OPERE CHE PERMETTONO DI ORIENTARSI PRIMA DI INTRAPRENDERE LA LETTURA DELLA COSTITUZIONE EUROPEA
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Aprile 2005
Il travagliato rapporto dell'Occidente con la propria identità
Pompei, casa di Giasone
Ratto d'Europa (I sec. d.C.)
l mare esercita unattrazione fatale nei confronti dellEuropa. La preparazione di una flotta possente salvò gli elleni dalla dominazione persiana, ma Tucidide e Platone già ammonivano dai pericoli che una potenza navale troppo invadente avrebbe potuto comportare: commerci sfrenati e una politica militare aggressiva.
Limmagine è ben rappresentata da Ovidio, che nelle Metamorfosi racconta di una fanciulla trascinata in mare sul dorso di un toro che aveva lei stessa scherzosamente preso a cavalcare. Oggi forse si potrebbe sintetizzare con l'espressione cavalcare la tigre.
La democrazia nasce dalla necessità di coinvolgere il popolo delle navi nel governo della polis. Un male necessario. Da qui lambiguità del collegamento tra democrazia e libertà. Tucidide, secondo Luciano Canfora (La democrazia. Storia di un'ideologia, 2004), non ci credeva. Riportando l'epitaffio di Pericle lo storico ateniese scrive: «La parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia per il fatto che, nell' amministrazione esso si qualifica non rispetto ai pochi ma rispetto alla maggioranza [...] Però nelle controversie private attribuiamo a ciascuno ugual peso e comunque nella nostra vita pubblica vige la libertà». Due cose distinte, democrazia e libertà. Il valore che si coglie sopra ogni cosa è comunque che ci fosse un regime di libertà.
Scopriamo che la Costituzione europea conta sostenitori e oppositori non solo in Europa, ma anche tra i paesi più importanti dello scacchiere geopolitico e, in particolare, all'interno di quello che è, nel bene e nel male, l'alleato più stretto. A Washington. «I neoconservatori, attualmente sulla difensiva, si aspettano una vittoria del NO con un misto di indifferenza e soddisfazione. Il NO proverebbe che l'Europa da cui non si aspettano alcunché di buono, si va letteralmente disfacendo sotto i loro occhi. [...] Tra i realisti dell'entourage del Segretario di Stato Condoleezza Rice comunque, una possibile vittoria del NO provoca una sincera preoccupazione. Una tale vittoria sarebbe considerata controproducente in un momento in cui l'America ha deciso di puntare sulla diplomazia e conta su una UE più forte come alleato nella democratizzazione del Medio Oriente. Inoltre, in un momento in cui i nazionalismi autoritari in Cina, Russia e altrove, ancora una volta sembrano inclini a sovvertire l'ordine mondiale, un partner europeo che insista sugli stessi valori fondamentali dell'America, sarebbe maledettamente prezioso.» (Dominique Moïsi, Institut français des relations internationales IFRI)*.
Bartolomeo Bellano
(1435-1496) Ratto di Europa
Queste posizioni si traducono nella realtà del nostro paese, dove, nella migliore delle ipotesi, chi propende per una più stretta integrazione si affiderebbe allEuropa nella speranza di «salvare il Paese da se stesso» (un desiderio legittimo, che mette in evidenza una disperata impotenza. Se non funziona si va tutti a Lourdes...). Chi al contrario vuole boicottare, o nella presente condizione pensa di poter perseguire meglio i propri interessi, si scaglia contro le istituzioni comunitarie in nome della «cristianità atea» (una contraddizione in termini inventata dalla scrittrice Oriana Fallaci, ma che viene presa molto sul serio, vedi Una rivolta contro la ragione); altri si stracciano le vesti di fronte allEuroparlamento, che accusano di integralismo laico (un altro appetitoso controsenso), rimproverandolo di difendere il diritto dei singoli di decidere da sé in merito ad argomenti che interessano coscienza e fede (un principio che si cerca di introdurre nella politica dai tempi delle sanguinose guerre di religione del XVI sec., mai del tutto consolidato). A un passo dal traguardo della ratifica del trattato di Costituzione europea, da Thule alla Sicilia, da Lisbona a Bratislava le parole di Max Scheler rimbombano come un monito: «Mai in nessun luogo i semplici trattati creano da soli una vera comunità. Al massimo essi la esprimono» (Max Scheler, Leterno nelluomo, 1974).
