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IN BASSA STAGIONE, GIANNI D'ELIA ANTEPONE IL POETA ALLA POESIA |
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Bassa stagione (2003) |
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In qualche caso , però, è bene ancora rimarcare, posto che le poesie c.d. civili, in questo libro, sono poco più di venti rispetto alle ottantadue complessive. Ma limpressione che a una prima lettura ci facciamo è, nellinsieme, di una poesia tesa a non restare nellangolo della storia, rinunciando cioè a raccontare labbrutimento della società, di questa società di oggi, e della realtà politica, economica, internazionale. E senza reticenze: ti dice tutto del tuo tempo e della gente e ancora: Non va in ferie, la gang dei berluscones, Il poeta, insomma, non può non vedere, non può non prendere posizione. E si rimodula il linguaggio, piegandosi, alloccorrenza, allimpoetica materia del quotidiano, alla durezza adamantina della verità storica. Ma senza per questo essere meno poeti, senza mai dimenticare gli strumenti e laura divina della Poesia: e la mano, dopo il sofferto indugio nella realtà, riprende infatti subito a volare, felicemente, dentro le terzine: il verso, solo un proseguimento oppure, Amala, la signoria degli alberi, E alcuni versi dedicati al ricordo del padre, al tempo mitico dellinfanzia, della perfetta adesione alla vita:
io e te, tanto più grande e più alto
A cura della Redazione Virtuale Milano, 23 dicembre 2003 |
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I commenti dei lettori
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