IN BASSA STAGIONE, GIANNI D'ELIA ANTEPONE IL POETA ALLA POESIA

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Bassa stagione (2003)


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Gianni D’Elia, Bassa stagione
Giulio Einaudi Editore, 2003
Collezione di poesia pp. 120
Euro 12,00

on esiste la poesia civile ma, più semplicemente, la Poesia. Non esistono i poeti “civili” ma i poeti. E non esistono i poeti se non quando, uomini al pari di tutti gli altri, in qualche momento della giornata, o della propria esistenza, decidono di esprimere attraverso il linguaggio in funzione poetica pensieri e sentimenti. Concentrazione, polisemia, originalità, buon uso degli strumenti linguistici possiamo forse dire che caratterizzano questo linguaggio rispetto ad altri linguaggi? Ricerca dell’espressione felicissima, sguardo e luce che coglie l’imperitura essenza delle cose?

Ebbene, questo libro di Gianni D’Elia sembra accettare una sfida importante, anteponendo in qualche caso il poeta alla poesia: con la sua libertà, il suo diritto sacrosanto di scartare da forme e tematiche con le quali, e sulle quali, è adusa a cimentarsi tanta poesia di ieri e di oggi.

In qualche caso…, però, è bene ancora rimarcare, posto che le poesie c.d. “civili”, in questo libro, sono poco più di venti rispetto alle ottantadue complessive. Ma l’impressione che a una prima lettura ci facciamo è, nell’insieme, di una poesia tesa a non restare nell’angolo della storia, rinunciando cioè a raccontare l’abbrutimento della società, di questa società di oggi, e della realtà politica, economica, internazionale. E senza reticenze:

ti dice tutto del tuo tempo e della gente
nuova, che vuole solo sovrastare
e avere per signore un re da niente
(LXIV);

e ancora:

Non va in ferie, la gang dei berluscones,
il tempo dei processi si fa stretto,
del Parlamento non si faccia un Wc.

Il poeta, insomma, non può non vedere, non può non prendere posizione. E si rimodula il linguaggio, piegandosi, all’occorrenza, all’impoetica materia del quotidiano, alla durezza adamantina della verità storica. Ma senza per questo essere meno poeti, senza mai dimenticare gli strumenti e l’aura divina della Poesia: e la mano, dopo il sofferto indugio nella realtà, riprende infatti subito a volare, felicemente, dentro le terzine:

il verso, solo un proseguimento
delle cose, in un eterno moto
di compresenza, e assenso?…

oppure,

Amala, la signoria degli alberi,
tutti i nomi che non sai, e non saprai,
l’allargarsi del cuore ad ogni chioma,…

E alcuni versi dedicati al ricordo del padre, al tempo mitico dell’infanzia, della perfetta adesione alla vita:

…io e te, tanto più grande e più alto…
ma quel che mi fa svenire di rimpianto
è l’odore che sul molo si spandeva – ricordi? -
degli spiedini alla brace, sulla rola
che una signora girava, col ventaglio
che rendeva il tizzone rossobianco
per l’afrore di seppioline da sballo…
e a volte me le prendevi, ed era segreto o vanto
con la mamma, quell’antecena, che ora canto…

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 23 dicembre 2003
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