Per evitare spiacevoli equivoci, quasi tutti d'accordo, il Parlamento italiano si è affrettato ad approvare, il 12 aprile 2004: «Con 217 voti favorevoli e 16 contrari l'Assemblea del Senato, nella seduta del 6 aprile 2005, ha approvato in via definitiva il disegno di legge di ratifica del Trattato del 29 ottobre 2004, che adotta una Costituzione per l'Europa» (sito del Governo Italiano). Così, almeno, siamo a posto.
assenza di una frontiera naturale fu la prima ricchezza dellEuropa», Per Sergio Romano, la possibilità che ebbero le popolazioni del nostro continente di interagire tra loro e con i popoli vicini è stata fondamentale per determinare l'apertura mentale dell'Europa. Ciò che ha influito più di ogni altra cosa sono i rapporti tra le diverse culture che hanno abitato le terre comprese tra gli Urali e lAtlantico fin dalla notte dei tempi (Europa. Storia di un'idea, 2004).
Paolo Veronese Ratto di Europa (1578)
La verità è che, per manifestarsi, una coscienza europea necessita almeno di due condizioni: a) un confronto diretto degli uguali tra di loro e con i distinti da sé; b) i fondamenti sufficientemente saldi che possono manifestarsi al termine di un percorso formativo adeguato. Per questo ci permettiamo di immedesimarci in quegli europei involontari che hanno vissuto la propria vita, anche solo metaforicamente, senza muoversi dal quartiere, né hanno avuto la possibilità di acquisire un'educazione umanistica adeguata. Opinione pubblica, come tale, soggetta a influenze obiettive e soggettive, più o meno scrupolose. Una massa imprevedibile che, in democrazia, può esercitare un peso rilevante.
Negli anni, numerosi autori si sono impegnati a individuare i percorsi culturali che permettono di connotare un modello e una coscienza comune ai cittadini dei 25 paesi aderenti allUnione Europea. Un esercizio importante, che mette divulgatori, formatori, opinion maker, e responsabili delle comunità che lo desiderano in grado di attingere a un bagaglio filosofico e storico vastissimo.
Andrea Briosco Ratto di Europa (1520)
a filosofia occupa un posto centrale nello sviluppo dellEuropa: «Il rapporto tra filosofia ed Europa scrive Biagio De Giovanni si disegna intorno al nesso tra polis e filosofia [...] manifestando la matrice platonico-pitagorica che permarrà, costante e diversa in tutto il suo divenire». La sua opera erudita (La filosofia e lEuropa moderna, 2004) è un catalogo prezioso per orientarsi nell'abbondante bibliografia accumulata negli ultimi 500 anni della nostra storia.
La talassocrazia celebra il mito della potenza sul mare. Il fascino dellavventura che porta a lasciare la terra e la propria casa per intraprendere una vita sradicata pervade la realtà ateniese del V secolo a.C. per non abbandonarla più. Lo sottolinea Massimo Cacciari (Geofilosofia dell'Europa, 1994-2004). La consuetudine al rischio induce ad estraniarsi dal destino del corpo. Della hubris talassocratica, questo è il lato che la filosofia farà proprio e che proietterà in un viaggio alla ricerca di una verità più salda di quella abbandonata. Da qui Platone costruirà la sua città metaforica che Aristotele correggerà solo parzialmente. Ovidio, nelle Metamorfosi dipinge lavventura di Europa rapita in mare. Il mare resterà saldamente radicato nellimmaginario dellEuropa e della sua storia. «Luogo della potenza» di cui la terraferma non rappresenta che il retroterra.
