racconti.»
(Giacomo Debenedetti, Il romanzo del Novecento) |
|
|