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L'AMICO DI STALIN DI NEREO LARONI. IL ROMANZO UTILIZZATO COME MEZZO DI RIFLESSIONE STORICA.

L'amico di Stalin (2003)



Nereo Laroni, L'amico di Stalin
Marsilio, 2003
pp. 315
Euro 17,50

Gli obiettivi rivoluzionari, raggiunti spesso al prezzo di alti tributi di sangue, sono intimamente radicati nella sua fede politica, tanto da indurlo all’accettazione di inevitabili conseguenze. Guerra civile, torture e prigionia, ma anche apparente disconoscimento del suo operato da parte del gruppo ideologico di provenienza, sono il prezzo che Kamo, personaggio storico che ispira il romanzo e che aderisce al partito bolscevico, deve necessariamente pagare in prima persona. Ed esemplifica l’atteggiamento di incitamento-ritrattazione nei suoi confronti del un gruppo dirigente, che pur necessitando di mezzi di autofinanziamento (illecito) e di uomini demandati a compierli, non sempre se ne assume la paternità.

Il complesso periodo che precede la Rivoluzione d’ottobre, le dure condizioni di sussistenza delle masse contadine nella Russia zarista «schiacciate dalla fatica», ma anche lo spargimento di sangue e terrore giudicato indispensabile per realizzare la «rivoluzione contro il dispotico potere zarista», le contrapposizioni interne tra menscevichi e bolscevichi, la situazione politica internazionale prefigurata dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i rapporti con il mondo islamico, costituiscono, in estrema sintesi, il contesto storico e sociale in cui la trama della vicenda si innesta.

Attraverso la prospettiva personale dell’armeno Kamo (l’“amico di Stalin”), Nereo Laroni delinea il compiersi di eventi storici che portarono al passaggio della Russia dell’impero zarista al Soviet.

Ma, progressivamente, la svolta, indotta a così dure condizioni anche in termini di massacri, carestie e pestilenze per la popolazione civile, inizia a manifestare caratteri tali da indurre alcuni degli stessi esponenti bolscevichi alla presa di coscienza, quasi incredula, della sofferenza patita dal popolo russso «per far trionfare la causa» e alla constatazione che «l’autocrazia dei selvaggi non è per nulla diversa da quella zarista».

Oltre ad una chiave di lettura avventurosa, che segue i continui spostamenti, le vicende e gli incontri accaduti al protagonista (che si sposta dalla Georgia ad Istanbul, da Venezia a Berlino, da Parigi a Teheran), il libro propone, in una rilettura storico-politica compiuta attraverso il racconto dei personaggi, le «inestimabili devozioni» dei rivoluzionari, l’assoluta fede che consentì la vittoria dei bolscevichi, la loro capacità di cambiare il mondo in una sorta di espressione anacronistica di coraggio, forza e sacrificio, come sottolinea anche Massimo Cacciari, intervenuto alla presentazione milanese del libro.

Soprattutto, attraverso le parole del protagonista-testimone, si presenta e raffigura il suo amico d’infanzia, quel Soso, poi divenuto Stalin, al cui invito di adesione per la causa rivoluzionaria, Kamo risponderà mettendo a disposizione se stesso, in un impegno che si radicava nella ribellione contro «condizioni inumane e i privilegi di pochi». Ma accanto all’indiscusso riconoscimento della capacità tattica del leader che succederà a Lenin, emerge, attraverso il partecipe racconto, la sua assenza di princìpi, la condotta «spietata», un «assoluto cinismo», il mancato riconoscimento dell’aspirazione alle identità nazionali rivendicata dai popoli del Caucaso…

E, dunque, una cocente delusione, per una parte dei suoi seguaci e della popolazione, relativa all’evoluzione del processo rivoluzionario che acuiranno, sino all’epilogo finale, il senso di delusione e solitudine percepita dal protagonista.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 29 gennaio 2004
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