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OPERE A-Z
Armando Massarenti

Il lancio del nano (2007)

Ovvero, la liberta di liberarsi da alcune libertà fondamentali
(Roberto Caracci)

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Un sano pragmatismo fondato sull'alleanza tra scienza laica e filosofia permea Il lancio del nano, accanto a una tenace, puntigliosa, divertita curiosità per quelli che sono i veri e falsi dilemmi e i paradossi della morale moderna. Le forze oscurantiste ostacolano la risoluzione di tali dilemmi. Armando Massarenti inquadra la diatriba fra una cultura arroccata sul giustificazionismo a-storico, e una cultura aperta alla comprensione del nostro tempo, alla complessità dei suoi problemi, alle sfide della scienza e del sapere filosofico, e soprattutto ai mutamenti che le trasformazioni sociali impongono ai codici etico-morali.

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li esercizi di filosofia minima di Armando Massarenti riguardano problemi non minimi – se si parte addirittura dal senso della vita – esposti in una forma ‘minimale’, pillole di buonsenso e di saggezza che hanno il pregio della chiarezza, della semplificazione, e di una disincantata curiosità morale.

1. LA FRONESIS E L’ETICA DELLA RESPONSABILITA’

Potremmo riassumere questo atteggiamento di vago retaggio illuministico e anglosassone sotto il nome di fronesis, ossia quel tipo di saggezza che in Aristotele si distingueva dalla pura teoria (soprattutto morale) per assumere le vesti della saggezza pratica, flessibile, adattabile alle varie situazioni, pur senza rinunciare ai suoi principi. Un'etica della responsabilità da sostituire all’etica della convinzione, usando la terminologia di Weber.

2. SAPERE DOGMATICO E SAPERE APERTO ALL’ESPERIENZA (E ALLA SCIENZA)

L’autore individua sostanzialmente due tipi di sapere, quello a-storico, dogmatico, fermo alle proprie premesse, esclusivamente teorico-speculativo, che interpreta l’esperienza riducendola e molto spesso torcendola a sé, e quello che parte dalle situazioni o dall’esperienza, ed alle situazioni e all’esperienza ritorna, per illuminarle con la forza della elaborazione, dell’intelligenza e di ciò che definiamo cultura (proprio come ‘coltivazione’ dell’esperienza alla luce della ragione). In questa flessibilità del sapere filosofico come fronesis molto conta il ruolo della scienza e della sua ricerca, che pur guidata necessariamente da premesse o ipotesi speculativo-filosofiche, consente al sapere teorico di avere per così dire la sua ‘messa a terra’, o in parole più semplici i piedi per terra.

3. IL SANO PRAGMATISMO E L’ALLEANZA TRA SCIENZA E FILOSOFIA: I DILEMMI DELLA MORALE

Un sano pragmatismo fondato sulla alleanza tra scienza laica e filosofia permea questo libro, accanto a una tenace e puntigliosa, oltre che spesso divertita, curiosità, per quelli che sono i dilemmi e i paradossi della morale moderna. Massarenti, cioè, mette molto spesso il dito nella piaga delle contraddizioni più palesi, delle lacerazioni più evidenti, dei presunti aut aut dell’etica e delle divisioni di opinioni e di atteggiamento morale, dietro cui tante volte non c’è solo la naturale tendenza a dialettizzare dello spirito umano, ma un vero e proprio fraintendimento all’origine della grammatica del linguaggio morale (anche questa tendenza a fare chiarezza nella grammatica morale è molto illuministico-anglosassone). Ad esempio, nel dilemma secolare tra morale come sacrificio-dovere e morale come utilità-piacere, Massarenti ricorda la lezione del troppo dimenticato – almeno in Italia – Bentham, il moralista inglese capace di scandalizzare i moralisti corazzati del dogmatismo soprattutto clericale (quello tanto per intenderci che fonda le premesse etiche s quelle religiose e sostiene che senza Dio tutto è permesso) con la semplice collocazione dell’Utilità e del Beneficio individuale e sociale alla cima del discorso morale.

