| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
IL BOTTONE DI PUSKIN - AVVINCENTE ROMANZO EPISTOLARE DI SERENA VITALE AMBIENTATO NELLA SAN PIETROBURGO DELLO ZAR NICOLA I - E SAGGIO DI SLAVISTICA |
|
|
|
|||
| FORUM | CONTRIBUTI | RIVISTA | |
Il bottone di Puskin (1995) |
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Scrivere era in quellepoca faccenda che veniva sbrigata quotidianamente, non solo per le comunicazioni ufficiali, per il confronto delle opinioni, ma per lo più per lo scambio di confidenze e pettegolezzi e impiegava uno stuolo di valletti, fattorini e corrieri, ma anche censori e spioni vari. Tutto infatti si svolgeva sotto locchio vigile della polizia dello Zar, che non si faceva scrupolo di aprire la corrispondenza su cui riusciva a mettere le mani e si premurava di ricopiare, conservare, in certi casi addirittura collezionare (per fortuna nostra e dei ricercatori) i messaggi giudicati più interessanti. In questo modo Nicola I era al corrente di tutto ciò che avveniva ed aveva una possibilità di controllo sulla propria viziata e riottosa corte di nobili, diplomatici, burocrati e funzionari, aspiranti a vario titolo alla propria porzione di benessere e fanullaggine, meglio se a scapito o a dispetto del proprio vicino. Lo stesso Zar, curiosamente, diffidava in certe occasioni del Servizio Postale, per non incorrere nel pericolo che la corrispondenza fosse passata al vaglio dei suoi stessi zelanti controllori. Ogni lettera è un frammento, ma la totalità dei frammenti non basta a restituire un quadro completo e omogeneo di come si sono svolti i fatti. La scrittrice interviene perciò, con discrezione, a colmare i vuoti, a ordinare i reperti per dare un senso al tutto. Ma ogni lettera è un frammento che riporta i fatti da unangolatura diversa. Il risultato è quindi una ricostruzione tridimensionale nella quale i personaggi si muovono e agiscono con la trasparenza fatua, fantasmatica e un po inquietante che posseggono i soggetti raffigurati negli ologrammi. Puskin aveva sposato la più giovane di tre sorelle, Natalja Nikolaevna. Una vera bellezza, anzi, per giudizio unanime, la più bella del firmamento di San Pietroburgo. Al suo fascino, si dice, neppure lo Zar fosse indifferente. Serena Vitale ipotizza che qualcuno, nellalta società della città di Pietro, abbia voluto punire il poeta per larguzia esercitata nel dipingere alcuni personaggi, forse ispirandosi troppo sfacciatamente a certi burocrati e faccendieri del tempo. Gli offesi avrebbero indirizzato verso la giovane signora Puskin le attenzioni di un cavaliere della Guardia Imperiale: George DAnthès. Un personaggio squallido, un giovane francese senzarte né parte, che era stato adottato da Jacob Van Heeckeren, lambasciatore olandese presso lo Zar, e aveva assunto da questi il titolo di barone. Questa nullità poteva contare sul fascino che gli donavano la divisa, laccento francese e i pallore che derivava da una salute precocemente compromessa. Linvio di alcune lettere anonime innescherà un processo che non potrà essere più interrotto, nonostante i tentativi e gli uffici di amici e conoscenti, che con la morte del poeta. Lambiente della buona società di San Pietroburgo è dipinto come un acquario in cui tutto avviene sotto gli occhi di tutti e il ridicolo è insieme una risorsa da ricercare per fuggire la noia, e un incubo da cui scappare nellisolamento o, alla peggio, da cui difendersi con la pistola. In questambito, lanalisi della corrispondenza pietroburghese permette alla scrittrice di tracciare un ritratto in chiaroscuro di Aleksandr Puskin. Luci e ombre. Sensibile e truculento, dolce e irrascibile, impietoso nei suoi giudizi e indulgente verso se stesso. E fra tutte, si fa strada anche lipotesi o forse, dopo tutto, è una constatazione che vede Puskin, come altri grandi artisti prima e dopo di lui, da Caravaggio a Pasolini, orchestrare con le azioni di una vita intera, come una teoria di tessere che si allineano nel corso di una partita di Domino, la propria fine, esito di un dramma scritto per il palcoscenico della Storia. Puskin avrebbe in qualche modo vissuto nella realtà i fatti che hanno portato al duello fatale, attingendo a piene mani dal romanzo in versi Eugenij Onegin, capolavoro assoluto, che aveva contribuito ad accrescere enormemente la sua fama di grande poeta russo. Le analogie non mancano. Il protagonista del romanzo è «un giovane dandy pietroburghese, corroso da una precoce noia della vita e Tatjana Larina, una fanciulla della piccola