o credo che si scriva per tenere insieme vita, morte, amore, gioia, dolore, ma soprattutto perché le nostre parole nella lettura degli altri tornino a noi ancora più piene. Io credo che chi scriva non sia mai solo, ma lo accompagnino fantasmi, ossessioni, ricordi, volti, nomi, strade, città, libri Credo anche che chi legga non sia mai solo. Lo accompagna la voce di chi parla, lodore delle parole di chi ha scritto, il cervello che le ha pensate. Credo anche che ci si confonda luno nellaltro senza dover far nulla, semplicemente perché accade, con quella sensazione di sincerità ed estraneamento che è la condizione ideale per conoscere e conoscersi scoprendo le affinità nelle domande. Ringrazio Diego per loccasione che mi darà condividendo queste domande nelle sue risposte. Ho avuto il piacere di incontrarlo Diego. Era un mattino dinverno. Pioveva. E stato un incontro urbano.
Diego De Silva. Indaghiamo sulle ombre e le ossessioni dellatmosfera nera dei suoi romanzi, con unintervista che vuole avere il sapore della conversazione.
D: I tuoi romanzi e la sinestesia
Lodore dei cortili delle case in Certi Bambini. Rosario guarda un mondo di cui ascoltiamo i suoni del dialetto dalla finestra. Lodore delle strade e dellasfalto, la pioggia, ne La donna di scorta. La sensazione dellacqua, la sabbia di una spiaggia che nasconde in Voglio guardare. Quale senso prevale nel tuo osservare?
Credo proprio lolfatto. Ho sempre pensato che la memoria sia legata principalmente allodore. Personalmente non riuscirei a ricordare veramente nessun posto e soprattutto nessuna persona se non mi rimanesse quella traccia nelle narici. Quanto poi riesca a trasferire questa sensazione nelle storie che scrivo, non so dirlo.
D: Il perturbante, loscuro dei sentimenti. Unheimlich lo definiscono i tedeschi. Heimat è la patria, unheimlich è non sentirsi nella propria patria, nella propria casa, o meglio sentire che proprio nella propria casa può avvenire qualcosa di pericoloso. I tuoi luoghi, i luoghi in cui ambienti le storie nascono da questa sensazione di desolazione quotidiana come indifferenza e quindi come potenziale violenza?
Non so bene cosa sia un luogo, quando scrivo. Tantè che per esempio non nomino mai le città in cui ambiento le mie storie, anche e soprattutto quando quelle città sono facilmente identificabili. È un bisogno di aperto, probabilmente; che viene proprio dal sentire la quotidianità come reclusione, e dunque dallesigenza di raccontare mancanze.
D: Parliamo dei tuoi bambini. So che ami la scrittura della Kristof. Dei due fratelli della Trilogia di K. della Kristof, si ha paura. Sono feroci. Cosa è la ferocia nellinfanzia? Lessenzialità delle domande? Il fatto che non cè filtro alle loro scelte, alle loro azioni? Sanno scegliere meglio di noi adulti? O siamo noi adulti a renderli feroci?
Un bambino non è feroce: nel senso che non lo è eticamente. Non conosce queste categorie, fin tanto che interviene leducazione a provocare interazioni e traumi con la sua naturalità. Se guardi un bambino giocare, troverai una gamma di sentimenti e di emozioni talmente ampia che ti sentirai un superficiale a voler dare una definizione di bambino. I bambini si fanno, si vivono, si seguono sbagliando in tutti i modi; soprattutto, in una società civile, i bambini si difendono.
D: Traspare una visione dellamore un po spietata, un po cinica nei tuoi romanzi. Ne La donna di scorta le bassezze di Livio, i suoi sotterfugi. In Voglio guardare la solitudine, la miseria dei sentimenti. Ti chiedo quindi (e scrivendo di certo te lo sei chiesto): cè ripetizione nellamore? Usiamo le stesse parole? Compiamo atti compiuti? Parole già dette?
Assolutamente. Ma lamore è lunica esperienza ad avere la dignità di vita. Nientaltro ti rivela, ti fa compiere delle scelte, ti degrada, ti promuove, ti squalifica, ti fa del male e ti avvicina alla felicità con la stessa importanza.
D: Posso definire i tuoi romanzi urbani? Lurbanità delle strade, dei marciapiedi in cui ci si può incontrare, per caso, distratti. Le mille strade possibili, gli autobus persi. I tribunali. Le case di quartiere. Ti ci ritrovi nella definizione di scrittore urbano?
Non so rispondere perché non ho una percezione ampia delle città. Le conosco a pezzi, e mi ci oriento anche piuttosto male. Quando ne scrivo, racconto sempre dei tratti.
D: Dal gelo nasce la vertigine secondo me. Il dolore, il calore della sofferenza possono uscire da uno stile asciutto, freddo, secco?
Soprattutto, da uno stile asciutto, freddo e secco.
D: Sei stato avvocato prima di essere scrittore. Come Paolo Conte del cui documento di divorzio in una sua canzone parla in questi termini : «Memorabile... Frasi d'amore scritte a macchina...la nostra storia in quattro pagine...». Quanto ha influenzato lo sguardo dei comportamenti umani in un tribunale nella tua scrittura?
Non più di quanto mi abbia influenzato lo sguardo dei comportamenti umani al di fuori del tribunale.
Città e luoghi della letteraturaQuando si parla di letteratura spesso si parla di luoghi circoscritti, città o campagne, in cui le vicende dei personaggi si intrecciano, i drammi si consumano, i delitti maturano. La cornice assume un'importanza determinante nell'economia della storia, che si svolge intorno ai confini segnati da principi etici consolidati che concorrono eventualmente allo sviluppo di una morale. È il trionfo della politica e della località. (Bassani, Deledda, Maraini, Moravia, Ortese...)
Viaggio alle origini profonde della criticaSe sopravvenisse un cataclisma selettivo, che distruggesse fino allultimo tutti gli esemplari dei libri prefati e scampassero solo le prefazioni, così da brillare di luce propria, sarebbero ancora prefazioni? (di Gavino Angius)
Buzzati mon amour!Maurizio Matrone, poliziotto della questura di Bologna e autoreLa "sindrome" della fortezza Bastiani è un aspetto capace di influenzare patologicamente le professioni che in qualche modo hanno a che fare con l'attesa di un "nemico", ovvero di un evento che si teme, che si vorrebbe evitare - e che non si verifica - ma che a volte si spera, si sogna all'orizzonte, come prospettiva di rottura della routine o come occasione di gloria e onore. (di Margaret Collina)
Horcynus Orca è una lettura che manifesta un'immensa ricchezza tematica. Le scelte lessicali misteriose, i parallelismi tra i suoi personaggi e quelli dei grandi poemi epici, come l'Odissea e l'Eneide, l'Orca vista come simbolo accostabile al leviatano o a Moby Dick, sono tutti elementi che affascinano e costringono il lettore ad addentrarsi nella grandiosa costruzione su cui l'autore ha trascorso una vita. (di Marco Trainito)
«In quanto poi alla definizione di "magistrato gentiluomo", c'é da restare esterrefatti: si vuol forse adombrare che possa esistere un solo magistrato che non lo sia?»