4. I DILEMMI DELLA BIOETICA

Ci sono dunque veri e falsi dilemmi. Come quelli di un campo che tanto sta a cuore a Massarenti, quello della bioetica e della biogenetica: il principio della sacralità della vita contrapposto alla sua utilizzazione a fine terapeutico negli embrioni in esubero; il problema dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico, parzialmente risolti dal testamento biologico, il diritto del malato terminale a morire contrapposto al suo dovere di non buttare via la vita che è un dono divino, insieme all’obbligo dei parenti di trascinarlo in vita quanto è possibile… Forze oscurantiste e non scientifiche, legate a pregiudizi tradizionali e istituzionali, e non alla ragione, ostacolano la risoluzione di tali dilemmi in senso laico, pragmatico e democratico.

5. LA VERITA DATA UNA VOLTA PER TUTTE E QUELLA IN DVENIRE

Ancora più decisivo, a monte, è il discorso riguardante la verità. Se Dio avesse chiuso in un pugno la verità, dice Lessing citato da Wittgenstein, e nell’altro l’impulso alla verità, e ci invitasse a scegliere, che cosa faremmo? Un filosofo, un ricercatore, un semplice uomo sceglierebbe il secondo, perché la verità chiusa in un pugno sarebbe la fine, fine della ricerca, del discorso, del dialogo fra umani e della storia. Una verità anti-dogmatica, non fatalistica, in divenire, è fatta per essere ricercata, dibattuta e conquistata giorno per giorno nel dialogo fra gli uomini, non per essere custodita, archiviata e magari rimossa sotto un ordine divino. In questo sapere in divenire la filosofia segue lo sviluppo della scienza, la cui verità non può mai esser data una volta per tutte.

6. L’INDUTTIVISMO E LE SUE APORIE

Quella stessa scienza che può essere anch’essa foriera di etica, quando per esempio ci invita all’induttivismo e alla difesa dell’induttivismo: come insegna la storia del pollo che si faceva sempre avanti per primo – induttivisticamente – quando vedeva l’uomo con sacco del cibo, sapendo che era l’ora del cibo, ma che poi si fece avanti per primo – in una sorta di inconsapevole masochismo – anche quando l’uomo tornò per tirargli il collo e metterlo nello stesso sacco del cibo. Lo stesso Hume ci insegna che dell’esperienza ricorrente non saremo mai autorizzati a fare legge, neanche del sorgere del sole ogni mattina. Anche questa consapevolezza rientra nell’antidogmatismo del sapere, che sa di non sapere mai una volta per tutte quello che c’è da sapere per vivere o sopravvivere. Lo scientismo stesso non è la scienza, dice Massarenti. Così come la babele di informazioni del nostro tempo non aiuta il sapere, e non solo perché la quantità sopraffa la qualità, ma per una non-volontà di sapere alla base.

7. E’ LECITO LANCIARE UN NANO A NOVE METRI PER PURO SPORT?

I dilemmi di Massarenti riguardano soprattutto il singolo individuo e la sua dignità A partire dal curioso episodio che dà il titolo al libro, quello sport grottesco praticato in Australia che consiste nel lanciare un Nano il più lontano possibile, proibito in Francia con tanto di decreto, per lesione alla dignità umana. Problema: e se il nano, che magari lo fa per lavoro, volesse farsi lanciare? Chi decide della dignità di un nano, lui o noi? E poi il modo in cui il cittadino è trattato da giocatore – e spesso da imbecille – da uno Stato che lo induce a giocare al Lotto (che poi è considerata La più nobile entrata dello stato). Siamo liberi di essere trattati da imbecilli?

