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GESUALDO BUFALINO SI AFFIDA AI SOGNI DELLA MEMORIA PER RIEVOCARE CON ARGO IL CIECO L'EPOCA FELICE CHE LO VIDE GIOVANE E INNAMORATO |
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Argo il cieco, ovvero i sogni della memoria (1984) |
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E così Argo, che potremmo definire lalter ego del protagonista del romanzo, il quale a sua volta è una delle tante maschere dello scrittore stesso, si affida agli occhi della memoria, che non hanno bisogno della luce per vedere, perché sono luce essi stessi, e scrutano con spaventosa nitidezza fra le pieghe dellanimo, laddove si nascondono le emozioni più recondite e ricordi coperti di fuliggine. E lestate del 1951, la più bella estate che il protagonista ricordi, quando, giovane fuori, soprattutto si sentiva giovane dentro. Il racconto alterna lunghi flashback, grazie ai quali il lettore viene a conoscenza dellepoca in cui il protagonista fu felice, a monologhi in cui la voce narrante, non più felice e non più giovane, si ritrova in un hic et nunc fatto di vecchiaia mista a ricordi, richiamati alla mente con amaro sorriso. Lepoca felice lo vide insegnante di italiano e, come tale, soggetto a spostarsi di anno in anno laddove gli assegnassero una cattedra. Quel famoso 1951 fu mandato a Modica, in Sicilia, «un paese in forma di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri». In quellestate gli accadde di innamorarsi, così come si innamorano i giovani, i cui cuori si lasciano intenerire dai raggi del caldo sole e dai profumi che inebriano laria. Ma il suo era un amore speciale, in cui a godere e a soffrire era lui solo; «lamo, ma lei che centra» dice infatti il protagonista, consolato e sollevato dalle consuete incombenze e dalle pene che affliggono tutti gli altri innamorati. Forse era tutta colpa dellaria che in paese si respirava, unaria profumante di gelsomino e di zagara, o forse della luce, «duna qualità rara», mai più incontrata altrove. Il paese era una sorta di palcoscenico di pietre bionde e bianche, il cui corso principale veniva soprannominato dagli stessi paesani il «Salone»; in tale proscenio si rappresentava la vita di tutti i giorni, e gli attori di tale scena erano i paesani stessi, insieme spettatori più o meno consapevoli della passione amorosa del protagonista. Grande è la sapienza letteraria di Bufalino, che tra una riga e laltra del suo romanzo intercala inusitati riferimenti ad altri grandi autori della letteratura italiana e straniera, citando Proust e Montale, Manzoni e il clown Grock, Shakespeare e Pirandello, la Bibbia e le Mille e una notte, lasciando ai lettori il delicatissimo gusto di una grande passione per il Bello, soprattutto se tale « bello » indossa una veste frusciante e odora di colonia. Gesualdo (è il nome del protagonista, stranamente coincidente con quello dello scrittore!) ha amato tante donne, ha dedicato loro fiumi di poesie, e adesso che è giunto alla senile età il loro ricordo si confonde, così come i loro nomi; eppure ciò che conta davvero è la sensazione provata un tempo sfiorando la loro pelle e i morbidi capelli, mista oggi ad un dolce e doloroso rimpianto. Bufalino ebbe grande dimestichezza con la Parola, seppe modellarla secondo il suo gusto e le sue passioni, come si fa con la creta, e la Parola gliene fu riconoscente, perché non fu mai parca nei suoi confronti e venne a consolarlo fino agli ultimi istanti della sua vita, interrotta drammaticamente con una brusca sterzata. Lautore si congeda dal lettore in maniera ufficiale, come se uscisse da dietro le quinte dello spettacolo della vita a svelare i piccoli e grandi trucchi che fanno bello lo show. Uno dei vezzi dello scrittore Bufalino consiste infatti in una minuziosa attenzione alle soglie (vd. Gerard Genette) del testo; egli desidera accompagnare per mano il suo lettore, mostrargli i sotterfugi e gli escamotage della scrittura senza negargli i suoi intenti di cantastorie, quelle giustificazioni dellanimo che lo hanno spinto a curare la sua vita infelice scrivendo un libro felice. Eppure non sapremo mai con certezza chi dei due Gesualdo stia parlando veramente... A cura della Redazione Virtuale Milano, 28 novembre 2004 |
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I commenti dei lettori
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