Caro Emilio,

dal giorno che la fine della guerra ci ha regalato quel certo «realismo» col «neo», noi ci consideriamo in polemica con lui perché davvero è un po troppo finto. Però mi viene il dubbio che a te interessi maggiormente sentirmi parlare di Roberto(59). E che tu ti senta defraudato come il pubblico che entra pagando al cinema per vedersi «quel» film, e gli rifilano invece i documentari in lode al governo. È bensì vero che sto impazzendo per l'Adalgisa (che mi fa morire) (o rinascere) e per le Novelle dal Ducato in Fiamme, e questo impatto mi sospingerebbe a sfrenate, inaudite, inebriate licenze; ma dopo tutto gli voglio bene sì (siamo ai primi di aprile(60); a quell'epoca si calcolava di aver fatto l'amore assai più di cento volte insieme). Parliamo dunque tantissimo del solo Roberto.
Alberto Arbasino


(59) Che io, come è ovvio e naturale continuo ad amare fino allo spasimo; altrimenti perché mai scriverei questo racconto-con-messaggio? Roberto, torna da me! o almeno telefona. Ci hanno cambiato il numero.
(60) Que ce printemps leur soit plus doux qu'on ne peut dire
Plein d'oiseaux, de chansons et d'enfants par chemins
PIERRE EMMANUEL, Octobre

Anonimo lombardo
Queste lettere coprono un periodo di un anno esatto, a partire da una celebre rappresentazione della Medea alla Scala di Milano, con Bernstein e la Callas (1953). Il protagonista, un frequentatore del "loggione" incontra nell'oscurità del teatro, un giovane che lo attrae. Ben presto si intuisce che sia il protagonista, sia la storia che affiora dalla corrispondenza (un amore ricco di trassalimenti e di sospiri), sia i personaggi, non improbabili ma insoliti, sono un pretesto per sviluppare un discorso sulla letteratura, e questo a sua volta concorre con l’intreccio a comporre un romanzo che si scosta dal concetto tradizionale del termine, ora operetta, ora saggio critico, ora parodia. “Opera aperta” fin dalla sua prima apparizione, la prima redazione dell'Anonimo lombardo è del 1955, pubblicato nel 1959 da Feltrinelli come racconto lungo in una raccolta, con il titolo Il ragazzo perduto; quindi nel 1966 (Feltrinelli) con il suo titolo definitivo, Anonimo lombardo, ma vedrà nel corso degli anni altre due edizioni: nel 1973 da Einaudi e infine, 1996, da Adelphi, secondo un'abitudine di revisione e riscrittura che interessa quasi totalmente l'opera di Arbasino.