8. DILEMMI E IPOCRISIE MORALI INTORNO ALLA PERSONA

E a proposito del rispetto dell’uomo, Massarenti smaschera con sottile umorismo anche talune aporie – chiamiamole pure ipocrisie – morali: perché noi, quando attacchiamo le idee di una persona, finiamo con l’attaccare la persona? Una persona non è infinitamente più importante e più sacra delle sue idee? E il dialogo non si basa proprio sulla differenze di idee, dunque sul polemos dialettico? Dovremmo odiare tutti quelli che hanno idee opposte alle nostre? Oppure: Cosa spinge l’amico di uno scampato a una strage aerea a dimenticare quel centinaio di morti anonimi che nel frattempo verranno pianti da altri? O un telegiornale a rallegrarsi che in quell’aereo non c’erano italiani? Cosa ha spinto lo stesso autore, lo racconta lui, a compiacersi fino al midollo di tutti i messaggi di solidarietà giuntigli in Italia dopo essere scampato per una manciata d’ore allo tsunami indonesiano, rimovendo almeno per un attimo il pensiero di quella ecatombe orribile? E perché se ci trovassimo davanti alla leva di un treno che sta per investire 50 persone e su un altro binario ne investisse solo una, non esiteremmo a sacrificare quel singolo innocente per le 50 vittime predestinate (test sul senso morale di Googl)?

9. I TRE, ANZI QUATTRO TIPI DI LIBERTA’

Dilemmi e paradossi che chiamano in causa non tanto un’etica normativa che manca e continuerà a mancare, se pretende di essere data una volta per tutte, ma il nostro senso di responsabilità, e la libertà delle nostre scelte. E a proposito della libertà, Massarenti, sulla scia di Isaiah Berlin, ci ricorda che ne esistono due tipi: quello negativo (libertà da) e quello positivo (libertà di), a cui andrebbe aggiunto un terzo( suggerisce il filosofo Perrit), quello di chi rifiuta di vivere sotto il giogo di un padrone, qualunque padrone. Tuttavia, anche se l’autore non è d’accordo sulla tesi sartriana dell’uomo schiavo della sua libertà (come su quella della malafede, quale capacità di mentire a se stessi) avanza l’impressione che oggi maturi una nuova liberta, quella di liberarsi da alcune libertà fondamentali (una provocazione quasi francofortese).

10. VALORI FOSSILIZZATI E VALORI FLESSIBILI

Nel libro di Massarenti sembra alla fine prevalere una visione che inquadra una diatriba ancora in corso fra due tipi di culture: una arroccata sul giustificazionismo a-storico di premesse, parametri, valori continuamente sfidati da un sapere filosofico-scientifico in evoluzione, e una cultura popperianamente aperta alla comprensione del nostro tempo, alla complessità dei suoi problemi, alle sfide della scienza e del sapere filosofico, e soprattutto ai mutamenti che le trasformazioni sociali impongono ai codici etico-morali. In questa diatriba rientrano le anacronistiche discussioni tra evoluzionisti e i creazionisti (molto presenzialisti), i pessimisti hobbesiani del genere umano e i rousseaviani fiduciosi, i fatalisti e i progressisti, gli apocalittici del cosa-sarà-dopo-Dio e i disincantati del ne-possiamo-fare-anche-a-meno.

11. L’ETICA DELLA CODA (ALLE POSTE)

Ma per capire il nostro tempo, non c’è bisogno per il minimale Massarenti di entrare nelle menti dei grandi pensatori o nel segreto dei grandi eventi contemporanei. Basta osservare con un po’ di umoristica acutezza il quotidiano: dove la tua istintiva natura solidale con gli altri si manifesta per esempio nel tuo lasciarti bloccare per strada in bicicletta da un camionista che ti urla ‘Piazza Lotto?’ e nella prontezza con cui gli rispondi, un po’ stordito dall’irruenza della richiesta e poi quasi pentito (per un’etica dell’informazione); oppure, nel tuo ascoltare con pazienza il predicozzo di una signora dietro di te in fila alla posta, intorno ai furbi che non rispettano il loro turno, salvo poi ritrovartela a fianco all’ultimo momento e vederla accedere allo sportello davanti a te con un balzo da felino (per un’etica della coda).

Roberto Caracci

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NOTE



BIBLIOGRAFIA

Milano, 2007-03-08 18:21:56

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«[...] il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo era al 60 per cento nel 1980, e nel 1983, alla fine del governo Spadolini, era salito al 70 per cento; nel quadriennio 1983-1987 (governo Craxi) raggiunse il 92 per cento, fino a toccare addirittura il 118 per cento nel 1992, anno del crollo della lira e del rischio d’insolvenza dello Stato.»

(Marco Travaglio, La Scomparsa dei fatti)

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