iù che al concetto di confine, la superficie dell'Europa si aggiusta lungo un limite ideologico (limes) che delinea la distinzione nel valore attribuito allessere umano. È un calderone di diversità, unentità meta-politica, ovvero legata da valori etici, che si è formato intorno alla storia del pensiero radicata nellantica Grecia. Ripercorrendo la storia del pensiero occidentale, Giovanni Reale (Radici culturali e spirituali dellEuropa) identifica un pugno di fondamenti senza cui lEuropa non avrebbe mai potuto svilupparsi quale appare oggi. In primis la cultura greca, «forma mentis teoretica da cui è sorta la filosofia e dalla quale sono scaturite anche le prime forme di scienza». In secondo luogo, connesso con il primo, la «scoperta delluomo come psyche, intesa come capacità di intendere e di volere». Terzo fondamento, il Cristianesimo, senza il quale «lEuropa non sarebbe pensabile». Quarto fondamento, infine, il paradigma tecnico scientifico che, con letà moderna, ha progressivamente animato lidea di Europa. Come ha scritto Hans Georg Gadamer, «lunica rivoluzione degna davvero di questo nome».
Rembrandt Ratto di Europa (1632)
De Giovanni rilancia laffermazione di Reale, indicando come passaggi storici fondanti la crisi della Cristianità maturata con la Riforma e la concomitante scoperta della sfericità del globo, che hanno posto lEuropa in una posizione di centralità internazionale, mantenuta fino al XIX secolo; lIlluminismo, che ha ridisegnato il rapporto tra ragione e potenza; Il concetto di sovranità sviluppato nel secolo degli stati nazionali, culminante col pensiero di Hegel e, infine, il buco nero della ragione, rappresentato dall'età dei totalitarismi.
La crisi della ragione, si manifesta non nei confronti della potenza, ma nei confronti di se stessa e «prima che la potenza debba comprendere la sua impotenza senza la ratio, trascorreranno gli anni più terribili della storia d'Europa» (La filosofia e lEuropa moderna).
Jean Baptiste Marie Pierre Ratto di Europa (1759)
«Dalla lettura dei romanzi di Bassani scrive Carl Wilhelm Macke (Giorgio Bassani, la Germania e lEuropa) emerge, un certo fascino esercitato dal fascismo sulla borghesia cittadina ed anche su quella ebrea. Forse per questo i romanzi di Bassani hanno avuto una sorprendente risonanza presso il pubblico tedesco [...] Ci si può facilmente identificare con i personaggi di Bassani e con i loro sentimenti (in particolare con la figura di Micol de Il giardino dei Finzi Contini). [...] Bassani consiglia chiaro e senza nessuna retorica la lettura del suo Romanzo di Ferrara. Lo spirito insieme ebraico e cristiano è ben presente nel mio Romanzo di Ferrara In questo libro cè il mio messaggio allEuropa, il senso profondo del mio impegno morale e civile».
Il buio della ragione, due sanguinosi conflitti mondiali e, soprattutto, il delirio dellolocausto: questo ha determinato, nel Novecento, la fine delleurocentrismo, che si manifesta nella spartizione dell'Europa e nella marginalità rispetto all'asse geopolitico Stati Uniti-Unione Sovietica.
Salvatore Fiume Ratto di Europa (1954)
Europa è un mito, di cui gli italiani sono tra i primi e tra i più accesi sostenitori. Nel 1941, sullisola di Ventotene, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, tre intellettuali confinati dal regime fascista, stendono una carta rivoluzionaria che parla di uguaglianza sociale e di Unione sovranazionale europea, scrive Diego Farina. Documento ancor oggi di straordinaria attualità, il Manifesto di Ventotene, viene considerato una delle fonti di ispirazione dellUnione Europea.
Da quel momento, si può dire che il percorso dellunificazione procederà inarrestabile, come Valerio Castronovo ci racconta, puntiglioso cronista, nel suo Lavventura dellUnità Europea. Non è stato un percorso facile. Fin dallinizio del suo concepimento sono coesistite due idee di Europa: ununione sovranazionale tendente a una confederazione, sul modello degli Stati Uniti dAmerica, e una partnership principalmente commerciale tra stati indipendenti. Questo sarà il tema palleggiato, dibattuto e negoziato di vertice in vertice, di accordo in accordo, dal Patto di Bruxelles (1946, Europa a 4) ai giorni nostri (Europa a 25), sul filo di un difficile equilibrio tra integrazione economica e integrazione politica.
