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OPERE A-Z
Mario Rigoni Stern

Le vite dell'Altipiano (2008)

Un testamento letterario e spirituale
(Ademario Lo Brano)

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Raccolta dei racconti più significativi di Mario Rigoni Stern suddivisi in "Storie naturali", "Storie di animali" e "Storie dell'Altipiano", con una prefazione di Giorgio Bertone ed un'Appendice sulla "Lectio Magistralis" tenuta dall'autore in occasione del conferimento della laure in Scienze forestali ed ambientali da parte dell’Università di Padova.

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e vite dell'altipiano è l’ultima fatica del grande scrittore di Asiago scomparso il 17 giugno scorso all’età di 86 anni dopo lunga malattia. Il “sergente maggiù”, come Mario Rigoni Stern veniva chiamato dai soldati ne Il sergente nella neve, aveva personalmente, anche se a fatica, curato la stesura di questa raccolta dei racconti più rappresentativi della sua narrativa così spontanea, a dimensione d’uomo, ricca di spunti di riflessione, grazie alla sua dettagliata descrizione della natura che lo ha sempre immerso nella profonda ammirazione per un Creato misterioso.

I racconti che formano questa raccolta sono suddivisi in Storie naturali, Storie di animali e Storie dell’Altipiano.

Giorgio Bertone nell’introduzione sottolinea come in questa raccolta è dominante il «tema della casa», già presente in tutta l'opera di Mario Rigoni Stern. Questo aspetto è particolarmente rilevante in Le mie quattro case, il racconto con cui inizia la parte dedicata alle Storie dell'Altipiano. Dice ancora Bertone, in occasione del secondo appuntamento di LetterAltura 2008 dedicato all'opera di Mario Rigoni Stern, il tema ricorrente della casa «ritorna come rifugio dell'inconscio, luogo della sopravvivenza e poi ancora luogo dei ricordi in cui trovare la propria tranquillità», e non solo alla casa è fortemente legato, ma anche a tutto ciò che «sta al di là, come l'orto, il bosco e la magnifica natura», a quelle piccole cose quotidiane che passerebbero inosservate ai più.

Potremmo definire Le Vite dell’Altipiano il testamento spirituale e umano di Mario Rigoni Stern, in cui l’autore ci depone per un’ultima, ma indelebile volta nella nostra memoria, il ricordo della sua vita terrena, «per non dimenticare», in definitiva: una sintesi della sua esistenza a continuo contatto con la natura che lo ha sempre circondato e che lui ha sempre cercato, anche fuori dalla sua Asiago, facendosi avvolgere come in un abbraccio senza fine: tra i suoi monti dell’Altipiano, tra i suoi urogalli, le sue coturnici (in Storie di animali), i suoi pioppi, il suo faggio (in Storie naturali) e gli innumerevoli tipi umani di cui ha saputo cogliere le ansie, i disagi di una vita pur sempre, comunque, in armonia con il Creato, come Un pastore di nome Carlo, La malga, Il vecchio boscaiolo, e molti altri che troviamo in Storie dell'Altipiano.

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E non ultimo la sua neve, e tante sono le nevi nella sua memoria: “nevi di slavine”, “nevi di alte quote”, “nevi di montagne albanesi”, di “steppe russe” e di “lande polacche” e quelle che dalle sue parti, avevano nomi diversi: Brüskalan, la prima neve dell'inverno, la sneea, la neve abbondante “più da mulino del cielo”, l' haapar, la neve sul finire dell'inverno, che, poi, diventava haarnust, neve vecchia di primavera , “ottima per le escursioni”, la swalbalasneea, la neve delle rondini, la kuksneea, la neve del cuculo, la bachtalasneea la neve della quaglia e, infine, la kuasneea, la neve delle vacche (da Nevi, p. 5). Dunque, in questa raccolta di racconti troviamo un po' tutta l'opera narrativa e umana di Mario Rigoni Stern. Tutti i suoi libri sono qui “in mostra”, come a voler ripercorrere la “sua” storia di “montanaro”: Sentieri sotto la neve, Uomini, boschi e api, Tra due guerre e altre storie, Alboreto selvatico, Amore di confine.

