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OPERE A-Z
Andrea Camilleri

Voi non sapete (2007)

Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano
(Redazione Virtuale)

*
Voi non sapete sono le parole con cui Bernardo Provenzano accoglie gli agenti che lo stanno arrestando. Andrea Camilleri sulla base dei pizzini trovati nel covo di Provenzano ricostruisce la carriera del boss cresciuto come esattore e killer di Luciano Liggio, di cui con Totò Riina è stato un fedele esecutore, fino alla svolta, quando, giunto al vertice di Cosa Nostra, ha maturato la decisione di portare la mafia in immersione

    «‘Gli dissi: “Senti Bino, qua non è che abbiamo più due anni... non ti seccare, io me la prendo questa libertà perché ci conosciamo. Figlio mio, né tutto si può proteggere né tutto si può avallare né tutto si può condividere di quello che è stato fatto. Perché nel passato ci sono state cose giuste fatte e cose sbagliate, bisogna avere un po’ di pazienza”.
    Pronunciai questa parola e Benedetto mi venne a baciare. Gli dissi: “Né tutto possiamo dire fu fatto giusto né tutto possiamo dire che è sbagliato”. Cosi tinti assai se ne fecero.’
    È con quel bacio, plaudito dagli altri presenti, che viene universalmente sancita la strategia dell’immersione di Provenzano.»

*

n inaspettato senso di ammirazione ci sorprende il giorno 11 aprile 2006 in cui, all'ora di pranzo, coi risultati parziali delle elezioni appena svolte, i teleschermi danno la notizia dell’arresto di Bernardo Provenzano, l’uomo che tutti indicano come il capo indiscusso e assoluto di Cosa Nostra.

La nostra ammirazione, dovuta di diritto agli uomini che lo catturano al termine di una latitanza che va dal 1963 al 2006 e dopo anni di tenaci ricerche e di pazienti appostamenti, va invece, contro le nostre stesse intenzioni, a quest’uomo all’apparenza pacifico, semplice al limite dell’ascetismo, che dalla masseria in cui vive segregato, con strumenti essenziali comanda un impero criminale che fattura milioni di euro e, in Sicilia e altrove, rivaleggia con lo Stato per il controllo del territorio.

L’ammirazione è probabilmente dettata dal confronto che con nostra sorpresa facciamo tra quest’uomo dignitoso, con la sua vita frugale e “discreta”, e l’immagine che abbiamo degli uomini di massimo spicco del nostro paese, che si muovono con clamore, tra ville faraoniche e incontinenze verbali ed etiche.

Provenzano ci appare così per qualche istante, in queste brevi sequenze di immagini, come il leader che nel nostro intimo sogniamo di trovare. Un uomo astuto e coerente, circondato da pochi amici fidati, che per controllare il suo impero, amministrare la sua giustizia ed eludere gli avversari, si affida a un metodo primitivo e rozzo al limite del ridicolo, ma che per anni gli ha permesso di farsi beffa delle più sofisticate tecnologie di sorveglianza: il sistema dei “pizzini”.

*

Andrea Camilleri ha avuto l’opportunità di esaminare le copie dei pizzini che gli ha messo a disposizione la procura di Palermo. Ne è scaturito un libro sulla mafia, o meglio, sulla gestione della mafia nell’era di Bernardo Provenzano che, pur lasciandoci tutti gli interrogativi irrisolti, ci aiuta a riflettere sul fenomeno di Cosa Nostra in una prospettiva equilibrata e in rapporto ad altre componenti della società che hanno un’influenza sulle nostre vite. Ma soprattutto ci aiuta a ricollocare la figura di Provenzano nella sua giusta dimensione criminale.

Bernardo Provenzano si distingue nell’organizzazione come esattore e killer all’ombra di Luciano Liggio, di cui, con Totò Riina, è un fedele esecutore. Collaborerà con il sindaco democristiano Vito Ciancimino allo scempio edilizio conosciuto come “il sacco di Palermo” e sarà il più sicuro esecutore di Riina, quando a sua volta si avvicenderà al vertice di Cosa Nostra.

