ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

INTERVISTE
Clara Sereni

Vissuto da pelle femminile

Intervista con Clara Sereni

(Paolo Di Paolo)

*
«Penso che politica e amore restino parole, emozioni, sentimenti legati ancora strettissimamente, non foss’altro perché non mi immagino una forma di amore, o anche soltanto di relazione, di rapporto anche amicale, che prescinda dalla visione del mondo di cui ciascuno è portatore». Per provare a raccontare la storia di una generazione, Clara Sereni doveva raccontarne le sfaccettature, mettendolo in conto di non doversene imbarazzare.

*

hiara sembra di vederla, che resta a poltrire nel suo letto: «esplorandosi, qualche volta accarezzandosi»; e sembra di vedere come si muove, poi. Come va incontro al tempo e allo spazio. Chiara che cammina in fretta, per sfuggire alle richieste inopportune e brutali di un corpo maschile: «Come una cicatrice, resterà dentro di lei l’avversione per le camicie brutte, e per il sudore acido dei maschi».

C’è una folla di giovani donne, ne Il lupo mercante di Clara Sereni: ognuna, come Chiara, con il suo corpo e con il suo sguardo, con quel preciso golfino addosso, con quella precisa pioggia nella memoria, con lo strazio del cambiamento, e i segni che lascia negli occhi. Con economia di mezzi espressivi – la lingua è limpida, essenziale anche quando si fa più lirica: un bellissimo italiano, verrebbe da dire, come si trova di rado –, Sereni dà consistenza a un’atmosfera intensamente femminile, che si precisa racconto dopo racconto. E forse, però, non si tratta di racconti, ma di tappe, di cartoni per un romanzo: storico, anche, ma non vincolato alla cronologia. Perché contano, prima di tutto, l’aria e il dolore e le ombre dell’adolescenza; lo stupore (lo sgomento) di fronte al corpo che cambia, che chiede. Tutto visto, vissuto da pelle femminile: ed è curioso come Alice, Stefania, Barbara, Paola – le protagoniste dei diversi episodi – intensifichino l’una l’esperienza dell’altra, offrendo a chi legge, infine, una somma di percezioni, anche violente, che lasciano in gola un nodo di tenerezza e struggimento. Che cosa abbiamo perso, crescendo? E che cosa, invece, acquistato? Le bambine del racconto Glicine, per esempio, quanta serenità perdono, superando la fatale soglia, compiendo quel salto di corda rappresentato suggestivamente nella foto di copertina?

*

Sono questi alcuni dei quasi impercettibili interrogativi che si affollano nelle pagine de Il lupo mercante. A leggerlo con occhi di uomo, diventa una avventurosa immersione nella sensibilità femminile (il che era possibile pure, va da sé, nell’ormai mitologico Casalinghitudine, o nelle Merendanze). A tratti, un’immersione perfino spaesante (per un uomo; finisce col chiedersi, un uomo, se questo mondo, questo modo di sentire potrà mai farlo suo fino in fondo: qualcosa gli sfugge, resta incompresa e distante). E però c’è un racconto, “Rischi”, in cui Sereni dà voce a un ragazzo, ferito a morte appunto da un’ansia di possesso. Si attiva così un cortocircuito inatteso, e si attiva giusto a metà del libro: sparigliando le carte e mettendo in discussione i complicati confini tra femminile e maschile. Che si ricongiungono, fino quasi a coincidere, a scomparire, nel bellissimo finale, Uomo. Il calendario che scandisce i tempi di questo libro sta sospeso tra i Sessanta e i Settanta. Il paesaggio è italiano: e a segnalarlo, quasi a ogni passo, è una moltitudine di oggetti, di canzoni, di dettagli. Che definiscono un passaggio di stato della materia sentimentale e politica. Clara Sereni ne affronta gli approdi senza nostalgie, con l’intento di misurare lucidamente la distanza che ci separa da quell’epoca di passioni arroventate. Per chiedersi che cosa resta. E da dove partono, o ripartono, gli adolescenti di oggi. Con i medesimi tormenti – fisici, affettivi – di ieri e di sempre, con diverse paure; ma con la stessa possibile speranza-pazienza (Sereni non pare pessimista) di cambiare – del mondo attorno – «piccole cose, senza fermarsi mai».