La stesura del libro ne è chiara testimonianza: riunendo i racconti più significativi suddividendoli in tre parti altrettanto significative sembra quasi che Mario Rigoni Stern stesse appunto suggerendo, o meglio stesse dettando, a Giorgio Bertone, le sue ultime volontà, mettendo insieme i momenti salienti della sua vita, le sue ansie per un ambiente bistrattato, il suo amore per le piccole cose che la natura ci offre senza chiedere nulla in cambio, tranne un po' di rispetto. «Molte cose cono cambiate, non solo nel mio corpo ma anche nell'habitat montano e nel comportamento degli uomini» (I miei sentieri sotto la neve, da Sentieri sotto la neve, racconto inserito in Storie naturali).

Un’anticipazione di questo suo “testamento” ci viene dato dalla Lectio magistralis, che troviamo in Appendice, tenuta da Mario Rigoni Stern l’11 maggio 1998, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze forestali ed ambientali da parte dell’Università di Padova.

Rigoni Stern ripercorre i momenti più emozionanti della sua vita, emozionanti perché mette in evidenza lo scempio perpetrato durante la Grande Guerra che causò la quasi totale distruzione dei prati, dei pascoli, i seminativi che vennero cosparsi di reticolati, buche provocate dalle granate; i boschi, i “nostri” boschi continua l’autore, erano belli e ricchi e alla fine del conflitto soltanto il 15 per cento era rimasto intatto (Appendice, p. 589).

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A questo, poi, si aggiunsero i gravi problemi ambientali causati dalle infestazioni. E in un habitat così fortemente martoriato dalla guerra, alcuni parassiti avevano trovato “terreno fertile” per svilupparsi. Primo fra tutti il bostrico, l' Ips typographus, un parassita della famiglia dei coleotteri xilofagi, cioè che si nutrono di legno, che in particolare attacca gli esemplari di abete rosso, così come la Cephalcia arvensis, e quest'ultimo comparso molto di recente, nel 1988, nei boschi del Cansiglio.

Questo degrado ambientale non può venire da sé, «troppe volte la causa è pur sempre l'uomo» (Appendice, p. 590). Non è stato sufficiente la deturpazione della natura causata dalla Grande Guerra e dalle infestazioni provocate dai parassiti; il fenomeno dell'antropizzazione (processo con cui si interviene sull'ambiente modificandolo a adattandolo alle esigenze dell'uomo) ha fatto sì che l'uomo contribuisse in maniera “attiva” a “corrompere” l'ambiente: «il paesaggio delle foreste alpine sta cambiando. L'abbandono delle coltivazioni e l'urbanizzazione mal gestita sono sotto gli occhi di tutti» (Appendice, p. 596). Come risolvere il problema? Facile a dirsi. Basterebbe innanzitutto impedire all'uomo di avvicinarsi alla natura con le abitudini che si porta dietro dalla città, proibirgli l'uso dell'auto, per esempio, dice Rigoni Stern: «Chi ha passione vera camminerà», dice ancora, «il bosco è sì il bene di tutti, ma non da tutti», conclude.

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Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
Introduzione di Giorgio Bertone, Professore Ordinario di Letteratura italiana al Corso per la Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Genova.

Le immagini (dall'alto)
Faggi sull'Altipiano;
Neve
Urogallo;



BIBLIOGRAFIA
Mario Rigoni Stern Le vite dell'Altipiano. Racconti di uomini, boschi e animali, 2008, ET Biblioteca – Einaudi Editore

Milano, 2008-08-01 20:40:25

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«Nell’abbassarsi, l’aria infuocata e viola, liquefacendosi dentro il cristallo posteriore della macchina, gli si schiacciò dentro gli occhi. Allora, per evitare lo sbattito, girò la testa. Ma s’incontrò di nuovo nell’incendio dei riflessi che, da Roserio, i vetri rimandavano su tutto l’orizzonte.»

(Giovanni Testori, Il dio di Roserio)

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