Amore mio infinito di Aldo Nove, la fantastica immersione negli abissi psichedelici dell infanzia.

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Amore mio infinito


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Aldo Nove, Amore mio infinito
Einaudi Tascabili, 2000
pp.177 L. 16.000/Euro 8,26

na tenera elegia dell'Italia degli anni Settanta e Ottanta. La fantastica immersione negli abissi psichedelici dell'infanzia e dell'amore. Aldo Nove riesce a spiazzare il lettore. Abbandonati, temporaneamante, i surreali, personaggi trentenni che vagavano ebeti tra gli scaffali dei vari Ipermercati e Ikea lombardi (il precedente Puerto plata market e i racconti di Superwoobinda editi sempre da Einaudi) lo scrittore varesino cambia nuovamente genere cimentandosi col romanzo di formazione.

Attraverso la mimesi del linguaggio infantile, e una focalizzazione rigorosamente interna degli eventi narrati lo scrittore varesino modella una lingua semplice, diretta, eppure intensa che riecheggia, a volte, quella fiabesca de Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino, o lievemente onirica delle novelle di Marcovaldo. Con lo sguardo stupito di un bimbo di dieci anni, Matteo, il narratore autodiegetico, ci conduce per mano in un bosco incantato dove la televisione non fa male, il "Calippo", "Biancorì", "Happy days" e Maria Giovanna Elmi sono gigantografie di sogni, talvolta d'incomprensibili incubi (la tragedia di Vermicino, la morte di Aldo Moro).

L'infanzia e l'adolescenza diventano così una sorta di sogno dilatato, una febbricitante convalescenza, la voglia di restare perennemente malato tra le lenzuola, di non varcare la porta per affrontare il gelo della Maturità. Il romanzo è diviso in quattro parti, quattro diverse stazioni temporali che scandiscono le cruciali tappe dell' education sentimental del protagonista (infanzia, pubertà, adolescenza, maturità), segnate da eventi, talora gioiosi (il primo bacio) ma anche drammatici (un lutto familiare).

La struttura circolare dell'intreccio è sviluppata attraverso un'iniziale analessi temporale, nella quale il protagonista, oramai adulto e impiegato in una ditta di surgelati, rievoca una lontanissima vacanza al mare, circonfusa da una vaga aurea di epicità. La semplicità del romanzo di Nove non deve però ingannare il lettore: l'opera cela invenzioni linguistiche e strutture simboliche la cui ricchezza è stata sottolineata nelle recensioni apparse nelle pagine culturali dei quotidiani.

A sedurre i critici del suo tempo è stata l'inventiva linguistica di Nove; nel suo primo vero romanzo, l'autore ha creato infatti una sorta di pastiche linguistico dove s'intersecano sotto codici spesso lontanissimi (il gergo infantile, gli slogan pubblicitari) perfettamente imitati attraverso una paratassi incalzante, dei microcapitoli emozionali che determinano spesso l'equazione proposizione = sequenza narrativa, come se Nove volesse riecheggiare l'essenzialità dei pensierini di uno scolaro delle Elementari.

La tematica dell'amore, vera protagonista dell'opera, viene trattata dallo scrittore con ironica levità. Eppure, quasi sottovoce, Nove sembra enunciare una sua teoria: nel succedersi delle diverse stagioni della vita questo sentimento tende progressivamente a perdere la propria forza dirompente, ad esaurirsi, proprio come l'etichetta di scadenza di un surgelato. Nelle sue varie declinazioni, l'amore sembra potersi dispiegare a pieno sul soggetto esclusivamente nella mitica età dell'infanzia, dove assume caratteri panici, irripetibili, invano rincorsi dai patetici trentenni di Puerto Plata market.

Nove ci svela dunque un universo infantile dove l'amore, l'allegria e il dolore assumono caratteri assoluti, talvolta epici, mai più eguagliabili nell'età adulta. La madeleine proustiana è un bacio a labbra serrate nel cinema parrocchiale, il gusto di un gin-fizz, che Matteo, bambino ormai adulto e spaesato, assapora solitario in Piazza Cordusio. La cassiera di un McDonalds (metafora di un fast food emotivo globale?) diventa allora l'ultima meta della disperata quest amorosa del personaggio che, vent'anni dopo, vorrebbe ancora poter pronunciare quella frase che un tempo faceva accaponare la pelle: «amore mio infinito».

Temporaneamente abbandonate le truculenze contenutische dei precedenti racconti, e smessi i panni del Cannibale (etichetta di genere creata qualche anno fa da alcuni critici per designare la violenza, spesso gratuita, ma di sicuro impatto emotivo, di alcuni giovani autori italiani raccolti nell'antologia Gioventù cannibale edita da Einaudi) Aldo Nove sembra volere decisamente sterzare con un romanzo di valore, che mira ad una classicità postmoderna, facendo l'occhiolino alle numerose opere di metà Novecento che hanno affrontato l'argomento (Gli anni difficili di Bilenchi, ma anche il racconto Inverno di malato di Moravia).

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 27 novembre 2001
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Anonimo, 08/01/2004

Leggere questo libro e` stato per me come camminare per la prima volta. un esperienza sconvolgente che mi ha fatto comprendere i veri e profondi sentimenti dell`amore. un viaggio attraveso i labirinti del mondo! LEGGETELO!


Anonimo, 15/12/03

Ë molto interessante ma è poco spinto


Teo, (teobonjour@yahoo.com), 14/12/03

e alla fine riaprirlo e ricominciarlo, all'infinito


Licia Marchisio, (laide@jumpy.it), Torino, 27/11/2003

Non ho avuto ancora la possibilità di leggerlo, ma ho visto lo spettacolo messo in scena da Michele Di Mauro e l'ho apprezzato moltissimo, grazie alla sua sottile ironia che circonda l'intreccio delle situazioni. Devo dire che mi ha molto coinvolto soprattutto emozionalmente... COMPLIMENTI


Gaia (gaiaweb@libero.it), Perugia, 12/10/'03

Mi è piaciuto molto questo libro La ragazza di Bube, che mi ha coinvolto molto in particolare mi ha colpito la loro forza d'amore a distanza tra Mara e Bube. Mi sono immedesimata a Mara perché sembravo proprio io a parlare dato che mi somigliavo a lei anche perché tutt'ora sto vivendo una storia d'amore a distanza perciò sto cercando di avere molta forza nelle giornate in cui sento molto lontano dal mio ragazzo. Inoltre il mio ragazzo somiglia molto a Bube dai suoi atteggiamenti! Insomma è stata una storia commovente e mi ha fatto rivivere le mie situazioni che sto vivendo ora come ripeto appunto la forza d'amore anche se sofferente.


Pamela Carzaniga (pamela@educom.it) Trezzo, Milano, 28.11.2001

"Amore mio infinito", chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dolcemente indietro nei ricordi dell'infanzia. Un libro che riempie di emozioni ingenue e sentimenti semplici eppure intensi, grazie anche al linguaggio utilizzato da Nove. Originale e, per certi punti, chiarificatrice la recensione proposta.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mar, 10 ott 2006

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