Immanuel Kant parla di «un diritto di visita, spettante a tutti gli uomini, cioè di entrare a fare parte della società in virtù del diritto al possesso della superficie della terra sulla quale, essendo sferica, gli uomini non posono disperdersi isolandosi all'infinito, ma devono da ultimo rassegnarsi a incontrarsi e a coesistere». Un diritto cosmopolitico, principio rebubblicano che va oltre i confini degli stati e centra la pace come elemento fondante dell'ordinamento del mondo (De Giovanni).
Fiore Henriquez Ratto di Europa (1960 c.ca)
Per tutto il secondo Novecento, in riva alla Senna (Con Parigi o cara, un invito alla riscoperta della Parigi letteraria e artistica degli anni 50-60) o tra le nebbie del Tamigi (Lettere da Londra, 1997), ma anche con Fratelli d'Italia (1963, 1976, 1993), in cui i personaggi si aggirano senza una trama, spostandosi per lEuropa da un festival di letteratura alla prima di unopera lirica, Alberto Arbasino, autore cosmopolita per eccellenza, è cronista al livello della sua eccezionale facoltà di osservazione e, soprattutto, di ascolto, con il suo modo leggero, ironico e bizzarro di riportare le affermazioni dei suoi illustri interlocutori e mostra da vicino mostri sacri della cultura europea.
Alfredo Pirri Ratto di Europa (1998)
Nel mondo bipolare della Guerra Fredda, lEuropa recupera una coscienza morale che la porta a maturare posizioni precise sui temi dellautodeterminazione dei popoli, sui valori della democrazia e sui diritti umani. Aree tematiche di cui Antonio Tabucchi si è dimostrato uno dei più attivi edificatori. Il protagonista di Sostiene Pereira (1993, vincitore del Premio Super Campiello, del Premio Scanno e dl Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea) diventa, in tutta lEuropa, per gli oppositori politici di tutti i regimi antidemocratici, il simbolo della difesa della libertà d'informazione. La testa perduta di Domasceno Monteiro si basa invece sulla storia vera di un uomo, il cui corpo fu trovato in un parco e che si scoprì che era stato assassinato in una stazione di polizia della Guardia Nazionale Repubblicana. Per portare a termine questo romanzo, Tabucchi ha lavorato sui documenti raccolti dagli investigatori che, al Cosiglio dEuropa, a Strasburgo, tengono sotto controllo le interazioni tra i cittadini e gli agenti allinterno dei commissariati di polizia.
Nikos Kouroussis Ratto di Europa (2004)
La molteplicità, scrive Massimo Sannelli non potrebbe essere descritta senza una 'griglia' culturale e anche questa è un'idea dell'Occidente, la necessità di creare uno 'stile' della molteplicità; criteri anche irrazionali per mettere ordine: tra questi criteri, per Claudio Magris (premio della Fundacion Principe de Asturias per la Letteratura 2004) c'è la pietà per gli altri, come quella che si ferma su Sissi, ad esempio, le sue poesie nello stile di Heine «dicono soprattutto l'inappagamento, una nostalgia che non vuole e non può definirsi e si abbandona a questa lontananza» «La creatività morale è la capacità di cercare e instaurare liberamente una legge; soltanto la forza di far ordine nel fluttuare delle contraddizioni, che vengono enfaticamente falsate quando si vede in esse, nella loro scintillante indeterminatezza, la suprema verità dell'esistere e le si scambia, contro il monito di Marco Aurelio, per la verità dell'esistere» (Danubio, 1986).