D. Il lupo mercante è una raccolta di racconti ma ha un’architettura particolare, una scansione temporale e per certi aspetti anche tematica, che rende il testo molto compatto, con un respiro quasi romanzesco. È così che, scrivendo, ispirata dai versi di Maxine Kumin da cui è tratto il titolo, ha pensato questo libro? come un romanzo della giovinezza per tappe?

Senza entrare nell’annoso dibattito su cosa sia il romanzo oggi, mi limito a dire che il romanzo nella classica forma ottocentesca è certamente finito, e che altrettanto certamente non da oggi è possibile definire «romanzo» qualcosa che, pur nella sua unitarietà, utilizzi forme anche molto diverse di narrazione. A partire da qui, questo per me è un romanzo, e come tale l’ho pensato. Attraverso molte e diverse stesure, come mai mi era capitato prima. Perché per provare - come io volevo provare - a raccontare la storia di una generazione, dovevo raccontarne sfaccettature diverse, coerenti fra di loro in un disegno complessivo ma non necessariamente conseguenti l’una con l’altra.

*

D. I piccoli testi poetici che aprono i quattro tempi del libro lasciano il lettore incuriosito e pensoso. Che valore hanno qui, per una narratrice, quegli snodi lirici?

Qualche giorno fa, nel corso di una presentazione del libro, Niva Lorenzini ha letto quei frammenti ad alta voce, e ho provato qualche buffa sensazione. Vede, io normalmente non penso mai al famoso lettore immaginario o ideale, perché altrimenti quell'ipotetico sguardo esterno mi condiziona e mi censura. Così, quando poi mi capita di sentir leggere qualcosa di mio ad alta voce, ho regolarmente una sorta di imbarazzo, come se mi trovassi ogni volta alle prese con un disvelamento non previsto. Giochi che si fanno con sé stessi, naturalmente, e anche un po' ridicoli, però per tutti gli altri libri è sempre stato così. Per questo libro, invece, a lettori e lettrici ho pensato molto. A lettori e lettrici giovani, sopratutto. Ne ho avuto qualcuno che mi ha accompagnato nel percorso, commentando e criticando quello che andavo scrivendo. Perché stavolta volevo essere ben certa che non venisse fuori una sorta di «come eravamo», interessante soltanto per chi ha vissuto certe cose e dunque poteva ritrovarle nel libro. E dunque il libro è pensato e scritto, in qualche modo, sotto uno sguardo esterno, mettendolo in conto e raccontando le cose in modo di non dovermene imbarazzare. Quelli che lei definisce snodi lirici - messi a piè di pagina, in caratteri piuttosto piccoli - li ho pensati come una sorta di filo capace di rafforzare la coesione interna del libro, di cucire meglio fra loro le quattro parti che lo compongono. Dunque qualcosa di sostanzialmente strumentale, utilitaristico. Soltanto che poi, quando li ho sentiti leggere, mi sono resa conto che, quelli sì, erano - e quanto - disvelamento. Come se fossero sfuggiti alla mia stessa occhiuta attenzione. Sorprendendo, in qualche modo, anche me.

D. L'amore e la politica, nelle pagine del Lupo mercante, si stringono a definire una diversa forma dello stare nel mondo, dell’abitare. L'uno si annoda all'altra: c'è come una contaminazione/infiltrazione reciproca. Lei riesce a cogliere qualche ragione che spieghi perché oggi, a quarant'anni dal fatidico '68, le due cose - politica e amore - si siano sciolte, vadano perlopiù in direzioni opposte?

Non credo che, alla fine dei conti, ci sia poi tanta differenza. Ho l'impressione che le parole siano cambiate, ma i sentimenti non poi così tanto. Voglio dire che mentre «politica» è diventata una parola abusata, percepita come qualcosa di scollegato dal vivere quotidiano delle persone, e in molti casi anche come qualcosa di nemico, non credo sia affatto scomparsa la voglia di cambiare il mondo, di impegnarsi per renderlo più vivibile e giusto, e questo, per me, significa desiderio di politica e fare politica, nel senso più alto della parola. Diversamente da quarant'anni fa oggi, se si occupa una scuola, è per ragioni spesso non nobili. Ma, ad esempio, le centinaia di migliaia di persone che fanno volontariato portano nella loro azione quella voglia lì, la voglia di partecipare ai movimenti, alle trasformazioni, all'abbassamento del tasso di ingiustizia e di ineguaglianza che appare tanto più evidente, anzi accecante, nel mondo della globalizzazione. Ecco, per tutte le persone che si impegnano nei vari settori e nelle diverse forme di volontariato, penso che politica e amore restino parole, emozioni, sentimenti legati ancora strettissimamente, non foss’altro perché non mi immagino una forma di amore, o anche soltanto di relazione, di rapporto anche amicale, che prescinda dalla visione del mondo di cui ciascuno è portatore.

