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MARCO WALDEN, PROTAGONISTA DEL ROMANZO FILOSOFICO/CRIME STORY GUERRA AGLI UMANI . NE PARLA WU MING 2.

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Interviste
Intervista con Wu Ming 2

Un eroe troglodita in fuga dal collasso
(a cura di Roberto Borroni e Vanessa Sorrentino)


Wu Ming
(Copyleft © Wu Ming)
ronologicamente la costituzione del gruppo creativo Wu Ming può essere fatta risalire al gennaio dell'anno 2000. In realtà questa data rappresenta soltanto l'ingresso di una quinta persona in un sodalizio letterario che proseguiva dal 1994 e, sotto un altro pseudonimo, Luther Blisset Project, aveva dato alle stampe il romanzo
Q (Einaudi, 1999). Wu Ming siignifica, in cinese mandarino, "anonimo". L'obiettivo che il gruppo insegue, nascondendo le identità degli autori dietro a un nome di fantasia, è quello si dare il massimo risalto ai "prodotti" dell'attività creativa condotta collettivamente e dell'attività svolta dai singoli componenti.In questa intervista Roberto Borroni e Vanessa Sorrentino incontrano Wu Ming 2, autore solista del romanzo Guerra agli umani (Einaudi 2004).

D. Domanda d’obbligo, scusa l’ovvietà, perché Wu Ming?

Wu Ming significa 'senza nome' in cinese. E' la firma che i dissidenti usano in Cina per siglare i loro scritti. Wu Ming, dunque, come elogio di una letteratura dissidente e come presa di distanza da qualsiasi 'scrittore personaggio ': i nostri nomi veri non sono segreti, le nostre facce neppure (giriamo l'Italia in lungo e in largo per parlare di quello che facciamo), ma quel che conta è l'opera e il progetto.

D. il vostro gruppo, prima di essere Wu ming, si chiamava Luther Blisset, non si dedicava solo alla scrittura, ma realizzava anche azioni di disturbo nella comunicazione di massa? In che modo? Ci puoi raccontare qualche episodio particolarmente divertente?

L'idea era: i mass media ci raccontano balle e ci disinformano. Tu hai tre possibilità: lamentarti e non fare un cazzo, fare controinformazione, raccontare balle anche tu. Noi abbiamo scelto la terza via, perché in assoluto è la meno praticata. Se vuoi, se conosci i meccanismi, puoi 'scrivere' tu lo scoop di domani, per poi rivendicarlo in qualche modo. Gli esempi sono tantissimi: persone false cercate da «Chi l'ha visto», finte sette sataniche, falsi libri di guru della cultura underground come Hakim Bey… Provare per credere: è molto istruttivo.

D. Wu ming 2, puoi dire quali sono le affinità di stile e gli ideali che hanno portato alla nascita del gruppo?

Luther Blisset
Il volto di Luther Blissett. Realizzato nel 1994 da Andrea Alberti ed Edi Bianco, miscelando fotografie degli anni Trenta e Quaranta (prozii e parenti vari di WM1)
Qui bisognerebbe riassumere tutta l'esperienza del Progetto Luther Blissett… Diciamo che ci trovavamo bene insieme a fare un sacco di cose (programmi radio, beffe mediatiche, fanzine…) e ci siamo chiesti se anche per lo scrivere non potesse valere la stessa sintonia. Perché la scrittura dovrebbe essere una cosa che si fa da soli, quando tante forme di creazione riescono meglio in équipe?

D. Puoi raccontare in breve i vostri due primi lavori collettivi Asce di guerra e Giap? Ci interessa conoscere anche il personaggio di Vitaliano Ravagli, come lo avete conosciuto...?

