Illusioni! grida il filosofo - Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credevano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondevano lo splendore delle divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il Bello ed il Vero accarezzando gli idoli della loro fantasia! Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e dolorosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele
Ugo Foscolo
Ultime lettere di Jacopo Ortis

All'indomani del trattato di Campoformio (1797), ceduto il Veneto da Napoleone all'Impero austriaco, Jacopo - fuggiasco, «disperato e della sua patria e di se stesso» - consuma sui Colli Euganei l'estremo amore per l'inafferrabile Teresa, promessa sposa al mediocre Odoardo.
Nel romanzo epistolare, le Ultime lettere di Jacopo Ortis (edizione definitiva 1817), Ugo Foscolo rappresenta la sua insanabile amorosa e politica irrequietezza, la «delusione storica» vissuta dalla società italiana tra Settecento e primo Ottocento e il «dramma eterno dell'uomo dominato dalla violenza e dalla paura».