SONO CINQUE I SENSI CHE CI TENGONO IN COMUNICAZIONE CON IL MONDO, O DODICI, COME SOSTENEVA RUDOLF STEINER.
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Giugno-Luglio 2003
Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu (nisi intellectus ipse).
Questa volta
la notizia siamo noi!
Costituzione della
Associazione ItaliaLibri
Negli ultimi due secoli, gli uomini hanno vissuto una progressiva liberazione dal lavoro e dalla produzione e la libertà delluomo si esplica sempre più spesso al meglio nella gratuità dellazione di utilità sociale, forse lunica attività, a parte larte, a potersi definire veramente elettiva. Paradossalmente, è proprio nella mancanza di retribuzione che il tempo rivela tutta la sua ricchezza (Ralf Dahrendorf, Libertà attiva, sei lezioni su un mondo instabile, Laterza 2003)..
Da quattro anni a ItaliaLibri sperimentiamo in presa diretta quanta ricchezza viene sviluppata dal tempo dei nostri collaboratori e contributori, a tutti i livelli. E dal nostro.
La costituzione dellAssociazione ItaliaLibri è quindi un passo obbligato, per dare corpo fisico allinteresse di tutti quelli che, come noi, credono nellimportanza di coltivare o meglio, di dare un ordine, un senso e una forma al patrimonio letterario che fa capo alla storia e alla cultura di ognuno di noi.
ItaliaLibri
l'Associazione Culturale
Loggetto sociale dichiarato nello statuto è ambizioso: «LAssociazione ha per oggetto la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo».
La novità consiste nella possibilità di coordinarsi con lAmministrazione Pubblica per entrare, pur mantenendo le nostre prerogative e la nostra autonomia, in un progetto più vasto di valorizzazione del patrimonio nazionale.
Tra le attività on line cè lo sviluppo di un sito riservato agli associati di ItaliaLibri, che si occuperà di attualità letteraria e di cronaca associativa: italialibri.org
Tra le attività off line cè lorganizzazione di eventi culturali e lo sviluppo di una linea editoriale.
E cè una tessera, la Carta Org., un documento di riconoscimento che identifica gli associati e assicura benefici concreti, non soltanto relativi al viziaccio della lettura. È un piccolo incentivo per permettere a tutti coloro che ci seguono, sebben squattrinati come noi, di sborsare i 24,00 euro della quota associativa, con la sicurezza, entro la fine del 2004, di averla ampiamente ammortizzata.
Occorre ora che le adesioni allAssociazione ItaliaLibri siano numerose, per far pesare con la loro consistenza la forza delle idee che hanno sostenuto il sito di ItaliaLibri e lo hanno fatto diventare un fenomeno editoriale di livello nazionale e... internazionale.
econdo la fisiologia ufficiale, i sensi che ci tengono in comunicazione con il mondo sono cinque, a cui si aggiungerebbe un sesto senso, nient'altro che un interprete, il cui scopo è di dirigere il concerto dinformazioni che proviene dagli organi della percezione, capace di dare un senso anche a quelle pause in cui l'assenza di stimolo è totale.
Secondo i principî filosofici di Rudolf Steiner invece, i sensi delluomo sono dodici, suddivisi in tre gruppi: i sensi della volontà (tatto, senso dellequilibrio, senso del proprio movimento e senso della vita); i sensi intermedi (dellolfatto, del gusto, della vista e del calore); sensi del pensare (delludito, del linguaggio, della rappresentazione e senso dellio).
È un fatto però che la società occidentale tenda generalmente a concentrarsi sullo sviluppo dei soli sensi della vista e delludito, trascurando tutti gli altri. La ragione sta in una maggiore condivisibilità degli stimoli audio-visivi, mentre le percezioni tattili olfattive e del gusto sono di per sé soggettive e discutibili.
Nellintento di scrivere un testo dedicato ai cinque sensi, un libro postumo e necessariamente incompleto, Italo Calvino accostava proprio il fenomeno del graduale distacco delluomo moderno dalla percezione sensibile. I tre episodi di Sotto il sole giaguaro (Mondandori 2000) affrontano le tematiche legate al senso dellolfatto, del gusto e delludito. Una sinfonia incompiuta, ove il concetto culturale lascia spazio a quel poco di bestiale e animalesco puro che luomo contemporaneo dissocia da sé, nella molteplicità di un essere confuso, privo dinnocenza e perso nel cosmo.
