Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli è una raccolta di sei racconti che hanno come tessuto connettivo l'Italia degli anni settanta e ottanta

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Altri libertini


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Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini
Feltrinelli, 1980
pp.195 Euro 6,20


oi siamo i vinti.
Noi che non sappiamo amare
E viviamo di sogni
E il tempo dell’illusione svanisce
lasciandoci tentennanti nel nostro dolore (…)

quello che il destino mi ha poi riservato/ non è stato tanto, come avrei creduto, un /percorso o, forse una evoluzione verso/ l’assoluto della scrittura e della finzione/ più alta, quanto un ritorno rovente /al mondo del mio primo libro al punto/ da dividere, di quelli che hanno/ in sostanza solo dei personaggi, coerentemente alla mia natura di scrittore la /stessa purtroppo vera e ora sì reale, vissuta, sorte tanatologica.
(Manoscritti inediti di Tondelli, dal saggio di Antonio Spadaro, Pier Vittorio Tondelli. Attraversare l'attesa, edizioni Diabasis, 1999).

La grafia incerta, faticosa, quasi un ultimo calvario scritturale, è quella di Pier Vittorio Tondelli durante i giorni d’ospedale prima della morte. Nella luce neutra della propria stanza, postillando su una copia della Traduzione della prima lettera ai Corinzi di Giovanni Testori, lo scrittore trova queste parole, bellissime, tremendamente lucide, che si depositano sulla pagina lasciandoci muti.

Lo stesso personaggio che, nell’ incipit di Camere separate (romanzo del 1989), viaggiava in aereo elevandosi quasi verso l’assoluto, l’ascesi agognata, cade ora, rovinosamente, precipita. Quasi una coazione retroattiva per lo scrittore, un crudele contrappasso o , forse, una condivisione fiera e amorosa con il destino dei propri personaggi, accompagnati fino all’ultima, maledetta soglia con solidarietà paterna. «Un ritorno rovente al mondo del mio primo libro» dunque, alla materia incandescente, terragna di Altri Libertini, opera d’esordio dell’ enfant prodige di Correggio.

«Rovente» è l’aggettivo certamente più indicato per descrivere le tematiche di Altri libertini, libro pubblicato per Feltrinelli dall’allora venticinquenne Tondelli. Sequestrato dalle autorità giudiziarie per il reato di oscenità venti giorni dopo la sua comparsa in libreria, Altri libertini verrà “riabilitato” nel processo celebrato a Mondovì (Cuneo) nel 1981, dove verranno assolti con formula piena l’imputato e l’editore. Il libro raggiunge un immediato successo di critica e pubblico, un clamore che ben presto travalica i confini italici, tanto da venire tradotto in francese e tedesco.

Altri libertini è una raccolta di sei racconti, strettamente connessi l’uno con l’altro (l’autore stesso preferirà definire l’opera come un «romanzo a episodi»), che hanno come tessuto connettivo l’esperienza dei giovani durante gli anni Settanta, i loro sogni, dolori, slanci emotivi, ingenuità e, talvolta, irreparabili errori. L'area geografica descritta da Tondelli è quella dell'Emilia, ed in particolare della inquieta Bologna studentesca, quasi contrapposta alla «sonnacchiosa» Correggio; non mancano, però, escursioni nelle tappe obbligate del turismo giovanile, da Amsterdam a Bruxelles fino a Londra, in una sorta di On the road europeo.

Come argutamente definito da Antonio Spadaro, Altri libertini è un libro basato sulla «figura del viaggio», viaggio inteso soprattutto come introspezione, come bisogno disperato che i giovani protagonisti "trasognati" hanno di conoscersi, individuarsi. Questa ricerca passa attraverso il viaggio fisico, la conoscenza dell'altro, l'esperienza del sesso e, paradossalmente, lo smemorarsi, la temporanea perdita di sé negli abissi della droga e dell'alcol (vengono alla mente i versi di Sandro Penna «io vivere vorrei addormentato nel dolce rumore della vita»). Quasi inseribili in un uno schema strutturale fiabesco le trame dei sei racconti sembrano scaturire da un' analoga esigenza, un unico motore narrativo: l'attesa, la ricerca.

Nel primo racconto, il più neorealistico, Postoristoro, i protagonisti, tossicodipendenti, prostitute e sbandati attendono nella cornice nebbiosa e scalcinata di una stazione l'arrivo "messianico" di uno spacciatore, ma anche di un qualcuno che gli doni un po' di amore sincero, non prezzolato. «Ricerca» è anche il leit motiv dell'emblematico Viaggio o dell'eponimo Altri libertini dove i giovani studenti migrano da una dimora all'altra, da un ostello a una piazza europea sempre in cerca di un nuovo amore omosessuale; si tratta forse di puro ed ingenuo edonismo corporeo, eppure, genuina appare l'esigenza, sempre frustrata del resto, di una stabilità amorosa, di una maturità dei sentimenti definitiva. Cercano anche le protagoniste di Mimi e Istrioni, che con la creazione di una bislacca radio, New mondina radio, tentano, in un modo o nell'altro, di riacciuffare il treno delle neoavanguardie artistiche europee degli anni Settanta. Si tratta dunque di cavalieri degradati, senza armatura emotiva, di pìcari chiassosi che cercano un improbabile Eden in un'Europa, quella degli anni 70, in subbuglio.

La vivacità, l'inquietudine del libro tondelliano è però restituita anche attraverso uno sperimentalismo linguistico e sintattico che mira ad una mimesi, una fedele imitazione del parlato. Lo scrittore vuole infatti «spezzare le catene sintattiche» che imbrigliano, mummificano l'urgenza del narrare, la fretta del vivere giovanile. Ecco dunque spiegata la frequenza sulla pagina di una scrittura spesso "sgrammaticata", ipertroficamente gonfiata di paratassi, enumerazioni, neologismi, onomatopee.

Il torrente linguistico di Tondelli non ha però un regime anarchico, obbedisce piuttosto ad una precisa strategia, quella di far respirare la pagina e dunque il lettore, all'unisono con il sentire degli stessi personaggi. Ora rallentando, ora accelerando, Tondelli crea una scrittura decisamente musicale, ritmica, quasi un chewin gum sintattico, plasmabile in continuazione. Autobahn, l'ultimo racconto, riassume perfettamente tali caratteristiche, quasi esasperandole e tramutando l'esile spunto narrativo, un viaggio in macchina alla ricerca dell' "odore" nord europeo, in un divertissement picaresco, che si allontana parecchio dall'atmosfera greve, caravaggesca, dello struggente racconto Postoristoro.

Arbasino, Palandri, Kerouac sono i nomi più volte citati come padri del primo Tondelli (vedi il saggio Corpo e anima nella scrittura di Pier Vittorio Tondelli); eppure si potrebbe aggiungere un altro scrittore, certamente meno conosciuto ma geograficamente e umoralmente più vicino al correggese. Si tratta di Arturo Loria, nativo di Carpi (Mo) e vissuto all'inizio del Novecento: la stessa perizia stilistica nel tratteggio lirico di ambienti viziosi e degradati, un'analoga inquietudine dei personaggi, un ineludibile bisogno di gioia e amore, quasi sempre censurato.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 20 dicembre 2001
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Alberto Schiavinato (binny82@libero.it), Treviso, 03/04/03

Uno dei libri più carichi di verità che io abbia mai letto... 30 e lode!




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