Partecipa quindi in posizione di primo piano alla stagione delle stragi che determinano l’eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino – e gli uomini delle scorte – uccisi a un passo dal ricostruire il collegamento tra il livello “militare” e il livello “politico” dell’organizzazione criminale.

Oltre che nell’opinione pubblica, lo scalpore e lo sdegno provocati da quegli atti efferati provocano una reazione di disgusto all’interno degli stessi ranghi di Cosa Nostra e molti tra gli affiliati che sono stati catturati si “pentono” e cominciano a rivelare quello che sanno, grazie anche alla legge che lo consente, sollecitata dagli stessi magistrati assassinati.

Infine, il 15 gennaio 1993 anche il sanguinario Totò Riina viene catturato e in seguito condannato e sta scontando l’ergastolo in regime di “41bis”, il carcere duro riservato ai reati di mafia e terrorismo.

Bernardo Provenzano che gli subentra, dopo il breve interregno di Leoluca Bagarella, mette in atto una strategia che si pone due obiettivi: arginare il fenomeno del pentitismo, che sta minacciando l’organizzazione, e portare la mafia in “immersione”, lontano il più possibile dai clamori della cronaca e dall’attenzione dell’opinione pubblica, in modo da poter tornare ad amministrare tranquillamente i suoi lucrosi affari.

    «È questo il senso della conversione a U che Provenzano fa compiere alla mafia: tornare al vecchio collaudato metodo.
    Prima si ragiona, si soppesa, si considera, si valuta e poi, come
    extrema ratio, si procede all’esecuzione. Ma bisogna cercare, fino all’ultimo, di non emettere una sentenza di morte. Perché un morto, tirate le somme, fa sempre danno.»

*

Il libro di Camilleri è organizzato come un glossario intorno ad alcuni termini estrapolati dalla lettura dei pizzini e disposti in ordine alfabetico, ma anche intorno a termini che nei pizzini non compaiono, come la parola MAFIA.

    «È come se, scusandosi per il paragone, l’amministratore delegato della FIAT e tutti i concessionari FIAT, nelle loro lettere d’affari non citassero mai la FIAT.»

La crisi che la mafia incontra sotto la gestione sanguinaria di Riina, che non esita a uccidere donne e bambini e che con l’esplosivo non ci va leggero, è dovuta anche al fatto che molti mafiosi, anche se sembra paradossale, sono uomini devoti, sebbene la loro devozione, scrive Camilleri alla voce RELIGIOSITA' è più da ascriversi a un fatto di superstizione che a un fatto di fede.

E Provenzano ci deve aver pensato se, come viene rilevato dal racconto del pentito Giuffrè, decide di condurre un sondaggio tra mafiosi, massoni e imprenditori per saggiare il terreno nell’eventualità di compiere le stragi, che sembrano il solo modo per fermare le indagini dei magistrati.

    «I risultati che gli pervennero Provenzano li tenne per sé, ma Giuffré riuscì a sapere che alcuni imprenditori del Nord si erano dichiarati favorevoli all’eliminazione di Falcone e Borsellino.»

Provenzano, che pure ha al suo attivo almeno una quarantina di omicidi, si presenta come un uomo della Provvidenza, si esprime come se fosse illuminato da Dio e invita i suoi a uccidere solo quando si è determinato che il soggetto può provocare più danno da vivo che da morto.

Forse nella sua impostazione è stato influenzato dalle parole (1) del Papa Giovanni Paolo II, che il 9 maggio 1993, nella Valle dei Templi di Agrigento, ha Pronunciato frasi di condanna, non proprio nei confronti della mafia, ma certamente degli omicidi perpetrati dai mafiosi.

Che la svolta di Provenzano sia dettata da un criterio di pura convenienza è discutibile. Gli uomini del vicequestore Renato Cortese che arresta Provenzano nella masseria Montagna dei Cavalli, tovano due iscrizioni che non rientrano tra le comunicazioni solite. Riportano invece due autentiche e accorate preghiere.

Forse Provenzano con gli anni ha, in un certo senso, finito con l’entrare nel personaggio e credere di essere un emissario di Dio in persona. Anche se a volte, quando inneggia a Nostro Signore Gesù Cristo sembra alludere in codice all’intervento provvidenziale di una presenza fuori campo, una figura molto importante.

