SEBASTIANO VASSALLI NEL ROMANZO IL CIGNO RACCONTA L’OMICIDIO NOTARBARTOLO, STORIA DI SICILIA, DI MAFIA, DI FACCENDIERI E POLITICANTI

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Il cigno (1996)



Sebastiano Vassalli, Il cigno (1996)
Einaudi, 1996
Tascabili, 185 pp.
Euro 7,75

l Cigno, u Cignu, è il soprannome di Raffaele Palizzolo, deputato e consigliere di amministrazione del Banco di Sicilia, arricchitosi giocando in borsa con i soldi dei risparmiatori, caduto in disgrazia per aver commesso un solo errore, accreditare le vincite a se stesso e non ad un prestanome. Il mandato di pagamento era poi finito addirittura sul tavolo del presidente del consiglio di quel tempo, il marchese di Rudinì (siamo nel 1893), il quale aveva chiamato per fare pulizia all’interno della banca siciliana il commendatore Emanuele Notarbartolo, già direttore dell’istituto, poi messo da parte per volere di Francesco Crispi.

Sebastiano Vassalli compie ancora l’appassionata e avvincente scelta del “romanzo storico” per raccontare l’Italia e gli italiani. Questo romanzo è, appunto, la storia dell’omicidio Notarbartolo e delle successive vicende politiche e giudiziarie di quello che è generalmente considerato il primo delitto di mafia nella storia d’Italia e della Sicilia. È stato considerato, malgrado l’argomento sia di scottante attualità, il romanzo più moderato di Vassalli. In realtà, non c’è meno sdegno civile, forse, c’è più rassegnazione.

È, comunque, un romanzo che parla ancora del buio e della notte, non illuminati, però, questa volta dallo squarcio luminoso di una stella (la poesia ne La notte di una cometa; la speranza ne La chimera). Qui siamo di fronte alla Storia di un intero Paese, il cui tempo è scandito dall’ascensione della Commedia dantesca: il romanzo è infatti diviso in tre Scene (Inferno/1893-1894; Purgatorio/1896-1899; Paradiso/1901-1904) e un Epilogo. Ma dall’Inferno del delitto politico non si giunge alla speranza dell’espiazione e del perdono. Il Paradiso finale non è quello celestiale della Grazia ma quello materialissimo della vittoria politica e personale, dell’illusione modernista e gattopardesca del progresso e del cambiamento storico.

E un Paradiso «sarebbe rimasta la Sicilia se un Tribunale dello Stato non fosse arrivato a certificare, con una sua sentenza, che esiste un’associazione segreta chiamata Mafia, che soltanto in Sicilia, commetterebbe soprusi, furti, assassinii ed ogni altro genere di delitti !», proclama uno degli amici del Palizzolo al termine della vicenda. Palizzolo andò assolto dopo tre processi, l’ultimo dei quali si svolse undici anni dopo il delitto. Alla fine si convinse di essere stato lui vittima del sopruso e, dunque, di essersi comportato come un vero e proprio eroe nazionale.

Sebastiano Vassalli racconta, dunque, una storia siciliana vecchia di più di cent’anni, fatta di un delitto impunito, di un interminabile processo, di faccendieri e politicanti che diventano eroi nazionali e “eroi borghesi” che vengono ammazzati e dimenticati. E sembra storia d’oggi.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 01 ottobre 2003
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