I greci consideravano nella loro lingua straordinaria la sottile distinzione tra idein e oida, ovvero vedere e sapere. Alberto Moravia, che nel corso della sua carriera letteraria ha prodotto con scientifica determinazione forse il più completo campionario di perversioni borghesi che sia mai stato scritto, ne Luomo che guarda (Bompiani 2000) si è cimentato nellimpresa ambiziosa di sovrapporre la curiosità del ricercatore con la morbosità del voyeur. In questo libro, uno dei romanzi più indecenti del secondo Novecento, il protagonista che losservazione dellintimità altrui porta alla scoperta di inconcepibili relazioni, come un grande scienziato, riflette stoicamente lindagine scientifica su se stesso: testimone inopportuno del duplice tradimento della moglie e del padre, osservatore al tempo stesso del disfacimento proprio, della famiglia e della classe a cui appartiene.
Goethe asseriva che il colore può essere percepito tramite il sentimento, oltre che per mezzo della vista. Il sangue e la violenza dei sentimenti, per esempio, come dire eros e thanatos, lantinomico connubio ancestrale, topos delle umane tragedie, tema de Lodore del sangue (Rizzoli 1979), un romanzo moderno, storicamente contestualizzato e credibile. Scrive Cesare Garboli: «Come Moravia, Parise è un ospite del mondo, uno spettatore, uno che guarda, pronto a precipitarsi in tutti i luoghi del globo per misurare non la propria complicità o solidarietà con gli altri ma, al contrario, per legittimare un senso invincibile di distacco e di estraneità, fatto di cinica e fraterna pietà cattolica [...] Ma Moravia, dopo il successo de Gli indifferenti, non ha fatto che guarire. Parise non ha fatto che ammalarsi, sempre di più, sempre di più, fino alla fine» (Cesare Garboli, Pianura Proibita, Adelphi 2002). Lodore del sangue è uno scritto a tinte forti, come unemorragia, serrato, dal ritmo incalzante, che arriva al culmine con la concitazione di un attacco di panico.
È un fatto che ci sono due modi attraverso cui i sensi ci mettono in comunicazione con la realtà: uno diretto, attraverso la percezione, e uno, attraverso le opere darte, indiretto, ma non per questo meno sensuale (Remo Bodei). Costituisce un esempio letterario di questa assunto Andrea Sperelli il personaggio che anima Il piacere (Mondadori 1995), propulsore e mediatore, al tempo in cui fece la sua comparsa nelle librerie del Regno dItalia (1889) della tendenza più innovativa e raffinata della cultura decadente che in Europa ebbe seguaci autorevoli negli scrittori Oscar Wilde, Walter Pater, Joris-Karl Huysman: lestetismo. Inaugurando con Il piacere un tipo di prosa introspettivo-psicologica che conoscerà in seguito notevoli favori, Gabriele DAnnunzio tenta di scandagliare le complicazioni e le deviazioni della vita mondana e amorosa del protagonista.
Ci sono poi stagioni del ciclo terrestre e stagioni della vita in cui i sensi sembrano impazzire, soprattutto a latitudini impietose. «Primavera per modo di dire, qui la primavera diventa subito estate, qui non è terra di tepori. Non si fa in tempo a svezzare il sole che già ruggisce cresciuto.» In Argo il cieco ovvero I sogni della memoria (Sellerio 1984) lo scrittore Gesualdo Bufalino descrive, come il ricordo di una intossicazione alcolica, in una Sicilia incandescente, la stagione dei deliri del gruppo di amici tra i quali è diventato uomo. Così va il mondo. Ogni sensazione congiura per farci innamorare. Non solo: gli stessi organi di senso occhi, orecchie, bocca, naso, pelle sotto una regia occulta si trasformano in straordinari strumenti di seduzione. Tutto per far cadere i nostri malcapitati simili nelle trappole che tendiamo loro, per colmare, con i loro, i nostri sensi e farli diventare un vibrante tuttuno. «La stessa cosa con le ragazze: ieri le vedevi, le accarezzavi bambine, ma oggi due capezzoli di ferro gli sforzano la vesticciola, sotto la fronte gli splendono due occhi cupi».
