ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE
ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE
AUTORI - OPERE - INTERVISTE - DOSSIER - RIVISTA - POSTA - UFFICIO STAMPA

CARLO GRANDE, SCRITTORE, GIORNALISTA E GRANDE APPASSIONATO DI ECOLOGIA

Intenational
Opere A-ZAutori A-ZArchivio
IntervisteMappe letterarieDossierContributiIle de France
Il lato oscuroScriversi addosso
RegistratiNotizie ItaliaLibri
Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!

Nuove acquisizioniNovità in libreriaLa mia libreriaCalendario
Chi siamoRedazione Virtuale
Ufficio stampaLa posta di Dora
Progetto UGOLink






Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org

Interviste
Intervista con Carlo Grande
Uomo e montagna: un rapporto "vero"
(a cura di Sandra Origliasso)


Carlo Grande
arlo Grande, nota figura del panorama torinese, coltiva da anni la passione per i temi dell’ecologia, essendo direttore del mensile «Italia Nostra» oltre che giornalista de «La Stampa».
Nel corso dell’intervista ha dichiarato di scrivere solo dopo aver visto le cose di persona, come procedimento giornalistico che «serve a creare e poi trasmettere meglio le emozioni». Per descrivere gli spostamenti di François de Bardonnéche, protagonista del romanzo La via dei lupi, ha compiuto un viaggio di tre giorni fra la valle Varaita e Bardonecchia. Lo stesso discorso vale anche per il secondo romanzo che, sullo sfondo della seconda guerra mondiale, narra la storia di alcuni prigionieri italiani catturati dagli inglesi e portati sull’Himalaya.
Grande ama citare questa frase di Ceronetti «I libri non servono a niente. L'importante è che Dio riconosca i suoi». Ha dichiarato: «scrivo per me stesso, affinché Dio riconosca e perdoni i miei molti peccati».

D. La scelta del paesaggio, la montagna, è conseguente alla storia trattata oppure parte da una motivazione diversa?

Entrambe le cose: ho scelto quella storia perché avrei potuto parlare anche di natura (essendo il Medioevo immerso nell'ambiente molto più di quanto non sia ai giorni nostri: foreste, campagne, animali selvatici...) e in più perché si trattava di un nobile che viveva in montagna, una delle ambientazioni che preferisco.

D. Nella definizione del contesto, quanto ha influito l'interesse per i temi ecologici?

Ha appunto influito molto. Più ancora che interesse parlerei di passione: ho sempre un atteggiamento "sentimentale" verso le cose che mi interessano di più.

D. E quanto la passione per la storia?

Ha influito moltissimo: la storia e il Medioevo in particolare consentono un "distacco" più netto da quello che si racconta. E poi, come dice Huzinga, parlano di un'umanità "bambina", che sa piangere, e ridere, e godere molto più schiettamente di quanto facciamo oggi. Narrare di fatti contemporanei è più difficile, perché stanno spesso sotto un velo di ipocrisia, e poi perché se ne diventa preda e vengono "consumati" dalla televisione e dai giornali, molto rapidamente. E anche le parole per raccontarli si consumano: ogni panorama è "mozzafiato", ogni tragedia è "un inferno", ogni incontro è "intrigante". Parole che non significano più nulla, che non emozionano più, che scalfiscono appena la superficie dei sentimenti. E forse nemmeno quello. Ci impediscono di sognare, di lavorare sulle "storie" e sugli uomini, sulle donne, su quello che accade, con la fantasia. È quasi tutto spiegato, almeno nella mentalità comune, che mi pare piuttosto obnubilata. Crediamo di aver capito tutto, abbiamo un gusto artificiale, che ci impedisce di gustare a fondo sapori nuovi, per tentare di capire meglio quello che succede.

D. Nel corso del romanzo s'instaura un rapporto forte fra l'uomo e la montagna. Qual è il suo significato profondo?

Sono i valori legati alla montagna medesima, e in genere alla gente che ci vive: la tenacia, la cocciutaggine, lo spirito di sacrificio, i silenzi e le ombre nette, il freddo e il sole più intenso. Tutte cose che oggi abbiamo quasi perso. La montagna, come il lupo, è "dalla parte del torto" da secoli, sfruttata, snobbata, al massimo diventa un "luna park" per i cittadini. Invece i suoi silenzi, la sua "durezza", la sua bellezza, sono un antidoto contro la melassa odierna di sentimenti fasulli. Ma scrivere di montagna non è facile, il rischio di fare altra melassa è sempre in agguato.

D. Cosa è rimasto dello spirito di François di Bardonecchia, oggi?

Francesco di Bardonecchia è un uomo in carne e ossa, che credeva in quello che faceva e che non scese a compromessi. Un occitano, che sapeva come scrisse Simone Weil, «inginocchiarsi senza piegarsi». Questo è il profondo messaggio del libro, un messaggio politico, che vale a maggior ragione oggi. Ma è un uomo che sa commuovere (prima di tutto ha commosso me, quando ho saputo della sua storia) che ci parla: presentandolo alla Fiera del Libro, con Igor Man e Massimo Gramellini, Massimo ha detto che l'80% delle donne che gli scrivono vorrebbero conoscere un uomo come François. Certo, non è un personaggio banale, e se qualcuno non capisce la durezza dello stile e dell'argomento pazienza: può sempre ripiegare sugli eroi della fiction televisiva, sulle loro tranquillizzanti banalità.

D. Ne La via dei lupi descrivi un epoca ben precisa: il Medioevo. Ritieni che il rapporto con le montagne sia cambiato nel corso dei secoli?

Sì, è cambiato nel senso che intendevo prima. Ora è il parco giochi dei cittadini, che la stravolgono, usano il territorio, la sua acqua, tentano di ricreare tante orride piccole città. Così uccidiamo una parte importante di noi, quella più vicina alla natura, ai ritmi biologici più profondi.

D. Leggendo il libro si nota un uso del linguaggio diverso da quello odierno. Esistono delle regole o procedimenti, a cui lo scrittore di romanzi storici deve attenersi?

Nessuna regola, solo qualche attenzione. Usare quelle le parole che non sono consumate. Tenere alto il livello, insomma, senza usare "madamigelle" e "messeri", situazioni alla "lacrime e sangue", che ormai fanno un po' ridere e sono dei cliché. Confido che molti abbiano sentito la differenza tra il parlato giovanilistico, le frasi e le emozioni scontate, i cliché che vengono spacciati per buone letture e buone storie, e le pagine della Via dei lupi: se l'hanno comprato 15mila persone, e immagino letto il doppio, un motivo ci sarà. Tanti mi hanno detto di aver provato le mie stesse emozioni: è stato il complimento più bello.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 17 ottobre 2003
© Copyright 2003 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


Rivista
Dossier
Contributi
Interviste




| (AUTOBIOG)RAFIE | ARTE | CONVENZIONI | EPICA | FANTASCIENZA | FILOSOFIA | FOTOGRAFIA | GIALLI & NOIR | MANUALI | METALETTERATURA | NARRATIVA | POESIA | RAGAZZI | REPORTAGE | ROSA | SAGGISTICA | STORIA | TEATRO | VIAGGI |





Novità in libreria...


IN ALTO
AUTORI - OPERE - INTERVISTE - DOSSIER - RIVISTA - POSTA - UFFICIO STAMPA


http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Sab, 20 mag 2006

Autori | Opere | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy