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OPERE A-Z
Corrado Augias

Leggere (2007)

Una vita passata sui libri
(Redazione Virtuale)

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Leggere, per Corrado Augias, è la condizione dell'essere umano solo con i suoi pensieri. Tra i benefici concessi dall'innovazione di Gutenberg, leggere è il più terapeutico. Leggere è inoltre uno strumento democratico e critico in grado di sovvertire i ritmi della Storia.

    «La vita contemporanea, all'apparenza così piena di luce (in tutti i sensi), contiene in realtà vaste zone d'ombra, dove solo la letteratura e le arti sono in grado di penetrare; sicuramente non riusciranno a illuminarla per intero, tanto meno potranno cambiarne il connotato, ma possono aiutarci a percepirne l'estensione e la complessità , il che sarebbe già un risultato notevole» [Corrado Augias]

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er presentare in maniera credibile una storia, è utile aver accumulato un discreto bagaglio di esperienze narrative. Un libro come quello di Corrado Augias, Leggere (Mondadori 2007), che parla dell'esercizio della lettura, richiede di aver letto i testi di cui si discorre e inoltre di aver sfogliato un buon numero di libri che, come il suo, descrivono la prassi della lettura o, almeno, della scrittura, dal momento che lettura e scrittura risultano strettamente interrelate.

Mission impossible. Ci si orienta pertanto sulle semplici impressioni provocate dalla lettura di questo breve trattato che traccia un percorso suddiviso in otto capitoli, attraverso il quale l'autore vorrebbe «arrivare a dire in che cosa consista l'attività del leggere, come si possa profittarne, quali conseguenza possa provocare» l'interpretazione di quei segni neri sulla pagina bianca. Non l'intento di Roland Barthes, che del testo indaga con ironia il piacere (Il piacere del testo, Einaudi 1975); né quello di Jorge Louis Borges (Altre inquisizioni, nel Meridiano a lui dedicato nel 1984), che è quello di indagare l'inquietudine che lo aveva colto leggendo che l'edificatore della Grande Muraglia cinese, l'imperatore Shih Huang Ti «dispose che venissero dati alle fiamme tutti i libri prima di lui». Non quello di Daniel Pennac (Come un romanzo, Feltrinelli 1993) che si concentra sulle ragioni per cui la gente non legge più, un pretesto per parlare dei bei libri che si scrivevano un tempo, quando si leggeva ancora.

Quello però che questi autori, ed altri che non è possibile citare ora, condividono con Augias è un'incontenibile esigenza di farci partecipi dell'immenso piacere che per loro ha costituito il tempo trascorso immersi nella lettura e del potere terapeutico e consolatorio che emana da questa attività che è attribuibile esclusivamente al genere umano. Già questo è un fatto abbastanza straordinario.

Come tutti noi, anche corrado Augias ha un passato di non-lettore, un momento topico in cui «all'ombra dei cipressi» è scattato in lui l'«innaturale» amore per la lettura. Le lugubri immagini di Ugo Foscolo sono responsabili di una trasformazione che si ripete, a giudicare dai commenti lasciati su ItaliaLibri dai più giovani lettori a margine delle pagine relative all'autore crepuscolare.

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Per fornire una rappresentazione della “potenza” della lettura Augias ci rievoca una semplice esperienza che tutti noi abbiamo vissuto. Dopo la lettura di un romanzo che ci ha appassionato, la visione del film tratto da quel romanzo è sempre deludente. Jean Paul Sartre, citato dall'autore, era andato più in là : le piante e gli animali visti al giardino zoologico non gli erano apparsi altrettanto vividi quanto le descrizioni lette sull'Enciclopedia Larousse.

Un aspetto importante messo in rilievo da Augias è quello del rapporto dei libri con il potere, che si riassume sinteticamente con la parola “censura” ma che ha assunto, a seconda dei tempi, manifestazioni diverse. «Ceci tuera cela». L'autore dirige l'attenzione del lettore su un brano di Notre Dame de Paris, in cui Victor Hugo descrive il percorso della comunicazione istituzionale, che passa attraverso le cattedrali, con le loro vetrate, la loro iconografia e i contenuti immutabili, in funzione della tradizione e di un ordine incontestato e indiscutibile, e giunge ai libri e alla carta stampata; «alle lettere di pietra di Orfeo – scrive Hugo – succederanno le lettere di piombo di Gutenberg». Ecco quindi le nuove cattedrali, più potenti perché più agili, più flessibili, più piccole, predisposte ad esporre i contenuti di un ordine alternativo, soggettivo, con la sua scienza, con la sua etica e con le sue narrazioni. I libri.

Oggi le nuove cattedrali svettano su Internet, secondo lo stesso principio tecnologico ed economico. Sfuggono a un ordine consolidato che vede la concentrazione dell'industria culturale nelle mani di pochissimi protagonisti del mercato, la produzione dei libri (che appropriatamente Augias definisce «strumenti democratici e critici») nelle mani dei grandi potentati economici. Quando nel 2007 l'abbé Beppe Grillo tuona dal pulpito del suo blog, il potere ha un sobbalzo, sente la pressione non più eludibile dell'opinione pubblica, come qualcuno che, dopo essersi accertato di aver sbarrato porte e finestre percepisce su di sé un alito gelito che gli insidia la cervicale.

