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BALESTRINI, ECO, ARBASINO E SANGUINETI FURONO TRA GLI ANIMATORI DEL GRUPPO 63 CHE SI COSTITUI' A PALERMO NELL3OTTOBRE del 1963

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Ottobre-Novembre 2003

Il primo congresso del Gruppo 63 e della Neoavanguardia
ebbe luogo a Palermo dal 3 all’8 ottobre di quarant’anni fa.


Edoardo Snguineti
Foto di F. Scianna (1963)
Agenzia Magnum
Per gentile concessione di Contrasto
a storia racconta che durante l’edizione del 1962 della Settimana Internazionale di Nuova Musica, che si svolgeva annualmente a Palermo in ottobre, il direttore del festival, Francesco Agnello, abbia invitato Nanni Balestrini a organizzare per l’anno successivo un’iniziativa letteraria che si integrasse con la manifestazione principale.

Il barone siciliano era animato dal sincero proposito di arricchire un festival già molto apprezzato da un élite di specialisti e da un pubblico esperto, ma anche bersagliato dalle critiche dei conformisti e di tutti quelli che ritenevano che il tempo, per la musica “seria”, si fermasse al 1800. I maligni però insinuano che, sotto sotto, l'Agnello intendesse dirottare l’accanimento critico che subiva verso un bersaglio assai più succulento.

Nanni Balestrini infatti era il curatore, insieme ad Alfredo Giuliani, di un’antologia di poesia, intitolata I novissimi (Edizioni del Verri 1961), una raccolta di lavori di giovani poeti: (con Giuliani e Balestrini, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Antonio Porta) interessati a esplorare nuovi territori – linguistici, stilistici e contenutistici – al di fuori dei canoni tradizionali. Quest’opera aveva scatenato al suo apparire un putiferio di critiche da parte del mondo intellettuale dominante, che si confrontò con toni accesi al limite dell’invettiva anche sulle tesi di un giovane autore, Umberto Eco, esposte in un libro destinato a costituire uno dei pilastri portanti della neoavanguardia.

Umberto Eco
Umberto Eco
foto di Robert Birnbaum/identitytheory.com)
Ci riferiamo a Opera aperta (Bompiani, 1962), in cui Eco si assumeva il compito di restituire dignità ai linguaggi delle arti, non solo a quello letterario. A distanza di quarant’anni, la furia inventariale di Eco, raffreddata e cristallizzata, fornisce ancora un prezioso bilancio della discussione estetica fino agli anni ’60 del secolo scorso.

Sul fronte del romanzo la situazione era più fluida, ma non meno agitata. Già nel 1960 Alberto Arbasino aveva pubblicato un articolo in cui indicava in due autori controversi, Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori oltre che in se stesso, i continuatori ideali della stirpe stilistica dell’autore del Pasticciaccio: Carlo Emilio Gadda.

Una vita violenta (1959), mostra crudamente la condizione del sottoproletariato romano nel secondo dopoguerra, ma Pier Paolo Pasolini supera l’orizzonte ideologico del neorealismo, si libera almeno in parte dai condizionamenti culturali che avrebbero potuto snaturare la rappresentazione di un mondo che egli conosceva fin troppo bene. Così la miseria materiale del popolo si riflette nella miseria morale da cui sono irrimediabilmente segnati molti dei personaggi pasoliniani.

Alberto Arbasino
Sperimentalismo, rottura dei consueti equilibri linguistici, rivisitazione dei temi religiosi, osservati mediante il dualismo tra spirito e corpo, amore e dolore, luce vitale ed oscurità della morte, questo il contrasto mai risolto da Giovanni Testori, autore de Il dio di Roserio (1954), nonché sceneggiatore di Luchino Visconti, che dal suo Il ponte della Ghisolfa (1959) aveva tratto ispirazione per i personaggi di Rocco e i suoi fratelli (1960).

Nel corso dell’articolo (I nipotini dell’ingegnere, «il Verri», I 1960) Arbasino svolgeva un'acuta e sintetica analisi dei personaggi creati dai "cugini", svillaneggiava in maniera molto pacata ed elegante, com’è nel suo stile, alcune figure di spicco della critica e della cultura italiana del dopoguerra. ed esponeva dei propositi poetici, decisamente controcorrente, già praticati nel suo primo romanzo: Anonimo Lombardo (1957). Sugli stessi proincipî aveva basato la stesura di Fratelli d'Italia, l'opera che proprio in quegli anni girava da una redazione all'altra alla ricerca di un editore e che sarebbe apparsa nel 1963 (Feltrinelli), emblematico esempio di romanzo neoavanguardista.

Nanni Balestrini
È questo il clima nel quale l’estro organizzativo di Balestrini ebbe buon gioco nel formalizzare quello che sarebbe stato il primo congresso del Gruppo 63 e della Neoavanguardia (vedi articolo), che si tenne puntualmente a Palermo dal 3 all’8 ottobre di quarant’anni fa, all’Hotel Zagarella, a cui parteciparono: i poeti Nanni Balestrini, Corrado Costa, Alfredo Giuliani, Francesco Leonetti, Giulia Niccolai, Elio Pagliarani, Lamberto Pignotti, Walter Pedullà, Antonio Porta, Amelia Rosselli, Edoardo Sanguineti, Giuliano Scabia, Adriano Spatola, Patrizia Vicinelli; i critici Luciano Anceschi, Renato Barilli, Fausto Curi, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Angelo Guglielmi; gli scrittori Alberto Arbasino, Gianni Celati, Giorgio Celli, Furio Colombo, Enrico Filippini, Franco Lucentini, Luigi Malerba, Giorgio Manganelli, Nico Orengo, Giuseppe Pontiggia, Sebastiano Vassalli; l’editore Inge Feltrinelli; l’architetto Vittorio Gregotti; il regista Luigi Gozzi; gli autori della Scuola di Palermo: Roberto Di Marco, Michele Perriera, Gaetano Testa..

In tempi di accentramento editoriale e di pericolo di omologazione della cultura italiana, ma soprattutto di banalizzazione della cultura, ItaliaLibri intende ricordare questo storico avvenimento e rievocare un’epoca. In quegli anni alcuni intellettuali osarono sfidare lo status quo per proporre un approccio creativo che tenesse conto di nuove realtà, concretizzatesi nel miracolo economico del dopoguerra e con la rivoluzione massmediatica che si era inescata con l’avvento del mezzo televisivo.

Come sottolinea Edoardo Sanguineti, nell'intervista raccolta per questa occasione da Marina Giardina, citando Walter Benjamin: «...la storia non deve solo fare felici i figli, ma vendicare le sofferenze dei padri».

E così sia.

Al di là dei contenuti, che risultano superati nel panorama postmoderno che circonda il nostro presente, resta l'esempio di un approccio multidisciplinare, spavaldo e anticonformista. Una lezione a cui – in questo momento che è anche di cruciale importanza per le vicende che riguardano la nostra attività, con il varo, in questi giorni, dell'Associazione internazionale ItaliaLibri «Org.» – intendiamo ispirarci e fare nostra.

Milano, 03 ottobre 2003
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