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INTERVISTA A FRANCESCA RICCI, AUTRICE DELLA PRIMA OPERA DI ESEGESI DEI DIARI DEL '71 E DEL '72 DI EUGENIO MONTALE
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D. Perché un libro di critica proprio sul Diario del 71 e del 72, opera meno conosciuta di Montale? E lopera su cui ho scritto la tesi di laurea! Scelsi Montale per la tesi perché adoravo le prime 3 raccolte (Ossi di seppia, Le occasioni, La bufera e altro), poi fu il mio relatore a indirizzarmi sul cosiddetto secondo Montale, quello da Satura in poi, meno conosciuto dal pubblico dei lettori e meno studiato dai critici. E tra gli ultimi libri, il Diario del 71 e del 72 mi apparve il più interessante, perché metteva a fuoco, anche teoricamente, i motivi della conversione dal sublime al comico, dal lirico al grottesco, che avviene allaltezza di Satura e si conferma poi in tutta lultima produzione. D. A proposito della differenza tra le fasi della sua produzione poetica, una frase del poeta in unintervista dice: «I primi 3 libri sono scritti in frac, gli altri in pigiama o, diciamo, in abito da passeggio». E così effettivamente? Certo, perché il linguaggio è prosastico e il tasso di poeticità (nel senso di frequenza di scarti dalla norma, dalluso) è a prima vista molto basso. Tuttavia, non si può non precisare che quello degli ultimi libri è sì un frac in borghese, ma pur sempre un frac: Montale rimane cioè un poeta molto raffinato, perché, anche quando gioca a fare il verso alla poesia, se passato al vaglio di unanalisi testuale, verificate quindi le scelte lessicali, la composizione retorica, la struttura metrica e la testura musicale, affiora una trama molto complessa. Sono quindi testi apparentemente sciatti, in realtà curatissimi, ed è proprio qui la loro magia. Restano liriche che «compenetrano», per usare espressioni dello stesso Montale, musica e idee, sensualità e ascetismo, acume teoretico da una parte e fascinazione fonica dallaltra. E qui secondo me la grandezza della scrittura montaliana! Molti poeti lhanno definita un «ineludibile canto di sirena». Le immagini poi, di una comunicatività assoluta, focalizzano i nodi cruciali dellepoca che attraversano (unepoca lunghissima, dal 1916 al 1980), dal disagio esistenziale a cavallo delle due guerre allincupimento sotto le dittature, alla delusione delle speranze di rinascita democratica nel secondo dopoguerra, fino alla banalizzazione attuale, la società dei consumi, linflazione della scrittura poetica nel mercato letterario di massa, lipertrofia ideologica e verbale, di qualunque tipo e segno... D. Lopera quindi è in continuità con le altre? E in continuità, decisamente: anche se a volte si ha limpressione di stare scorrendo un articolo di giornale, resta uno stile classico, che rifugge dalle soluzioni estreme dellavanguardia e non arriva mai alla poesia sociale, mantenendo una misura, appunto, classica. La continuità è forte anche dal punto di vista tematico: Montale dice di avere aperto ai suoi lettori, da Satura in poi, il «retrobottega» della sua poesia, il suo laboratorio creativo, di averne cioè portato allo scoperto i meccanismi, le trame nascoste. D. Possiamo approfondire meglio questi filoni tematici? R: Fin dalle prime raccolte i temi centrali sono quello esistenziale, quello amoroso, quello storico, con un grande salto dagli Ossi alle Occasioni perché negli Ossi è centrale il tema filosofico, nelle Occasioni diventa determinante quello amoroso, che nella Bufera si carica di implicazioni anche religiose. Però, mentre Occasioni e Bufera si possono ricondurre nellalveo della tradizione del canzoniere, di matrice dantesca e petrarchesca, da Satura cè uno sfilacciamento della struttura tematica. Le raccolte non hanno più cioè un baricentro tematico, la struttura ideologica è, diciamo, centrifuga, frammentata, diversificata: viene trattato in modo esplicito, ragionativo, discorsivo e colloquiale, ciò che prima era, diciamo, sotto il velo, bellissimo, del simbolo e dellallegoria. Penso al tema religioso, a quello politico, alla problematica identificazione dellIo lirico e al suo altrettanto problematico rapporto con la realtà e con la scrittura; o ancora al tema metaletterario, cioè alla riflessione su cosè e su come si fa poesia, oppure alla donna... D: Quali sono le liriche più significative della raccolta?
