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OPERE A-Z
Cesare Segre

La Letteratura italiana del Novecento (1996)

La visione di Cesare Segre
(Vilma Viora)

*
I personaggi di maggior calibro del panorama letterario del Novecento sono nati tutti nel secolo precedente. Ripercorrendone le tappe, Cesare Segre fissa alcuni punti chiave di un percorso che, attraversando per intero il secolo scorso, porta allo stato della presente letteratura contemporanea, soggetta all'influsso invadente dei media e alle bizze volubili e inconsistenti delle sottoculture

    «Volendo dare qualche cenno della situazione letteraria attuale, questa crisi si rivela anche nella mancanza di correnti, di aggregazioni, di poetiche di gruppo. I narratori continuano a narrare e i poeti a poetare, ma sentendosi, credo, quasi dei relitti.»

    [Cesare Segre, La Letteratura italiana del Novecento]

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esare Segre filologo critico, in prima istanza medievalista, in seguito acuto studioso di testi del '900, affronta, con la leggerezza che solo una profonda competenza della materia concede, il disegno critico di un conciso paesaggio della letteratura di un secolo ricco e sfaccettato. Egli afferma, nella prefazione, di aver utilizzato parametri distributivi e valutativi.

«Il parametro distributivo coincideva, nel mio operare, con le vicende storiche: tendevo dunque a privilegiare scrittori che in qualche modo, anche indiretto, si connettessero con queste vicende..... Nella valutazione, non avevo motivo di sottrarmi a criteri personali; ciò fa parte, penso, della stessa deontologia critica [...] Il primo criterio è quello morale: lo scrittore deve riflettere sugli effetti delle proprie opere [...] Se esse non giovassero, o anzi nuocessero, alla civile convivenza degli uomini, meglio sarebbe che non fossero state scritte."

"Un altro criterio è di natura comparatistica, e implica il raffronto con gli autori contemporanei stranieri.....La comparazione deve toccare anche i vari secoli della nostra storia..."

" L'elemento formale ( terzo criterio) non può infine essere trascurato. Ogni arte implica un impegno sulla forma, un desiderio di perfezione che può anche, e oggi deve necessariamente, essere diversa da quella vagheggiata dai classici. La perfezione può essere tante cose: limpidezza espositiva, concatenazione dei temi e delle vicende, creatività lessicale e sintattica; in complesso, forse, controllo delle proprie idee."

Premessa

*

Non è intenzione dell'autore di tracciare una storia del Novecento letterario, quanto di fissare alcuni punti chiave del secolo, secondo «una partizione che va dall'inizio del secolo alla prima guerra mondiale, da questa alla seconda, includendo perciò i nefasti del fascismo; di lì, e dagli entusiasmi di rinnovamento già maturati durante la Resistenza e presto frustrati, attraverso decenni di democrazia dimezzata e potenziamento economico, sino alla guerra del Vietnam, scintilla per la contestazione studentesca e per i rivolgimenti che la accompagnarono e la seguirono.»

1. Una fase di transizione

Segre rileva che i personaggi di maggior calibro del Novecento (Svevo,Saba, Montale, Gadda, Croce) sono nati tutti nel secolo precedente e dunque in una fase di transizione che contiene all'interno delle opere dei vari autori una matrice ottocentesca e un' istanza fortemente innovativa.

Fra gli innovatori, Pascoli e D'Annunzio: il primo soprattutto per il rinnovamento della metrica, il secondo per la scrittura «notturna, impressionista, rarefatta, contesta di lievi tocchi, mormorii e luci improvvise».

Altri due poeti a contrasto: Dino Campana che "raggiunge una potenza visionaria che trasfigura il paesaggio in evocazione mtafisica, giocando con efficacia sulla combinatoria verbale, monumentalizzando, si può dire, le parole e Guido Gozzano, al contrario ironico,elegiaco, malinconico."

Secondo l'autore il massimo scrittore dell'anteguerra è Italo Svevo (1861- 1928) che "racconta storie di personaggi borghesi e comuni, mostrando però le complicazioni e i grovigli inconfessabili celati nelle loro menti."