*

Del resto, i rapporti tra mafia e Chiesa sono sempre stati per lo meno ambivalenti. Tra il ’50 e il ’60 durante il sacco di Palermo, l’allora cardinale arcivescovo della città Ernesto Ruffini «dopo aver proclamato in diverse occasioni, a voce e per iscritto, che la mafia era una malvagia invenzione dei comunisti, corresse leggermente il tiro in una lettera pastorale intitolata Il vero volto della Sicilia, nella quale si riconosceva che la mafia esisteva sì, ma non aveva niente di diverso da qualsiasi altra attività criminale che si svolgeva in Italia.»

Già nel 1992 Camilleri si è dedicato a un misterioso documento storico in un saggio, La bolla di componenda, in cui, andando a spulciare negli archivi dell’antimafia, ricostrusce l’esistenza di una “carta” – derivante probabilmente dalla Taxa Cancelleriae et poenitentieriae Romanae, risalente al 1477 – probabilmente emessa dall’Arcivescovado, che concede l’indulgenza plenaria a chi l’acquista dal parroco della sua parrocchia che la rende disponibile a un prezzo in ragione del 3,5 percento del danno arrecato. La Bolla si può acquistare da Natale all’Epifania e rappresenta una specie di “condono” con valore anche preventivo, che interessa diciannove titoli di reato, che vanno dal furto all’addomesticamento delle sentenze da parte dei giudici.

Ma non contempla l’omicidio.

I mafiosi fanno distinzione tra preti intelligenti, con i quali può essere consigliabile, nel segreto del confessionale, sgravare la propria coscienza, e preti che considerano la mafia “un peccato”, come don Pino Puglisi, che ha fatto una brutta fine.

Per questo, piuttosto che pentirsi davanti ai giudici, che poi chiedono di fare i nomi, il patriarca Provenzano invita a pentirsi davanti a Dio, per il tramite di un prete che ammette la mafiosità nel suo orizzonte etico. «Il piano però fallisce perché non si trovano abbastanza preti intelligenti

La Bibbia di Provenzano, l’unica lettura che si trova nella massera di Montagna dei Cavalli, è piena di sottolineature ed è consumata da una evidente frequentazione quotidiana. Il Libro certamente imposta il tono pastorale delle comunicazioni che il boss invia ai suoi, ma anche, tra le righe delle sue formule rituali, fornisce un “codice” con cui trasmette ulteriori significati. Un codice ancora inviolato.

    «Purtroppo il libro dei Numeri è pieno di troppi numeri. Tirarne fuori una decina di codici diversi sarebbe facile a tutti. Ma proprio in questa facilità consiste l’estrema difficoltà della decrittazione.»

Intanto Provenzano, dal carcere, chiede che gli sia concesso di riavere la sua Bibbia. Con quella che gli hanno dato non ci si trova...

Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
1. «Che sia concordia in questa vostra terra. Concordia: senza morti, senza assassinati, senza paure senza minacce, senza vittime. Che sia concordia! Questa concordia, questa pace a cui aspira ogni popolo ed ogni persona umana, ed ogni famiglia, dopo tanti tempi di sofferenze. Avete finalmente un diritto a vivere nella pace. I colpevoli che portano sulle loro coscienze tante vittime umane debbono capire che non si permette di uccidere degli innocenti. Dio ha detto una volta: Non uccidere. Non può l'uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, qualsiasi mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo siciliano è un popolo talmente attaccato alla vita, che dà la vita. Non può sempre vivere sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci vuole una civiltà della vita. Nel nome di Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!» (Discorso tenuto da Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi ad Agrigento il 9 maggio 1993)

Le immagini (dall'alto):
Bernardo Provenzano al momento della cattura.
I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Padre Pino Puglisi, detto 3P.
Papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento.



BIBLIOGRAFIA
Andrea Camilleri, Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano, Mondadori, 2007.
Andrea Camilleri, La bolla di componenda, in Opere, Meridiano Mondadori, 2004.

Milano, 2008-02-18 11:37:49

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