D: A proposito di questa poesia, che idea della vecchiaia ha Montale? Da un lato, nella raccolta, si sente il grigiore senile, la stagnazione (adesso lacqua è «torbida», il movimento, cioè lo scatto vitale, è sempre più raro e difficile), dallaltro però il tempo che passa, quello cronologico, è un inganno, non esiste, è relativo: quindi è un inganno anche la vecchiaia. D: Parliamo anche delle altre donne montaliane? In questa raccolta cè Gina, la domestica che accudì il poeta fino alla fine, e che nelle poesie si carica di quella funzione protettiva che Montale ha sempre riconosciuto alle serve. Si tratta di unidea derivante dal mondo preindustriale, dallo stile di vita della borghesia media del primo Novecento. Eppure anche Gina è una «sacerdotessa in gabardine e sandali», ha in sé qualcosa di divino, e rappresenta inoltre un ponte tra il poeta e la moglie scomparsa. La figura femminile più importante nella raccolta, però, è Adelheit, la donna chiamata Diamantina nellomonima poesia, che incarna uno dei temi più importanti del Diario, quello della vita come sussistenza biologica, preculturale, inconsapevole, non filosofica, della perfezione di una vita che ha un senso compiuto contrapposta alla vita che si sgretola sotto i colpi del tempo che passa. Nella vita reale, il personaggio di Diamantina corrisponde a Adelaide Bellingardi, una donna che Montale conobbe a Roma, dove lavorava in una gioielleria (da qui il tema dei cristalli, la perfezione che non si sgretola sotto i colpi del tempo). Questa figura la troviamo anche nel Diario postumo, anche se meno mitizzata. Il nodo tematico di cui lei è portatrice, dicevo, è quello della Vita: lidea che «essere vivi e basta non è impresa da poco», che la vita ha un senso pur nella sua inafferrabilità, è la novità «teologica» (sic Contini) più importante della raccolta. D. In riferimento ad unaltra figura femminile Montale scrive in Trascolorando: «E lei? Felicemente/ si ignora. Chi dà luce rischia il buio» E un topos bellissimo, che riporta a Dante, alla Commedia, a Virgilio, che portò luce agli altri ma non poté giovare a se stesso. Così le donne-angelo di Montale sono creature inconsapevoli, recano luce ma non lo sanno, con una stoccata polemica contro i presuntuosi, i superbi, «gli uomini che se ne vanno sicuri», coloro che, senza incertezze, pensano e dichiarano di sapere dovè Dio. D. Come viene descritto Dio nella raccolta? In una maniera fantastica. Penso alla poesia Non mi stanco di dire al mio allenatore, in cui, riferendosi ad un Dio-coach, si dice: «Che abbia tanta cura / di me, lidiota, o io sia il suo buffone / tiene in bilico tra la gratitudine / e il furore». Qui si esprime chiaramente il concetto che se lessere divino si manifestasse, lessere umano non avrebbe spazio e sarebbe annichilito dallevidenza dellesistenza dellassoluto. Quindi Montale qui oscilla tra due ipotesi, non ne sceglie nessuna e perciò rimangono in piedi entrambe: o Dio è assente per un estremo gesto damore per la sua creatura, perché se si manifestasse lo annichilirebbe, oppure, allopposto, è assente perché è un sadico, e qui ci colleghiamo a un tema kafkiano metafisico, surreale. Nella poesia Il dottor Schweitzer si introduce infatti il sospetto che il metafisico sia un pellicano feroce, che con le sue fauci divora anziché nutrire come il Cristo; da qui lidea che luomo sia non lidiota dostoievskjano, ma il buffone: nellipotesi che Dio sia assente, e indifferente, cè cioè lidea che Lui sia un burattinaio che assiste e si diverte davanti al dolore della vita umana, anzi, dell«immane farsa umana». E una posizione teologica onesta, che comunque non esclude la carità, di matrice paolina, che si manifesta come amore verso linconoscibile, linvisibile, e come fortissima istanza etica. Del resto Montale è allergico a qualsiasi definizione, alcuni critici lo inquadrano come gnostico, altri come cristiano eretico seguace del frankismo che avrebbe mutuato da Irma Brandeis. Si cerca di dargli una definizione, ma chi studia Montale verifica che il