Gli anni struggenti di Alberto Bevilacqua, romanzo di formazione, storia di un diciottenne in crescita

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Gli anni struggenti (2001)


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Alberto Bevilacqua, Gli anni struggenti
Mondadori, Scrittori irtaliani e stranieri, 2001
pp.261 Euro 8,73

e è passato di tempo dal primo romanzo di Bevilacqua, La polvere sull’erba (1955), che, censurato per il tema scottante, Leonardo Sciascia aveva fatto pubblicare nelle sue prose liriche di preparazione. Ne è passato di tempo dal giorno in cui Bevilacqua si è trovato, giovane, appena ventenne, alle prese con il suo talento di scrittore. Eppure non sembra.

Ne Gli anni struggenti (2001), storia di un diciottenne in crescita, la prosa è così dolce, delicata, e il contenuto, le frasi, le immagini, tanto realistiche, da lasciar intendere che l’autore abbia fatto un patto col diavolo.

Forse per Bevilacqua è memoria di esperienze vissute, ma fotografica e strabiliante; più probabile, allora, che egli si sia appostato a spiare, sapendone cogliere e scoprire i lati più veri, il mondo dei giovani d’oggi, tutti bevuti dalla figura di Marco. Il protagonista è un ragazzo che vive “alla spettinata”, tra le passioni adolescenziali (ammiratore del quasi coetaneo Valentino Rossi e della chitarra dei Dire Straits), quelle naturali (il giro d’amici e il Goldfinger, la tana del ritrovo), quelle umane (le ragazze, il primo amore, gli irresistibili impulsi sessuali nei confronti dell’altro sesso), quelle tenere (l’occhio vivo e curioso della vita).

E la vita, a Marco, arriva da ogni minuscolo punto dell’universo che lo circonda, e in lui s’infiltra stravolgendolo, mutandolo continuamente, evolvendo in una direzione scontata che sarà il pensare, il dire, l’agire, l’essere divenuto un uomo. Così Marco pare avvertire anche dentro di sé e non solo sul petto, i pugni di Eric il Rosso, presenza delle “notti baraonde” al Goldfinger, che gl’intima con forza: «Mai capire troppo tardi di essere giovani, Marco. Bisogna imparare subito ad essere padri di se stessi».

Scolpiti sulla carta di questo bel romanzo sono anche i cosidetti “Geni”, Andrea e Luisa, i genitori di Marco, quelli da cui egli si sente troppo lontano -«che c’entro io coi loro problemi?»-, ma tuttavia straordinariamente legato, tanto da divenire, ad un tratto, lui genitore e loro figli, per poi confluire, tutti, in un finale struggente, che rompe gli argini, che spezza i cuori.

Marco ha il dono di una bellezza fuori dal comune, un privilegio che lo rende irresistibile alle donne e persino ad Angela, la professoressa di Italiano, quella che, «sotto le stelle del chissenefrega», avrebbe voluto dirgli che lei lo capiva, «...capiva perfettamente come Marco si sentiva in quel momento, in piedi di fronte a lei».

La figura femminile, la donna, il saperla delineare in tutti i tratti, grandemente, è punto di forza nella scrittura di Bevilacqua. Da Luisa, la madre di Marco, «...una di quelle che si alzano sulle punte dei piedi credendo di alleggerire la terra», a Lila «...la messinscena di cui la bellezza a volte si compiace per lasciare sbalorditi all’istante», ad Alice «la bellezza che si svela adagio, e via via, e ti sorprendi ogni volta di più, perché non le avevi immaginate quelle forme carnali che si manifestano, nella nudità, modellate secondo il tuo ideale, e le mani, la bocca non semplicemente abili, ma che inventano ciò che vorresti nel momento stesso in cui ti dici: vorrei…».

Deciso, Marco, fermo sui propri ideali, ancorato a valori da lui stesso eretti a monumenti incrollabili, non si fa convincere neppure da ciò che in apparenza può sembrargli giusto, da ciò che è come il canto di una sirena udito a distanza, un fare che, pur fiducioso verso “l’altro da lui”, non si fida. E così Lucy, detta “Vulvetta”, capisce che neanche lei ci riuscirà. Dopo quel: «Fidati. Fai l’amore con me. Per essere amici bisogna essere stati, almeno qualche volta, felici insieme», aveva compreso che l’esortazione sarebbe rimasta, sulle sue labbra e nelle orecchie di Marco, solo un augurio, «...come un piccolo, sorridente testamento di se stessa».

Ciò che piace di Bevilacqua è il suo essere al di sopra: al di sopra del giudizio, al di sopra di ciò che è umanamente avverabile, di ciò che non stupisce più nessuno. Qui lo scrittore è come un bambino che osserva per la prima volta, che srotola il romanzo come fosse una poesia lunga, interminabile, una prosa che è insieme di note e musica, che raffigura luoghi inesistenti, attraverso cui, poi, a tratti, si intravedono sfondi esistiti o che ancora “sono” in una Roma naturalmente eterna.

L’esame di maturità è il taglio del nastro al traguardo, la linea che, oltrepassata, segna l’inizio della grande avventura nel mondo dei “Geni” e degli adulti, di quello che Marco stesso sarà, inevitabilmente. Nel “divenire” del ragazzo, come se si guardasse ad un lenzuolo che viene steso e che, via via, perde ogni piega, ogni cosa si risolve, persino il segreto della famiglia, un delitto avvenuto prima della sua nascita, un fatto sconvolgente che ha traumatizzato Luisa. Ma funziona così: «...che certe verità, a forza di scrutarsele dentro gli occhi, fissi, lì, nello specchio, diventano soltanto occhiaie». E allora bisogna togliersele di mezzo e seppellirle una volta per sempre e andare avanti fino alla fine, in questo modo, così.

La bravura di Bevilacqua è stata non soltanto nella ricreazione del linguaggio giovanile, dell’inafferrabile gergo, codice indecifrabile per chi sta fuori, ma anche nella genialità di inventarsi il “controlinguaggio” strambo, divertente, nostalgico, molto ironico.

Alla fine di tutto, quello che ci pare di aver imparato, perché questo libro insegna, ha da insegnare, è che nessuno è mai e soltanto quello che sembra e che spesso è molto di più e molto meglio. Bevilacqua si tradisce quando pensa di far passare come fosse del protagonista, quel senso di pietà che invece è suo e fortissimo, commovente e che si avverte nel silenzio “del pensare insieme”, suo e del lettore. «…La pietà si paga a caro prezzo, a volte persino con la follia», dice.

Marco ascolta, e anche noi: «Qualunque sarà il tuo destino, ricordati. Con grazia, ogni tanto, soffia via un po’ di polvere anche da te stesso, la polvere di ciò che è ambiguo e impedisce di distinguere bene i tratti delle cose. E’ così brutta, credimi, la polvere».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 23 aprile 2002
© Copyright 2002 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...




Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Alberto Bevilacqua

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!

Stefano Angeleri, Brescia, 10/09/'04

Bello molto bello




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mar, 10 ott 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy