uigi Bernardi è un caso a parte nel panorama editoriale italiano: giornalista, noto e originale giallista lui stesso, ha lanciato in Italia alcuni scrittori del calibro di Carlo Lucarelli, Marcello Fois, Giuseppe Ferrandino, Nicoletta Vallorani, Didier Daenininckx, Patrick Raynal e molti altri. Dirige insieme a Lucarelli, per Einaudi, la collana Stile Libero, ha diretto e progettato collane di notissime case editrici.
Suoi ultimi lavori: Macchie di rosso (2002); Vittima facile e, fresco
Luigi Bernardi
di stampa: Il male stanco ed. Zona.
D. Lei evidentemente non soffre dellinvidia di cui si macchiano, pare, quasi tutti gli scrittori: scrive gialli eppure è stato il talent-scout di alcuni dei più noti giallisti italiani? È così??
Non so se ho davvero mai scritto dei gialli, certo è che ne sto progettando uno. Scrivo storie che in qualche modo mi appartengono, opero spesso ai confini fra il mainstream e la narrativa di genere, a volte persino fra la narrativa e la saggistica. Fino a qualche anno fa leggevo moltissimi gialli, mi piacevano. Ora ne leggo pochissimi, e quasi tutti mi deludono, forse per questo ho cominciato a immaginarne.
D. Lei ha scoperto tanti autori di successo: come si riconosce un bravo scrittore da uno scrittore che venderà molto?
Il bravo scrittore è quello che sperimenta e si mette sempre in discussione. Lo scrittore che venderà molto è quello che si cimenta appena rielaborandole su ricette altrui, che il mercato ha già premiato.
D. La sua esperienza nel campo delleditoria è lunga e variegata, ci parli della figura del lettore, cioè di colui che ha lincarico di leggere e dare un giudizio sugli inediti che arrivano a valanga sui tavoli delle case editrici.
Nelle grandi case editrici, nessuno legge un testo se non è passato al vaglio di almeno un paio di lettori esterni. Questi lettori esterni sono spesso molto giovani, senza altra esperienza che la propria passione. È lultimo paradosso delleditoria: un testo per essere valutato da chi se ne intende deve prima essere apprezzato da persone alle prime armi, pagate pochissimo, il cui unico interesse è raggranellare una discreta cifretta a fine mese.
D. Nella sua veste di lettore e di editore, quali sono gli aspetti di un inedito che rendono il suo giudizio particolarmente severo: il linguaggio, lo stile, la storia, o la fruibilità del testo?
Per prima cosa mi interessa la lingua, un libro deve farsi sentire attraverso la lingua del suo autore. Dopo viene il resto, la credibilità dei personaggi, della storia, la loro capacità di rilasciare emozioni.
D. Parliamo di Luigi Bernardi scrittore: i suoi gialli, spesso, sono narrazioni di fatti di cronaca, eppure ci tengono avvinti come e più di quelli frutto di fantasia. Cosa si deve aggiungere alla pura descrizione dei fatti per trasformarli, da articoli giornalistici senza troppe pretese, in buoni testi letterari.
La cronaca ha lurgenza dellinformazione, la letteratura ha altri tempi, e soprattutto ha la voce del suo autore. La cronaca ci aiuta a digerire i fatti, la letteratura rilascia immagini ed emozioni che non dovrebbero essere commestibili.
D. Nel suo ultimo libro lei scrive «La realtà e la fantasia spesso si copiano le relative finzioni» unaffermazione suggestiva: ce la spieghi meglio.
Sono daccordo: è unaffermazione suggestiva. Ma se la spiegassi, rimarrebbe tale?
D. Gli scrittori di gialli, forse a ragione, non vogliono più essere definiti autori di genere, però lei, recentemente, ha detto che nella definizione di noir, si comprendono erroneamente tante sottocategorie. Allora, scomparsa langusta specie letteraria del giallo, ne appaiono in realtà molte altre, ancora più restrittive? Ce ne può parlare un po?
Il giallo, ovvero la narrativa poliziesca, è un genere che ne comprende molti altri, che si definiscono attraverso contenuti specifici (il thriller, il legal thriller, il medical thriller, il suspense, il noir, il procedural, ecc.), ma tutto questo non ci dice granché, se non aiutarci a scegliere il tipo di libri che preferiamo. Bisognerebbe essere molto rigorosi nellutilizzare le definizioni, cosa che non succede. In Italia, per esempio, ormai il termine noir è usato come sinonimo di giallo, e questa è una specie di bestemmia che solo degli incompetenti come certi giornalisti culturali possono perpetuare. Il noir è il racconto della deriva umana e sociale di un uomo, raccontata dal punto di vista della vittima: niente di più, niente di meno. In ogni modo, al di là dellappartenenza a un genere, cè un sistema infallibile per definire i libri, ed è quello che preferisco: da una parte ci sono i libri che meritano di essere letti, dallaltra quelli che è meglio lasciare dove stanno.
Un immaginario percorso ascendente (dall incomunicabilità muta a una comunicazione viva ma sterile), lantico tema del rapporto tra madre e figlio. Un «album della famiglia» italiana del secondo '900. Il malessere deborda dalle tavole e dai «tinelli» delle case bene (Gadda), alle fabbriche e alle piazze (Romano, Ginzburg). Il conflitto ruota intorno a una minaccia terrificante: il rifiuto autodistruttivo della prole di riprodursi. (Fallaci, Gadda, Ginzburg, Morante, Romano...)
Accademia della CruscaFu fondata nella seconda metà del '500 da un gruppo di studiosi buontemponi. Il progetto che la impegnò fu la realizzazione di un vocabolario della lingua italiana. La prima edizione venne data alle stampe nel 1612.Andrea Ermano
«Soffi dell'anima»«Le parole sono cose in perenne drammatica trasformazione e specchio del nostro dibatterci in cerca di luce».Roberto Vecchioni parla del suo impegno nell'insegnamento ed espone la sua prospettiva personale sulla questione linguistica.
Gli amici in Scozia non lasceranno che laffetto per lui si estingua, al pari del rispetto per la sua opera. La cortesia e lentusiasmo schietto di Roberto Sanesi nei rapporti personali, così come nella sua arte, hanno lasciato un segno indelebile (di Alexander Hutchison)
«In un'epoca di progresso puramente orizzontale, nella quale il gruppo umano appare sempre più; simile a quella fila di cinesi condotti alla ghigliottina di cui é detto nelle cronache della rivolta dei Boxers, il solo atteggiamento non frivolo appare quello del cinese che, nella fila, leggeva un libro.»