nobiltà provinciale, malinconica creatura nutrita di romantiche letture, sognante amica della luna.» Tatjana è attratta da Eugenij, che inizialmente ignora il suo affetto. Solo più tardi il giovane tornerà a bussare alla porta della fanciulla, perdutamente innamorato. Ma la virtuosa Tatjana, nel frattempo sposa a un generale, lo respingerà coraggiosamente. In seguito a una banale offesa, Onegin abbatterà in duello lamico Lenskij, che lo aveva sfidato. La doviziosa descrizione delle ultime ore di vita dello scrittore assume la nitidezza dei cieli stellati, sorretta dal giro dei riscontri epistolari, sempre più vorticoso, man mano che amici e conoscenti si avvicendano intorno al giaciglio del ferito. Puskin muore, come ha vissuto, allaltezza della sua fama, dimostrando nella sua umanità il coraggio dei propri sentimenti e delle proprie debolezze, e un certo disinteresse per le conseguenze delle proprie azioni, se non da un punto di vista puramente estetico, per l'impatto che queste potessero avere sulla società che frequentava. Il linguaggio ufficiale dona al racconto tutta la feralità della tragedia. «Allesame necroscopico della cavità addominale tutti gli intestini sono stati trovati fortemente arrossati; solo in un punto grande quanto un copeco quello tenue è stato infettato dalla cancrena. È con ogni probabilità in questo punto che è stato colpito dalla pallottola... In base alla direzione di questa bisogna concludere che lucciso stava di fianco, di tre quarti, e la direzione dello sparo era alquanto dallalto in basso... Tempo e circostanze non hanno permesso di continuare le ricerche in modo più approfondito». Per il lettore, avvinto nella concatenazione degli eventi e dalla prosa precisa di Serena Vitale, è una magra consolazione apprendere che il proiettile che uccise Puskin, quel giorno, in quellistante, non perse la sua spinta nel ventre del poeta: continuò oltre, facendo scempio man mano che limpressione per la sua morte si diffondeva come un'onda, oltre San Pietroburgo e oltre i confini della Russia dietro alla reputazione di numerosi dei suoi nemici e detrattori, a partire dalle persone più vicine al centro della macchinazione, vera o presunta che fosse, che portò alla sua eliminazione. Serena Vitale, prima che scrittrice, è una cultrice della lingua e della letteratura russa, sua materia di insegnamento allUniversità Cattolica di Milano. Quando è apparso, il saggio/romanzo è stato accolto abbastanza entusiasticamente dalla critica, concorde nell'apprezzare la serietà metodologica unita alla capacità di avvincere. Il bottone di Puskin ha vinto parecchi premi letterari: Premio Basilicata, Premio Pen Club Italiano, Premio Giovanni Comisso città di Treviso, Premio Rapallo per la Donna Scrittrice (Premio della Giuria), Premio Viareggio (così si legge nella motivazione, "rigorosamente documentato che ha ritmo narrativo, allusioni e montaggi letterari") ecc. Carlo Fruttero e Franco Lucentini scrissero sulla Stampa: «Si dice che la ricerca accademica sia in pratica affine all'indagine poliziesca, ma si dà molto raramente il caso di un professore d'università che, mettendo nero su bianco le sue puntigliose scoperte, tenga conto non solo dei severi colleghi sparsi per altri centri di dottrina, ma anche di chi professore (in questo caso di slavistica) non è.» (A che punto è il duello? L'irresistibile Pushkin della Vitale. Inserto «Tuttolibri» 17 giugno 1995). Quanto al bottone del titolo, potrebbe trattarsi di quello mancante dalla dotazione della marsina del poeta, come un particolare osceno mal dissimulato, in un momento di tensione nei rapporti di Puskin con la moglie; oppure, e qui emerge la studiosa, «... non assomiglia forse, quel bottone assente all'accento tonico che all'improvviso spicca il volo dal giambo e svanisce nel nulla ridendosela dell'etichetta prosodica, emancipando il verso dall'ossequio servile al metro, rendendolo sempre nuovo, mobile, cangiante, imprevedibile, capriccioso, infinitamente elegante e libero? My usé ucílis' ponemnógu (noi tutti abbiamo imparato a poco a poco...)» Noi lettori un po' meno raffinati ci accontentiamo di concentrarci sul bottone "sospetto" nell'uniforme di d'Anthès, che avrebbe deviato il colpo che il poeta esplose dopo essere stato già ferito, che concesse al giovane cavaliere un'opportunità a cui forse non aveva diritto. Milano, 14 ottobre 2002 |
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
I commenti dei lettori
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() |