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OPERE A-Z
Lidia Ravera

Le seduzioni dell'inverno (2008)

Candidato al Premio Strega 2008
(Luca Gabriele)

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Con 'Le seduzioni dell'inverno', il consueto sguardo sottile, tagliente, la straordinaria capacità di Lidia Ravera di attingere in profondità nell’animo umano, donano al lettore un romanzo scandito da colpi di scena. Parabola noir del disincanto, della disillusione di un amore adulto, imprevisto quanto insidioso. Un capitolo in più nella letteratura a cavallo del millennio.

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osa accade quando, senza preavviso, si diventa la posta in gioco di una bieca scommessa tra donne? Cosa spinge il rancore femminile fino alla rivalsa, al dispetto? Cosa scaturire da un capriccio cinico e pungente?

L’intera vita di un uomo rivoltata, come un letto sfatto, in un solo giorno, da uno sgarbo balordo. La somma dei suoi anni annoiati, caotici, dimessi, viene un mattino sconvolta da una emblematica sorpresa. Stefano è un single di mezza età, con un passato disordinato alle spalle. Un matrimonio opulento, sfarzoso ma naufragato. Un’amante ragazzina, che lo ricopre di un affetto fluttuante e calcolatore, che lo disgusta.

La sua quotidianità meno bieca si svolge sul posto di lavoro, dove ha amici con cui scambiare qualche parola, dipendenti su cui scaricare la sua intransigenza. Nel suo appartamento si accumulano le immondizie delle ore vuote. Le camere sono quasi inagibili, adibite a magazzino. In cucina i piatti sporchi si accatastano nell’acquaio. Il letto, su cui si stende ogni notte senza neppure svestirsi, è un letto deserto, freddo, disfatto.

Ma un giorno come gli altri, al risveglio, la casa è trasformata. Le stanze respirano aria nuova, sgombre delle consuete macerie. Ci sono fiori sul tavolo, la colazione servita con dovizia. Un concerto di violini si diffonde dolcemente. Una donna inattesa si stabilisce nella sua vita, portandole ordine. Una irruzione misteriosa che riempirà, a poco a poco, il suo giro di ore perse. Sophie è colta, riservata, sconosciuta. Gli assicura d’essere la domestica che la sua ex moglie gli ha ceduto per il periodo delle vacanze estive. Gli offre i suoi servigi instancabili, lo accudisce meglio di una compagna, più di una madre. Ma dov’è che s’è annidata la verità?

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Le seduzioni sottili, subdole di Sophie riescono a sciogliere senza meraviglia il cuore invernale di Stefano. Lui che non aveva mai conosciuto l’amore, né con sua moglie né con l’amante bambina, scopre all’improvviso l’ansia di sentirsi stretto in un laccio. L’insonnia nell’attesa del risveglio. E non è casuale che questo romanzo prenda inizio proprio da un risveglio, ambiguo, oscillante. Ma la notte non è ancora finita. Ci sono ancora numerose ombre che avvolgono la figura di lei. E nel diradarsi, scopriranno, sotto l’incanto, una autenticità losca, volgare. Il sapore amaro dell’inganno e di un amore adulto che stenta a concedersi.

    «Si era attrezzata così, per sopravvivere. Difendeva la sua solitudine, l’aveva scelta e continuava a sceglierla. Lei non voleva dividere la sua vita con nessuno. Non aveva mai voluto… E adesso, arrivata all’età in cui le donne si preparano a scomparire, quest’uomo l’aveva estratta dal mucchio, le aveva mostrato il trono su cui ti può innalzare qualcuno, quando ti crede unica, diversa da tutte le altre. Non lo voleva, quel trono, la faceva sentire troppo donna e lei si sforzava di non esserlo, o almeno non fino in fondo. […] Era doppia.»

Cosa accade quando si è messo il piede in una tagliola, sapientemente imboscata? Quando si è vittima di un tiro mancino? Una ripicca disonesta, dettata dal femminile rancore?

Lidia Ravera sa esplorare, con la consueta arguzia, le stanze della femminile giustizia. Sa tenere il lettore in disparte, per il giusto tempo, e poi farlo cadere nel tranello assieme al protagonista, in un comune assalto. Si diventa repentinamente preda di una caccia corrosiva. Si tiene il fiato correndo su uno sterpaio di insidie, alla ricerca della verità.

Richiamano la migliore letteratura del Novecento, queste pagine raffinatamente composte dalla stessa autrice di altri successi impeccabili, come Sorelle (1994), Il freddo dentro (2003), Eterna ragazza (2006). Riportano la memoria del lettore a Goffredo Parise, Alberto Bevilacqua, Flaubert. Una storia che scorre tra le dita, che intarsia continui colpi di scena su uno spolverio di malessere. Che disegna con maestria di evocazione quella noia salottiera di cui scriveva già Moravia. Quella atavica assenza di impulsi che spinge a ordire tranelli, macchinare beffarde rivincite quando la partita con la vita è già persa.

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NOTE
Le immagini: la Cenerentola di Gioacchino Rossini, nella coreografia della compagnia catalana Comediants (Barcellona), diretta da Joan Font



BIBLIOGRAFIA
Lidia Ravera, Le seduzioni dell’inverno, Nottetempo, Roma, 2008.

Milano, 2008-06-03 09:59:20

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«Ciò che conta, oltretutto, non è la prima domanda: quella è di prammatica, sono capaci tutti di farla. Ciò che davvero conta è la seconda domanda, quella che serve a incalzare l’intervistato, a inchiodarlo ai fatti, a costringerlo a non scantonare, a smascherare l’evasività della prima risposta, a far notare che le cose stanno diversamente.»

(Marco Travaglio, La Scomparsa dei fatti)

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