UTOPIA DI UNA SOCIETA' IDEALE, FONDATA SULLA MORALITA', LA CITTA' DEL SOLE E' UN TESTO FILOSOFICO E POLITICO, SOTTO FORMA DI DIALOGO

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La città del sole (1602)


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Tommaso Campanella, La città del sole
Feltrinelli/ Universale economica, 8 edizione,
88 pp., Euro 5,00

esto di grande rilievo filosofico e politico, La città del sole rappresenta la proiezione di un modello di società pacifica e giusta in un luogo immaginario, potremmo dire in un’utopia letteraria, proprio per la evidente frattura tra la realtà storica del tempo e l’esigenza, fortemente sentita in Campanella, di un totale rinnovamento civile e spirituale.

L’opera è scritta sotto forma di dialogo tra due personaggi: l’Ospitalario, cavaliere dell’ordine di Malta, e il Genovese, nocchiero di Colombo. Quest’ultimo racconta di aver girato il mondo scoprendo nell’isola di Taprobana (Sumatra o forse Ceylon, odierna Sri Lanka), una città ideale per leggi e costumi.

La città sorge su un colle ed ha una struttura circolare , formata da sette cerchie di mura concentriche, sette gironi grandissimi di mura, che prendono nome dai sette pianeti. Ogni girone è fortificato, sicchè è pressocchè impossibile conquistarla, in quanto bisognerebbe espugnarla sette volte. Vi si accede attraverso quattro porte rivolte verso i quattro punti cardinali. In cima al colle vi è una grande pianura in mezzo alla quale sorge il tempio del Sole, di forma circolare, e sull’altare che è pure tondo e in croce spartito, è posto un mappamondo.. L’organizzazione della città è del tutto razionale, ordinata e rigorosa. La governa un Principe sacerdote chiamato Sole, capo supremo del potere civile e religioso, affiancato da tre «primalità», ossia capi o magistrati: Pon (Potestà), preposto alla guerra e alla pace, Sin (Sapienza) che ha cura delle scienze, e Mor (Amore) al quale è affidata la procreazione, la salute, la produzione, il lavoro e l’educazione degli abitanti. Non esistono beni privati, che indurrebbero all’egoismo e alla sopraffazione. Gli abitanti della città, che si chiamano «Solari», hanno in comune i beni e le donne (secondo il modello di Platone) e tutto è perfettamente ordinato e predisposto dagli «offiziali» i quali vigilano affinché nessuno possa all’altro far torto nella fratellanza. A differenza di Platone, però, Campanella non prevede la divisione in classi, per cui il lavoro è obbligatorio per tutti, e non v’è distinzione tra attività manuali e intellettuali.

I «Solari» affidano alla comunità l’educazione dei figli che è generale e indifferenziata per maschi e femmine.

I piccoli «Solari» imparano giocando, correndo per le vie della città. Tutte le mura sono infatti istoriate, in modo da costituire una vera e propria enciclopedia visiva. Nel primo girone sono rappresentate le figure matematiche, una carta geografica di tutta la terra e le tavole riguardanti ogni provincia con i rispettivi riti, i costumi, le leggi e gli alfabeti delle varie lingue. Nel secondo girone sono raffigurati i minerali, le pietre ed i metalli, i mari, i laghi e i fiumi. Nel terzo, gli alberi, le erbe e le loro virtù medicinali, i pesci e il loro modo di vivere. Nel quarto sono riprodotti le varie specie di uccelli, rettili e insetti. Nel quinto gli altri animali terrestri. Le mura del sesto girone illustrano le arti meccaniche e gli inventori delle leggi, delle scienze e delle armi.

I «Solari» si nutrono di erbe e di carni, alternativamente, secondo precise regole dietetiche, vestono abiti bianchi, di giorno, e rossi di notte, vietato è il colore nero. Credono nell’immortalità dell’anima e nell’infinita metempsicosi, non credono in un castigo eterno, dopo la morte, onorano Cristo e i dodici apostoli, ma anche Mosè, Osiride, Giove, Mercurio, Maometto. Gli abitanti della Città del sole vivono esclusivamente secondo la ragione e secondo la religione naturale, che è innata e propria dell’uomo che, avendo origine da Dio, tende a ritornarvi. Ed è il Cattolicesimo la religione naturale, cioè conforme a ragione e quindi comune a tutti gli uomini della Terra.

Tutto nella città del sole è accuratamente disciplinato, anche i rapporti sessuali. Vi è un’età minima per procreare: diciannove anni per le donne, ventuno per gli uomini; l’accoppiamento è un vero e proprio rituale che tiene conto anche dell’ora e della posizione degli astri.

Le leggi, scolpite su tavole di rame, impongono una rigorosa condotta di vita, che non ammette eccezioni. Non ci sono carceri, ma solo un torrione dove vengono isolati i «membri infetti» della comunità.

Tutta la vita della città si fonda su una cultura seria, sull’educazione globale e specializzata, sulla coscienza civile dell’impegno, della verità, dell’onestà e dell’amore.

La politica, per Campanella, si deve fondare sulla moralità: concezione totalmente opposta alla realtà dell’epoca storica in cui vive, caratterizzata da epidemie, guerre, violenza, soprusi e angherie. Ma Campanella è per temperamento e vocazione un profeta, convinto della possibilità di realizzare il suo sogno, dopo aver letto e interrogato i cieli. Ecco perché la Città del sole nella sua mente, non è stata concepita come utopia, o almeno non in tutto. Nei fatti, è vero, La città del sole è essenzialmente utopia, ma che ha una tale forza tanto da diventare un’aspirazione, un obiettivo primario in Campanella, fino ad indurlo a rischiare la propria vita sfidando le autorità dell’epoca.

La città del sole è stata accostata al pensiero di un altro grande calabrese del Duecento, l’abate Gioacchino da Fiore, e al suo profetismo millenaristico cristiano, di cui sembra una rielaborazione in chiave naturalistica.

Evidenti sono invece gli influssi che derivarono a Campanella dallo studio della «Repubblica» di Platone e, forse in modo più determinante, dall’«Utopia» di Tommaso Moro, testo a lui storicamente più vicino, pubblicato nel 1518.

La città del sole è l’idea di una repubblica comunistica e teocratica; non pochi hanno visto, in questa descrizione, un’anticipazione del pensiero di Marx. Ma qui ci troviamo di fronte ad un testo che parte da un’impostazione completamente diversa: non è un’analisi fredda, tecnica, scientifica della storia passata e presente che porta Campanella all’elaborazione di questo modello sociale, di questa utopia avvolgente, che fa sognare, ma è la passione, la tensione emotiva verso una società perfetta di giustizia e uguaglianza, dove l’individualismo scompare , dove non esistono egoismi, dove non c’è la guerra perché non ha ragione di esserci, dove il male è cancellato dalla solidarietà, dalla fratellanza e dall’amore.

24 febbraio 2004
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Giulia Pangallo, Viareggio (Lucca), 2/09/'04

Originale l'idea di Campanella di descrivere secondo la propria immaginazione(quella di un frate del '600)una città indigena del Nuovo Mondo. Sarebbe un libro interessante se non fosse penalizzato dal metodo di scrittura poco comprensibile.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 28 set 2006

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