I primi due lavori del nostro collettivo sono 54 e Asce di Guerra. Giap è venuto dopo. Comunque: Asce di Guerra nasce dalla fascinazione per la storia e la persona di Vitaliano Ravagli, imolese che ha combattuto nella 'sporca guerra' tra Laos e Vietnam a metà degli anni '50, in una sorta di Brigata Internazionale. Stavamo cercando suggestioni e trame per scrivere '54', il nostro romanzo sul 1954, così Carlo Lucarelli ci ha presentato Ravagli. Abbiamo capito in fretta che meritava un libro a parte. Abbiamo interrotto le ricerche per l'altro romanzo e ci siamo messi a scrivere Asce di Guerra: un po' biografia, un po' fiction, un po' documento storico… Giap invece è una raccolta ragionata, fatta da Tommaso De Lorenzis, degli scritti che sono comparsi sul nostro sito (www.wumingfoundation.com le immagini che documentano questa pagina provengono da lì), e in particolare sulla nostra newsletter gratuita «Giap», tra il 2000 e il 2003.

D. Wu Ming 2, veniamo al tuo primo romanzo come autore singolo, Guerra agli umani, puoi spiegare il titolo?

Guerra agli Umani, a sua volta, è il titolo di un romanzo - inesistente, l' ho inventato io e ne ho scritti alcuni capitoli - firmato da Emerson Krott, autore sudafricano, e utilizzato come Bibbia da un gruppo di ecoterroristi piuttosto allucinati

Il protagonista si chiama Marco Walden, è chiaro il riferimento all’opera di Thoreau, che si può definire anche un esperimento politico ed estetico. Potrebbe sembrare un hippie dell’ultima ora, ma a me sembra possa incarnare un eroe moderno. Egli sostiene che la civiltà “progredita” è giunta al limite e che si debba porre una nuova idea di lavoro. E così, cosa pensa Walden su questi due aspetti in particolare?

Non a caso, Marco Walden ribadisce spesso di non essere un hippy, né un fricchettone, Né un seguace di qualche astrusa concezione New Age. Ama definirsi supereroe troglodita, e questo dovrebbe bastare. Sulla società progredita pensa che sia prossima al collasso, ma che il suo collasso personale sia molto più imminente. Con questo volevo chiarire che anche le scelte più etiche e gratuite possono diventare davvero radicali e radicate solo se ci convinciamo che ci riguardano molto da vicino, solo se partono dal nostro bisogno di vivere meglio, essere felici, salvarsi il culo… Prendi il pacifismo: fa poca strada se parte solo da un'ideale. Occorre convincersi che la guerra permanente produce ondate di merda anche qui da noi, se vogliamo che quella lotta sia davvero efficace. Rispetto al lavoro, il discorso è molto complesso: in sintesi, è possibile lavorare ed essere padroni del proprio tempo? Nessuna civiltà potrà dirsi nuova senza sciogliere questo dilemma.

D. Un altro tema che attraversa il romanzo riguarda il bisogno di ritmi lenti e il desiderio di recuperare le storie, le narrazioni, è ancora possibile?

Wu Ming

«This evolution is faceless»

Più che di ritmi lenti c'è bisogno di sottrarre ambiti di esistenza al dominio dell'economia. Disertare la partita doppia. Le storie sono uno di questi ambiti, perché ce n'è sempre in abbondanza, non sono mai scarse, basta saperle cercare, fanno parte di ciò che intendiamo con 'essere umano'. L'economia invece si occupa di scarsità, penuria di risorse, cinghie da stringere. Raccontare è un modo per sottrarre spazio a questa logica. Rallentare - usare il tempo come se non fosse denaro - è parte di questa strategia: una buona storia richiede tempo.

D. Nel tuo romanzo ci sono molti passaggi metaletterari: Guerra agli umani è il romanzo scritto da uno dei personaggi, ovvero Emerson Krott, scrittore sud africano. Sei un amante di quelle che vengono chiamate, se non sbaglio, mise en abyme, ovvero romanzi nel romanzo?

