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TRA LA NARRAZIONE E IL REPORTAGE, I LIBRI DI ANTONIO PASCALE RACCONTANO LA VITA DELLA PROVINCIA DI CASERTA

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Interviste
Intervista con Antonio Pascale
Ricerco uno stile che non ha complicità con il potere
(a cura di Vanessa Sorrentino)


I.Avalli
Antonio Pascale
foto © Biblioteca Comunale di Empoli
Antonio Pascale, nato a Napoli nel 1966, ha pubblicato
La città distratta (Edizioni l'Ancora, 1999 e Einaudi, 2001), un affresco della vita nella città di Caserta, con cui ha vinto l'edizione 2000 del premio Sandro Onofri; La manutenzione degli affetti (Einaudi 2003), Passa la bellezza (Einaudi 2005). Ha partecipato ai radio documentario per il Molise Chiedi in Piazza (Radio 3 Rai), alla trasmissione OGM, tra paura e realtà (Radio 3 Rai) e alla rubrica L’Italia che cambia (Fernandel). Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in «Lo Straniero» e «Nuovi Argomenti». Un suo racconto compare nell'antologia Disertori (Einaudi Stile libero). Collabora al «Corriere del Mezzogiorno». Con Sandro Veronesi, Nico Orengo, Marosia Castaldi, Simona Vinci e Gabriele Romagnoli, fa parte del gruppo di scrittori che ha dato vita a Verdeblù, uno spazio dedicato alla narrazione e all'ambiente, con l'idea di scrivere a più mani un racconto di ispirazione ecologista. Vive e lavora a Roma.

D. La manutenzione degli affetti: Come mai questo titolo?

Non ho ancora capito se l'amore costituisca la guarigione da una malattia e dunque basta solo la parola amore per risolvere tutti i tuoi guai, oppure se si tratti solo dell'inizio di una convalescenza, quando cerchi la luce, ma non hai gli occhi abbastanza in forma per sostenerla. Credo che sia questo: una convalescenza, nella convalescenze si pratica la manutenzione, un' inventario di quello che hai e quello che rischi di perdere.

I tuoi libri hanno un'intonazione particolare, sembrano porsi in una zona intermedia tra la narrazione e il reportage. Quali sono gli autori a cui ti senti più vicino?

Il reportage è uno strumento narrativo ancora non codificato che permette una seria sperimentazione. I miei autori preferiti, però, non sono autori di reportage, ma scrittori che hanno saputo riflettere su come dire le cose, Raffaele La Capria, Goffredo Parise, Luciano Bianciardi...

Sia ne La città distratta che ne La manutenzione degli affetti parli di un nuovo ceto medio che si è sradicato dalle tradizioni ed è affamato di guadagni facili e di nuove mode. Pensi che questa sia la cifra che caratterizza la generazione degli anni '70, la tua generazione?

Villaggio Coppola
Villaggio Coppola
Otto torri di dodici piani affacciate sul mare del litorale domizio-flegreo, ecco come appariva il Villaggio Coppola prima del suo abbattimento.
In linea di massima sì, con eccezioni che interessano casi particolari. Negli anni '70 si è avviata una mutazione i cui esiti non è ancora possibile valutare pienamente.

Il ceto medio e gli anni Ottanta, il rampantismo e il taglieggiamento camorrista, la piccola criminalità e l'immigrazione sono temi che ritornano nei tuoi libri. Quanto della tua esperienza personale vi si riflette?

Rilke scrive: «Importante è ricordare, ma più importante è dimenticare». Con questo intendo dire che apprezzo quegli scrittori che sanno elaborare partendo dalla propria esperienza ma possiedono fantasia e immaginazione sufficienti per staccarsi da quello che è il proprio vissuto personale.

Ne La Città distratta ti esprimi in maniera molto ironica sull'abusivismo edilizio. A dicembre 2004, il governo di centro-destra ha varato un condono edilizio che permette di regolarizzare gli abusi ambientali e che va contro le stesse leggi regionali in materia. Si è parlato persino di sanatoria che avrebbe potuto impedire la distruzione del famoso Villaggio Coppola, il complesso sul litorale casertano, nel cuore dell'area in cui sono ambientati i tuoi romanzi. Come commenti questo modo di procedere?

Devastante. Mi trovavo a Francoforte per un convegno. Il mio intervento veniva tradotto in simultanea. Ho pronunciato le parole condono edilizio e la traduttrice si è fermata: scusi Pascale, non abbiamo un vocabolo per tradurre condono. Ho detto: va bene, adesso ve lo spiego. Partiamo dalle basi: quando si costruisce dove non si può costruire... Un tedesco: e allora perché costruite? Ho cominciato a sudare. Appunto perché è abusivo... E allora perché non abbattete? Ho cominciato a balbettare. Non riuscivo a spiegare il meccanismo del condono. Gli italiani in sala ridevano i tedeschi guardavano la traduttrice: ma che c'è da ridere?

Da La città distratta e da La manutenzione degli affetti emergono due voci: la prima più documentaria e sociologica, la seconda più lirica e intimista. Ci puoi raccontare questi due diversi approcci?

La vita è mutevole, lo stile deve essere altrettanto flessibile se si vuole cogliere la vita. Sandro Penna scrive: «se passa una bellezza che va in fretta/ con l'anima nera per non averla stretta/tu guardi il cielo verde della prima sera/passata è la bellezza in bicicletta». La bellezza non l'afferri. Cogli il cielo verde. Se non hai a disposizione una varietà di strumenti, rischi di non cogliere neppure il cielo verde.

Villaggio Coppola
Le torri del Villaggio Coppola, all'indomani del 1 agosto 2003. Il condono edilizio approvato nel dicembre 2004 avrebbe potuto arrestarne l'abbattimento.
La manutenzione degli affetti
è una raccolta di racconti uniti da continui rimandi interni che ne fanno quasi un romanzo dall'unica trama. Ci puoi svelare la genesi di questo libro?

E' un processo di ricerca che coinvolge gli affetti in senso lato, i miei sogni e le conseguenze di questi sul mondo al di fuori di me.

Consideri che il mestiere di scrivere implichi un impegno di tipo morale e civile?

Non servono le dichiarazioni di intenti, occorre inventare uno stile che non ha complicità con il potere. Ci si può considerare civili quando si capisce cosa si può dire e cosa non si può dire.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 17 febbraio 2005
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«Signor mio! Continuate a credere all'età della gente! In genere, è una convenzione. C'è gente che non è nata mai – voglio dire non ha cervello – o è nata solo ora, che è lo stesso, oppure da trecento anni, ma non connette. Gente, poi, che vede solo la roba; e questa è la più vecchia di tutte... Può avere anche tre anni. In realtà ne ha mille e trecento. La vecchiaia è questo».

(Anna Maria Ortese, Il cardillo addolorato)




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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Sab, 20 mag 2006

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