Due sono i riferimenti che sostengono la struttura del romanzo di Svevo: da una parte una forte vicinanza alla cultura europea del tempo (Flaubert, Proust, Joyce) e, dall'altra, l'ingresso delle teorie psicanalitiche a Trieste proprio in quegli anni.

2. Verso la prima guerra mondiale

*

Anche se in quel tempo i cittadini italiani conquistano una maggiore partecipazione alla vita pubblica (istituzione del suffragio universale), questo non comporta un miglioramento nella educazione politica.

Prevale l'irrazionalismo sia di destra che di sinistra e in questo quadro nasce il Futurismo, fondato da Filippo Tommaso Marinetti che non raggiunge alti vertici letterari, il movimento è più efficace in pittura (Soffici, Boccioni, Carrà,Sironi) che in poesia.

Spiccano due figure, ai margini di quella roboante quanto vuota forma letteraria: Aldo Palazzeschi e Giuseppe Prezzolini.

Il primo «con battute anticonformiste e sberleffi asemantici inneggia alla rivoluzione del verso», il secondo dirige la rivista «La Voce» che raccoglie attorno a sé scrittori di valore: Boine, Jahier, Slataper, Michelstaedter. 3. L'esperienza della prima guerra mondiale

Nel 1915 scoppia la prima guerra mondiale; alcuni scrittori ne saranno vittime (Renato Serra e Scipio Slataper), altri ne denunceranno l'inutile carneficina (Emilio Lussu), altri ancora mostreranno la tragica e inutile violenza dell'uomo (Ungaretti, Gadda,Saba).

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) "...già nelle prime poesie mette a punto la sua estrema scarnificazione del discorso che fa campeggiare singole parole o sintagmi nel bianco della pagina, pur lasciando in una filigrana verticale, tra un elemento e un altro, una sintassi ferma (spesso più nominale) e ritmi e versi tradizionali. La purezza della parola è esaltata e si carica di risonanze; le enunciazioni, fortemente sillabate, sono apodittiche, talora oracolari." Il poeta avrà grandissima influenza su tutta la poesia contemporanea in virtù della "sua arte del levare che talora riduceva una lunga poesia a pochi versi..."

In questo capitolo Segre accenna appena a Gadda per gli scritti relativi al conflitto.

Umberto Saba (1883-1973): "La sua poesia onesta è una poesia che aborre gli artifici della letterarietà, in particolare di quella che accomuna i poeti contemporanei."

La sua poetica semplice, diretta, autobiografica è tuttavia profondamente collegata alle vicende esterne di quegli anni.

4. Il periodo fascista

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Benedetto Croce (1866-1952) dapprima indulgente nei confronti della dittatura fascista, dal 1925 assume un atteggiamento del tutto contrario e raccoglie con il Manifesto degli intellettuali antifascisti oltre 250 firme in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti ispirato da Giovanni Gentile (1875-1944) che sarà assassinato da un commando dei Gruppi d'azione patriottica (GUP). «Particolarmente negativa fu, anche per il successo non solo universitario, la teoria estetica di Croce. Con le antinomie poesia e non poesia, struttura e poesia, letteratura e poesia, mise in pista critici pochissimo attenti alla peculiarità dei testi, sprezzanti verso ogni ricerca filologica o etnografica o comparatistica.»

5. Il problema della lingua: Moravia e Gadda

Nel 1929 esce il libro Gli indifferenti di Alberto Moravia (1907-1990). L'autore usa un linguaggio quotidiano con molti dialoghi per descrivere la decadenza morale di una famiglia della borghesia romana del tempo. «Quello che è indubbio, e che ha fatto la fortuna internazionale di Moravia ( il nostro romanziere più tradotto), è che tanto nella misura breve del racconto, quanto in quella del romanzo, egli ha fornito una galleria ricchissima di personaggi e situazioni disegnati con tratti netti [...] Moravia è un moralista che registra, curioso, le debolezze umane.»

Carlo Emilio Gadda (1893-1973) «giganteggia fra i narratori di metà Novecento per l'originalità del linguaggio; [...] egli reagisce al monolinguismo manzoniano con un plurilinguismo che diventa plurivocità: ...l'uso delle componenti idiomatiche dipende solo in parte dalla carettirazzazione dei personaggi, mentre più spesso è introiettato in un fitto discorso indiretto libero che ripresenta il coro di voci e i loro diversi accenti nella rielaborazione di chi è presentato nell'atto di riflettere o dello stesso narratore."

