... quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga «le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui», e il passato, ancora di più, «il caro, il dolce, il pio passato».
E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare
Giorgio Bassani

Il giardino dei Finzi Contini
A Ferrara, negli anni delle leggi razziali, un gruppo di giovani ebrei si trova escluso dai circoli sportivi, dalle biblioteche e dai luoghi di ritrovo pubblico: è l’occasione per i Finzi Contini, famiglia nobile ed altera, di rompere il proprio dorato riserbo e offrire il leggendario giardino della loro magna domus ai coetanei dei figli, Alberto e Micòl. È un piccolo universo chiuso e separato, dove la guerra e gli orrori della follia nazista sembrano solo un’eco lontana, appena percepibile, soffocata dal suono delle risate, dei grammofoni e delle partite a tennis. Ma è solo un’illusione, a cui il protagonista dovrà presto rinunciare, insieme al suo primo, struggente amore.