IL CODICE DI PERELà, L'UOMO DI FUMO, RIVELA MOLTO DELLA FASE FUTURISTA VISSUTA DA ALDO PALAZZESCHI

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Il codice di Perelà (1911)



Aldo Palazzeschi, Il codice di Perelà
Mondadori, 2001
Collana Oscar scrittori del Novecento
Euro 7,23

«Io sono molto leggero, sì, sì, leg-ge-ro, leggerissimo»
è la frase che meglio rappresenta il fantastico personaggio di Perelà, al centro di uno dei principali romanzi di
Aldo Palazzeschi (1885-1974).

erelà, il protagonista-vittima della storia, la pronuncia durante il processo a lui intentato dall’umanità folle e vana che egli ha incontrato scendendo dal camino dove ha vissuto per trentatré anni, fatto di fumo e idealmente allevato e nutrito dalle tre donne (Pena, Rete, Lama) che lui considera le sue madri.

Un uomo di fumo, quindi, nato già adulto da un camino («L’utero nero» come lo chiama Palazzeschi), la cui unica parte visibile e “normale” sono gli stivali che indossa.

Scende, Perelà, in un mondo non ben identificato dal punto di vista geografico e temporale (il regno di Torlindao), ma che si configura come una monarchia assoluta con una società gerarchicamente strutturata, in cui vigono valori morali e abitudini sociali che richiamano il mondo europeo del Settecento, ma che possono incarnare in fondo gli ideali di qualsiasi società basata sul senso piatto e banale di chi si attiene al vero e al verosimile, mantenendo un rapporto ambivalente con tutto ciò che esce fuori da questi parametri.

In un primo momento idealizzato, esaltato proprio per la sua differenza dal genere umano, fatto oggetto di onori, di attenzioni, di una vera e propria adorazione, egli inizia, accompagnato, un pellegrinaggio attraverso le principali istituzioni di questo mondo: viene presentato alle nobildonne di corte, che gli raccontano la loro vita, poi alla regina e al re, a esponenti della cultura ufficiale quali il pittore, il filosofo, il critico letterario; visita poi un monastero, il “parco degli amanti”, il carcere, il manicomio; gli viene raccontata la guerra di due paesi vicini, Delfo e Dori; gli viene presentata una prostituta. Gli viene anche affidata dal re la stesura di un codice legislativo, la cui mancanza affligge lo Stato da tempo: appunto il “codice di Perelà”, che non vedrà però la luce perché repentinamente un avvenimento capovolgerà la situazione: sarà trovato morto Alloro, l’anziano e fedelissimo maggiordomo del re, che in un folle tentativo di emulazione si darà fuoco nella speranza di diventare anche lui di fumo.

La responsabilità di questa morte atroce sarà attribuita a Perelà, improvvisamente considerato pericolosissimo e destabilizzante per il regno, ingiuriato, arrestato, processato e condannato ad essere imprigionato in un camino angusto, da cui per altro lui scapperà subito via, diventando una nuvola.

Pubblicato nel 1911 con il sottotitolo “romanzo futurista” (L’Autore viveva infatti la sua fase di adesione al movimento) e dedicato provocatoriamente a «quel pubblico che ci riempie di fischi, di frutti e di verdure», l’opera ha senz’altro molto della libertà espressiva e della spregiudicatezza futurista, pur stemperata dalla capacità costruttiva e dallo spessore di significato di un autore che seppe poi andare ben oltre questa singola esperienza artistica, continuando a scrivere a lungo e seguendo altri moduli narrativi.

Circa quaranta anni dopo Palazzeschi riscrisse l’opera reintitolandola Perelà uomo di fumo ed eliminando dalla trama la parte più politicamente allegorica, accorciando il testo e rendendolo molto più leggero, dando vita di fatto a un altro libro.

Dopo una prima accoglienza entusiasta da parte soprattutto di Soffici e degli autori stretti intorno alla rivista “Lacerba”, di Papini e di Prezzolini, il romanzo è stato avvolto da alcuni decenni di oblio. Merito della riscoperta va a Luigi Baldacci che dedicò al romanzo un approfondito saggio pubblicato nel 1956 su «Belfagor». Approfondirono il tema anche Carlo Bo, Giacinto Spagnoletti, poi il Gruppo ’63 nella sua generale rivalutazione del movimento futurista.

Dell’opera, quasi interamente dialogica, sono state date diverse interpretazioni: per Ardengo Soffici l’uomo di fumo è il simbolo del poeta nella società contemporanea; per Luigi Russo l’opera è legata soltanto ad un’irriverente volontà di divertimento, in linea con il Futurismo e con la dichiarazione poetica di edonismo di Palazzeschi, per altro esplicitata nella sua lirica E lasciatemi divertire.

Giorgio Pullini tende invece a sottolineare gli elementi sociologici che fanno pensare ad una critica alla società e ai valori borghesi. Illuminante l’apporto critico di Luciano De Maria, che ha messo in luce invece gli elementi religiosi del testo, le analogie con la storia di Cristo nell’età (Perelà nasce a trentatré anni) ; nella parabola di esaltazione e poi rinnegamento, umiliazione e uccisione; nel personaggio della Marchesa di Bellonda, l’unica che continua ad amare Perelà quasi come una Maddalena ai piedi della Croce.

Sicuramente ognuno di questi critici ha dato un’interpretazione vera, anche se limitata ad un solo settore di questa storia il cui accento parodico è in realtà rivolto a tutti questi aspetti: quello sociale, quello politico, quello culturale, e anche quello religioso.

Anche gli elementi intertestuali, come la ripresa del personaggio di Sigismondo da La vida es sueño di Calderòn de la Barca trasposto nel personaggio di Iba, (il volgare, animalesco e sporco uomo che stava per impossessarsi del regno in base ad una assurda legge dello Stato,) vengono attualizzati satiricamente, in questo caso con l’aggiunta dell’elemento del danaro da lui posseduto in gran quantità, la cui abbondanza positiva si trasforma nel giro di quattro giorni nell’abbondanza, tutta negativa, degli escrementi che gli vengono lanciati addosso dal popolo che non lo vuole come sovrano.

In questo totale rovesciamento di valori e realtà, gli unici valori positivi, affermativi, sembrano restare la pazzia creativa, autentica, di alcuni pazzi ricoverati nel manicomio (in particolare il pazzo che volontariamente ha rifiutato il regno e si è autorinchiuso in manicomio) e la leggerezza ostinata, irrinunciabile di Perelà, che resiste alle lusinghe del potere, alle offerti di onori, all’orrore della morte di Alloro, alla condanna alla reclusione perpetua, che lui trasforma in una fuga definitiva.


BIBLIOGRAFIA
Palazzeschi A., Il codice di Perelà, Mondadori editore
AA.VV., Storia della civiltà letteraria italiana, Utet

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 02 maggio 2006
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