Sono storie di questo tipo anche quelle che Simona Vinci va raccontando nel volume In tutti i sensi come lamore; storie di solitudine, di estraneazione dal mondo, di isolamenti, unanestesia del corpo che, dopo essere stato preservato, congelato, esplode, supera ogni ritegno e pudore e si ascolta, si concede ad amori indomiti, necrofili.
E così anche i versi di Alda Merini, malata di tormento e perdizione, a piedi nudi, con dita vogliose damore, turbata, esasperata, con i ginocchi piagati dallo scrivere poesie (Fiore di poesia, Einaudi 1998) sulla pietra.
Ben altra cosa sono i sentimenti destati dallo spettacolo dei particolari anatomici ed esistenziali che popolano il panorama, dalla finestra di casa Scarabozzo (Tommaso Landolfi, La pietra lunare): disgusto e ira prorompono incontenibili, per il disvelamento impudico ed esplicito di ciò che vanno celando gli svolazzi borghesi, la «schizzinosa femminilità sollecitatrice di omaggi».
Tutte le nostre conoscenze sono generate dal materiale che ci forniscono i sensi, che rimane impresso nella memoria e alimenta la facoltà dimmaginare situazioni fittizie, composte da memorie percettive prese a caso dal nostro passato sensoriale. Lesercizio dei sensi ci aiuta a selezionare, tra i tanti, gli stimoli che sono utili alla nostra immaginazione e a cogliere anche quelli che si presentano meno ovvii, o restano seminascosti.
Secondo lampiezza delle nostre esperienza percettiva, lintelletto ci aiuta poi a farci unidea di come va il mondo, con le sue regole e i suoi modelli. Ma forse, proprio per la nostra condizione di umani, incapaci di decifrare porzioni di informazione eccessivamente abbondanti accecanti, assordanti, schiaccianti, nauseanti, pungenti la descrizione di unesperienza parziale come quello di un orizzonte limitato da una siepe, lInfinito di Giacomo Leopardi, ci restituisce limmagine più fedele o almeno più condivisibile, del nostro passaggio nelluniverso, con tutti i sensi allerta.
Madri e madri di madriVoci materne nelle pagine di autrici italiane La voce egoista e perentoria della signora Finizio, finemente descritta da Anna Maria Ortese; una voce allegra e canterina come quella che racconta, di sua madre, Natalia Ginzburg; la voce spezzata, dolente o ironica di Lalla Romano che narra il suo amore sbagliato; la voce «dal sapore tenero di gola e di saliva» di una madre perduta, voce vagheggiata e ricordata amaramente nellultimo disperato romanzo di Elsa Morante e poi la madre perduta del romanzo di Simona vinci. Madri della letteratura contemporanea che raccontano le madri, non solo le proprie, ma anche le madri degli altri, inventate, cioè scoperte, rinvenute nella realtà e quindi tanto più vive e vere. (A cura di Paolo Di Paolo)(Morante, Ginzburg, Romano, Ortese, Rasy, Vinci).
Tra i critici prevale l'opinione che Gertrud Kolmar sia estranea ad ogni corrente poetica e letterariaUna delle più grandi e più intense voci della lirica tedesca del Novecento berlinese, il suo nome appare di rado nelle antologie tedesche ed è quasi sconosciuta altrove. Sotto un profilo esistenziale, la sua vicenda può ricordarci quella di Etty Hillesum, l'intellettuale e pensatrice di origine olandese (di Valeria Consoli).
Parole da masticareL'emozione di ricevere il premio Nobel per la Letteratura nel 1997, accompagnato dalle polemiche e dalle manifestazioni di stima. E poi l'origine di una passione per le mille derive possibile della lingua, un uso della letteratura orale che ha accompagnato Dario Fo sin da bambino. (di Paolo Di Paolo)
Ordo CordisL'etica del sentire pone laccento sullafficere del sentire, come un essere affetti dalle cose e insieme un reagire affettivo sulle cose, appunto, con il cuoreSecondo Roberta De Monticelli (ospite a Il giardino d'inverno il 1 febbraio 2005) leudaimonia, il buon demone che alberga in fondo a tutti noi, nellordine del cuore moltiplica gli orizzonti del sentire. E ci fa crescere (di Roberto Caracci).
«...Dio mio dormire solo in un albergo bisogna avere almeno la precauzione di scegliere una città munita di un manicomio attrezzato, Ferrara tanto per dire giacché se c’era un manicomio al tempo del Tasso ci sarà bene anche ora,...»