6. Altri narratori

Cito brevemente i principali nomi: Romano Bilenchi, Gianna Manzini, Emilio Cecchi, Giovanni Comisso, Massimo Bontempelli, Alberto Savinio, Dino Buzzati, Riccardo Bacchelli.

7. Dall'ermetismo a Montale

«La prospettiva cosmopolita è tratto caratterizzante di Eugenio Montale (1896-1981), lettore e traduttore, soprattutto di poeti inglesi antichi e contemporanei [...] E' la sua una lirica che cerca di comunicare, di trasformare in discorso, l'irrazionale della vita, dei sentimenti e delle illuminazioni. Si capisce perché gli piacesse tanto l'affermazione del secentesco Tommaso Ceva: "la poesia è un sogno fatto alla presenza della ragione".»

Ossi di seppia (1925) è un'amara meditazione sul mal di vivere. Le occasioni (1939) offrono spazio al tema amoroso. «Secondo il principio eliotiano dell'epifania (ché l'occasione non è altro), ora la risposta agli enigmi non sta più oltre il velo di Maia, ma nelle rivelazioni che un gesto, un guizzo, un segno d'improvviso concedono, lasciando poi lo spazio a una quotidianità che forse prepara altre luci.»

Dal primo ermetismo identificato «da un linguaggio purificato fino alla rarefazione, ricco di metafore,associazioni audaci e misteriose, sinestesie», Montale giunge a un risultato che egli stesso definisce "metafisico".

Alcuni paragrafi in breve

8. Impegno di rinnovamento. Si parla della scoperta della letteratura americana da parte dei narratori italiani e, in particolare, di Cesare Pavese (1908-1950) e di Elio Vittorini (1908-1966).

9.La letteratura di guerra. «Tra tutti spicca Primo Levi, che pubblicando, nel 1947 Se questo è un uomo, ha dato un capolavoro. Con la lucidità e la precisione di chi non vuole fare letteratura, ma documentare una tragedia, Levi descrive le fasi della sua vita di schiavo nel lager di Auschwitz [...] I pochi momenti di sollievo in un mondo mostruoso fino all'indescrivibile, sono dati da barlumi di ricordo o di tenerezza, persino, in un episodio famoso, dallo sforzo di far capire un canto della Commedia di Dante a un francese, attualizzando un episodio infernale, ma anche recuperando la passione per una perfezione espressiva che pare di un altro pianeta.»

10. Il neorealismo in letteratura. «Sotto l'etichetta, adottata a posteriori, limitativa e contestata, di neorealismo, vanno scrittori diversissimi accomunati solo nello sforzo di riscoprire l'Italia delle regioni e nella prospettiva di ceti disagiati, come operai e contadini, raramente oggetto di letteratura.»

11. Dal romanzo borghese al romanzo politico. Gli autori: Goffredo Parise, Paolo Volponi, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Mario Soldati, Vitaliano Brancati, Leonardo Sciascia, Guido Morselli.

12. La centralità di Italo Calvino

«Tra gli scrittori rivelatisi nel dopoguerra, il maggiore è senz'altro Italo Calvino (1923-1985). Il problema della lingua, messo tra parentesi da alcuni,ossessionante per altri (la linea gaddiana), è risolto dall'eleganza e dal gusto istintivo di Calvino, il cui italiano è musicale e limpido, raffinato senza preziosismo: una grazia incomparabile. [...] Con Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979), Calvino porta a fare protagonista del romanzo il lettore, partendo dalle sue varie possibili scelte per regalargli poi una vera storia d'amore; [...] Lo stile così perfetto da abbellire qualsiasi argomento, l'intelligenza così attenta e sottile da rendere astratta la greve realtà [...] hanno distolto Calvino dalla rappresentazione della passione e della tragedia.»

13. Poesia del dopoguerra

La poesia opera, in questo periodo in forma più individuale. Mario Luzi dà prova di una capacità di rigenerazione formale ammirevole. Le primizie del deserto(1952) e Onore del vero (1957) segnano il passaggio a una più approfondita meditazione sul tempo come neutralizzazione degli opposti e presentimento di eternità.»

