Mi si è riaperta solo ora, quella fessura, dopo tanti anni. E così mi sono messo a ripensare alle cose che non si sono fatte, è un bilancio difficile ma necessario, a volte può anche dare una sorta di leggerezza, come una contentezza infantile e gratuita. E per lo stesso motivo, e con la stessa contentezza infantile e gratuita, come di conseguenza mi sono messo a ripensare anche ai libri che non scrissi mai e che tuttavia ti raccontai con identica minuzia con la quale non facemmo il viaggio a Samarcanda. L'ultimo che non ho scritto, che è poi anche l'ultimo che ti ho raccontato, si chiamava Cercando di te e aveva come sottotitolo "Un mandala". Il sottotitolo si riferiva alla ricerca del personaggio, nel senso che il suo è un percorso concentrico, a spirale, e i personaggi, come sai, non erano miei, li avevo rubati a un altro romanzo.
Antonio Tabucchi
Si sta facendo sempre più tardi
Queste lettere che celebrano il trionfo della parola, come «messaggi nella bottiglia» non hanno destinatario, sono missive che l’autore ha indirizzato «a un fermo posta sconosciuto». Lo stesso Tabucchi le definisce «discorsi autoreferenziali», tentativi di spiegare a se stessi qualcosa che si è capito in ritardo; a causa di ciò si è perduta un’occasione irripetibile e poi... «la vita è transitata». Non bisogna pertanto insistere a cercarvi significati reconditi. La chiave di lettura è lì, in quel «tardi», nell’urgenza divenuta improcastinabile di sgravarsi, liberandosi da un insopportabile fardello di parole, il cui flusso è divenuto incontenibile.