Dario viene inviato in Ungheria dalla federazione italiana ad allenare un gruppetto di giovanissime, facenti parte della nazionale come mezzofondiste, con il compito di trasformarle in una squadra di maratonete. Allo stesso tempo, con la moglie Maura, è alle prese con liter burocratico per ladozione di una bambina haitiana dal nome Fiona. I coniugi Rensich infatti non possono avere figli (per la sterilità di Dario) e sarà questo nuovo contratto di lavoro in Ungheria che coinvolgerà Dario in un susseguirsi di avvenimenti che sconvolgeranno la sua vita.
La bellezza del romanzo è data dal fatto che non si tratta di una storia astratta, ma di una storia che, in altri contesti, potrebbe capitare ad ognuno di noi, attualissima. Dario è una persona che non sa assumersi le proprie responsabilità, incapace di gestire i momenti di crisi e talmente ingenuo da cadere nella rete di una ragazzina diciottenne, Agota, maratoneta ungherese, che gli farà persino credere di poter essere quel padre che per la scienza medica è impossibile che sia.
Maura, molto più forte di lui, ha una gran voglia di diventare mamma, tanto da accettare compromessi altrimenti ardui; anche lei però accusa un momento di debolezza, tanto da farsi coinvolgere in una storiella trasgressiva di telefonate hard con un amico della coppia residente a Berkeley negli USA.
Con questo libro Covacich, pone laccento su diversi temi, molti dei quali di grande attualità. Alla base delle storia ci sono i problemi familiari di Dario e Maura, che in un primo momento appaiono come la coppia perfetta. La sterilità di Dario, il nuovo incarico affidatogli in Ungheria e le difficoltà legate alladozione di Fiona, li porterà a confrontarsi con la cruda realtà e i seri problemi della vita, che solo con amore e responsabilità possono essere risolti. Attorno ai due protagonisti, il loro mondo: linquinamento del Tibisco, il fiume che scorre in mezzo a Szeged, la cittadina ungherese dove Dario tiene i suoi allenamenti; il mondo della maratona, il doping e persino alcune piccole perversioni sessuali. La superba gestione dellintreccio fa pensare che questo, di Covacich, sia forse il romanzo più bello.
La lettura scorre con fluidità ed armonia, non ci si stanca mai di voltare pagina. Le ultime 40 pagine, poi, sono un bicchiere di emozioni da bere tutto di un fiato: in particolare la spettacolare descrizione della maratona di Trieste, la resa dei conti del lavoro svolto da Rensich per sei mesi in Ungheria, che purtroppo lo vedrà perdente; il finale a sorpresa spiazza il lettore.
Bibliografia:
1993 Storia di pazzi e di normali
1995 Colpo di lama
1997 Mal dautobus
1998 Anomalia
2000 La poetica dellunabomber
2001 Lamore contro
2003 A perdifiato