Proprio su questo argomento, sul nuovo medium rappresentato dalla rete, su questo straordinario strumento di divulgazione, d'informazione e di cultura, Augias sembra tentennare, esita a riconoscerne l'importanza rivoluzionaria, in funzione di una prudenza che però, a nostro avviso, non è diversa dalla prudenza consigliabile a chi entra in un media super store (sempre in tema di cattedrali) dove si trova di tutto: il libro scritto dal calciatore, il trattato d'esoterismo, il CD di Marilyn Manson e il DVD di Michael Moore. Anche in un ambiente come questo è richiesta la prudenza e lo spirito critico e l'affermazione «il nome dell'editore è spesso una garanzia» suona un po' ingenua.

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Sbaglieremmo a soffermarci più del necessario su queste poche righe d'apertura del breve capitolo intitolato Quando la lettura fa male (tanto per intenderci). Tenteremo al contrario di controbilanciare le nostre perplessità riconoscendo che Corrado Augias è una delle poche persone che davvero fa cultura in TV e lo fa con determinazione, trasporto, apertura mentale e... coraggio. Il breve capitolo prosegue con l'esposizioni di alcune opere in cui la passione per la lettura ha determinato la rovina dei protagonisti; Cervantes, Flaubert, Musil e Dante. Qui Augias riporta i pochi versi del Canto V dell'Inferno in cui Paolo e Francesca si incontrano sulle gesta di Lancillotto e Ginevra. Come ogni eccesso, anche l'ossessione per la lettura può nuocere a chi se ne lascia impadronire e la suggestione del testo può contribuire allo spaesamento dei sentimenti.

Un'importante porzione del trattato è dedicata a Eros e alla trasgressione. Alla voce Testi di godimento Barthes aveva scritto:

    «Il testo di goddimento è assolutamente intransitivo. Pure, la perversione non basta a definire il godimento; è l'estremo della perversione a definirlo: estremo sempre spostato, estremo vuoto, mobile, imprevedibile. Questo estremo garantisce il godimento: una perversione media si carica ben presto di un gioco di mentalità subalterne: prestigio, ostentazione, rivalità , discorso, parate ecc.».

    Attraverso l'esperienza dei testi che autrici celebri (Saffo, Anaïs Nins) e autori (D.H.Lawrence, D'Annunzio) ci hanno lasciato e le vicende che questi testi hanno incontrato sul loro cammino di “provocatori” degli istinti e dei buoni sentimenti dei cittadini onesti, Augias giunge a una sua lucida teoria del testo di genere, in cui distingue tra pornografia (natura) ed erotismo (cultura) e termina con la trattazione delle opere che mettono al centro un aspetto controverso del cosidetto vivere civile, che gli permette di articolare un giudizio di rara sintesi. «Il casino, nel senso di casa di tolleranza è stato il prodotto di un tempo e di una cultura entrambi scomparsi. I problemi con i quali abbiamo a che fare oggi sono diversi, riguardano l'aspetto sanitario, la criminalità , un osceno sfruttamento che ha fatto rivivere le modalità , ritenute scomparse per sempre, dello schiavismo.»

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    Chi legge sa che la lettura è una filosofia di vita (vedi anche L'utopia letteraria di Richard Rorty), bizzarra solo agli occhi di chi non ne riconosce le virtù e la ritiene un'inutile “fatica”, un'attività da secchioni, una perdita di risorse, rispetto alla possibilità di impiegare il tempo in attività più pragmatiche o edonistiche. Augias ci regala l'immagine di un Niccolò Machiavelli che, spogliati gli abiti del gioviale e gozzovigliatore perdigiorno, indossa vesti «reali e curiali» per incedere nelle «antique corti», accolto da «antiqui uomini» par suo.

      «Noi siamo abituati a dare a parole come “silenzio” e “solitudine” un significato di malinconia, negativo. Nel caso della lettura non è così, al contrario quel silenzio e quella solitudine segnano la condizione orgogliosa dell'essere umano solo con i suoi pensieri, capace di dimenticare per qualche ora “ogni affanno”.

    In questo l'autore sembra concordare alla lettera con Harold Bloom (Come si legge un libro e perché, Rcs Libri 2000) che dichiara: «Leggere bene è uno di quei rari piaceri che la solitudine può concederci perché, almeno secondo la mia esperienza, è il più terapeutico dei piaceri.» Un dono, il piacere della lettura, che ci permette di dare un senso – oggi, che il tempo scarseggia – anche alle attese, che, nelle parole di Giuseppe Pontiggia «non coltiva l'ideale della rapidità , ma [...] della durata», in grado infine di sovvertire – come ci suggerisce Giuseppe Gioacchino Belli nel sonetto citato in chiusura, i ritmi della Storia.

Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
Le immagini rappresentano (dall'alto):
Corrado Augias
Victor Hugo fotografato da Nadar
Gustave Flaubert nel ritratto di Eugène Giraud al Castello di Versailles
Niccolò Machiavelli nel ritratto di Santi di Tito al Palazzo Vecchio di Firenze



BIBLIOGRAFIA
Corrado Augias, Leggere
Mondadori 2007
Pp. 120, Euro 12,00

Milano, 2007-10-08 19:08:13

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«Io per esempio ho un amico scrittore, che una volta andò in aereo sino a Pechino, nel Catai, come dicevano gli antichi. Eppure, siccome è uno scrittore serio, tornando non si è mica messo a parlare dei cinesi! Al contrario, ha continuato a parlare dei cecinesi, e fa bene, perché quelli li conosce davvero.»

(Luciano Bianciardi, La vita agra)

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