*

D. Questo libro non sembra nostalgico. C'è anzi una volontà di recupero dell'esperienza vissuta per consegnarla, per testimoniarla a chi non c'era. Per riattivare - laddove ce ne fosse bisogno (forse ce n'è) - un dialogo tra madri e figlie, tra padri e figli. Una Alice di oggi prova le stesse sensazioni di una Alice di allora, e attraversa gli stessi turbamenti, gli stessi inquieti interrogativi dell'adolescenza. È cambiato il contesto attorno, è venuta fuori qualche paura differente. Ma un terreno comune c'è, e là cresce la condivisione - sembra affermare il suo libro. È così?

Penso proprio di sì. Se poi sono riuscita a comunicarlo anche con il libro, ne sono molto contenta. Rischio di ripetermi, ma è che la questione è sempre la stessa. Abitiamo tutti lo stesso mondo. Malgrado i ghiacciai che si sciolgono, la ionosfera che va in malora e le stagioni che non esistono più, il modo che hanno gli umani di abitarlo non subisce poi modificazioni così sostanziali. Ogni generazione pensa che la successiva e la precedente siano completamente diverse dalla propria, ma quando poi si va a vedere i fondamentali restano ovviamente gli stessi, anche attraverso tempi molto lunghi. Magari, se ci si mette un po' più di buona volontà di quanto (per stanchezza, per impazienza, per distrazione) non accada quotidianamente, capirsi può diventare un po' meno difficile, evitando così qualche perdita di tempo e - sopratutto - un po' di sofferenza.

D. Lei come li vive, nella scrittura, i confini tra maschile e femminile? Come li attraversa?

Non li attraverso spesso. Perché mettermi nei panni di un uomo, provare a ragionare con la sua testa, mi pare un'invasione, un'appropriazione indebita. Poi, ogni tanto, mi viene in mente che a noi donne gli uomini ci hanno sempre raccontate, senza chiedere permesso o farsi scrupoli di sorta. Con risultati anche sublimi, ma imponendo sempre il loro punto di vista sulle donne, e lasciando alle donne poco o nessuno spazio per raccontarsi. Da alcuni anni le cose sono cambiate, ma - anche qui - non così tanto come talvolta si dice. Siccome non mi interessa la guerra dei sessi, mentre mi interessa molto la presa di coscienza, la conoscenza che ciascuno e ciascuna hanno del proprio sé, mi sembra che indagare il proprio sesso sia tendenzialmente più interessante, più appropriato, più onesto. Ecco, mi piacerebbe che anche i maschi fossero un po' meno onnivori, un po' meno preda del delirio di onnipotenza, e facessero uno sforzo in più per raccontare sé stessi, con più onestà e profondità di quanto generalmente accada. Si parla di «genere» quasi esclusivamente quando si parla delle donne, ma se anche i maschi lo facessero, per sé stessi, credo che si farebbero molti passi avanti. Di conoscenza, e - conseguentemente - di normale, tranquilla, costruttiva dialettica.


Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato su questo autore:



NOTE



BIBLIOGRAFIA
Clara Sereni Il lupo mercante
Rizzoli, 2007
Scala italiani
184 p., € 16,50

Milano, 2007-09-10 18:35:31

© Copyright italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net

Google
Web www.italialibri.net www.italialibri.org

AUTORI A-Z
A B C D E F G
H I J K L M N
O P Q R S T U
V W X Y Z

OPERE A-Z
A B C D E F G
H I J K L M N
O P Q R S T U
V W X Y Z

SBN & RICERCHE...
Iccu
NOTIZIEITALIALIBRI
Notizie ItaliaLibri
Registrati!
Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!

PROGETTO U.G.O.
Ugo


«Quanto ai codici di comportamento e ai codici etici, la loro efficacia dipende solo dall’etica di coloro che li devono applicare.»

