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Valerio Varesi

Le imperfezioni (1959)

Un testo insolito di uno scrittore di gialli
(Margaret Collina)

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Piccoli furti misteriosi, un questurino filosofo che indaga con accanimento, un suicida il cui gesto lascia dubbiosi e sconcertati. Valerio Varesi non indaga su delitti qualsiasi, bensì sul Delitto dei nosti tempi: l'uccisione dell'etica, del senso di responsabilità individuale e collettiva.

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ifficilmente si può dimenticare una frase come questa: «Non voglio uscire perchè la luce del giorno disturba la mia luce interiore», e difficilmente si può restare indifferenti di fronte a questo libro quantomeno inusuale nel panorama letterario italiano degli ultimi anni.

Varesi, giallista per convenzione, ma pur sempre scrittore sensibile, profondo, dallo stile inconfondibile perchè mai omologato, si cimenta in quest'ultima opera con tematiche talmente vaste da suscitare una timorosa inquietudine. La cifra, anche qui, è in apparenza quella del giallo: piccoli furti misteriosi, un questurino filosofo che indaga con accanimento, un suicida il cui gesto lascia dubbiosi e sconcertati. Ma subito, il lettore comprende che nel libro non si indaga su delitti qualsiasi, bensì sul Delitto, ovvero sul crimine esiziale dei nosti tempi: l'uccisione dell'etica, del senso della responsabilità individuale e collettiva. E tutto il romanzo si dilata in un lungo, serrato interrogatorio - che coinvolge insieme al protagonista, di volta in volta tutti gli altri personaggi - alla ricerca di un responsabile che resterà impunito, perchè non indentificabile, e dotato della forza cruenta dell'ineluttabilità.

I dialoghi apodittici, insinuanti, caratterizzati da un respiro universale (ormai così raro in letteratura), inducono a riflessione amarissima, eppure incontrovertibile, sui mali che affliggono il nostro tempo. Mentre il protagonista, nella sua ininfluenza esistenziale, nella sua tragica ammissione di impotenza, ci appare come una sorta di eroe paleocristiano, costretto alle catacombe della vita civile, per poter continuare a rispettare se stesso e la propria posizione ideologica minoritaria.

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Ciò che i "perdenti" del romanzo trasmettono all'attento lettore, non è il senso della sconfitta, bensì la strenua lotta in difesa della propria diversità. Varesi fa dire a Savani, il giornalista umiliato, il mite antieroe del romanzo: «Allora ho guardato Corbetta, e ho pensato che la facoltà di interpretare è una continua mutilazione...», ma in realtà, da tutto il libro traspare una convinzione esattamente opposta dell'autore, che proprio attraverso la diegetica del suo scrivere, scava tanto in profondità, da estrarre infine gli elementi utili ad arricchire i nostri orizzonti vitali. Valerio Varesi è nato a Torino l'otto agosto 1959 da genitori parmensi. A tre anni è tornato nella città emiliana dov'è cresciuto e ha studiato. Si è laureato in filosofia all'università di Bologna con una tesi su Kierkegaard. corrispondente da Parma per «La Stampa» e «La Repubblica», nell'87 ha lavorato alla «Gazzetta di Parma» e nel '90 è passato alla redazione bolognese del quotidiano «La Repubblica», per cui attualmente lavora.

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NOTE



BIBLIOGRAFIA
Le imperfezioni, Editore Frassinelli (2007)
Ultime notizie di una fuga ed. Mobydick
Bersaglio, l'oblio edito da Diabasis
Il cineclub del mistero, Passigli
L'Affittacamere, Frassinelli
Il Fiume delle nebbie, Frassinelli
Le Ombre di Montelupo, Frassinelli
A mani vuote, Frassinelli

Milano, 2007-06-26 13:30:12

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«... quel sale che dalle tempie scende nel palato, sa di infanzie perdute, di adolescenze fatte di tedio e di amori inutili, e di vite poi vissute come venivano, cioè insensate, perché ciò che si vive così come viene è sempre insensato se il senso non sai darglielo tu»

(Antonio Tabucchi, Si sta facendo sempre più tardi)

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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008