Vengono citati: Sergio Solmi, Attilio Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Vittorio Sereni, Giorgio Orelli, Luciano Erba, Giovanni Raboni, Giorgio Caproni, Giovanni Giudici, Franco Fortini.

14. Avanguardia del Gruppo 63 e oltre

«La formazione del Umberto Eco, noto e seguito per lavori come Opera aperta (1963), e poi nuovamente alla ribalta con i suoi volumi di semiotica e l'attività giornalistica."

15. La poesia collegata al Gruppo 63

Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti e Antonio Porta; «[...] Alle riunioni del Gruppo partecipò anche Amelia Rosselli, poetessa isolata e fuori di qualunque schema, perché impegnata spasmodicamente a trovare le parole (e le trova perfette) per la sua nevrosi e il suo delirio.»

Andrea Zanzotto (nato nel 1921) con le IX Egloghe (1962) porta l'inconscio «ma evidentemente un inconscio controllato, ad aggredire violentemente il linguaggio, giocando su echi, balbettamenti, variazioni vocaliche, all'interno di uno schema bucolico, con una pluralità di voci come in Virgilio, assunto ironicamente a tramite verso il paesaggio non rinunciabile.»

16. La letteratura di consumo. Tomasi di Lampedusa, Elsa Morante, Fruttero e Lucentini. Umberto Eco con Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault.

17. La situazione socio-politica dell'ultimo trentennio. E' l'epoca della contestazione studentesca, della condanna dell'imperialismo, del terrore del conflitto nucleare, l'insofferenza per le istituzioni. Don Lorenzo Milani, Nanni Balestrini.

"Nel campo intellettuale tengono campo le correnti caratterizzate da scarsa aderenza al reale, e in parte chiaramente regressive: dal pensiero debole al post-modernismo, al decostruzionismo.

18. Gli ultimi fuochi. «Volendo dare qualche cenno della situazione letteraria attuale, questa crisi si rivela anche nella mancanza di correnti, di aggregazioni, di poetiche di gruppo. I narratori continuano a narrare e i poeti a poetare, ma sentendosi, credo, quasi dei relitti."

Giuseppe Pontiggia, Antonio Tabucchi, Andrea De Carlo, Daniele Del Giudice, Nico Orengo, Gianni Celati, Fulvio Tomizza, Claudio Magris, Rosetta Loy, Anna Maria Ortese, Gesualdo Bufalino, Paolo Mauresing, Vincenzo Consolo, Aldo Busi, Giuseppe Conte, Patrizia Valduga, Sandro Sinigaglia, Franco Loi, Tonino Guerra, Amedeo Giacomini.

«Ci siamo domandati qualche volta, in queste pagine, se la nostra letteratura sia stata in grado di esprimere al meglio i problemi e le angosce del nostro secolo ormai al crepuscolo, e abbiamo dovuto riconoscere che in complesso i nostri scrittori, con eccezioni che abbiamo rilevato, sono apparsi di meno ampio respiro, di più debole capacità di analisi o d'immaginazione che quelli di altri paesi.»

Segre conclude con la speranza che l'avvento di nuove letterature quali quelle dell'America Latina, dell'India, del Sudafrica, del Giappone e così via porti nuovi stimoli a una letteratura che si sta dissolvendo a causa di asfissia interna e di un massiccio prevalere dei media e di sottoculture sempre più diffuse.

Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
Le immagini in questa pagina rappresentano (dall'alto):
Mario Luzi (foto © Basso Cannarsa);
Italo Calvino;
Aldo Busi (foto © Salvino Campos);
Nico Orengo (foto © Aldo Palazzolo);



BIBLIOGRAFIA
Cesare Segre, La Letteratura italiana del Novecento, (Editori Laterza, Bari, 1996)

Milano, 2007-05-28 14:14:00

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«Criticare significa affermare che un’inchiesta è infondata, una sentenza è sbagliata. Ma sostenere che un pm e l’intera sua procura sono al servizio di un partito, agiscono per finalità politiche, usano la mafia contro lo stato, non è criticare: è attribuire una serie di reati gravissimi, i più gravi che possa commettere un magistrato. Reati che vanno dimostrati.»

(Marco Travaglio, La Scomparsa dei fatti).

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