Gianfranco Bevilacqua Ratto di Europa (2004)
Le iniziative militari scatenate dagli americani in Afghanistan e in Iraq in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 hanno posto nuove sfide. Politica estera e allargamento e rapporti con le altre culture sono i problemi con cui si sta confrontando lEuropa, al culmine di una guerra interiore, contro «la propria volontà di conservazione, di sopravvivenza, la propria inospitale resistenza al richiamo dellaltro, dellassolutamente distinto, della singolarità» (Massimo Cacciari). Per il filosofo (Geofilosofia dellEuropa), lidea di armonia, su cui si è incentrata lutopia dellEuropa, da Hobbes a oggi, contiene una componente di aggressività che la contraddice. La soluzione che Cacciari recupera dalla lettura del De pace fidei, di Niccolò da Cusa è di isolare lidea di armonia dallidea di pace, declassandola a livello di opinione, e di pensare ciò che veramente i distinti possono avere in comune. Questo elemento è identificabile nellassoluta distinzione, che ha bisogno dellaltro da sé per potersi, appunto, manifestare.
SPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, e dello Stato di diritto;...». È l'incipit del Preambolo del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, che ha suscitato qualche perplessità, notoriamente per il riferimento generico alla religione.
Al di là delle critiche, inevitabili per un testo negoziato in nome di 450 milioni di persone, lo spirito dell'Europa può emergere solo al termine di una presa di coscienza. Scrive Giovanni Reale: «[ ] ciò che nella carta della costituzione dEuropa non può venir detto [ ] dovrebbe essere integrato e rafforzato a opera del cittadino europeo, senza la cui azione lEuropa rischia di rimanere un nome vuoto, cui non corrisponde alcun oggetto».
Non sarà il testo migliore del mondo, ma, dopo tutto, non è fondamentale che lo sia. È più importante che diventi un'occasione per indagare le radici che condividiamo con i popoli che hanno scelto, per lo più, come noi, involontariamente, di esserne rappresentati.
* «The neoconservatives, who are somewhat on the defensive currently, await a victory by the no camp with a mixture of proclaimed indifference and visible satisfaction. A no would prove that Europe, from which they expect nothing, is literally unraveling before their eyes. [...] Among the realists in the entourage of Secretary of State Condoleezza Rice, however, a possible victory by the no camp provokes sincere worry. Such a victory would be seen as counterproductive at a time when America has decided to stress diplomacy and is counting on a stronger EU as an ally in its task of democratizing the Middle East. And at a time when authoritarian nationalism, in China, Russia and elsewhere, once again seems poised to threaten the world order, a European partner that stresses the same fundamental values as America is badly needed.» (Dominique Moïsi, French Institute of International Relations, Why the French vote matters to Washington, «International Herald Tribune», May 5th, 2005).
La letteratura per adolescenti e pre-adolescentiSulla scia del fenomeno della saga di Harry Potter possiamo affermare che i bambini costituiscono una porzione di mercato importante. In realtà ci piace pensare che scrittori anche già affermati si cimentino nella letteratura per l'infanzia per stimolare positivamente i piccoli lettori in modo che, adulti, possano diventare persone migliori di noi. (Buzzati, Calvino, Collodi, De Amicis, Rodari...)
La prima proiezione utopica conosciuta risale a Omero, (Odissea, Libro VII), e descrive il giardino utopico di Alcinoo, dove le fioriture si susseguono, con il progredire delle stagioni, senza soluzione di continuità. Ma è probabilmente Platone (428-347 a.C.) il più celebre e autorevole esempio di tutta la letteratura utopica classica. Nella Repubblica e nelle Leggi, discetta sulla formazione dello stato e sulla natura della giustizia, influenzando gran parte delle opere che sono seguite fino al Rinascimento.
«Offrire versi con simpatia»«Spesso il poetico di una canzone fa pensare di essere a contatto con la poesia, che è però unaltra cosa, non certo in conflitto. Io ho avuto un ripensamento su questa differenza tra poesia e canzone, non necessariamente incolmabile. Fabrizio De André è uno chansonnier, e lo è nel senso più vero: la poesia, il testo letterario e la musica convivono necessariamente».
Lattività letteraria di Natalia Ginzburg La riscoperta del romanzo epistolare, il disfacimento della famiglia borghese, la memoria, il saggismo critico e le opere teatrali (a cura di Margaret Collina)