A futura memoria (se la memoria ha un futuro) (1989)
Leonardo Sciascia,A futura memoria (se la memoria ha un futuro) (1989)
Bompiani, 2000, 3 ed.
Tascabili. Saggi, pp. 188
Euro 7,00
uesto libro raccoglie quel che negli ultimi dieci anni io ho scritto su certi delitti, certa amministrazione della giustizia e sulla mafia. Spero venga letto con serenità», scrive Leonardo Sciascia nellintroduzione alla prima edizione (1989) di A futura memoria, raccolta di suoi articoli apparsi dal 1979 al 1988 su «Il Globo», «LEspresso» e, principalmente, sul «Corriere della Sera».
Lo scrittore siciliano, con una lucidità quasi profetica, è stato tra i primi a denunciare il fenomeno mafioso, non solo come fatto eversivo dellordine costituito, bensì come sistema parallelo e simmetrico rispetto allo Stato.
Questi interventi sulla stampa nazionale rimangono una testimonianza indelebile del grande contributo dato da Leonardo Sciascia al diffondersi in tutto il Paese di quella coscienza che ha spinto lo Stato italiano a una lotta frontale contro tutte le organizzazioni mafiose.
Questo suo impegno civile, daltra parte, non gli ha impedito di condannare ogni forma di conformismo, come nella polemica sui «professionisti dellAntimafia»; come pure un «certo uso della giustizia» che ha rischiato in Italia di «sostituire al simbolo della bilancia quello delle manette».
Forse, addirittura, scandalose suonerebbero oggi alcune riflessioni di Sciascia sulla giustizia. «Soprattutto mi inquietava», scrive a proposito dei Palazzi di Giustizia siciliani, «il comportamento del Consiglio Superiore della Magistratura che deroga al principio dellanzianità per promuovere Paolo Borsellino, ma ristabilisce il vecchio criterio per non promuovere Giovanni Falcone».
«I lettori, comunque, prendano atto che nulla vale di più in Sicilia, per far carriera nella magistratura, dal prender parte a processi di mafia» (I professionisti dell'antimafia).
Si tratta, in conclusione, di unopera scomoda, eppure indispensabile per conoscere e comprendere, dentro le pieghe più nascoste, la nostra storia più recente.
Unopera profetica e fedele alla lezione di Bernanos: «Preferisco perdere dei lettori, piuttosto che ingannarli».
«Non potrà assumere alcuna autentica autorità chi parla-decide solo a proprio nome; parlare a proprio nome, infatti, non è che rivelarsi senza-nome, poiché il nome, sempre, ci viene dato: Noi siamo chiamati per nome.»