(Guido Rossi, Il conflitto epidemico)

AUTORI A-Z
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W X Y Z

OPERE A-Z
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W X Y Z

PAROLE NUOVE

La ricomposizione dell'universo poetico pensante
Verso una convergenza tra poesia e filosofia, tra lirismo e speculazione, tra mito e logo
Tiziano Salari propone una ridefinizione dello spazio poetico-letterario mediante l'abbattimento di quelle colonne d’Ercole che limitano e frustrano la navigazione del testo letterario, le classificazioni e le gerarchie che sono fini a se stesse, contro una critica letteraria che, dietro a Benedetto Croce, rinuncia a dialogare col testo per imbalsamarlo con bocciature o promozioni. La scommessa di Salari è di recuperare l’antica origine del linguaggio letterario, che era insieme un linguaggio del pensiero, e viceversa, quello di grandi pensatori che si sono espressi con un linguaggio letterario. (Roberto Caracci)
Fragilità dell'identità nazionale
(Ma l'universale umano è un valore superiore)
Claudio Magris parla della natura che riveste un confine a lui prossimo e di quell'altra, la natura degli esseri umani. Parla di alcune opere che la sua penna felice ci ha donato, parla della letteratura e dei suoi guasti e parla del proprio rapporto con il lettore. Parla della lingua, dell'identità e della cultura nazionali come opportunità di conoscenza ma anche di disconoscimento. Parla della globalizzazione, della competitività e della crescente difficoltà che uno scrittore incontra oggi se vuole coprire fino in fondo il proprio ruolo d'intellettuale. (Sergio Sozi)
L’aristocrazia letteraria di Tomasi di Lampedusa
Nel racconto “La sirena”, scritto negli ultimi mesi di vita, il livello reale e quello surreale si incontrano
Nato a Palermo da un'antica famiglia della nobiltà siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa comincia a scrivere, durante un soggiorno nella casa londinese di uno zio ambasciatore, saggi sulla letteratura inglese. D'indole solitaria, accetta intorno a sé solo una ristretta cerchia di intellettuali sciliani. «Scrittore di un unico libro» (Montale) a fianco del più celebre romanzo, senza volere considerare vere e proprie narrazioni le “lezioni“ di letteratura francese ed inglese, si collocano degnamente i Racconti che furono pubblicati postumi sulla scia del successo de Il Gattopardo, opera a cui si lega la fama dell’autore. (Anna Maria Bonfiglio)

Fuoco
Da "La vocazione del netturbino"
Un appartamento immerso in un'atmosfera lugubre. Un ragazzo ne esce e si aggira con un badile e una torcia elettrica per una discarica di rifiuti. La notte è animata dal volo dei gabbiani e dei corvi e il percorso è reso insicuro e viscido dalla incredibile varietà di prodotti organici marcescenti e dai liquami che ne fuoriescono. Mentre il rombo delle ruspe avanza, il protagonista è incalzato dal rogo generato dal calore della sua stessa torcia... (Roberto Caracci)
Dove sono andati a finire i fatti?
La libertà di un paese è proporzionale all'indipendenza dei suoi organi d'informazione
La scomparsa dei fatti è il libro che Marco Travaglio ha dedicato alla mala-informazione. Se si è d'accordo che in democrazia comanda l’elettore, è cruciale – al di là del gossip, al di là del sensazionalismo a vanvera – rendersi conto di cosa succede davvero e rendersi conto fino a che punto si possa contare sui mezzi d’informazione. Ma soprattutto, su quali testate e su quali pseudo-professionisti non si possa davvero fare affidamento. (Redazione Virtuale)
Povera, ma non semplice
E alla fine l'hanno capita anche i critici
Anna Maria Ortese è tra i pochi scrittori italiani ad aver saputo praticare a livello altissimo la professione del giornalista, dell'inviato; ha saputo raccontare l'Italia del suo tempo, e non solo l'Italia, come pochi altri nostri scrittori e pochissimi giornalisti. La critica italiana e internazionale la pone oggi, con il suo spirito audace e visionario, tra le figure più grandi della letteratura europea, al pari della della Morante, della Woolf e della Mansfield. (Redazione Virtuale)


ALTROVE






Pubblica annunci su ItaliaLibri
Pubblica annunci Google AdWords su ItaliaLibri
http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008