suo è un pensiero che respinge lirrigidimento in formule univoche e che torna continuamente su se stesso a negare quello che afferma. D. Mi hai citato prima Kafka e Dostoievskj. Vorrei mi parlassi un po degli elementi interstestuali nellopera. Nella raccolta cè una significativa presenza dei classici della letteratura italiana, primo tra tutti il Dante della Commedia, citata in maniera diretta, oppure parodiata. Ma lintertestualità abbraccia una gamma di autori vastissima, perché oltre a riferimenti alla letteratura, italiana e non, mette in campo tutto il repertorio di conoscenze filosofiche e scientifiche, come del resto avviene in Satura e nel Quaderno dei 4 anni. Montale era curiosissimo e aggiornatissimo. Ci sono riferimenti, ad esempio, a Wittgenstein e ad Heiddeger, ed è inoltre ancora viva la polemica contro lIdealismo. Se la realtà coincidesse con lo Spirito, con lIdeale, osserva Montale, allora potremmo giustificare tutto, dalla Shoa al Nazismo, al consumismo e alla perdita del senso critico che gli si accompagna. D. Ci ricolleghiamo alla polemica con il progresso, contenuta nella raccolta? Si, Montale attacca non il progresso in sé, in cui crede, ma lidea di un progresso idealisticamente inteso come assoluto e irreversibile. D. Cè anche una poesia dedicata a Croce, nel ventennale della morte E una poesia tremenda (A un grande filosofo; ndr), feroce, perché, nonostante Croce resti un maestro, è paragonato al diavolo loico (cioè logico, dialettico) dellInferno dantesco. Montale riprende la citazione di Dante per denigrare il maestro, perché nel Diario lintertestualità è quasi sempre parodia, i modelli sono ripresi per essere rovesciati in questottica dellabito da passeggio che ha sostituito il frac. Però rimane un utilizzo funzionale della cultura umanistica europea, che rappresenta un riscatto dalla fenomenologia e dalla filosofia del linguaggio: alla riduzione della realtà a parola Montale oppone lidea dellangelica farfalla (anima e poesia), che è comunque un modello affermativo. Tornando ancora sullintertestualità, cè ad esempio Leopardi dietro la figura di Annetta; dietro Il tuffatore cè invece uno dei Calligrames di Apollinaire, ripreso quasi letteralmente e contaminato con La ginestra di Leopardi D. Luso dei correlativi oggettivi è diverso dalle precedenti raccolte? Alcuni critici dicono che tanto gli oggetti sono carichi di valori simbolici nelle prime tre raccolte, quanto ne sono privi nelle ultime, reificati, ridotti a puri referenti, senza sensi ulteriori. Tuttavia si può non essere daccordo con questa, pur legittima, lettura. Pensiamo a Rosso su rosso: è una poesia in cui cè solo la descrizione di quello che succede nella stanza, il coleottero che cammina sulla dichiarazione dei redditi, la radio che parla dei 200 morti a Pasquetta e del sangue sulla strada; questi non sono affatto simboli vuoti, significano altro, cè uneco dellIntervista a un suicida di Vittorio Sereni e poi cè questa ironia terribile, che trasfigura un paesaggio domestico moderno in un nuovo paesaggio infernale. D. Comè strutturato il tuo libro, e qual è il target? Avendo imparato ad apprezzare il Diario, a coglierne lattualità del messaggio (cioè che la vita, in sé, senza spiegazioni razionali né fideistiche, vale comunque la pena di essere vissuta; che si deve restare fedeli alla propria ragione critica, allarte e alla poesia come fonti di speranza; che lamore è una delle cose più importanti ) e il grande valore stilistico, il libro è nato dal desiderio, diciamo, di rendere giustizia a questa raccolta. E formato da 90 schede, una per ogni poesia. Se ne può fare quindi una lettura continuativa, oppure frammentata, mirata allapprofondimento solo di alcune liriche. Non ci sono i testi per motivi di carattere editoriale, però è il primo, e per il momento unico, commento integrale a questa raccolta. D. Pensi che ti dedicherai ancora ai Diari e a Montale in generale?
A cura della Redazione Virtuale Milano, 18 aprile 2006
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