ROMANZO STORICO E FANTASTICO DI UMBERTO ECO, LA VICENDA DI BAUDOLINO E' GIOCATA SU DIVERSI PIANI NARRATIVI

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Baudolino (2000)



Umberto Eco, Baudolino
Bompiani - Tascabili 2002,
527 pp., Euro 9,50

ent’anni dopo il successo de Il nome della rosa, Umberto Eco, torna in Baudolino a narrarci una storia che si svolge nel medioevo. Romanzo storico e fantastico ad un tempo, nel senso che qui la fantasia e la menzogna fanno la storia; romanzo che nasconde, ma non troppo, sotto una robusta vena comica diverse allusioni colte ai più vari aspetti del sapere umanistico; romanzo picaresco, che accompagna il lettore al protagonista in un viaggio avventuroso dalla campagna piemontese dove nel 1168 nascerà Alessandria ( il cui patrono sarà appunto San Baudolino ) alla corte dell’Imperatore Federico Barbarossa, dalla Parigi cosmopolita e sordida al tempo stesso all’estremo Oriente terra di crociate e di ricerca.

Le vicende del protagonista sono ripercorse giocando su due piani narrativi: il racconto della sua vita usque ad illud tempus, che copre un arco cronologico di circa sessant’anni e che Baudolino fa al suo interlocutore Niceta Coniate (dotto bizantino realmente vissuto in quegli anni) durante l’assedio di Costantinopoli avvenuto nel 1204; ed il dialogo e le vicende in illud tempus che avvengono durante il sacco e la distruzione della città stessa. E’ lo stesso Baudolino, ormai vecchio e stanco, a dire: «Tu sei diventato la mia pergamena, signor Niceta, su cui scrivo tante cose che avevo persino dimenticato, quasi come se la mano andasse da sola.»

Un racconto nel racconto quindi, dove ai ricordi si mischia la fantasia, che vede come Baudolino, al principio furfantello figlio di contadini (anche se il padre è il mitico Gagliaudo Aulari, che salva Alessandria dall'assedio di Federico Barbarossa con la storia della sua vacca), grazie ad una sommaria erudizione offertagli da un dotto eremita, ad una sua naturale predisposizione alle lingue ed all’invenzione fantastica, e naturalmente in virtù della fortuna che volge il caso a suo favore, entri nelle grazie dell’Imperatore e come venga da questi istruito ed instradato alla vita di corte.

Domanda Niceta al cronachista di se stesso: «Si, ma cosa racconti?» «Signor Niceta, il problema della mia vita è che io ho sempre confuso quello che vedevo e quello che desideravo vedere.»

La menzogna diviene così motore della storia, minima del protagonista, e della Storia, tout court. Difatti sarà una menzogna di Baudolino a portare l’Imperatore ad una effimera vittoria sui comuni della Lega Lombarda, a determinare la legittimazione dell'impero da parte dei giuristi bolognesi e la canonizzazione di Carlo Magno, o ancora a spingere Federico ad intraprendere la Terza Crociata.

Ma è una menzogna a fin di bene quella che pratica il protagonista, perché non è detto che questa sia necessariamente negativa se è vero che, come si afferma nel libro «a volte è Dio che ha bisogno di credere in noi». Ed è per questo che il vescovo Ottone rimproverando Baudolino di essere un mentitore, lo ammonisce e lo approva allo stesso tempo dicendo «Ma non credere che io ti rimproveri. Se tu vuoi diventare uomo di lettere, e scrivere magari un giorno delle Istorie, devi anche mentire e inventare delle storie, altrimenti la tua Istoria diventerebbe monotona. Ma dovrai farlo con moderazione. Il mondo condanna i bugiardi che non fanno altro che mentire anche sulle cose infime e premia i poeti, che mentono soltanto sulle cose grandissime.»

Spetterà al lettore intuire le implicazioni metaletterarie del testo ed i suoi numerosi rimandi culturali che vanno dal Milione alla letteratura apocrifa, dai Viaggi di San Brendano ai Bestiarri, alle cronache medievali ed alla letteratura volgare. E scoprire così che nella Kronica che Baudolino scrive a quattordici anni, in un pastiche di latino e volgare piemontese, è nascosto l’Indovinello Veronese ( documento filologicamente importante sull’italiano volgare ), oppure che è Baudolino stesso l’autore dell’epistolario fra Abelardo ed Eloisa, ed anche l’inventore della lettera del Prete Gianni, circolata nella cultura dell’epoca ( descriveva un mitico regno cristiano nel lontano Oriente), e della leggenda del Graal, come sarà poi raccontata da Wolfram von Eschenbach.

Un libro colto, quindi, e divertente, esaustivo ed allusivo allo stesso tempo, scritto col piglio canzonatorio del grande uomo di cultura che può vantare competenze filologiche, storiografiche, filosofico-religiose e letterarie, in uno stile difficile ma avvincente. Un libro che si legge piacevolmente nonostante le numerose pagine e le necessarie ricerche enciclopediche alle quali è spinto il lettore curioso.

Un libro che parla di tanti altri libri ed anche di se stesso, di tanti scrittori ed anche dello scrittore Eco, quando alla fine un Baudolino ormai vecchio dirà «Hai visto. L’unica volta in vita mia che ho detto la verità e solo la verità, mi hanno lapidato.», perché dallo scrittore ci si aspetta ben altro che la verità, da lui ci si aspetta quella fantastica menzogna che è la letteratura.

18 Novembre 2004
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