Non ho un amore particolare per quel tipo di operazione, però è vero che anche Q conteneva un libro nel libro, come è vero che uno dei miei autori preferiti, Kurt Vonnegut, è famoso per aver inventato Kilgore Trout, autore di romanzi di fantascienza di serie B che puntualmente inserisce nelle sue trame. Diciamo che in generale mi piace una narrazione che si serve di diversi materiali: documenti (veri o falsi), altri romanzi (veri o falsi), articoli di giornale…

D. Tutta la vicenda narrata è ambientata in un futuro immaginario, anche se molti sono i riferimenti alla realtà attuale. Italo Calvino diceva che quello della narrazione utopica è sempre stato un vero e proprio genere letterario. Sei d’accordo? In che modo questa nostra epoca soffre della mancanza di un pensiero utopico? Credi che la letteratura possa agire dei cambiamenti sociali? Nel tuo romanzo avverto una forte tensione etico - politica …

Vado oltre Calvino: la stessa politica è un genere letterario, un modo di raccontare mondi possibili. Credo che la letteratura possa cambiare il mondo, o almeno dare una mano a farlo, proprio perché le storie, i miti, le leggende possono plasmare nuove comunità. Sebbene sia a tratti comico e grottesco, verosimilmente surreale, questo romanzo è forse il più 'politico' che abbiamo scritto, nel senso che il tema è molto evidente, non si scappa, per quanto dissimulato, nel senso che non è certo un catechismo. Q e 54 erano meno espliciti, da questo punto di vista. Si parva licet, penso a Guerra agli Umani come a un incrocio tra romanzo filosofico alla Voltaire e crime story stralunata, tipo Fargo dei Cohen Bros.

D. Abbiamo letto che avete partecipato alla sceneggiatura del film di Guido Chiesa Lavorare con lentezza? Come avete affrontato questa idea?

C'è stata molta sintonia, e poi, come avrai visto, il nostro metodo di scrittura collettiva è già molto cinematografico, quindi si può dire che eravamo ben preparati. Ci fa piacere, soprattutto, che il nostro progetto continui a incrociare altre persone, che si mantenga aperto: Vitaliano Ravagli, Yo Yo Mundi, Guido Chiesa, il sassofonista Gianni Gebbia, il disegnatore di fumetti Onofrio Catacchio…

D. Cosa rimane del ’77 bolognese? Quale idea ne hanno i Wu Ming? Nel salto generazionale rimangono contatti? Restano e si reinvestano nuove lotte, nuove sfide?

Wu Ming
Del '77 è rimasta una forte eredità creativa, mentre di solito i film sull'argomento puntano tutto sul piombo, la lotta armata, il terrorismo. Volevamo proporre un'altra inquadratura di quel periodo, senza nostalgie (io avevo tre anni…). Il salto generazionale sta proprio in questo: chi ha vissuto quel periodo, molto spesso, è ancora qui che si scazza su come andrebbe interpretato, su cos'ha voluto dire questo o quello, tra reduci, traditori e morti di overdose. Noi possiamo fare a meno di quella zavorra, e guardare quegli anni per cogliere somiglianze e differenze con la vita che facciamo oggi. Anche allora, non a caso, petrolio e austerità erano al centro del dibattito.

D. Cito dalla vostra dichiarazione dei diritti e dei doveri di un narratore: «il narratore ha diritto a non apparire nei media. Se un idraulico non appare nessuno glielo rinfaccia o lo accusa di snobismo». In che modo, secondo te, i media possono influire negativamente sulla vita di uno scrittore?

I media tendono a trasformare qualunque individuo in personaggio. Se sei un personaggio conta più come porti i capelli e chi è la tua fidanzata e quale squadra di calcio tifi del fatto di essere più o meno bravo a fare il tuo mestiere. Noi crediamo che l'opera e il progetto debbano occupare la scena, non la faccia o il nome di un autore. Il dramma è che lo scrittore personaggio - e non c'è bisogno di andare da Costanzo per diventarlo - può fare a meno di scrivere cose buone, tanto non è quello che lo fa vendere. Di conseguenza, finisce per scrivere sempre peggio. Noi preferiamo incontrare la 'repubblica democratica dei lettori' faccia a faccia, come antichi cantastorie, facendo chilometri su e giù per l'Italia, oppure in rete, grazie alla comunità 'virtuale ma non troppo ' che si sta sviluppando sempre più intorno al nostro sito, a dimostrazione del fatto che le storie continuano a fare il loro mestiere. Basta non stancarsi di cercarle.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 17 settembre 2004
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